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13 aprile 2013

Il punto B. La versione pornografica della politica italiana

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La pop-politica di Berlusconi, la sua rappresentazione mediale esagerata e pornografica delle olgettine e i walzer del Bunga Bunga, sono stati gli ingredienti della raffigurazione del feticcio più ambiguo e pericoloso di una politica-porno intesa come perfomance scandalistica, disperata e senza sapore. Il corpo contemporaneo sposta la sua significazione verso una ri-progettazione del corpo del capo, avanzando e attivando una trasformazione della vita, gestito questa da un nuovo potere-sapere.

Nel collettore dell’immaginazione, dei desideri manipolati tecnicamente, il corpo acquista la facoltà di immortalità, perdendo perfino il limite che divide la vita dalla morte. Il culto del divo attraverso il consumo attua un’opera di autocreazione di un corpo mediale, o meglio, trans-mediale, nel senso di transizione da un contenitore multimediale all’altro, da un “corpo all’altro”. Che cosa ci suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio?[1]

Il folle gesto della statuetta di Milano lanciata da Tartaglia, scrive Belpoliti, rivela quel lato in ombra che la sacralizzazione delle immagini televisive e fotografiche nasconde, e che al tempo stesso ne è il rovescio: l’inconscio desiderio di desacralizzazione. Conclude l’articolo Belpoliti, ragionando sul fatto che sia lo sfregio, che l’abrasione, il colpo al viso sono antropologicamente, – per Bataille sarebbe sacrificalmente -, ritaglio di quella parte politica d’incentivazione del corpo. Il corpo umano è diventato una mappa, una carta geografica, su cui leggere le forme di “sensibilità pulsionale” e il destino di ibridazione degli essere umani[2].

Il caso della “statuetta di Milano” non è altro che l’ennesimo gesto di ostensione, una sorta di Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta[3].

Se la fotografia poteva conservare una testimonianza attiva del corpo, oggi la televisione ha prodotto una realtà vis-alias[4]. Nel caso di Berlusconi, la sua regalità corpo-sacrale-immortale si sottrae perfino anche al processo naturale del logoramento del tempo a favore di una “giovinezza eterna senza passato”. Il corpo del capo si presenta carico di simboli e segni attraverso le tecniche chirurgiche della contemporaneità[5] e, nell’emergenza della cura e del benessere, si attiva un processo che si diluisce in sedute di lifting, liposuzioni, trapianti dei capelli. Il sacro si traveste invadendo la quotidianità, diventando in qualche maniera totalizzante.

La decostruzione dell’immortalità che diviene mortale, si consuma attraverso rinoplastiche e mastoplastiche, dermoabrasioni operando una cura del sé, del bisturi, dove si uccide perfino la soggettivazione foucaultiana. In altre parole una “cura del sé” e del “per sé”, va in direzione di un rimodellamento dei codici dominanti della contemporaneità, perdendo di vista l’etica politica e la politica del confronto, caratterizzando un desiderio consumista-feticcio, alienato, intimista, insondabile rapporto con la morte stessa.

Dai trapianti alla bandana, dal ritocco fotografico alla chirurgia estetica, l’idea di corpo, del suo valore, del suo sfruttamento erotico-economico, raggiunge la sua celebrazione warholiana, l’eternità dell’istante presente, dove quei quindici minuti si sono protratti per venti anni.

Questa elevazione narcisista, feticista, ossessiva del corpo è l’elemento centrale della figura del leader politico, quella di Berlusconi. Secondo Parotto[6] e Boni[7] nell’antichità era il corpo a spiegare e mostrare il funzionamento della società, oggi accade invece il contrario: è la società a mostrare il funzionamento del corpo. Nell’età della «tirannia dell’intimità[8]», il corpo non viene più percepito come un dato immediato o fatto naturale. La società attuale, secondo il sociologo Sennett, durante la fine degli anni Settanta, rappresentava il passaggio dell’uomo pubblico verso l’uomo dell’intimità, una sorta di revisione warholiana della personalità esibita e spettacolarizzata.

Nel momento in cui la televisione ha incorporato la vita quotidiana come strumento principale di comunicazione, il dialogo del pubblico si è sostituito alla funzione della società dello spettacolo debordiana[9], una società passiva alle immagini e all’immaginazione ipertrofica del testimone-spettatore.

Ciò che viene rilevato dall’analisi di Sennett, non era tanto in “quel-che-si-fa”, ma piuttosto la sensazione di come ci si sentisse dopo averlo fatto. Il narcisismo è diventato il nuovo fattore di individuazione della nuova epoca dell’ipersguardo amplificato fino alla disseminazione dei corpi “attraverso” e “con” le nuove tecnologie. Il carisma diviene uno “striptease psichico”, in cui l’attenzione del pubblico segue (follow) i gusti del leader, le sue passioni, le porte chiuse del palazzo, i giochi erotici pornografici costruiti per affermare una politica diretta verso una seduzione con elevato grado di erotizzazione e oscenità, che per dirla con Bataille, non è altro che lo squilibrio che sconvolge uno stato dei corpi conforme al possesso di sé, toccando la sfera della violazione, passaggio alla discontinuità[10].

Secondo Sennet durante gli anni Settanta l’intimità si trasforma da risorsa sociale in una forma di tirannia. Gli individui sono portati a considerare più importante il controllo su se stessi, sul proprio corpo e sulla propria mente, piuttosto che quello che si può esercitare sul mondo esterno e sugli altri. L’Io infatti appare ora fondato sulla “motivazione”, un Io del tutto commisurato sulla propria vita pulsionale. In Italia, l’ex premier, è diventato il protagonista della stampa e dei media, che raccontano la figura del Cavaliere nei suoi patemi, impulsi e libertine sregolatezze. Purtroppo la politica-show ha reso il corpo durevole, perdendo però l’essenza della regalità, del doppio corpo del re (naturale e politico), descritto (reinventato[11]) da Kantorowicz[12].

Secondo lo storico tedesco, il corpo incarnava le istituzioni che non muoiono – e non restava che il corpo del re deperibile, sublimato in un presente eterno. In altre parole, solo la morte consentiva la separazione dei “due corpi del re” (dall’istituzione all’individuo), affinché le funzioni sociali assolte dal corpo (naturale) del sovrano, dopo la morte, venissero garantite nella forma di un corpo politico che sopravviveva a quello naturale. Nasce così la politica del corpo, il fotoromanzo che eroicizza il capo, dove la forma corporea ha sostituito la sostanza della politica. Nel nostro caso, Berlusconi ha costruito il suo consenso proprio attraverso il culto della personalità, svelandone le non più segrete pornografie.

Purtroppo qui è lontana la nozione di corpo politico tradizionale che caratterizzava lo Stato attraverso la metafora del corpo, secondo la quale vi era un’analogia tra il corpo umano e la forma politica assunta da una determinata società[13]. Plutarco descrive lo Stato come una specie di corpo vivente per concessione divina, agendo sotto lo stimolo della suprema equità e retto dalla ragione[14]. Proprio il corpo politico ci appare come un costrutto sociale, plasmato sia dalla forza dell’immaginario che dalla ricchezza delle connotazioni simboliche, forgiato dai rapporti sociali di potere, dalle relazioni sociali di potere e dal network delle relazioni psicologiche di assoggettamento[15].

Sia Kantorowicz che Foucault ci possono servire a comprendere il passaggio da una situazione storica come quella del Medioevo, in cui i connotati sacrali del potere erano legati alla sua autorappresentazione attraverso la metafora corporea, a una fase, quella della modernità, in cui il potere diviene controllo diretto della vita e dei corpi,  dove si fa veicolo di relazioni proprie di assoggettamento[16].

In questo nuovo contesto si perde la costruzione corporea di natura leviatana[17], superando il modello contrattualistico del potere. Infatti, mentre tramite Kantorowicz avviene il sorpasso del corpo-Stato attraverso l’affermazione dell’ordine simbolico, inteso come componente costitutiva del potere, con Foucault si analizza la genealogia del potere stesso attraverso l’addestramento dei corpo-docili (biopolitica)[18].

Con Berlusconi si arriva invece al corpo come artificio di seduzione, toccando l’ordine rituale e individuando nella forma ibrida del travestismo (feticismo attivo) il luogo della massima attrazione[19]. Un corpo postmoderno e mediatico che abolisce ogni residuo del doppio corpo, ha senso e significato solo rispetto alla propria esistenza materiale, spiega Belpoliti[20]. Berlusconi è artefice, utilizzatore finale, e infine vittima. Ma è difficile quando il governo che oggi invoca la sacralità del bene pubblico è guidato da chi ha fatto saltare ogni barriera tra pubblico e privato, riagguantare il corpo mistico del re.

 Berlusconi vorrebbe ora riagguantarlo il corpo, ma non può farlo senza ricorrere al vocabolario con cui l’ha distrutto. Egli, non può parlare di crisi economica, visto che persiste nel walzer dell’esaltazione ottimistica e barzellettiera il rifiuto di ogni cifra veritiera. Il sorriso è la manifestazione del suo ottimismo, l’euforia della risata non è altro che la moltiplicazione e il rafforzamento delle illusioni. Il gossip si trasforma appunto in tecnica politica e Silvio Berlusconi ha contribuito a rendere pettegolezzo, inteso come plancton vitale dello star system[21], un elemento principale del sistema di comunicazione mediatica.

Si rovescia quindi la teoria di Kantorowicz, siamo noi a trovarci nudi di fronte al corpo del capo[22]. Non è l’imperatore a trovarsi nudo, ma il cittadino che a forza di imitarlo perde il senso della società ed è gettato nella solitudine.

L’attenzione della politica contemporanea italiana si concentra sul corpo di Berlusconi, inteso come corpo mediale, virtuale, che tuttavia mette in mostra la natura carnale del corpo stesso. La perpetuità non è più dello Stato o del Corpo mistico del Re, bensì di un individuo, Silvio Berlusconi, che applica tutte le strategie per rendersi immortale anche dal punto di vista fisico. Un simile corpo non rappresenta più la collettività, bensì l’icona in cui ogni singolo membro della comunità può identificarsi in modo personale e privato. Tutto comincia e finisce nel corpo del leader.

Trans-politica

Il corpo esposto (eXposto[23]), esibito, straordinariamente longevo, quasi immortale, mixa caratteristiche ibride di femminino e mascolino, per perdere il genere incrociandosi nelle perversioni pornografiche. Cosa rimane del corpo politico nella sua rappresentazione mediale globale? il vuoto, i pixel della telecamera, la chirurgia digitale che cuce la carne e imprigiona il corpo. Si compie qui una radicale desacralizzazione derivata dalla “messa in scena” di quello che prima era il “retroscena”, mentre l’homo sacer[24] muore sul sacrario dell’iperrealtà in una rappresentazione corporea che si mescola, carica di desiderio, di eroptica[25] e di feticismo visuale.

La televisione (videocracy) ha invaso la sfera privata irrompendo come un’intrusa nelle pieghe più intime degli individui per esibirle al vasto pubblico (synopticon)[26]. Il paradosso sta nel fatto che gli individui ricercano queste effimere forme di aggregazione proprio per vincere l’isolamento, assistendo passivamente alla spettacolarizzazione di modelli che si sono affermati, a prescindere dalla società, nell’esaltazione del self-made man.

Ciò che si enfatizza invece è il desiderio del voyeur dal buco della camera del video, il desiderio di godere e sbarazzarci del sistema di significazione del corpo e della carne, per un desiderio sporco, inclinato, coniugato verso un consumo povero. Le notti di Arcore hanno spinto il desiderio dei cittadini a entrare nella villa a guardare dal buco della serratura in perfetto stile “voyer-maniaci”. E cosa c’è da nascondere? La vergogna[27]. Perché un uomo maturo, uomo politico, leader fino allo scorso anno del maggior partito italiano, l’uomo più ricco d’Italia (che sborsa 100.000 euro al giorno all’ex moglie Veronica Lario)  si presenta al compleanno di Noemi Letizia, si fa chiamare Papi, fino alle notti segrete e trasgressive del Bunga-bunga e il fidanzamento con una ragazza di ventotto anni, Francesca Pascale.

Berlusconi rappresenta un replicante senza età che per ripetizione umilia il popolo italiano. Questa è l’esecuzione di una trans-politica che non muove nessun pensiero, tranne quello disperato di indagare dentro al buco della serratura, travestendo le definizioni fissate dalle ideologie tradizionali in uno spettacolo post-porno, dove rimaniamo purtroppo indifferenti a questa “mascherata” di una politica mal digerita.

La medialità accentua il valore del corpo, del continuo eXporsi, lasciando l’etica e la morale politica senza valore. Questo nichilismo istituzionale esagerato si incarna in una ricerca esagerata sessualmente corporea e fisica. Il corpo del capo diviene fattore di riduzione della complessità cognitiva per il cittadino.  La cura del corpo a cui Berlusconi si è sottoposto costantemente, di cui veniamo aggiornati tramite cartelle cliniche mediatiche in tv e sui giornali, legano la rappresentazione dell’ex-premier a una dimensione bio-politica dai contorni sinistri.

La vita biologica appare oggi indissociabile dalle procedure di manipolazione tecnica che in maniera eccessiva e invasiva la supportano. Ecco che la biopolitica e le biotecnologie convivono per un progetto comune di “assi-cura-zione”, che  finisce per svuotare la forma umana e la vita stessa da ogni possibile e necessaria apertura verso la contingenza, verso l’alterità, verso l’ibridamento e l’imprevedibilità dell’esperienza.

I corpi sono diventati rotoli di stoffa da spiegare e ripiegare, tutto è metafora vestimentale. Offrire il proprio corpo come una veste estranea non al piacere, ma a un’immagine di eccitazione speculativa, questo è il grado di un sex-appeal dell’inorganico, scrive Perniola. Il desiderio è quello di far incarnare l’altro ai suoi occhi come carne. Non sono io che mi rivelo carne, ma è la cosa che io sono che si mostra a me come senziente. Il desiderio muore, si accascia, perché abbandona la carne per una cosa[28]. Sexus (secare, dividere, tagliare), sta a significare una condizione infelice per ristabilire l’unità.

Quindi il sex appeal dell’inorganico, per Perniola, sta nell’ermafrodismo che implica il maggior avvicinamento possibile delle caratteristiche dei due sessi, una figura che li contiene entrambi[29]: Berlusconi. Carne senza concetto, asciutta regressione del sex-appeal dell’inorganico, corpi crudeli e doppi di Artaud, pouppè, disseminanza delle zone erogene di Bellmer[30], questo potrebbe essere l’immagine di un foto-montaggio che incarna la rappresentazione politica italiana.

Il corpo transessuale

Il corpo  va curato, corretto e controllato, disponendosi persino a una sorta di autoparodia dettata dalla società dello spettacolo e dalle leggi della pubblicità, dallo specifico televisivo e dalla coazione a ripetersi tipica della società di massa. La strategia trans-sessuale del Cavaliere si carica di ambiguità, una doppia “s” che accentua la fase del trans-(in)vestimento che connota la politica italiana e la celebrazione della comicità, ma una comicità sporca, ambigua, che ci fa “sorridere” con tono amaro.

Il termine trans-sessuale, nel caso di Berlusconi, è inserito in una pratica di attraversamento continuo, dal maschile al femminile e viceversa, fondandosi sull’artificio-protesi. Proprio questa condizione è il destino del corpo trans-moderno. Nella messa in-scena-artificiale-simulata, si provoca un quindi un trans-ferimento dei segni del potere del sesso, la distruzione del desiderio verso una forma trans-versale, quasi a-sessuata forma di identità. Berlusconi è glamour, perché il glamour stesso è perfettamente bisex[31].

Il corpo diventa il crocevia di una politica in transizione senza icone o simboli, cercando di muovere solamente l’erezione “fallimentare” dei desideri repressi. La moneta diviene il corpo-progetto, trapiantato, modificato, trans-figurato. Il corpo naturale risulta apparente, mediato tra la realtà e la virtualità e molto simile a un corpo bionico e all’immobilità di un manichino[32].

Il manifesto politico del Cavaliere non racchiude altro che un vuoto ideologico e un deserto progettuale che si riversa su quel volto ri-progettato, fasciato dai più vari costumi di scena, un corpo  modellato tra l’adorazione dei fans, la voce sensuale degli spot delle olgettine e l’igienista dentale fra colorado Caffé e Don Verzé.

Nel mese di maggio del 2012 gli artisti Antonio Garullo e Mario Ottocento con l’opera “Il sogno degli italiani” hanno esposto una scultura a Roma presso Palazzo Ferrajoli, rappresentando un Berlusconi che dorme in una teca, con tanto di ninnananna e un sorriso beato. La sua mano destra distesa sul fianco indica il lato pubblico, «la storia», e poggia sul libro Una storia italiana inviato nelle case di tutti i cittadini nel 2001.

Il sogno degli italiani“, opera dei due artisti e compagni di vita è composta da gomma, resina siliconica, capelli veri, materiali con cui è fatta la salma. Vestito blu, cravatta della sartoria Desirée di Napoli, «perché a Napoli tutto è cominciato, con Noemi Letizia e la lettera di Veronica Lario», spalletta da cavaliere appuntata sul risvolto sinistro della giacca. Berlusconi sarebbe impeccabile se non avesse ai piedi enormi pantofole rosse di Mickey Mouse, che nell’intenzione degli autori ne rappresentano il carattere.

Gli artisti spiegano: «Abbiamo deciso di esporre quest’opera oggi, anche se è nata nel 2010, perché volevamo prendere una distanza dagli eventi, storicizzarla, allontanarci dalla cronaca. La teca è anche il contenitore di un’epoca passata». Un’epoca in cui il corpo delle donne, la loro sessualità è stata occultata, manipolata, con volgarità, dove bocche, cosce e seni restituiscono una rimozione del femminile, ridotta a un modello di oggetto sessuale, rinunciando per sempre all’autenticità della bellezza.

Non solo questo, ma Berlusconi diventa saponetta[33], rovesciamento “simbolico” del repellente[34], estratto grasso dell’adipe del Cavaliere, evocando il senso taumaturgico della santa reliquia, nella forma della pulizia personale del corpo[35]. In altre parole il corpo del capo può essere consumato e usato in qualsiasi forma.

Se c’è qualcosa cui Berlusconi assomiglia, non nel senso progettuale di mutamento, ma semplicemente nell’operazione chirurgica, è Orlan, artista francese che attraverso il suo manifesto della Carnal Art, ha iscritto multi-identità sul suo corpo attraverso diversi interventi chirurgici, generando una transizione e alterazione dei tratti del viso. Il corpo di Orlan rappresenta un corpo post-organico, inorganico, in cui l’identità psicofisica è dissolta e riconfigurata altrove, forse soltanto nella realtà virtuale della comunicazione.

Sicuramente il progetto di Orlan si connota in un alto valore di riflessione sulla mutazione del corpo, sia attraverso l’elaborazioni di immagini che la vedono protagonista, sia attraverso venti interventi chirurgici sul suo corpo. Il suo lavoro artistico mette palesemente in discussione i preconcetti, denunciando le pressioni sociali esercitate sul corpo e sull’artista, disturbando (turbando) nella sua stessa carne, ma soprattutto comunicando da corpo a corpo, un’Arte Carnale, arte-piacere priva di sofferenza redentrice[36]. La repulsione provata di fronte al sangue, all’incisione del corpo, rivela una manifestazione d’affettività reinvestita, dove lo spettatore dialoga con l’artista.

Le sue manipolazioni sul corpo reale-virtuale ci indirizzano verso un ripensamento e alterazione del corpo preformattato. Orlan riflette sulla differenza tra la rifigurazione operatoria e quella della Self-Hybridation virtuale, estremizzando il concetto di Bellezza e sovrapponendo pelli, ipertrofie culturali per arrivare alla saturazione degli stimoli estetici, aprendo così alla fascinazione di un corpo mutante: percorso terribilmente turbante e anti-conformista. Un esempio questo che opera una prospettiva nomade dell’identità.

Berlusconi, invece, applica un’operazione politica dedicata a trasformarsi in un’icona pop, stampando su se stesso un’immagine “super-eroica”. La vittoria di Berlusconi non deriva dalla forza dei media, bensì dal suo appartenere alla cultura dei media, ossia dal saper narrare la sua storia come storia del nostro Paese. La sua ambiguità sessuale si rispecchia sulla società attuale incarnandosi in un sentimento di anaffettività.

Come ci ricorda Baudrillard, i segni si scambiano tra loro senza contaminare il reale, ed ecco che il personaggio Berlusconi non è altro che un simulacro che non appartiene all’ordine della realtà, bensì lo simula, incarnando in esso l’apogeo della sessualità di ogni potere, come forma segreta e allo stesso tempo riassorbendosi nella simulazione[37]. É in questo quadro che si manifesta l’intreccio tra corpo, discorso e potere, sciogliendo i nodi verso una progettualità del corpo manifesta e senza residui, attraverso un processo di  manipolazione chirurgica-virtuale.

Il corpo del leader diviene oggetto tecnico, frutto e terreno di questa manipolazione scientifica. Si aprono quindi scenari di un vero e proprio mito “faustiano”, in cui si mostra il potere della scienza, la quale é in grado di sfidare la morte. Di mezzo non ci sono solo i corpi dei politici e non solo le questioni di sesso, ma il corpo diviene campo di battaglia e di modificazione. L’avanzare delle biotecnologie mette in disordine le biopolitiche e nel gioco contemporaneo ci sentiamo sempre più relegati al ruolo di cose intercambiabili.

L’oncologia diventa la scienza non della mortalità, bensì dell’immortalità. Questo processo di decostruzione immortale appare come conseguenza di una perenne ed effimera sequenza di promesse e probabilità, le quali molto probabilmente non dureranno per sempre[38]. In questo copione, la scena erotica diviene l’atto di innalzamento del desiderio represso, concentrando tutta l’eccitazione in quel frangente e lasciando dietro il resto, compresa la nostra vita. Il corpo del Presidente Berlusconi rappresenta, quindi, un dispositivo psicologico che incarna un corpo trans-sociale.

Abbiamo assistito a una specie di seduzione-seduttrice di natura ibrida dell’immagine del Cavaliere, un’immagine androgina che rappresenta entrambi i sessi, instaurando una perdita della Legge del Padre e del desiderio. Massimo Recalcati[39] a proposito di questa doppia perdita scrive che non c’è vergogna, senso di colpa, senso del limite, perché il luogo della Legge coincide con quella del Godimento.

La figura del padre ridotta a “papi”, ci spiega Recalcati, anziché sostenere il valore virtuoso del limite, diviene ciò che autorizza alla sua più totale dissoluzione. Il denaro assegnato non come riconoscimento di un lavoro, ma come puro atto arbitrario, è l’illusione che si possa raggiungere l’affermazione di se stessi rapidamente, senza rinuncia né fatica. Da questa riflessione risulta esplodere un’enfatizzazione feticistica dei corpi femminili come strumenti di godimento, un disprezzo per la verità e l’opposizione ostentata nei confronti delle istituzioni e della legge, nonché un rifiuto di ogni limite in nome di una libertà senza vincoli.

Notiamo con Recalcati come l’assenza di pudore e di senso di colpa costituiscono alcuni tratti del ribaltamento della funzione simbolica del padre che trovano una sintesi impressionante nella figura di Silvio Berlusconi. Questo passaggio di testimone, dal padre della legge simbolica al ‘papi’ del godimento, non definisce soltanto una metamorfosi dello statuto profondo del potere, ma rivela anche la possibilità che ciò che resta del padre nell’epoca della sua evaporazione sia solo una versione cinico-materialistica del godimento.

Il leader carismatico (non quello democratico) connotato da una carica sessuale dirompente è proprio il corpo trans-sessuale di Berlusconi. I suoi vizi privati sono stati trasmessi come virus, caratterizzando la figura di un uomo “politico” (ex- capo del governo italiano) spinto da una bramosia sessuale e dal suo lato buffo, come fosse una devianza senile.

Davanti a questi fatti, il corpo del capo si rifugia nelle stanze di controllo dell’ospedale San Raffaelle, nascondendosi di fronte alle sentenze del tribunale, perché il corpo “senza vergogna” ha già testimoniato il suo farsi nell’incarnazione simbolica di un’operazione chirurgica complessa, dove i pazienti sono i cittadini.

I simulacri delle merci e dei corpi esaltano le loro attrattive, non possono essere usati, ma solo esibiti, le parti sessuali vengono lasciate girare a vuoto, organi inadoperati e inadoperabili; allora il nudo non è più lo strip-tease della verità da Aristotele a Heidegger, ma è maschera, maschera inindossabile, la veste delle cose che si specifica anche come controinvestimento, surinvestimento e altro investimento[40] osceno, nel senso di tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi immaginazione, a qualsiasi rappresentazione[41].

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[1]        Belpoliti, M, La vita e la morte del corpo del re in Il Fatto Quotidiano, il 16 dicembre 2009.

[2]        Belpoliti, M., 2010 Senza vergogna, Parma, Guanda, p. 220.

[3]        Belpoliti, M., La vita e la morte del corpo del re in Il Fatto Quotidiano, il 16 dicembre 2009.

[4]          Ivi, p. 223.

[5]        Ivi.

[6]        Parrotto, G., 2007, Sacra officina. La simbolica  religiosa di Silvio Berlusconi, Milano, Franco Angeli.

[7]        Boni, F., 2002, Il corpo mediale del leader. Rituali del potere e sacralità del corpo nell’epoca della comunicazione, Roma, Meltemi.

Boni, F., 2008, Il superleader. Fenomenologia mediatica di Silvio Berlusconi, Roma, Meltemi.

[8]        In America, due anni prima che avessero inizio le trasmissioni televisive in Italia (1954), un esempio perfetto della politica dell’intimità è stato infatti il Checkers speech di Richard Nixon nel 1952, ben presto imitato da tutti i politici. Per stornare da sé il risentimento popolare, per la notizia che uomini d’affari gli hanno versato del denaro per favorirli, Nixon scoppia in lacrime davanti a milioni di telespettatori, ma non troppo a lungo per non dare l’impressione di non sapersi controllare, e in modo sufficiente per mostrare di avere un cuore e di essere una persona degna di fiducia. L’esibizione dei propri sentimenti più intimi, offerta dal pianto, fu la chiave del suo successo in quel frangente. Nixon parlò del tailleur della moglie, dichiarò di amare i cani, anzi di possederne uno, di cui disse davanti a tutti il nome, come quello di un famigliare.

Sennett, R., 1979, Il declino dell’uomo pubblico, Milano, Bruno Mondadori 2006.

[9]        Debord, G., 1967, La società dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2008.

[10]       La messa in opera erotica ha come principio la distruzione della struttura dell’essere chiuso che è la condizione normale di colui che partecipa al gioco.

Bataille, G., 1957 L’erotismo, trad. it., Edizione ES, Milano 20092, pp. 18-21.

[11]       Pozzi, E.,  1991, Il corpo malato del leader. Di una breve malattia del l’on. Bettino Craxi, «Sociologia e ricerca sociale », XII, 36.

[12]       Kantorowicz, E.H., 1957, I due corpi del re. L’idea di regalità nella teoria politica medievale,  Einaudi, Torino 1989.

Il Capo non muore mai. Perché il Capo ha un doppio corpo, e il potere va oltre la morte. L’esibizione della vitalità del corpo è l’esibizione del potere, e la decadenza del corpo è decadenza del potere. Alla morte del re inglese, nel medioevo, per alcuni giorni, prima del passaggio dello scettro in nuove mani, si onora, si saluta, si nutre non il re morto, ma il suo eidolon, che lo raffigura. Il benessere fisico del sovrano coincide con il benessere dell’intero regno. Non può esserci una morte del corpo del re senza che prima il potere sia trasmigrato nel nuovo re. Il re è morto, viva il re! Il corpo – in questa visione profondamente maschile – è ben di più di un apparato biologico, soggetto a inevitabile decadenza organica, è la rappresentazione di un potere che nega il Tempo.

[13]       di assicurare il primato del tutto sulle singole parti e […] legittimare un ordine sociale gerarchico […] distinto in ruoli e funzioni che implicano coordinamento e reciprocità.

Greblo, E., 2000, Corpo politico/organicismo, in Enciclopedia del pensiero politico, diretta da R. Esposito e C. Galli, Roma- Bari, p. 149.

[14]       Nel Policraticus di Giovanni di Salisbury (1159), lo Stato era una sorta di corpo figurato su quello umano, e l’organicità della metafora corporea risulta funzionale a una concezione gerarchica dell’ordine politico che affida alla testa, il principe, il ruolo egemone.

[15]       Lo stato secondo Foucault, è sovratturale, in rapporto a tutt’una serie di reti di potere che passano attraverso i corpi, la sessualità, la famiglia, gli atteggiamenti e le tecniche.

[16]       Foucault pone al centro della propria  considerazione l’analisi della dominazione, scorgendo nel sistema del diritto e nel campo  giudiziario i tramiti permanenti di rapporti di dominazione e di tecniche di assoggettamento  polimorfico.

[17]       Nell’immagine corporea dello stato di Hobbes, la costruzione sociale del corpo politico si mostra adesso nel suo essere il prodotto di un contratto, una macchina artificiale nata da una decisione razionale. Secondo il Leviatano, come si nota sul frontespizio, il corpo del sovrano immortale (lo Stato) era composto dalla miriade di corpi mortali dei sudditi.

Hobbes, T., 1651, Leviatano, Milano, Bompiani, 2004.

[18]         Secondo Foucault il potere non possiede un corpo, anzi si insinua nei corpi sudditi/cittadini. In questa “microfisica del potere”, lo studioso francese, trova nella medicalizzazione (curare, conoscere, disciplinare) dei corpi uno dei più efficaci sistemi di controllo, dove essi sono docili, sia alle istanza di potere e controllo, sia ai regimi autoimposti.

Foucault, M., 1975, Sorvegliare e punire, Torino, Einaudi, 1976.

Foucault, M., 1984, La cura del sé, Milano, Feltrinelli, 1985.

[19]       […] ciò di cui i travestiti sono innamorati è questo gioco di segni; ciò che li appassiona è sedurre i segni stessi.

Baudrillard J., 2003, Il sistema degli oggetti, Milano, Bompiani.

[20]       Il trasformismo di Berlusconi diventa, travestitismo, alludendo alle diverse operazioni che il Cavaliere opera attraverso il cerone, maquillage, rialzo sotto i tacchi, calza sulla telecamera, trucco e chirurgia estetica.Belpoliti M, Il corpo del capo, cit., p. 72.

[21]       Belpoliti, M., 2009, Il corpo del capo, Parma, Guanda editore.

[22]       Siamo noi ad apparire nudi, non l’imperatore, il re è nudo, ma ci convince che siamo noi a non avere i vestiti. Un capolavoro di rovesciamento dello sguardo. Questo è il glamour.

         Ibidem.

[23]       Canevacci, M., 2001, Antropologia della comunicazione visuale, Milano, costa & nolan.

[24]       Agamben, G., 1995, L’homo sacer, Torino, Einaudi.

[25]       Insomma è l’occhio che muove. Occhio etnografico e sua protesi (macchina fotografica) sono coesistenti e reciprocamente co-mutanti. L’eroptica non è altro che un addestramento metodologico dello sguardo che elabora concetti, prospettive, metodi e composizioni inattese.

Canevacci R.M., Una stupita fatticità, cit., pp. 201-204.

[26]       Ivi p. 71.

[27]       Belpoliti, M., 2010 Senza vergogna, cit., p. 13

[28]        Ivi, 128.

[29]       Ivi, 152.

[30]       Ciuffoli, E., 2006, XXX. Corpo, Porno, Web, Genova, costa & nolan.

[31]       Belpoliti, M., Il corpo del capo, p. 106.

[32]       Così che tra Oscar Pistorius, l’atleta che usa arti artificiali per correre, e Silvio Berlusconi, che corregge il proprio viso per occultare visivamente il logoramento del tempo, non c’è alcuna differenza. […] il Cavaliere ci appare composto di materia plastica: il colorito del viso tende al rosso e l’espressione del volto possiede ora un’immobilità di un manichino.

Ivi, p. 97.

[33]       L’opera, dall’evocativo titolo “Mani Pulite” è dello sculture Gianni Motti,  il quale afferma di aver impastato la saponetta col grasso prelevato al premier durante una liposuzione alla quale si sarebbe sottoposto nel 2004 nella clinica ticinese. In occasione della fiera d’arte moderna “Art Basel” di Basilea, la “scultura” è stata venduta ad un collezionista privato per la modica cifra di 50.000 euro.

[34]       Parrotto, G., 2007, Sacra officina. La simbolica  religiosa di Silvio Berlusconi, cit., pp. 88-89.

[35]       Ibidem.

[36]       Limongi L., La chair du Virtuel in Avatar. Dislocazioni tra antropologia e comunicazione n. 1, Meltemi, Roma, pp. 73-77.

[37]       Belpoliti, M., Il corpo del capo, cit., pp. 80-81.

[38]       Ivi, pp. 120-121.

[39]       Recalcati, M., 2011, Cosa resta del padre. La paternità nell’epoca ipermoderna, Milano, Raffaele Cortina Editore, p. 14.

[40]       Agamben G., 2009, Nudità, Roma, Nottempo, p. 129-146.

[41]       Baudrillard J, 1987, L’altro visto da sé, Genova, costa & nolan, pp. 14-15.