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25 giugno 2016

I bambini di Cold Rock: un film di critica sociale

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Matteo Loconsole

I bambini di Cold Rock (The tall man, Pascal Laugier, 2012), narra le vicende di una città, Cold Rock appunto, ove, dopo la chiusura della miniera, maggior fonte di arricchimento e di prestigio cittadino, vige una pressante miseria che, da meramente economica, si riflette sullo stato d’animo e sulla pochezza culturale dei suoi abitanti. Un dramma, però, colpisce e destabilizza tutti i cittadini: da diversi anni, a Cold Rock, spariscono dei bambini e la città, terrorizzata, è in cerca del colpevole; ricerca, cioè, the tall man, l’uomo alto, colui che, come fosse una leggenda, è accusato di queste sparizioni. A rapirli, però, non è un mostro, o almeno non un mostro come tradizionalmente ci si immagina, ma l’infermiera Julia Denning (Jessica Biel) verso la quale la cittadina non nutre alcun sospetto. Un’eroina, si potrebbe dire, non convenzionale; una donna che, nel tentativo di salvaguardare il futuro dei nuovi nati ed evitare loro di crescere in un ambiente contraddistinto da uno stato di miseria e da una scarsa propensione all’educazione della prole, rapisce i bambini per affidarli a famiglie benestanti, che possano permetterne l’educazione e l’acquisizione dei valori del buon costume.

I bambini di Cold Rock è, riprendendo le parole di Cabrera, un film impegnato: un film che, nella sua inverosimiglianza, si fa portavoce di problemi di natura politica, sociale e pedagogicai; un film che, attraverso immagini e dialoghi dal tono polemico, manifesta la sua avversione verso un sistema e una società corrotti, partendo dal contesto ristretto, seppur fittizio, di Cold Rock, e coinvolgendo, nella sua critica, l’umanità intera. D’altro canto, se nel precedente film-scandalo, Martyrsii, Laugier si era schierato contro il fanatismo religioso nelle sue forme più estreme, ne I bambini di Cold Rock, come egli stesso ebbe a dire in un’intervista, il film costituisce un mezzo per criticare la struttura delle società umane:

The comment from the films is kind of a sad reflection of the social castes system. For me I’m trying to use the genre as a way to depict human relationships and the way that our society is created, organized, and the whole social class system has not changed a single bit since the nineteenth century. http://www.aintitcool.com/node/58023iii.

I concetti cardine del film emergono dalle parole che Julia, ormai condannata per essere stata scoperta come artefice dei ‘misfatti’, rivolge alla madre di David (Jakob Davies), l’ennesimo bambino rapito co-protagonista nel film.

La vita è così ovunque […] è un ciclo […] il sistema si è spezzato, non funziona […] gli occhi di quelle piccole creature sono così pieni di potenzialità e di speranze e noi dovremmo abbracciare e nutrire il loro potenziale ma non lo facciamo […] noi continuiamo a lasciare che i figli crescano sperduti e incerti come sono sperduti i genitori, quindi dovremmo spezzare questo ciclo […] e invece no! E allora ho voluto spezzarlo io questo ciclo […] ogni volta che ci siamo rivolti ai politici e al sistema, che rende i poveri ancora più poveri e che condanna le creature alla sofferenza hanno detto no non puoi farlo, c’è una prassi e così il ciclo continua […]. Pascal Laugier, I bambini di Cold Rock, 2012.

Sin dalla prima sequenza, dov’è mostrato il parto di una giovane donna dilaniata dai dolori e restia a diventar madre del figlio che sta dando alla luce, Laugier prospetta, senza mezzi termini, una colpa di cui il genere umano, nel corso della storia, fino ai giorni nostri, si è spesso macchiato: la generazione di figli illegittimi e il dramma della subordinazione femminile. Nel film, infatti, la ragazza-madre, dopo essere stata sedotta, sarà costretta a crescere un figlio non desiderato. «A Cold Rock – dice la voce narrante fuoricampo – i bambini nascevano anche se non desiderati»iv. È interessante, a questo proposito, rilevare l’antecedente storico che la vicenda mostrata ritrova nelle parole della femminista francese Nelly Roussel. La donna, infatti, dice la Roussel con tono polemico, divenuta ormai madre è «[…] abbandonata […] dalla Società ingrata, che si preoccupa assai poco di aiutarla ad allevare i figli che essa le chiede […] Voi penserete alle ragazze-madri, che, sole […] affrontano […] la prova torturante […]»v.

E ancora, come comportarsi per debellare la miseria, piaga che ha devastato le società del mondo intero e che ha impedito, spesso, alle nuove generazioni, di crescere in un contesto sano e in cui anche ai meno abbienti fosse possibile ricevere un’educazione appropriata? «Cold Rock aveva una dignità allora […] – dice Julia durante l’interrogatorio – poi hanno chiuso la miniera e il morale è crollato […] e i bambini hanno pagato il prezzo più alto. Soffrivano poveri piccoli – continua con fare materno – dovevo fare qualcosa»vi. È ovvio che il metodo qui proposto, ‘rapire i bambini per poterli eventualmente salvare’, è solo ed esclusivamente un espediente cinematografico che ha, tra i suoi obiettivi, quello di suscitare l’interesse dello spettatore nella visione. Sta di fatto, però, che la scorrettezza del metodo non inficia la validità del messaggio che il film vuole comunicare. È necessario combattere per debellare, in maniera definitiva, la povertà e le sue conseguenze; evitare, quindi, rifacendosi alle parole di Julia, che i figli crescano sperduti e incerti e combattere per rimodellare quel sistema politico che rende i poveri ancora più poveri.

Come fare, in questo momento, a non rintracciare tra le fonti di tali questioni il pensiero dell’economista Malthus, che aveva individuato nella miseria la risultante di uno squilibrio tra la crescita incontrollata della popolazione e la produzione dei mezzi di sussistenza?vii Inoltre, nelle parole pronunciate da Julia alla madre di David, sembrerebbero ripresentarsi, seppur in maniera ideale, quelle dell’anarchico Luigi Fabbri il quale, rivolgendo un’accusa contro le istituzioni politiche, afferma che, a causa dell’organizzazione del corrotto sistema sociale e dell’arbitraria e scorretta distribuzione delle ricchezze «i nullatenenti rimangono gli schiavi del capitale, rimangono cioè nullatenenti»viii.

Riguardo a un problema di natura più strettamente pedagogica, poi, è Jenni (Jodelle Ferland), una bambina che necessita di svolgere esercizi di logopedia per riuscire a parlare, a ricoprire un ruolo paradigmatico. È grazie a lei, sorprendentemente, che, narrando fuoricampo le vicende della cittadina, lo spettatore riesce a penetrare concettualmente nei valori che il film propone. Jenni, infatti, ricopre sia un ruolo attivo sia un ruolo passivo: non solo spettatrice e narratrice delle vicende di Cold Rock, è anch’essa vittima della miseria economica e culturale che affligge la città. Crescendo in una famiglia il cui valore portante è l’assenza totale dei valori e del buon costume, la ritroviamo, fin dalle prime scene, incapace di proferire parola. Sarà proprio lei, poi, nel corso del film, a supplicare Julia di essere rapita, al fine di sfuggire a quella realtà opprimente incapace di fornirle un’educazione appropriata; quella società in cui la norma è che i nuovi nati non siano desiderati e in cui a essere corrotto è l’intero sistema. Un’utopia, forse, ma che nel film, pur avendo come obiettivo una denuncia sociale, trova la sua realizzazione.

Anche in questo caso, inoltre, vi furono dei precedenti storici in cui si rilevò quanto sia complesso, crescendo in un ambiente oppresso dalla miseria, acquisire delle norme per una solidale convivenza e, in generale, adottare le regole del buon costume. Come scrissero due intellettuali italiani del ‘900, infatti, «L’esperienza della storia ci insegna […] che gli ambienti più abbruttiti dalla miseria e più carichi di bambini sono i più ostili a ogni idea di progresso e di emancipazione, i più refrattari ad ogni sentimento di solidarietà»ix.

Proseguendo con l’analisi del film, a rapimento avvenuto, ritroviamo Jenni affidata a una famiglia benestante che le ha consentito di ricevere un’educazione adeguata e che, vivendo in un ambiente sano e non corrotto, è nuovamente in grado di parlare, tanto da esser stata la voce narrante delle vicende di Cold Rock. A conclusione del film, però, Jenni ha dinanzi a sé un dilemma. Essa, infatti, dice:

La mia prima madre [quella biologica] mi voleva bene e io volevo bene alla mia prima madre […] la mia seconda madre [Julia, che l’aveva salvata dalla sua famiglia d’origine e dalla società corrotta in cui viveva] mi ha voluto bene e io ho voluto bene alla mia seconda madre […] la mia terza madre [quella adottiva] […] dice che l’istruzione apre tutte le porte […] la mia terza madre mi vuole bene e io voglio bene alla mia terza madre […] ogni mattina mi sveglio con l’idea di lasciare tutto e tornare a casa, ma poi ricordo che l’ho voluta io questa vita […] e credo che sia meglio così; giusto»?  Pascal Laugier, I bambini di Cold Rock, 2012.

E senza saper dare risposta a questa domanda, lascia se stessa e lo spettatore nel dubbio.

 

Note

i Cfr. Julio Cabrera, Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film, Milano, Bruno Mondadori, 2007, pp. 212, 214.

ii Pascal Laugier, 2008.

iii La critica dei film è una specie di triste riflesso del sistema di caste sociali. Per quanto mi riguarda, sto cercando di usare il genere come un mezzo per descrivere le relazioni umane e il modo in cui la nostra società si è creata ed organizzata e l’intero sistema delle classi sociali non è minimamente cambiato dal XIX secolo [trad. mia].

iv Pascal Laugier, I bambini di Cold Rock, 2012.

v Nelly Roussel, “Per le madri”, L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica, 1, fasc. 9, 1914, pp. 4-5.

vi Pascal Laugier, I bambini di Cold Rock, 2012.

vii Cfr. Malthus 1946, p. 8; cfr. anche ivi, pp. 445-454.

viii Luigi Fabbri, Generazione cosciente: appunti sul neo-malthusianismo, Firenze, Ist. ed. Il Pensiero, 1914, p. 114.

ix Luigi Berta, Alfredo Polledro, “Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe”, L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica, 2, fasc. 2, 1914, p. 4.

 

Filmografia

Laugier Pascal (2012), I bambini di Cold Rock.

Id. (2008), Martyrs.

 

Bibliografia

Berta Luigi, Polledro Alfredo (1914), Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2, fasc. 2, pp. 4-5.

Cabrera Julio (2007), Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film, Milano, Bruno Mondadori, pp. 211-230.

Fabbri Luigi (1914), Generazione cosciente: appunti sul neo-malthusianismo, Firenze, Ist. ed. Il Pensiero, pp. 113-134.

Malthus Thomas Robert (1946), Saggio sul principio di popolazione, Torino, Utet.

Roussel Nelly (1914), Per le madri, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1, fasc. 9, pp. 4-5.

Sitografia

http://www.aintitcool.com/node/58023