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20 maggio 2011

Quando il corpo femminile diventa merce

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Prime riflessioni: un’analisi possibile del maschilismo italiano per rintracciarne le vie d’uscita

Introduzione

L’interiorizzazione delle norme sociali procede di pari passo con la crescita dell’individuo, ed è dunque il fondamento, la colonna portante del processo di socializzazione, cioè dell’acquisizione di competenze e di conseguenti capacità di prestazione che mettono l’individuo nella possibilità di interagire con ambienti diversi in situazioni diverse. I processi di integrazione sociale, allora, sono il frutto del processo di socializzazione, che contiene l’abitudine all’immagine, alla trasmissione della stessa e al rafforzamento dell’immaginario collettivo dentro – e dietro – il quale si nascondono i rapporti di forza tra strati sociali, gruppi sociali, generi sessuali.

Proprio la più recente letteratura sulla costruzione dell’immaginario maschile tiene sempre più conto degli studi empirici condotti, parecchi anni or sono, da Bourdieu allorquando, durante il suo soggiorno in Algeria, decise di occuparsi della maschilizzazione del Mediterraneo. Pertanto, ci sentiamo più che autorizzati a rintracciare nelle evidenze qualitative la dimensione più interessante per spiegare le origini dell’attuale condizione femminile in Italia. Le statistiche infatti ci parlano di un incremento dei reati contro le donne (stalking, mobbing monosessuato, stupro, eccetera) e di una consistente tolleranza di comportamenti sessuali al limite della decenza (Barbagli, Dalla Zuanna e Garelli, 2010), senza però darci una spiegazione calda ed esauriente, limitandosi alla descrizione dei fatti esposti, se di fatti sociali si può parlare. Tutto questo si accompagna ad una sovraesposizione mediatica di comportamenti maschili che oltrepassano la decenza, condotti non soltanto da uomini noti e potenti, ma dai maschi qualunque. Diciamo ciò facendo riferimento ad un comportamento specifico, il ricorso al sesso mercenario, dietro il quale si irrobustiscono i processi di dominazione globale del corpo femminile da parte dei maschi. Dove per globale intendiamo dire: 1) dominazione totale del corpo, in ogni sua parte e nella (com)penetrazione delle parti, compresa la psiche; 2) dominazione ideologica e materiale su scala planetaria (Poulin, 2006). Non possiamo non fare di seguito riferimento al nostro ultimo lavoro d’inchiesta (Palmisano, 2010) per dimostrare che attraverso la prostituzione (argomento sul quale in Italia sono notevoli gli studi di Carchedi e Abbatecola, citati in bibliografia) la dominazione culturale dell’immaginario mondiale si traduce sempre più esplicitamente in prassi violenta da parte di un genere sull’altro, per garantire al mercato una sua prolificità e longevità oltre le vite delle donne sfruttate.

1. Immagine donna, corpo comprato: mobilità sociale

La donna nell’immaginario collettivo post-moderno è, in Italia, oggettivata come merce desiderabile. Merce, non persona – o non-persona per dirla con Dal Lago (2004) – perché reperibile sul web e in tv, dunque nella bidimensionalità piatta ed effervescente, nella realtà fredda perché monca della terza dimensione. Pertanto, sono davvero poco serie quelle opinioni che farebbero dell’esposizione dei corpi femminili in tv o sul web un derivato della liberazione sessuale delle donne. Al contrario, il mercato è stato capace di penetrare nei meccanismi della liberazione sessuale e di rinvenirne ciò che poteva tornare più utile alle sue replicabilità, riproducibilità, metamorfosi e all’obiettivo del mantenimento in vita di se stesso. Il mercato ne ha tratto materiale e immagini per tradurre in merce i corpi e darsi un altro step di vita!

In Italia si è così espanso il mercato delle immagini femminili – come quello dell’arte (Dal Lago e Giordano, 2006; Benjamin, 1966) – da diventare una specie di caso mondiale, qualcosa che dovrebbe ridicolizzare il nostro paese all’interno, ma che invece ci rende seriamente ridicoli all’estero. Paradossalmente, il ridicolo di questo eccesso espositivo dei corpi delle donne non ricade sugli artefici dell’esposizione: viene ribaltata quella massima di De La Rochefoucauld che recitava ‘il ridicolo disonora più del disonore’. Altro che disonore! Gli autori televisivi che hanno messo in vetrina i corpi femminili negli anni ottanta sono considerati degli innovatori positivi dai comunicatori della politica – perfino da quelli al servizio delle sinistre – e questo li cosparge di un’aurea del tutto artificiale che difficilmente critiche o analisi come la nostra riusciranno a corrompere nell’immediato. Sono i veri ideatori di un sistema culturale biasimevole perché privo di fondamenti etici e totalmente prono al mercato: per la legge della (s)vendita. La tv e il web sono il bancone sul quale deve essere esposta la merce. Da quel bancone ciascuno può trarre una lezione: la disponibilità di quei corpi o di corpi simili. Per transitività, la stessa disponibilità è trovata sul mercato del sesso, tra le prostitute, alle quali, come abbiamo dimostrato nel nostro più recente lavoro d’inchiesta (cit., 2010) viene richiesto ciò che si vede.

Siamo molto oltre lo schema dell’occhio che vuole la sua parte: siamo al ribaltamento di quel modello. È il tatto che vuole la sua parte dopo che l’occhio se n’è abbondantemente riempito. Il tatto, che racchiude quella pulsione di morte sempre presente nel desiderio di consumare – come ci ha detto perfino Leopardi nei suoi pensieri[1] – che contraddistingue altre acute manifestazioni del maschilismo quali: lo stalking, il mobbing sessuato, lo stupro! E sì, perché se la donna è resa appetibile dalla fenomenologia delle immagini passate gratuitamente un po’ ovunque, essa donna non si discosta da una merce qualunque, ne diviene in qualche misura il simulacro vivente: una merce più merce delle altre, perché calda, appetitosa e consenziente – stuprata se dissenziente. È spersonalizzata, disanimata dalla reificazione, perciò non ha senso che sia un essere vivente: essa potrebbe essere un robot desiderabile, non cambierebbe nulla. Questo per le donne di strada, per quelle di appartamento, per tutte le donne vincolate al mercato dei corpi. Ma sempre più per le donne comuni soggette alle vessazioni dei maschi italiani.

2. Denaro contro morale femminile: l’esercizio consueto e ricattatorio del potere del maschio

Ad accomunare le donne-merce – le immagini reificate, o corpificate – c’è l’immissione nel mercato del sesso: parabola comune d’ingresso, narrazione monotematica, asservimento costante al potere del maschio anche laddove la vendita di sé è una scelta. Questo sembra tipizzarsi in una moltitudine di vicende individuali che conducono troppe donne dalla strada al night club, se va bene, in una non scontata mobilità sociale ascensionale che però fa il paio con una costante discesa verso gli inferi della morale individuale, tra le grinfie della ferente doppia morale maschile.

È infatti in questo scarto tra il profitto del mercato del sesso e il fallimento degli orientamenti di valori che pasturano le prostitute: consapevoli di quel che sono, consapevoli di quel che perdono, consapevoli di quello che ricavano come utile, rimuginando chissà cosa e meditando forse vendette. L’utile è il denaro, la sopravvivenza, in alcuni casi una certa ricchezza. In qualche misura il denaro compensa la perdita di senso etico individuale e testimonia, come in altri ambiti della produzione umana, della pervicacia, della forza, della ferocia, se vogliamo, dell’oblio pianificato, della regressione verso nuove modalità di esercizio simbolico e reale del maschilismo come fenomenologia pre e post-moderna del potere.

E infatti, è sul ricatto che si gioca gran parte dell’esercizio del potere maschile a danno delle donne. I dati che riguardano, in pressoché tutti i paesi del mondo, l’occupazione delle donne, la ricchezza accumulata dalle stesse, la loro collocazione nelle posizioni ‘poietiche’ del sistema produttivo, ecc., dicono di una prevalenza non netta, ma nettissima e smaccata degli uomini. La costruzione di meccanismi selettivi che ruotano attorno alla negazione della conciliazione tra tempo e lavoro, per esempio, riducono l’ingresso delle donne nelle posizioni di potere. Ecco un’altra pista di lavoro e di analisi sulla quale intraprendere un discorso sulla collocazione sociale delle donne in basso, anche quando apparentemente sistemate nei luoghi alti della piramide sociale.

Cenni conclusivi

In definitiva, per parlare liberamente di immagini tradotte in corpi, conviene recuperare il senso del maschilismo nelle modalità con cui si esprime, con cui ri-genera i corpi delle donne riducendoli a merce, a oggetto di piacere a pagamento, a trastullo mercenario. La riduzione a merce avviene attraverso l’esposizione mediatica, la costruzione di un percorso di duplice transustanziazione della donna: da persona a immagine a corpo da usare. Questo complesso sistema di mutazioni non è ancora stato adeguatamente indagato, pur essendovi dei tentativi di inchiesta che vanno nella giusta direzione (Robert de, 2009; Mianiti, 2005) e che provano a tipizzare il percorso della mercificazione. Ciò che manca davvero è un’inchiesta sul maschio, sui suoi comportamenti, sulle sue morali, sulle sue condotte parallele e/o convergenti al centro dell’esercizio del potere. Noi abbiamo provato, nella seconda parte della nostra inchiesta più recente (cit., 2010) a mettere qualche punto fermo, a rivelare alcuni atteggiamenti che precedono comportamenti tipici della dominazione maschile, ma ci ripromettiamo di tornare sul tema, perché siamo sempre più convinti che la liberazione sessuale femminile debba ripetutamente inceppare i meccanismi di riproduzione della dominazione maschile.

Bibliografia

Abbatecola E., (2006), L’altra donna. Immigrazione e prostituzione in contesti metropolitani, FrancoAngeli, Milano.

Barbagli M. – Dalla Zanna G. – Garelli F., (2010), La sessualità degli italiani, il Mulino, Bologna.

Benjamin W., (1966), L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino; ed. or. (1955), Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, Suhrkamp, Frankfurt am Main.

Bourdieu P., (1998), Il dominio maschile, 1998, Feltrinelli, Milano; ed. or.(1998), La domination masculine, Édition du Seuil, Paris.

Carchedi F., (a cura di), (2006), Prostituzione migrante e donne trafficate. Il caso delle donne albanesi, moldave e rumene, FrancoAngeli, Milano.

Carchedi F. – Tola V., (2008), All’aperto e al chiuso. Prostituzione e tratta: i nuovi dati del fenomeno, i servizi sociali, le normative di riferimento, Ediesse, Roma.

Dal Lago A., 2004, Non persone. L’inclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, Milano.

Dal Lago A. – Giordano S., (2006), Mercanti d’aura. Logiche dell’arte contemporanea. il Mulino, Bologna.

Mianiti M., (2005), Una notte da entraineuse. Lavori, costumi, affetti narrati da una reporter infiltrata, DeriveApprodi, Roma.

Palmisano L., (2010), La città del sesso. Dominazioni e prostituzioni tra immagine e corpo, CaratteriMobili, Bari.

Poulin R., (a cura di), (2006), Prostituzione. Globalizzazione incarnata, Jaca Book, Milano; ed. or. (2005), Prostitution, la mondialisation incarnée, Syllepse, Paris.

Robert de D., (2009), Frontiere nascoste. Storie ai confini dell’esclusione sociale, Bollati Boringhieri, Torino.


[1] Nei Pensieri, egli ha scritto infatti, sotto la voce Amore: L’amore che noi portiamo al cibo e simili cose che o ci servono o ci dilettano, si potrebbe piuttosto chiamare odio, perocch’esso, mirando solamente al nostro proprio bene, ci porta a distruggere, in vista di esso bene, o a consumare in qualunque modo e logorare e disfare coll’uso, l’oggetto amato.

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One thought on “Quando il corpo femminile diventa merce

  1. Una considerazione: un’altra frontiera del mercato dei corpi a scopo sessuale e x il loro consumo sono le nuove apps quale x esempio Tinder…

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