0

20 maggio 2011

Antropologia Tecno-Culturale, il Cyborg

image


In questo saggio breve la datità del corpo sarà ridefinita così come oggi appare nel fluire della nostra esperienza: l’esito di un processo artificiale, bio-culturale, che già manifesta tutta la sua magmatica evidenza nei linguaggi e nei codici della cyberculture, nei non luoghi della comunicazione digitalizzata, nelle piazze virtuali della metropoli comunicazionale.

Le origini

I fossili degli Australopitechi, primi ominidi dal cervello piccolo, hanno caratteristiche morfologiche e funzionali simili a quelle dell’Homo Sapiens Sapiens: l’esame dei reperti fossili ha permesso, infatti, di ricostruire sia le prime e rudimentali forme di comunicazione che una mutante anatomia della mano: ormai libera dalla locomozione è già in grado di fabbricare arnesi per la caccia di animali di piccola taglia. La mano è dunque il primo artificio naturale, tecnologia che si fa corpo.

Il primo processo innovativo si aprì grazie ad una progressione di manipolazioni elementari, grazie all’esercizio della mani. Le mani entrano nella zona di confine tra sé e il mondo, appartengono al corpo e si intrattengono col mondo, sono ciò che il corpo diventa quando incontra il mondo, e contemporaneamente la forma che assume il mondo con il nostro corpo, la prima di una infinita serie di nature artificiali e di artifici naturali, forgiati dalle dita e raccolti nel cavo della mano. [Abruzzese, Borrelli 2000: 15]

Studi recenti sui fattori eziopatogeneteci della mano hanno consentito di scoprire la presenza di tendini supplementari nel primo canale del carpo, per anni considerata un’evenienza rara:

Le implicazioni affascinanti di tale capriccio della natura sono intimamente connesse allo sviluppo filo-ontogenetico dell’articolazione del pollice. E’ questa articolazione che caratterizza con l’opposizione del pollice il predomino della nostra specie sugli alti primati. [dottor Savino, Alla radice dell’artrosi in D33 nr.6, 2003].

Le osservazioni scientifiche hanno consentito di leggere l’evoluzione della mano fino al bilanciamento muscolo-tendineo ottimale nella presa fine e di forza. Tecnologia del gesto.

La statura eretta e l’invenzione dell’ascia aprirono infatti ad una serie infinita di mutamenti nella morfologia del corpo. La dentatura ridotta e l’espansione del cervello sono l’esito di un processo evolutivo, bio-tecno-culturale, che ha alimentato la crescita esponenziale del numero delle cellule neuronali e delle loro interconnessioni.

Il corpo, non a caso definito da Nancy Scheper Hughes mindful-body, è non più e non soltanto materia e sostanza, è l’esito di un processo di accumulazione culturale, di retroazione tra la mutante anatomia della mano e l’espansione del proencefalo. Cade l’opposizione binaria natura/cultura, corpo/tecnologia: il corpo è strumento, macchina, e la mano è la sua prima protesi sensoriale.

Il corpo – sostiene Marcel Mauss – è il primo e più naturale strumento dell’uomo o più esattamente è il primo e più naturale oggetto tecnico. Nel saggio breve, Tecniche del corpo (1936), presentato la prima volta alla Società di Psicologia nel 1934, Mauss elabora, con illuminante chiarezza e notevole anticipo sulle più recenti riflessioni in Antropologia Culturale, una nuova epistemologia del corpo: il corpo come strumento forgiato da tecnologie corporali, da montaggi fisio-psico-sociologici.

Marcel Mauss procede in primo luogo ad una classificazione delle tecniche del corpo basata sulla biografia essenziale dell’essere umano nelle culture da lui osservate.

Le tecniche del parto in tutte le culture presentano notevoli differenze, così come differenti sono le tecniche del taglio del cordone ombelicale e le cure del neonato. Allo stesso modo possiamo osservare una molteplicità di tecniche per respirare, arrampicarsi, dormire. Tra le tecniche del riposo osserviamo l’uso della stuoia o dell’amaca oppure, come nel Ciad e nel Tanganika, il riposo reggendosi su una gamba sola e in cerchio intorno al fuoco, infine sulla terra nuda. Tra le tecniche del movimento Mauss cita l’uso molto diffuso in alcune culture della cintura per arrampicarsi.

In Nuova Zelanda le donne adottano un dondolamento delle anche chiamato onioi, che i Maori apprezzano molto. L’andatura delle ragazze francesi è oggetto di una singolare riflessione di Mauss:

Mentre ero degente in un ospedale di New York mi chiedevo dove avessi già visto delle signorine che camminavano come le mie infermiere, mi ricordai che le avevo viste al cinema. Tornato in Francia notai soprattutto a Parigi la frequenza di questa andatura: le ragazze francesi camminavano nello stesso modo, in effetti grazie al cinema il modo di camminare americano cominciava ad arrivare anche da noi. [388]

Per le tecniche di cura e igiene del corpo è da menzionare che il sapone fu inventato dai Galli, mentre in America Centrale e America del Sud si insaponava con il legno di Panama. Infine per le tecniche di accoppiamento sessuale possiamo osservare che la sospensione delle gambe all’altezza delle ginocchia, diffusa in tutto il Pacifico, è rara altrove. Più in generale durante l’atto sessuale sono molte e differenti le tecniche per il respiro, per il bacio e così via. Conclude Mauss:

Da esse risulta che ci troviamo di fronte a montaggi fisio-psico-sociologi di serie di atti che in ogni società ciascuno deve sapere e imparare [407].

L’insieme delle tecnologie corporali rivela l’estrema labilità dei confini tra natura e cultura, tra processi biologici e processi artificiali, svela la natura non naturale del corpo.

Clifford Geertz in Interpretazione di culture, esplicita la relazione tra i processi di elaborazione e produzione culturale e le fasi evolutive, dall’Australopiteco all’Homo Sapiens Sapiens, dell’essere umano: il destino biologico della nostra specie è il risultato di un processo di retroazione tra programmi culturali e la struttura organica del corpo, in particolare del proencefalo:

La cultura non è un’aggiunta ad un animale incompleto, fu un ingrediente, il più importante nella produzione di questo stesso animale. La lenta crescita della cultura nell’era glaciale svolse un importante ruolo direttivo nella sua evoluzione, il perfezionamento degli attrezzi, l’adozione di pratiche organizzate della caccia e della raccolta, il crescente affidamento a sistemi di simboli significanti (il linguaggio, l’arte, il mito, il rituale) crearono un ambiente a cui egli fu obbligato ad adattarsi, così come tra il modello culturale, il corpo e il cervello fu creato un effettivo sistema di retroazione in cui ciascuno forgiava il progresso dell’altro”. [Geertz, 1987: 91-92]


Nell’essere umano le regolarità del controllo genetico sul comportamento sono state progressivamente sostituite da un processo di retroazione tra programmi culturali, una mutante anatomia della mano, l’espansione del diencefalo e del telencefalo e la crescente complessità del suo sistema nervoso centrale.

Il corpo è, dunque, non tanto oggetto di una colonizzazione perpetrata dalle tecnologie, quanto piuttosto il luogo di un processo trasformativo di tipo bio-culturale, o meglio di un processo di produzione tecno-culturale: il corpo è un artefatto, un tecno-corpo dalla natura ibrida.

Il mito del Cyborg si fa, allora, allo stesso tempo mito di fondazione e anticipazione di futuri possibili, è la nostra origine e il nostro destino.

Il cervello è un ecosistema biologico in costante dialogo con le tecnologie e le culture. Le tecnologie basate sul linguaggio, come la radio e la tv, possono incorniciare il cervello sia fisiologicamente, sia sul piano della organizzazione neuronale che psicologicamente sul piano dell’organizzazione cognitiva, altre tecnologie come i satelliti e le reti telefoniche sono divenute prolungamenti del cervello e del sistema nervoso centrale. [de Kerckhove in Miconi, 1999: 99].

La tecnica è un sapere che si fa corpo, un sapere incorporato, un nuovo insieme di forma e sostanza in cui l’opposizione tra dimensione ideativa, simbolica e la materialità del corpo con la sua evidenza, tra mente e corpo delle culture occidentali, è dissolta dal concetto-termine corpo-pieno-di-mente (Nancy Sheper Hughes).

Epistemologie dell’artificiale

Nel XX secolo emerge il pensiero sistemico, nuovo paradigma di riferimento che influenza percezioni e visioni del mondo, della cultura e del corpo, informa livelli osservativi e processi artificiali. Un nuovo schema concettuale che orienta l’osservazione e che entra in crisi quando l’osservazione genera uno shift tale per cui ciò che non era stato osservato prima ora si pone in primo piano. [Negrotti in Campelli, 1999]

Nella teoria dell’artificiale il primo grimaldello della cassetta degli attrezzi del ricercatore è il livello osservativo, LO, esperito dal ricercatore sulla base del suo background culturale e scientifico.

La percezione di un oggetto non produce oggetti identici in “n” menti, produce invece molti e differenti livelli osservativi, rappresentazioni.

La rappresentazione è un modello artificiale, un’interfaccia tra l’evidenza del mondo e la nostra attività mentale, cognitiva. E la rappresentazione che è l’unico vero esemplare oggetto di studio dello scienziato, è un’astrazione dell’osservatore, è trasfigurazione del reale, ma anche modello pragmaticamente efficace.

Percezione > osservazione > rappresentazione: ogni osservazione è osservazione situata, parziale, perchè ciò che osserviamo è quello che un determinato LO rileva. La produzione di un oggetto artificiale così intesa è selezione, appropriazione, immaginazione, elaborazione creativa dello scienziato.
La teoria dell’artificiale elaborata presso il Laboratorio per la Cultura dell’artificiale dell’Imes, Università di Urbino, fa dunque riferimento al concetto di rappresentazione come interfaccia, modello per la produzione di processi artificiali, di oggetti inediti.

I risultati di un qualsiasi processo sono palesemente caratterizzati da una selezione di prestazioni rispetto all’esemplare naturale e non certo dalla loro riproduzione globale, l’artificiale in altre parole non è una replica o una clonazione, bensì il risultato di una deliberata selezione multipla” [Negrotti in Campelli, 1999: 244].

Un livello osservativo meccanico descrive un oggetto o un processo, per esempio un’articolazione e la meccanica del movimento, facendo ricorso ad una attività selettiva che privilegia alcune componenti essenziali ed esclude altre, come quelle tissutali o chimiche.

Un processo artificiale non è dunque materializzazione di un oggetto, di un’articolazione nella sua interezza, ma materializzazione di uno specifico LO, di una rappresentazione del suo progettista.
Più in generale le mappe cognitive, come le carte geografiche, sono una selezione e un
pachwork di rappresentazioni. E sono soggette a re-visione, a ri-letture del mondo.

La percezione visiva e i processi selettivi dello sguardo sono presenti anche nella ridefinizione del paradigma scientifico elaborata dallo storico della scienza Thomas Kuhn:

Gli scienziati durante le rivoluzioni scientifiche vedono cose nuove e diverse anche quando guardano nelle direzioni in cui avevano guardato prima [Kuhn, 1969: 39].

Le rivoluzioni paradigmatiche di Kuhn addestrano lo sguardo a ri-vedere oggetti di interesse scientifico in modo differente, pur guardando nella stessa direzione.

E nella stessa direzione, della re-visione, muovono nell’ambito delle Scienze Sociali le cyberculture analizzate dalla Haraway [Manifesto Cyborg]: sono culture rivoluzionarie, sono singolari prospettive da particolari punti di vista, aperture al possibile, a inedite ibridazioni tra tecnologie elettroniche e tecnologie bio-culturali, tra organico e inorganico. Sono nuovi saperi che richiedono e implicano uno sguardo differente, epistemologie altre.

Allo stesso modo le più innovative chirurgie del corpo, gli innesti protesici della chirurgia ortopedica, della chirurgia plastica ed estetica, più in generale le bio-tecnologie di nuova generazione, riconfigurano identità e corpi e il rapporto tra il sé e il non sé, ci impongono l’urgenza di una ridefinizione dei confini del corpo, dell’organico e dell’inorganico.

La materializzazione di un LO del corpo è, dunque, un processo artificiale, una macchina biologica, una protesi dentaria o un innesto protesico, che non hanno esemplari in natura: il corpo è un assemblaggio di carne e metalli, carne e circuiti, sangue e titanio, cosa biologica, corpo-macchina.

Possiamo, qui e ora, ripensare al corpo mutante dell’immaginario dei media, al Frankstein di Mary Shelley, un assemblaggio inquietante che anticipa una vasta produzione non solo nell’ambito di un genere, la fantascienza, o meglio para-scienza, ma anche della scienza a tutto tondo, che costruisce sempre più corpi perturbanti come nuovi insiemi di forma e sostanza.

Conclusione

La storia della scienza è storia delle pratiche di visualizzazione, di tecnologie della visione che hanno alimentato parziali e infedeli visioni del corpo e del mondo, hanno costruito e sedimentato categorie che in-formano il nostro modo di sentire e abitare il corpo.

Oggi – scrive la Haraway – il Cyborg suggerisce di sovvertire le regole e le retoriche della scienza, di apprendere dalla contaminazione tecnologica nuove e inedite possibilità di rigenerazione, di superamento dei dualismi natura/cultura, mente/corpo, bianco/nero e delle gerarchie che assegnano ai corpi identità di ruolo e status ascritti a vita.

Alle rappresentazioni dei corpi e delle identità monolitiche del determinismo sociale e biologico che non funzionano più, oppone nuovi saperi, nuovi livelli osservativi del corpo: i corpi eterogenei e digitalizzati delle reti, delle cyberculture che attraversano i canali invisibili della metropoli comunicazionale, che mescolano corpi pixellati e codici visuali, nuove e meno nuove tecnologie del corpo.

Il Cyborg – conclude la Haraway – afferma il molteplice, la differenza, è una risposta efficace ai paradigmi e alle pratiche discorsive dello scientismo positivista che ha fornito letture convincenti della natura e della cultura. Il Cyborg è il corpo-macchina che abita le reti, vulnerabile e aperto ai non sé, un nuovo insieme di forma e sostanza per nuove e inedite possibilità del vivente, un’alternativa appassionante e convincente alle rappresentazioni del corpo costruite dalla Biomedica, dalla filosofia cartesiana e dalla Teologia Cristiana.

Il corpo nel cyber-spazio slitta così verso una ulteriore de-naturalizzazione: disperso in reti multicentriche, in un sistema reticolare ad alta complessità, si fa assemblaggio contingente, vulnerabile,dissemina nuove narrazioni e nuove pratiche della cyber-politica.

Rimosse definitivamente le rappresentazioni del corpo esaustive e date una volta per tutte della cultura occidentale, il Cyborg alimenta ora la proliferazione di singolari livelli osservativi, parziali e imperfetti, in cui gli enunciati di un resoconto definitivo sulla verità del corpo non hanno spazio.

Bibliografia

Abruzzese A. Borrelli D.2000 L’industria culturale, Roma, Carocci

Benjamin M. 1966 L’opera d’arte nell’era della riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi

Campelli E.(a cura di) 1999 T.S. Kuhn : come mutano le idee sulla scienza, Milano, FrancoAngeli

Canevacci M.

1996 Antropologia della comunicazione visuale, Genova, Costa &Nolan

1999 Culture EXtreme, Roma, Meltemi

2002 P.J. Didattica etnografica sperimentale, Roma, Meltemi

Clifford J. 1999 I frutti puri impazziscono, Torino, Einaudi

Combi M.

1998 Il grido e la carezza, Roma, Meltemi

2000 Corpo e tecnologie, Roma, Meltemi

Galimberti U. 2003 Il corpo, Milano, Feltrinelli

Haraway D.J. 1999Manifesto cyborg, Milano, Feltrinelli

Mauss M. 2000Teoria generale della magia, Torino, Einaudi

Marcus E. Clifford J. (a cura di) 1998 Scrivere le culture, Roma, Meltemi

Marcus E. Fischer M. J. 1988 Antropologia come critica culturale, Roma, Meltemi

Pandolfi M. 1996 Perché il corpo, Roma, Meltemi

Savino G. 2003 Alla radice dell’artrosi, in D33 n°6, Foggia, MIVAL srl

Valeriani L. 1999 Dentro la trasfigurazione, Genova, Costa&Nolan

U.Volli
1997 Feticismo e altro idolatrie, Milano, Feltrinelli

1998 Block Modes, Milano, Lupetti

2000 Manuale di semiotica, Bari, Laterza

2002 Figure del desiderio, Milano, Raffaello Cortina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *