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14 agosto 2012

Approccio alla Parità di Genere nella Scuola Primaria

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REGIONE PUGLIA

Progetto promosso nel 2008 dalla Commissione Regionale Pari Opportunità, dalla Regione Puglia, dal Comune di Bari, dall’Assessorato Pubblica Istruzione e dall’Assessorato alle Culture, Religioni e Pari Opportunità

Premessa

Nell’ottica di una politica di conciliazione che introduca una visione di genere in ogni contesto della vita, ci sembra non trascurabile il tema della scuola, intesa sia come istituzione, luogo educativo, ambito di relazione in cui vengono coinvolti figli, genitori e insegnanti in un percorso di crescita e scambio che li accomuna, che come occasione di confronto e crescita culturale nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze, tra cui quelle legate al genere.

L’Unione Europea nel Marzo del 2006 ha emanato la “tabella di marcia per la parità uomo/donna”, da attuarsi nel quinquennio 2006-2010 e, fra gli obiettivi e interventi prioritari, ha inserito l’eliminazione degli stereotipi di genere nell’istruzione, nella formazione e nella cultura. È, infatti, proprio in questi ambiti che spesso gli stereotipi si formano e vengono trasmessi.

La strategia che l’UE intende attuare prevede percorsi formativi e di sensibilizzazione per insegnanti e alunni, al fine di incoraggiare le giovani donne e i giovani uomini a esplorare percorsi educativi non tradizionali e contrastare la formazione degli stereotipi di genere sin dalla primissima età.

Nell’ambiente scolastico le differenze di genere emergono e sono incoraggiate quotidianamente in ogni situazione pratica: nella gestione dei giochi e nella suddivisione dei compiti. Un percorso coerente con il rispetto e la valorizzazione della differenza può rappresentare, pertanto, un’occasione di riflessione  per i bambini e gli adolescenti, può permettere di farla emergere a livello cosciente e di problematizzarla, dando strumenti per l’utilizzo delle differenze stesse come risorsa e ricchezza piuttosto che come barriera, e condurli infine alla definizione di una identità di genere più libera e consapevole.

Infatti, in base a quanto viene affermato in recenti studi psico-pedagogici e sociologici, i tratti del carattere maschile e femminile derivano non tanto da una predisposizione organica o biologica, quanto da condizionamenti culturali ricevuti che inducono a riprodurre e a tramandare le differenze dei ruoli, al fine di conformarli alle aspettative della società e alle forme organizzative della sua riproduzione sociale ed economica.

Il nostro intento, pur riconoscendo la problematicità della tematica, non ha certamente la pretesa di  fornire risposte esaustive, è piuttosto un tentativo di approccio e di riflessione sul tema della parità tra uomini e donne nelle scuole elementari e un primo momento di analisi su cui costruire percorsi successivi che stimolino la coscienza di genere nei bambini.

Siamo convinti che la realizzazione della parità sostanziale sia un processo, una sensibilità sociale che la scuola ha l’obbligo di promuovere e alimentare: l’auspicio è quello di poter contribuire a favorire con questo primo strumento un piccolo e importante cambiamento del futuro dei nostri ragazzi.

Presentazione

Nel formulare il presente strumento, abbiamo ritenuto opportuno articolare una proposta metodologica, che si basa fondamentalmente su percorsi distinti, ma integrati fra loro, che prevedono la discussione collettiva in aula, la riflessione condivisa e il gioco di gruppo.

Il presente opuscolo è stato strutturato in 3 parti:

1. La prima riguarda l’analisi del modello sociologico presente nelle classi composte da maschi e femmine, cerca di indagare attraverso 17 domande sulla percezione dell’appartenenza sessuale e di genere dei bambini e delle bambine, e su come il rapporto fra loro, maschi/maschi, femmine/femmine, maschi/femmine, è strutturato e gestito a livello soggettivo e intersoggettivo (in-group).

2. La seconda parte è stata strutturata con 5 domande sulle tematiche del lavoro per verificare la loro personale visione: come immaginano e proiettano se stessi calati in una realtà lavorativa che nel futuro li vedrà attori nella loro realizzazione professionale. All’interno è stata inserita un’intervista, composta da 10 punti, che i bambini e le bambine hanno somministrato ai propri genitori e aveva l’obiettivo di farli entrare nel “mondo dei grandi”, ragionando con loro sui problemi che un genitore deve affrontare e risolvere nel ruolo di lavoratore/trice con particolare riferimento alle tematiche della conciliazione dei tempi della famiglia, dei figli e del lavoro.

3. L’ultima parte è stata impostata con l’utilizzo di 6 disegni che riproducevano immagini asessuate, ma dotate di una qualche connotazione identificativa dell’uno o dell’altro genere, per verificare la percezione degli stereotipi: si chiedeva di definire se fossero figure femminili o maschili e di rappresentare con un fumetto la situazione immaginata.

L’obiettivo della prima parte è stato quello di mettere il bambino/a in condizione di verificare il proprio concetto di maschile e femminile e la sua identificazione di appartenenza di genere, facendo passare il messaggio che maschile e femminile non devono essere considerati necessariamente opposti, ma soltanto differenti e non per questo non integrabili.

La parte dedicata al lavoro ha mirato a stimolare la consapevolezza nei bambini/e che nella vita di tutti i giorni le rappresentazioni dell’uomo e della donna condizionano il nostro modo di pensare, di porci rispetto alle cose, di fare scelte importanti e che, pertanto, è necessario guardare con occhio attento al proprio mondo, ma anche osservare e apprendere oltre l’orizzonte del nostro sguardo dal continuo riposizionamento dei ruoli e delle differenze di genere.

La terza parte propone situazioni dell’ambiente familiare quotidiano e una riflessione su atteggiamenti, schemi e ruoli di genere riprodotti all’interno di ogni famiglia e, proprio per questo, specchio di situazioni stereotipate che possono radicarsi.

Metodologia della ricerca

Il progetto per le scuole “Piccoli uomini e piccole donne crescono” è stato presentato ai Dirigenti Scolastici nel mese di Febbraio del 2008 in un incontro organizzato dagli organismi proponenti: Comune di Bari, Assessorato all’Istruzione, Assessorato alle Pari Opportunità e Commissione Regionale Pari Opportunità.

In tale occasione sono stati presentati le metodologie e i materiali da somministrare nelle classi, con la raccomandazione di informare i bambini solo parzialmente dei dettagli e degli obiettivi del progetto, per non canalizzare ed eliminare la spontaneità e la coerenza logica delle risposte. I soggetti proponenti hanno, inoltre, assicurato la loro piena disponibilità a fornire un supporto agli insegnanti in aula, laddove il corpo insegnante lo avesse ritenuto opportuno.

Dopo l’incontro di Febbraio è stato inviato lo strumento di lavoro (il questionario) in 25 scuole, coprendo la quasi totalità del territorio del Comune di Bari (10 circoscrizioni). Ogni Scuola ha individuato, come da protocollo, una classe IV e una classe V. Il tempo a disposizione degli istituti per diffondere e restituire i questionari compilati è stato di 1 mese.

Purtroppo su 25 scuole solo 10 hanno restituito i lavori e tra queste 3 hanno richiesto l’intervento in aula della Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, dott.ssa Magda Terrevoli: il 2° Circolo Palese , l’Istituto San Filippo Neri, l’Istituto Mazzini.

In questo report sono sottolineati i risultati della ricerca sul campo più rilevanti, le omogeneità e le differenze, le connotazioni dei ruoli declinati al maschile, al femminile, e la loro incidenza sull’autopercezione e sulle relazioni di genere.

IL QUESTIONARIO – LE RISPOSTE  DEI BAMBINI

1. Giochi preferiti: Calcio, playstation e gameboy sono quelli maggiormente citati; seguono i giochi  sportivi e di movimento, basket, tennis, karate, pallavolo; quelli da tavolo e di socializzazione, battaglia navale, monopoli PSP; giochi a forte connotazione maschile, come giochi al computer di distruzione, giochi con la pistola.

2. Giochi definiti da femmina: Le bambole sono connotate come gioco da femmina, la più citata è la classica Barbie, a seguire: giocare alla mamma, giocare con i peluches, truccarsi, giocare alle parrucchiera, fare le pettegole. Nella categoria del gioco vengono classificati anche la pallavolo, il ballo, il pattinaggio. Alcuni bambini hanno citato fra i giochi da femmina il Nintendo (circa il 7%).

3. Secondo te ci sono maschi che vorrebbero giocare con giochi da femmina e, se non lo fanno, perché? Il 30% ha risposto sì, ma per vergogna molti non ne parlano con i propri compagni. Il 70% afferma: no, non è da maschi, perché non piace, perché non hanno sorelline in casa, perché con le bambole non si possono fare giochi da guerra, perché non voglio “macchiare” la razza, perché verrei preso in giro, perché le bambole sono scoccianti e si rompono subito. Ci sembra interessante la risposta no, perché non ho sorelline a casa. La condivisione del gioco di gruppo, infatti, ha un ruolo importante in famiglia e può contribuire, in una società ormai composta quasi esclusivamente da figli unici, a eradicare gli stereotipi.

4. Secondo te ci sono femmine che vorrebbero fare giochi da maschio? Il 79% ha riposto sì, se non lo fanno è perché sono timide o, comunque, lo fanno ma non lo dicono alle amiche; o, ancora non lo fanno perché vogliono diventare vere donne, hanno paura di sporcarsi, si vergognano, non hanno fratellini a casa, perché potrebbero addirittura morire a causa della violenza di certi giochi. Interessante la risposta di un bambino: le bambine con un carattere forte sono chiamate “maschiaccio” e non hanno paura di mostrare alle amiche che giocano con i maschi. Un altro bambino sostiene che è impossibile condividere il gioco del calcio con le femmine, perché non esistono squadre di calcio femminili. In questa risposta è palese che il calcio è considerato un gioco esclusivamente declinato al maschile.

5. Con chi preferisci giocare? Il 79% dei bambini afferma di giocare sia con i compagni maschi che con le femmine; il 20% preferisce giocare con compagni dello stesso sesso; solo l’1% preferisce le femmine come compagne di gioco.

6. Cosa ti piace dei maschi? Nella  maggior parte delle risposte emergono stereotipi del maschile: il 65% ritiene che le doti maschili siano la forza, il coraggio, i muscoli e che riescano a non farsi male così spesso come le femmine. Presente è anche il concetto di protezione, capacità attribuita al maschio e mutuata dalla figura del padre, e il concetto di  coraggio, perché i maschi sono molto bravi a difendere le loro fidanzate. Il 20% attribuisce ai maschi le qualità della simpatia, intelligenza, capacità di organizzare giochi fantastici, eleganza e il parlar semplice, saper mettere il gel nei capelli e riuscire a fare di ogni sport uno spettacolo.

7. Perché? Le risposte prevalenti dei bambini sono: perché affrontano i pericoli, sono leali, non piangono, fanno giochi dove si corre e aiutano le femmine deboli, caratteristiche considerate “innate” e attribuite al genere maschile. Inoltre, altre motivazioni più ricorrenti sono state: posso condividere gli stessi interessi, sono più socievoli delle femmine, con i maschi posso fare giochi decisamente più affascinanti.

8. Cosa ti piace delle femmine? Oltre il 70% delle risposteriproduce gli stereotipi femminili più comuni: tutte le caratteristiche indicate dai bambini, infatti, hanno a che fare con l’aspetto fisico e con lo stereotipo femminile del carattere. Nello specifico le risposte sono le seguenti: la bellezza,si truccano bene, hanno dei bei vestiti, il viso dolce e gli occhi (perché sono la prima cosa che notano), l’eleganza e riferendosi alla dimensione caratteriale, cucinano bene e preparano la tavola, non lasciano le cose in mezzo come i maschi, sono attente, pulite e ordinate, sono protettive come le mamme, fanno gli occhi timidi e ti offrono i dolci. Ma non mancano risposte meno conformi allo stereotipo del femminile: con le femmine è possibile parlare di cose importanti, riescono a esternare meglio le loro emozioni, possono fare i figli e tra di loro, almeno apparentemente, sono tutte amiche, ricordano ai maschi tutto quello che loro dimenticano, sono più preparate e sempre pronte a rispondere. C’è anche chi afferma con forza di non essere interessato al mondo femminile e chi apprezza le donne perché sono creature capricciose, perché più intelligenti e più fortunate dei maschi.

9. Perché? La motivazione legata alla piacevolezza dell’aspetto esteriore non poteva che essere perché siamo attratti da loro e ci fanno avere le cotte. Le altre risposte fornite dai bambini sulla piacevolezza della dimensione caratteriale sono: ci si può fidare, riescono a prendersi cura di tutto, la loro debolezza le fa essere più propense alle cose di casa, hanno più gentilezza dei maschi, emanano un buon profumo, mi fanno ridere perché spesso dicono cose insensate, aiutano i maschi nelle cose più difficili, danno dei dolci molto buoni, fanno sempre bene i compiti, non litigano mai, leggono un sacco di libri.

10. Cosa non ti piace dei maschi e perché? L’80% delle risposte è focalizzato alla dimensione caratteriale, quasi sempre violenta e litigiosa, dei compagni: si arrabbiano facilmente, sono prepotenti, alzano le mani, vogliono avere sempre ragione, sono rozzi, insultano le persone e si comportano male, fanno i vandali, se la prendono con i più deboli, fanno i dippiù, picchiano e dicono parolacce, sono più violenti delle femmine quando sono stuzzicati. Qualcuno afferma che l’appartenenza al genere maschile gli impedisce di diventare un ballerino, perché i maschi sono decisamente sgraziati quando ballano, tanto da sembrare struzzi. Altri, invece, affermano che i maschi trascorrono poco tempo in famiglia e spendono tanti soldi per far colpo sulle femmine. Una risposta data dai bambini nella misura dell’1,5% ci è parsa bizzarra: dei maschi non piace proprio che abbiano i capelli corti, hanno anche un brutto petto e comunque siamo tutti un po’ bruttini e questo si sa. E infine c’è anche chi afferma che non c’è niente che possa non piacere dell’individuo di sesso maschile.

11. Cosa non ti piace delle femmine e perché? I lati negativi attribuiti alle femmine, presenti come vedremo poi anche nelle risposte delle bambine, emergono da queste affermazioni: le bambine sono vanitose, pettegole, spione, non mantengono i segreti e si credono di essere chissà chi. Ovviamente, a conferma dello stereotipo del femminile, non sono gradite le femmine dall’aspetto esteriore poco gradevole, quelle che diventano più alte dei maschi e che hanno i capelli corti. Ancora tra le caratteristiche negative vengono indicate: il bisbiglio, il pianto per un nonnulla, le ritardatarie che costringono i ragazzi a lunghe attese. Un bambino afferma con molta forza che sono infinitamente egocentriche, e che gridano, si tirano i capelli, non amano essere sfottute, vogliono avere sempre ragione.

12. Cosa ti piace e cosa non ti piace del lavoro di tua madre? La maggior parte delle risposte lamentano l’esiguità del tempo a loro dedicato, non solo a causa del tardo rientro a casa e dei carichi di lavoro troppo pesanti, ma anche perché la mamma esce di casa troppo presto e, comunque, prima del loro risveglio al mattino. Questo problema è stato segnalato anche dai bambini, figli di casalinghe troppo prese dai lavori domestici e poco disposte a giocare o fare una passeggiata. Inoltre, quando la mamma lavora fuori casa, spesso torna a casa arrabbiata. Non sono graditi ai bambini i viaggi di lavoro e che si debba combattere con gli autobus mai in orario; infine sono tutti d’accordo: la mamma lavora troppo e non è giusto che a fine giornata sia così stanca. I lati positivi della mamma sono soprattutto quelli diretti in termini di benefici personali: è sempre a casa e può occuparsi di me, cucina un sacco di cose buone, mi porta penne e matite, mi porta al lavoro con sé. Sono molto apprezzati i lavori creativi delle mamme e in particolare quelli “nobili”, nell’assistenza, nel sociale e nella sanità. In un caso un bambino ha affermato che è sicuramente positivo che la madre, dietologa, abbia particolare cura nell’acquisto del cibo, nella preparazione delle pietanze e, dunque, a una sana alimentazione, ma a lui qualche volta piacerebbe mangiar male.

13. Cosa ti piace e cosa non ti piace del lavoro di papà? Dalle risposte dei bambini emerge che non sono graditi i tempi di lavoro prolungati, perché non rientra a casa per cena e corre il rischio di infortuni sul lavoro per sé e per gli altri operai. Un corale rimprovero è riservato ai padri che anche a casa parlano di lavoro e spendono troppo tempo al telefono. In due casi, un padre giudice e un padre poliziotto, non è apprezzato l’ingrato compito di arrestare/giudicare le persone. Tra le condizioni più gradite sono menzionate: la possibilità che mi porti con sé al lavoro, il ruolo di responsabilità del capo, i molti soldi che guadagna. Grande fascino esercita un ufficio prestigioso e orari di lavoro compatibili con quelli della scuola; molto gradite sono le ore trascorse insieme con il padre al computer e c’è anche chi dice di apprezzare la segretaria del padre. Un bambino ha riferito che a causa del troppo rumore in fabbrica a mio padre cadono i capelli.

14. Chi può svolgere i seguenti lavori? Il compito richiesto ai bambini era di assegnare al maschio, alla femmina o a tutti e due, le professioni ordinate in un elenco. Il 68% dei bambini, e ci sembra una discreta maggioranza, ha affermato senza esitazione la possibilità che all’uomo e alla donna possano essere assegnati, senza distinzione alcuna, tutti i lavori indicati nell’elenco; solo alcune specifiche professioni nella maggioranza dei casi sono state attribuite all’uomo: pilota, conducente di bus, elettricista, pizzaiolo; e alla donna: cassiera al supermercato, infermiera, segretaria. Da rilevare che il ruolo di politico è stato attribuito nella misura del 52% a entrambi i sessi. Le professioni che richiedono un elevato livello di istruzione (medico, avvocato, etc.) sono state nell’88% dei casi assegnate sia ai maschi che alle femmine, ma riteniamo che sulla polarizzazione di queste riposte abbia influito non tanto l’espereinza diretta, quanto piuttosto quella mediata dalle fiction televisive.

15. Che lavoro vorresti fare da grande e perché? Una buona percentuale di bambini (circa il 35%) non ha ancora le idee chiare o non si è posta il problema. Le categorie più menzionate sono quelle del calciatore, veterinario, ballerino, cantante, avvocato, ma anche attore, ingegnere, fumettista, benzinaio e tennista. La riposta più frequente, il calciatore, è motivata ovviamente dalla grande e diffusa passione per il calcio, dal carisma dei giocatori, ma anche dai loro compensi notoriamente elevatissimi. Molto marcato è l’amore per gli animali; c’è anche chi vorrebbe lavorare in uno zoo e spera di poter salvare le specie in via di estinzione. Motivi di natura etica (aiutare i più deboli) inducono i bambini a selezionare la professione dell’avvocato, piuttosto che quella del poliziotto o dell’ingegnere. Il 28% dei bambini afferma di voler fare il mestiere del padre per non interrompere la tradizione di famiglia. Tra le altre, una risposta inquietante: voglio fare il il kamikaze.

16. Che lavoro non vorresti fare da grande e perché? Ci sembra importante segnalare che in questa sezione una piccola minoranza (15%) ha risposto di non voler fare il calciatore, perché non è giusto guadagnare tanto per due calci al pallone, e il mister, perché non si muove in campo. Le altre professioni che non rientrano fra le aspirazioni dei bambini sono il medico, con la ricorrente motivazione che un errore potrebbe recar troppi danni, soprattutto alle partorienti, e in alcuni casi (particolari fobie per gli animali) il veterinario. Non sono apprezzati i lavori di poliziotto, pilota, rappresentante (c’è chi soffre il mal d’auto), giocatore di rugby, elettricista, per via dei rischi che questi lavori comportano. Il lavoro della mamma è stato da più parti scartato per la grande fatica e la poca gratificazione che ne consegue, ma anche quello del maestro, perché odio studiare e perché non ho pazienza; il lavoro dell’attacchino e quello del cameriere non sono graditi, perché poco gratificanti e mal retribuiti. Tra i lavori non graditi meritano menzione anche il casalingo, lo spazzino, definito l’immonnezzaio, e il pulitore di galline. C’è anche chi afferma di non voler fare il ladro ed è singolare che venga percepito come un lavoro. Infine, fra le categorie di ciò che non si vorrebbe fare da grande rientrano: il lavoro del muratore, perché si suda troppo, e il cantante perché potrei diventare famoso, essere assediato dai giornalisti e io sono troppo timido.

17. Gli uomini e le donne possono fare gli stessi lavori? Il 98% ha risposto sì, tutti e tutte sono capaci di fare qualsiasi lavoro, non ci sono grosse differenze tra uomo e donne anche se forse qualche volta le donne sono più deboli, ma ognuno ha diritto a fare il lavoro che gli piace. C’è chi afferma che le donne sono più intelligenti degli uomini e che quando Dio ha creato l’uomo e la donna non gli ha vietato di fare gli stessi lavori. Una esigua minoranza afferma che i lavori che richiedono forza fisica sono di competenza maschile, mentre quelli che richiedono la “gentilezza” sono idonei per le donne. E infine, non sappiamo se si tratti di un errore di scrittura o di un lapsus, un bambino risponde che non c’è differenza tra maschi e femmine e, infatti, le bambine possono fare lavori da femmina.

18. La distribuzione del lavoro di casa. In questa sezione abbiamo elencato alcuni lavori domestici e abbiamo chiesto di specificare a quale componente della famiglia fossero normalmente attribuiti, prevedendo anche una colonna “altri”, parenti conviventi ed eventuali collaborazioni domestiche.  Il  risultato era prevedibile, poiché nella maggior parte dei casi le mamme sono casalinghe: la maggior parte del lavoro è svolto dalla mamma, solo l’8% delle risposte registra una equa distribuzione dei carichi di lavoro fra madre e padre; la collaborazione dei figli consiste nel riordinare la propria stanza e i giochi, mentre i padri in prevalenza fanno la spesa, preparano la colazione, cucinano, mettono in ordine lo studio. Nel 20% dei casi intervengono altre persone a supporto della mamma e in qualità di collaboratrici domestiche.

19. Le interviste ai genitori. In questa sezione del questionario abbiamo chiesto ai bambini di coinvolgere i genitori; l’obiettivo era rilevare come i genitori riescano a conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, in che misura ne sono gratificati, perché lo hanno scelto, se è il lavoro che sognavano di fare e quello che sognano per i loro figli.

Le rilevazioni hanno evidenziato che il 65% delle mamme casalinghe non sono soddisfatte del loro lavoro: in molti casi è stata una scelta non libera alla nascita del primo figlio o di quello successivo, comporta un carico di lavoro domestico giornaliero eccessivo e che poco spazio lascia al tempo libero e alla cura del sé. Alcune hanno, invece, affermato con molta serenità di aver scelto il ruolo della casalinga deliberatamente e di ritenere gratificante e appassionante il lavoro svolto a tempo pieno per la propria famiglia. In tutti i casi nessuna dichiara di aver tempo libero, oltre la vita familiare e domestica.

Tra le mamme che lavorano fuori casa si registra scarsa coerenza tra il lavoro svolto  e i titoli di studio conseguiti. Emerge complessivamente una donna-tipo che, laddove non vi siano collaborazioni di persone terze, deve comunque sostenere e assolvere a tutto il lavoro familiare e domestico, mentre il partner maschio collabora poco o, in molti casi, non collabora affatto. Raro è, infatti, il supporto prestato dagli uomini nel fine settimana. Il loro tempo libero, dedicato ad attività extra lavorative che spaziano dalla palestra agli amici o agli hobbies, risulta mediamente di 6,5 ore a settimana contro 1,4 delle donne.

È esiguo il numero dei genitori che vorrebbero per il futuro dei propri figli un lavoro simile al proprio, ma in tutti casi è prestata molta attenzione alle aspirazioni dei ragazzi e ai loro desideri.

Nell’ultima parte del questionario abbiamo proposto alcune immagini asessuate per l’identificazione, attraverso i fumetti inseriti dai bambini, delle caratteristiche ricorrenti della loro vita quotidiana in famiglia.

I RISULTATI [1]

Immagine 1

Nell’identificazione del sesso del personaggio raffigurato il 92% dei bambini ha risposto che si tratta sicuramente di una femmina, perché ha un grembiule da cucina e perché sono le donne a occuparsi di cucinare e pulire casa. Anche la posizione della mano è indice di comando, pertanto è certamente la mamma, perché è lei che comanda in casa.

L’8% ha risposto che si tratta di un uomo perché i lineamenti sono più da maschio che da femmina, perché è sovrappeso e di costituzione robusta come di solito lo sono gli uomini, e perché ha i piedi troppo grandi per essere una femmina. Infine: è maschio perché anche i papà possono indossare il grembiule e aiutare nelle faccende domestiche; è maschio perché gli orsi sono solo maschi e perché ha la faccia di uno che aspetta da mangiare.

Quando alla figura è stato attribuito il sesso femminile le frasi nei balloons sono state focalizzate sui lavori domestici: passami l’aspirapolvere, passami la saliera, è pronto a tavola, vieni ad aiutarmi in cucina, metti a posto in camera invece di giocare, è pronta la colazione, stai attento, ho appena pulito. Emerge, comunque, l’immagine di una mamma affannata tra le pareti domestiche e che poca collaborazione riceve dagli altri componenti della famiglia.

Le frasi nei balloons attribuiscono alla figura, se identificata di sesso maschile, compiti domestici, ma con un approccio più “leggero” e occasionale che ben descrive la non ripetitività delle attività domestiche maschili, affatto costrittive, come è invece per la donna: oggi cucino io per i miei bambini, preparerò un piatto prelibato. C’è anche chi ha attribuito all’orso un’espressione di comando: levatevi, perché ora devo guardare la TV.

Immagine 2

Il 90% ha affermato che si tratta di un maschio, perché solo i maschi leggono il giornale, tornano dal lavoro e si rilassano leggendo, sono loro che devono informarsi, mentre le donne sono occupate con i lavori di casa, oppure legge senza fare altro, i maschi leggono il giornale anche seduti su di una sedia. Gli argomenti di lettura citati sono: sport (70%), a seguire politica e cronaca, ma anche gli argomenti che hanno occupato lo spazio mediatico nel periodo della rilevazione: la vicenda dei bambini di Gravina e il problema dei rifiuti a Napoli.

Immagine 3

L’87% dei bambini ha risposto che si tratta di una femmina, perché indossa una collana, ma anche perché ha un’aria scocciata, è sera e solo la sera le donne possono leggere, ha un’aria stanca, legge con meno interesse, legge le ricette. I contenuti del giornale che sta leggendo sono quelli ritenuti per definizione “da donne”: moda, shopping, gossip, cucina e cinema, la storia di Anna Tatangelo, ma anche i depliants dei prodotti in offerta del supermercato.

Immagine 4

Il 73% ha definito questa figura appartenente al genere maschile, dando le seguenti motivazioni: gli uomini dopo il lavoro si mettono a riposare, non fa nulla ed è anziano perché sta fermo,  ha una poltrona tutta sua, ha la pancia, mio nonno siede davanti al camino.

Questo rafforza quanto già emerso nei balloons della figura n.2: il maschio sicuramente è più statico rispetto alla donna e gli è riservato il privilegio di poter riposare, di avere una “sua” poltrona.

La percentuale residua dei bambini ha affermato che si tratta di una donna perché ha bisogno di riposare, sta vicino al camino e ha freddo, è seduta in maniera meno rilassata di un uomo.

Per tutti i bambini il momento della giornata in cui è possibile che si verifichi una situazione di questo tipo è il tardo pomeriggio o la sera. Nei balloons hanno descritto tipici momenti di fine giornata lavorativa in cui si apprezza il relax, in attesa che la cena venga servita in tavola.

Immagine 5

Il lavoro attribuito a questa figura è in larga maggioranza quello dell’avvocato, a seguire il giudice, il dottore, il giornalista, il politico, il bancario, il commercialista, ma anche un finto bancario che sta per fare una rapina. Raramente i bambini hanno attribuito a questa figura lo stesso lavoro del padre, probabilmente perché i bambini vedono in queste figure umane, così come sono state disegnate e proposte alla loro attenzione, personaggi più ascrivibili al mondo delle fiction, che a quelli dimessi della vita quotidiana di un nucleo familiare.

La situazione immaginata è quella del rientro a casa, di arrivo sul posto di lavoro o di visita a un cliente; i fumetti inseriti dai bambini sono focalizzati sulla stanchezza per la faticosa giornata di lavoro e sul piacere del rientro a casa: finalmente a casa, sono proprio stanco, dove sono i miei figli? cosa ci sarà da mangiare? Esprimono solo in pochissimi casi soddisfazione dopo una giornata di lavoro.

Emerge un uomo-tipo affaticato dal lavoro, necessario al sostentamento della famiglia, ma che riserva ben poche soddisfazioni.

Immagine 6

Anche per questa figura di donna, come per quella maschile che precede, sono stati selezionati il lavoro dell’avvocato (in un caso chiamata “avvocata” nel rispetto del linguaggio di genere) e del giudice, ma anche politica, veterinaria, parrucchiera, direttrice, segretaria, maestra, dottoressa, giornalista, psicologa. Nei fumetti i bambini immaginano la mamma che ritorna a casa dopo il lavoro e che si attiva con immediatezza nel ruolo domestico (in questo caso la gioia del rientro è espressa nei balloons con finalmente a casa); in qualche caso, viceversa, hanno immaginato la mamma che arriva sul luogo di lavoro, che esprime stanchezza e nostalgia della famiglia; tuttavia, commentano i bambini: il lavoro è una necessità, perché bisogna portare i soldi a casa.

Dalle risposte ottenute già emerge una prima riflessione sulla condizione complessiva delle mamme che lavorano, sia dentro che fuori dalle mura domestiche: le esigenze della famiglia gravano così pesantemente sui tempi e gli spazi della vita quotidiana, che le ambizioni e i progetti di realizzazione personale sono rimossi o abbandonati del tutto.

IL QUESTIONARIO – LE RISPOSTE  DELLE BAMBINE

1. Giochi preferiti. La classifica vede in testa le bambole, le Braz, Winx e i peluche, ma grande interesse è stato espresso anche per l’attività sportiva (la ginnastica, il ballo, la pallavolo, il pattinaggio, il nuoto, il salto con la corda,) o comunque per giochi di movimento (campana, nascondino, acchiapparello, rubabandiera). Molto menzionati anche dalle bambine sono i giochi al computer (Nintendo e My life) e i giochi da tavola, inclusi i tradizionali puzzle.

2. Giochi definiti da maschio. Primo il calcio e a seguire: i giochi elettronici (playstation, robot, macchinine, spiderman, gameboy, gormiti, videogames), quelli più tradizionali, come le costruzioni, giocare ai cowboy e le attività sportive, jl basket, la pallamano, la corsa.

2. Secondo te ci sono femmine che vorrebbero fare giochi da maschio? Il 62% ritiene di sì, ma con una limitazione: alle bambine non piace giocare con i “mostri” ed essere prese in giro. Una bambina ha commentato: se a una di noi piace giocare con loro, perché no? Amo fare i giochi da maschio e anche se mi prendono in giro a me non importa nulla. Coloro che rispondono in assoluto no, motivano la risposta: le femmine non sanno giocare come giocano i maschi, sono troppo violenti, fanno giochi noiosi. Ma vi sono anche bambine che in un contesto familiare declinato al maschile, in cui i  compagni di giochi sono i fratelli e i cugini, sviluppano comportamenti e atteggiamenti maschili e da leader.

3. Secondo te ci sono maschi che vorrebbero fare giochi da femmina e se non lo fanno, perché? La maggioranza afferma di no perché: per loro non è divertente, può sembrare infantile, a loro non piace, si vergognano, hanno paura dell’abbandono dei propri amici, perché credono sia stupido, non vogliono sembrare femmine, preferiscono fare altro e infine le bambole sono cose da femmine. Chi afferma il contrario ritiene che i maschi vorrebbero fare giochi da femmina, ma non possono perché devono far credere di essere superiori alle femmine e hanno paura di essere presi in giro.

4. Con chi preferisci giocare? L’82% delle bambine afferma di giocare con i maschi e con le femmine; il 18% preferisce giocare con le femmine; nessuna esprime particolare gradimento per giochi con compagni esclusivamente di sesso maschile.

5. Cosa ti piace dei maschi? Il 43% delle risposte indicale le qualità del fidanzato ideale: la dolcezza , il sorriso, l’allegria, la forza e il coraggio, la velocità, perché se vogliono qualcosa si impegnano e sono veloci, devono diventare veri uomini per difendere noi donne dai pericoli. Anche per le bambine è importante l’aspetto esteriore dei loro compagni: i capelli, gli occhi  celesti e l’abbigliamento sportivo. Infine alcune affermano che la bellezza è importante, ma collocano tra le priorità la dimensione relazionale: se sono maleducati sono decisamente da allontanare, mentre se sono solo brutti è possibile essere amici.

6. Perché? L’allegria dei i maschi è gradita perché sono giocherelloni, divertenti, raccontano barzellette fantastiche. Le differenze fra maschi e femmine, comunque considerate innate, sono un valore aggiunto: i maschi sono coraggiosi, meno litigiosi, più concreti, non si arrendono mai, corrono più veloci, non danno fastidio, sono meno pettegoli. Infine: vogliono fare colpo, attirano le ragazze, devono essere sempre gentili con le femmine.

7.Cosa ti piace delle femmine? La maggior parte delle risposte è focalizzata sull’aspetto esteriore: l’abbigliamento, i capelli, gli occhi e le labbra; altre sulla dimensione caratteriale: le femmine sono più mature, intelligenti, hanno carisma, astuzia, sono simpatiche, hanno il senso della maternità, sono femminili, sono ottime confidenti, gentili e tenere, hanno cura delle loro cose. E infine: quando sono innamorate diventano pazze.

8. Perché? Seguono la moda, hanno classe e stile, gli occhi lucidi, le labbra carnose, lo smalto sulle unghie e riescano ad attirare i ragazzi, sono più ordinate, più disponibili all’amicizia, gentili, non pensano solo al calcio, sanno mantenere i segreti, sanno fare le coccole, perdonano più facilmente, sono decisamente più responsabili e infine hanno più diritti dei maschi.

9. Cosa non ti piace dei maschi e perché? Decisamente poco graditi i comportamenti violenti e volgari dei  compagni maschi: pensano di essere più forti e forse è vero il contrario, ma poi non c’è nulla di male a mostrarsi deboli. Non sono graditi i maschi che insultano, sono rozzi, sudati, sporchi e pieni di lividi, che hanno i capelli a spina, troppe sopracciglia e che sono spettinati. Nell’interazione con l’universo femminile non è apprezzato che si intromettano nelle cose da femmina, che siano maldestri con le donne, pestiferi, birichini e impulsivi. Le motivazioni: i maschi sono fatti così in natura, non sono responsabili, prendono esempi violenti dalla tv, sono bruschi, disturbano gli altri, si sentono dei re. Infine non piace che i maschi portino a scuola foto di donne nude e che dicano oscenità.

10. Cosa non ti piace delle femmine e perché? Le risposte prevalenti: gli eccessi di vanità, la propensione al pettegolezzo e al lamento, gli atteggiamenti e i comportamenti strumentali (fanno le cocche della mamma e della maestra), la delazione e la gelosia. Poco apprezzato è l’abbigliamento vistoso, un atteggiamento poco incline alla socializzazione e all’empatia:sono antipatiche, rancorose, e al primo litigio interrompono l’amicizia, privilegiano un rapporto particolare con una amica, ma anche: hanno le unghie dei piedi sporche, credono di essere le più carine, criticano, mi fanno sentire inferiore, credono di essere chissà chi, feriscono i sentimenti, vogliono sembrare superiori, sono montate. Infine non è gradita la disparità tra maschi e femmine nel carico di lavoro domestico.

11. Cosa ti piace e cosa non ti piace del lavoro di tua madre? Mi piace che stia a casa; mi piace che abbia un lavoro (fare la casalinga non viene quasi mai percepito come un lavoro), così si può continuare a pagare il mutuo; non mi piace che si rovini le mani, che svuoti tutti i cassetti e butti tutto, che sia sclerotica, troppo fissata con la polvere, che dia  troppe punizioni. Unamadre tabaccaia è apprezzata perché ha tutte le mie cioccolate preferite, quella che lavora in tintoria perché i vestiti sono pronti subito; mentre quel che non piace della madre bidella è che si occupi degli altri bambini. La madre medico piace perché conosce tutte le medicine, ma torna tardi la sera e sta troppo appiccicata al computer. Molto apprezzato è il ruolo di insegnante, perché di prestigio, ma anche perché le ferie della madre che insegna coincidono con le vacanze scolastiche estive e invernali.

12. Cosa ti piace e cosa non ti piace del lavoro di tuo padre? È molto apprezzato un ruolo di prestigio (in particolare le bambine sono affascinate dai ruoli in divisa), ma non sono graditi i turni di notte, perché quando il padre rientra a casa deve riposare; più in generale i bambini non gradiscono che il padre per motivi di lavoro trascorra troppo tempo lontano da casa. È apprezzata la conoscenza delle lingue straniere, che abbia il furgone gigante e che scarichi le canzoni al computer, che sia felice perché ha avuto delle soddisfazioni sul lavoro. Una bimba ha affermato di essere triste, perché non tutti apprezzano il lavoro del padre, un artigiano.

13. Chi può svolgere i seguenti lavori? Le risposte sono essenzialmente conformi a quelle dei bambini (vedi punto 14 del questionario bambini): le bambine affermano che donne e uomini non possono fare gli stessi lavori, perché i lavori difficili sono per gli uomini e quelli facili per le donne, e che, inoltre, la showgirl e la cubista sono lavori esclusivamente femminili.

14. Che lavoro vorresti fare da grande e perché? Nella maggior parte delle riposte delle bambineemerge la passione per gli animali: veterinaria, sitter dog, gestire un negozio di animali, addestratrice di delfini. A seguire le professioni con una forte connotazione femminile: insegnante, massaggiatrice, attrice, stilista, commessa, parrucchiera, casalinga, e quelle più trendy suggerite dai mass media, ballerina, cantante, velina, showgirl. Emergono alcune passioni specifiche per materie di studio, la maestra di matematica, l’archeologa, la scrittrice, la pediatra, la politica, l’avvocato, la pittrice, per lo sport, insegnante di canoa, infine la carriera notarile e per quella nella finanza. I motivi che giustificano queste scelte risiedono nell’amore per gli animali, nella prospettiva del rendimento economico, della fama, del successo e nell’attitudine alla cura dei bambini.

15. Che lavoro non vorresti fare da grande e perché? Una elevata percentuale di bambine esclude lavori a bassa scolarizzazione, pescivendola, bidella, cameriera, ma anche lavori di prestigio, bancaria, giudice, medico, pediatra, perché troppo impegnativi; c’è chi non vorrebbe fare il lavoro del padre, perché è faticoso e mal retribuito e chi non vorrebbe lavorare in discoteca, perché poi verrebbe qualcuno a sfottermi. Infine c’è chi non vorrebbe fare il pilota, la carabiniera e il giudice, perché la legge non esiste, l’autista di bus e il cacciatore, e chi spera di non fare il lavoro della disoccupata  o della casalinga, perché viene sicuro la depressione.

16. Gli uomini e le donne possono fare gli stessi lavori? Risponde sì l’87%, perché uomini e donne sono uguali, tutti possono fare tutto, basta averne la volontà, perché hanno la stessa flessibilità e sono all’altezza, anche se hanno un fisico diverso possono fare le stesse cose; qualche bambina afferma che se il maschio si dedica ai lavori domestici, anche le femmine possono svolgere lavori maschili. Interessante la risposta data da una bambina: nonostante le donne appartengano più spesso degli uomini a categorie maltrattate o sfruttate, questo non le rende più deboli degli uomini; e ancora: se la donna affronta il parto può essere capace di fare qualunque cosa. Una bambina si chiede come mai non ci siano donne camioniste visto che le donne sono più prudenti degli uomini e provocherebbero meno incidenti. Alcune hanno affermato che le donne non possono fare lo stesso lavoro degli uomini, perché uomini e donne hanno un fisico diverso e alcuni lavori sono troppo pesanti per le femmine.

17. La distribuzione del lavoro di casa. Le risposte in questa sezione sono analoghe a quelle dei questionari somministrati ai bambini, tuttavia le bambine riferiscono di contribuire nei lavori domestici con un supporto di entità superiore rispetto ai loro coetanei maschi.

18. Il lavoro dei genitori.Vedi punto 19 precedente.

I RISULTATI[1]

Immagine 1

L’85% delle bambine ha attribuito al personaggio raffigurato un’identità sessuale femminile, perché ha un grembiule da cucina, perché ha le unghie (alcune le hanno anche dipinte), e perché sembra che stia per lavare i piatti. Il profilo che emerge dalle descrizioni delle bambine è quello di una donna casalinga, affannata e preoccupata per suoi doveri domestici.

Le motivazioni fornite da chi ha attribuito al personaggio raffigurato una identità sessuale maschile sono: è grosso, ha i denti affilati, non ha gli occhi dolci, ha un atteggiamento da acido e ogni altra accezione negativa declinata al maschile. Infine  l’uomo che sta cucina non sta lavorando, sta occupando il suo tempo per un hobby.

Immagine 2

Il 95% delle bambine ha attribuito a questa figura il sesso maschile, fornendo le seguenti motivazioni: perché legge e sono prevalentemente gli uomini che leggono, perché è seduto, solo gli uomini stanno senza fare niente e leggono, perché ha la pancia grossa e non ha le ciglia, perché le donne non leggono la gazzetta, mio padre legge il giornale e poi riferisce le notizie alla mamma, ha la faccia da cascamorto.

Gli argomenti di lettura: sport (70%), a seguire politica e cronaca. Sono stati molto citati tra gli argomenti di lettura gli eventi di cronaca che hanno occupato i media nel periodo della rilevazione, in particolare la vicenda dei bambini di Gravina e il problema della raccolta dei rifiuti a Napoli.

Il 5% ha attribuito alla figura un’identità sessuale femminile perché ha le orecchie più tonde oppure perché sta leggendo fumetti.

Immagine 3

L’88 delle bambine ritiene che sia femmina perché ha la collana, ma anche perché ha le unghie, ha un braccialetto alle caviglie, si capisce dalla posizione delle braccia, ha un modo più gentile di tenere il giornale. Gli argomenti di lettura sono anche in questo caso prettamente femminili: gioielli, profumi, cinema, shopping e moda, cucina, cronaca, oroscopo, bellezza, saldi, gossip, ma anche argomenti più “impegnati”,inquinamento, cultura, bilancio familiare.

Immagine 4

L’80% afferma che è un maschio perché ha un viso da maschio, un atteggiamento pigro, sembra ubriaco, i maschi quando smettono di lavorare si riposano, è maschio perché sta sulla poltrona e non lavora come le donne, i maschi possono rilassarsi, i maschi riposano sempre, è maschio perché non ha voglia di fare niente, le femmine non hanno tempo neanche di fermarsi a pensare, è maschio perché ha la pancia grossa e le orecchie piccole, perché le donne devono sempre lavorare e non si siedono quasi mai, perché non fa lavori domestici. Nei balloons le bambine hanno attribuito alla figura declinata al maschile espressioni di apprezzamento per la comodità della poltrona e di piacere per la situazione di relax dinanzi al camino.

Le bambine che, viceversa, hanno attribuito alla figuraun’identità di genere femminile, hanno affermato: alle donne ogni tanto piace riposarsi, potrebbe essere incinta, è seduta e non fa altro perché si è ritirata da un lavoro molto duro. Dunque, la donna riposa perché “deve” farlo o per concedersi un “lusso”. I momenti della giornata descritti sono pomeridiani o serali, mattutini solo nel caso in cui all’orsa è stata attribuita una possibile gravidanza. Nei balloons le espressioni attribuite alla figura declinata al femminile sono di stanchezza e necessità di riposo, ma anche di senso di colpa per l’ozio.

Immagine 5

Il lavoro attribuito alla figura umana della vignetta è stato in larga maggioranza quello dell’avvocato. A seguire: giornalista, biologo, elettricista, maestro, dottore, scrittore, impiegato di banca.

La situazione immaginata è il ritorno a casa oppure di arrivo sul posto di lavoro e riflessione sull’organizzazione della giornata lavorativa. I fumetti sono focalizzati sullo stress quotidiano: che noia dover lavorare proprio tutti i giorni, speriamo che la giornata finisca presto, ma anche su espressioni di apprezzamento per l’ambiente confortevole dell’ufficio, di entusiasmo se la situazione immaginata è il primo giorno di lavoro, oppure di dialogo con i colleghi. Se alla situazione rappresentata è associato, viceversa, il ritorno a casa, nei balloons le bambine hanno inserito espressioni di saluto e di soddisfazione al termine della giornata lavorativa.

Immagine 6

I lavori prevalentemente attribuiti a questa figura femminile sono: giudice, intervistatrice, dottoressa, maestra, direttrice, segretaria, archeologa, giornalista, avvocato (in un caso chiamata “avvocata”), stilista, commessa, hostess.

I fumetti, quando la situazione immaginata è il ritorno a casa, contengono le seguenti espressioni: quante cose da fare, oggi sono più stanca del solito, come è andata a scuola? che brutta giornata, ora devo cucinare per questi sfaticati, dov’è mio marito?

Se la situazione immaginata è l’arrivo sul posto di lavoro i fumetti contengono le seguenti espressioni: sono felice di poter curare le persone, un’altra giornata di scavi, quanto sono ribelli i miei alunni, oggi impariamo le divisioni a due cifre, devo correggere un sacco di compiti, devo visitare una bambina, che fatica intervistare Sherlock Holmes, è bello stare al lavoro con i miei amici, inizia una nuova giornata, chi devo interrogare per primo?

Emerge una figura di donna impegnata nel lavoro che esterna la sua stanchezza, ma anche molta dedizione, consapevolezza e senso di responsabilità.

CONCLUSIONI

I risultati che emergono dall’analisi del questionario somministrato ai bambini e alle bambine inducono una riflessione sul lungo cammino che c’è ancora da compiere per eradicare gli stereotipi di genere: da un lato l’immagine femminile prevalente è dolce, bisognosa di protezione, attenta ai bisogni degli altri, vezzosa, dall’altro la raffigurazione del maschile esprime violenza, vivacità, aggressività, passione per il calcio, protezione e tutela dei più deboli.

Anche nel gioco emerge un forte condizionamento dei ruoli di genere declinati al maschile e al femminile. I bambini e le bambine desiderano esplorare il mondo dell’altro attraverso l’organizzazione dei giochi, tuttavia la divisione dei ruoli non glielo consente: una trasgressione comporterebbe la perdita di stima dei compagni.

Allo stesso modo nel lessico quotidiano una donna che fa valere le sue ragioni è una “donna con le palle”, così come nella sua infanzia era definita “maschiaccio” (notare l’uso distorto del termine che definisce l’appartenenza a una categoria negativa), quando giocava “come un maschio” con i suoi compagni.

Se si incrociano le risposte date dai bambini e dalle bambine all’item n. 3 del questionario (se ci sono bambini/e che vorrebbero fare giochi da femmina/maschio e se non lo fanno, perché), appare chiaro che molte risposte da un lato riproducono stereotipi, dall’altro esprimono un interesse malcelato per i giochi che hanno una connotazione di un genere diverso dal proprio e il timore di manifestarlo ed essere per questo emarginati dal gruppo. Da menzionare l’affermazione del bambino che ritiene di non aver accesso alla carriera di ballerino perché è un lavoro da femmina.

Ci piace citare al riguardo lo slogan attribuito alla “x-generation” negli anni Novanta, citazione del film Billy Elliot: Diventa quello che sei.

D’altro canto, confortano le risposte ottenute sulla classificazione e distribuzione dei lavori tra maschi e femmine, che fanno emergere un quadro abbastanza paritario. Le motivazioni fornite dai bambini che giustificano una equa distribuzione dei compiti e delle mansioni vanno da una  riflessione sull’atto della creazione, tra Adamo ed Eva non c’è differenza e, dunque, non c’è traccia di una divisione del lavoro fondata sulle differenze di genere, alla riflessione che la cosa più complicata del mondo è mettere al mondo i figli: da lì in poi tutto si può fare.

Nel corso degli incontri con gli alunni delle tre scuole che, dopo la somministrazione dei questionari, hanno richiesto un ulteriore supporto, abbiamo avviato una discussione sulle sezione degli items dedicati al lavoro.

Molti bambini, per esempio, hanno espresso una radicata convinzione di aver messo a fuoco la più fedele rappresentazione degli orizzonti di possibilità riservati alle donne: non esistono donne che fanno politica ad alto livello. Ma quando sono state introdotte rappresentazioni differenti le opinioni sono mutate ed è stata accettata e condivisa l’evidenza oggettiva che smentiva il loro assunto: in quei giorni, infatti, i media diffondevano le immagini della campagna elettorale per la corsa alla presidenza negli USA di Hilary Clinton.

Ahimè, in patria non è così: in merito alle pari opportunità di accesso alle più alte cariche istituzionali l’Italia è il fanalino di coda della UE.

Riteniamo che un percorso di apprendimento accompagnato e attuato attraverso una conoscenza trasversale delle relazioni politiche di genere, sicuramente possa restituire una visione compiuta della complessità dei sistemi sociali.

La responsabilità degli educatori e delle famiglie è grande, in particolare in questo momento in cui si rende necessario un rapido adattamento al cambiamento e alla innovazione delle culture.

Certo, siamo ancora ben lontani da quanto il Governo inglese sta in questi giorni legiferando: una norma di recente introduzione vieterà nelle scuole qualunque riferimento a stereotipi e a espressioni sessiste, per esempio devi essere un uomo, oppure non fare la femminuccia, ma anche non fare il maschiaccio.

Inoltre, per arginare le forme di bullismo e omofobia, sarà adottato dalla scuola un programma e un lessico adeguato all’educazione e alla consapevolezza delle differenze di genere e di orientamento sessuale. Lavorare sulla nozione di pregiudizio e stereotipo nelle scuole assume oggi un valore e un’importanza cruciale; si pensi all’importanza di programmi che mirino a educare il comportamento e il linguaggio all’alterità culturale, di genere, di orientamento sessuale e religioso.

Anche i comportamenti familiari, a volte a livello inconscio e non intenzionale, hanno una notevole influenza nella costruzione della identità dei bambini di oggi, adulti di domani. Averne consapevolezza è un primo passo verso l’eradicazione dei pregiudizi appresi in famiglia, che spesso influenzano in maniera pervasiva gli atteggiamenti del bambino.

La costruzione dei ruoli di genere maschili e femminili è un processo che inizia presto nell’infanzia e accompagna la costruzione dell’identità degli individui: per i bambini e gli adolescenti è, infatti, inevitabile identificarsi nei modelli proposti dall’ambiente che li circonda.

Questa ricerca sul campo – senza alcuna pretesa di esaustività – è stata ideata e progettata per offrire un primo contributo alla riflessione sulle politiche di genere nelle scuole e migliorare la consapevolezza nei bambini e nelle bambine, uomini e donne di domani, delle differenze che tra loro intercorrono: una risorsa e una ricchezza piuttosto che una barriera.


[1]              Le immagini di questa esercitazione sono prese da una ricerca condotta nell’ambito del progetto “Quante donne puoi diventare?” POR PIEMONTE 2000-2006 Mis. E1