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27 dicembre 2014

Antropologia Politica – Il sistema di potere di Erdoĝan

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Raffaella Bianchi

Ventisette giornalisti, tra cui il redattore capo del quotidiano Zaman, Ekrem Durmanlı, sono stati fermati dalla polizia domenica 14 dicembre. Notizia che lo stesso quotidiano ha definito come la domenica nera della stampa [i] e che ha puntato i riflettori dei media internazionali sull’erosione delle libertà democratiche in corso in Turchia.[ii] Il lead dell’articolo riportato di seguito, apparso nella stessa giornata sul principale quotidiano nazionale italiano, ha ispirato questo contributo che si propone di fornire al lettore una contestualizzazione dei fatti:

«La vendetta è un piatto che si serve freddo. E il presidente Erdogan ha aspettato  un anno per rendere pan per focaccia ad uno dei suoi più importanti oppositori, il predicatore Fetullah Gülen, dal 1999 in esilio in Usa, capo di una corrente della destra islamica turca che si oppone all’Akp e che proprio un anno fa era stato considerato dall’allora premier l’ideatore delle inchieste sulla famosa tangentopoli turca».[iii]

In realtà, come ben sottolinea Filippo Cicciù su Limes, questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi del presidente della repubblica turco Recep Tayip Erdoĝan al movimento Hizmet (in turco: servizio) guidato dal leader Gülen. Un anno fa la messa fuori legge dei centri di preparazione per l’accesso all’università (Dershane) ha rappresentato la soppressione di una delle fonti ingenti di finanziamento del gruppo.[iv] Secondo le dichiarazioni che ho raccolto da dissidenti del partito di Erdoĝan, che desiderano rimanere anonimi per questioni di sicurezza, la rottura tra AKP e Hizmet si è consumata su questioni di potere, spartizioni di poltrone e mancanza di applicazione di criteri meritocratici nell’assegnazione di importanti incarichi di governo.

Erdoĝan, insieme a parte dell’opinione pubblica, ritiene che l’inchiesta giudiziaria e mediatic,  che ha visto implicati membri del suo governo e il suo stesso figli,o sia una conseguenza dell’esclusione dal potere dei membri di Hizmet. Mentre il movimento nega la paternità dell’inchiesta anti-corruzione e si ritiene perseguitato. [v] Un attacco significativo al cuore economico del gruppo è stato quello alla sua banca di riferimento Bank Asya, che viene definita da Erdoĝan come un’organizzazione eversiva. Gli arresti alla stampa sono stati operati dalle squadre antiterrorismo e il movimento  Hizmet, definito eversivo, è stato inserito nelle liste di proscrizione del Consiglio di Sicurezza, che lo definiscono come pericoloso per la stabilità della Turchia. Da segnalare anche tanti altri atti di disturbo, ma relativi a fatti meno eclatanti, come la soppressione dell’autobus che collega Istanbul con la maggiore università del gruppo, Fatih University.

Per comprendere appieno queste dinamiche, bisogna pensare a una società dove l’appartenenza politica si esplica in tutti i settori. Non si tratta solo di aderire a dei valori ideologici attraverso la scelta di prodotti consumistici, come suggerisce Bauman,[vi] ma piuttosto di una struttura consociativistica dove le aziende, le associazioni, le fondazioni, i media, tutte le istituzioni della società, i quartieri dove si vive, e le diverse città denotano un’appartenenza politica. Il tentativo di semplificare la realtà politica di paesi altri con concetti comprensibili al mondo occidentale, come quello di “destra” e “sinistra” rassicurano il lettore occidentale; tuttavia, negano dignità politica a culture diverse. Edward Said, autore dell’influente saggio Orientalismo, considerava come attitudine intellettuale imperialistica la lettura di una società altra con criteri di analisi occidentali. I concetti di destra e di sinistra ,nati con la Rivoluzione frances,e non sono applicabili alla Turchia. Tradizionalmente, la maggiore ideologia è il “Kemalismo”,[vii] dal nome del fondatore della nazione Mustafa Kemal, detto Atatürk (padre dei turchi), il quale ha operato una modernizzazione del paese sul modello occidentale cambiando la lingua, il diritto e ampi aspetti della cultura (dalla musica al vestiario).

La turchificazione del paese ha significato la soppressione delle minoranze etniche e la messa fuori legge di gruppi religiosi, l’abolizione del velo per le donne in pubblico. Kemal ha operato una secolarizzazione della società sul modello francese. Per decenni i musulmani turchi hanno rappresentato le frange più povere e marginali della società escluse dal sistema di potere. Se una donna era velata poteva essere solo una domestica o la moglie di un manovale. Le dittature militari che si sono succedute nel paese sono sempre intervenute a sedare i conflitti sociali e a ristabilire i caratteri secolari della Repubblica, mettendo al bando i partiti musulmani. Prima di fondare AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), Erdoĝan ha militato in diversi partiti politici che avevano carattere religioso, ma anche una forte componente nazionalista (Milli Nizam Partisi, Milli Selamet Partisi, Refah Partisi), e che sono sempre stati messi fuori legge dal potere kemalista, o per intervento dell’esercito che ha la funzione di proteggere il carattere secolare della Repubblica.[viii] La carriera politica di Erdoĝan ha un picco dopo il suo incarico di sindaco di Istanbul. Viene arrestato per aver recitato una poesia. È il primo politico a passare dalla prigione alla carica di primo ministro.

Le riforme politiche e istituzionali, operate dal 2002 al 2005 dal partito di Erdoĝan in vista di un possibile ingresso nell’Unione Europea , hanno subito una battuta d’arresto dopo la riforma dell’esercito, che è stata votata in un referendum nel 2005. Questa riforma dell’esercito nel 2005, fortemente voluta da Bruxelles, ha conferito una forza senza precedenti al partito al governo, eliminando ogni contrappeso al potere di Erdoĝan. È proprio da questa data che si evidenzia un cambiamento nella politica estera del paese, uno scemato interesse per l’adesione al progetto europeo, come se le riforme fossero servite per raggiungere il poter,e che ora si può esercitare senza ingerenze internazionali e interne.

La dicotomia, che per anni ha caratterizzato la vita politica del paese, è tra gruppi di potere che rappresentano il centro metropolita di Istanbul e gruppi di opposizione a questo potere: la “periferia” dell’enorme distesa Anatolica. Ai tempi dell’impero ottomano questi gruppi periferici antagonisti erano rappresentati dalla consistente minoranza religiosa degli aleviti e dai gruppi di benestanti armeni. Ai tempi di Mustafa Kemal e della Repubblica turca le periferie erano i curdi e i musulmani sunniti. Oggi Erdoĝan ha portato al potere una nuova classe emergente della borghesia periferica, i cosidetti “leoni” dell’Anatolia che fanno capo all’associazione industriale MUSIAD, fondata nel 1990, che si contrappone alla TUSIAD, i cui membri sono a capo dei 300 maggiori gruppi economici turchi. Erdoĝan ha dato identità politica alle masse di lavoratori subordinati e piccoli proprietari sunniti immigrati nelle periferie di Istanbul. Ora è la periferia che governa.

Per operare questo cambiamento epocale nella struttura economica e sociale della Turchia, l’alleanza e la protezione dell’alleato Gülen sono state rilevanti. Questo importante personaggio nella scacchiera nazionale e internazionale non è un politico in senso stretto e il suo movimento è fortemente apartitico. Potrebbe essere definito politico in senso gramsciano, dato che la sua è un’operazione elitaria volta a una lotta per l’egemonia intellettuale. Uomini e donne del suo movimento hanno infiltrato le istituzioni dello stato creando una rete protettiva per lo sviluppo di partiti e movimenti religiosi. Il suo progetto fondamentale ruota attorno all’educazione delle masse musulmane con la creazione di scuole, centri di ricerca, università alternativi al modello secolare finanziate dagli industriali musulmani emergenti. La rete scolastica si estende in molti paesi esteri; intesse relazioni e fornisce servizi educativi.

L’ideologia di riferimento per Erdoĝan e Güllen è comune e si rifà al pensiero di Said Nursi. Questi viene considerato un importante nurcu (da nur: luce spirituale e cu: suffisso che indica una persona che esercita una professione o una funzione) anche da altri movimenti e individui che ne danno differenti interpretazioni. Molti quotidiani hanno definito Fetullah Güllen un imam. È interessante notare come questa sia un’ulteriore similitudine. Anche l’attuale presidente della Repubblica Recep Tayip Erdoĝan ha frequentato le scuole religiose che formano gli imam nel quartiere povero di Istanbul, dove è cresciuto. Da primato del moderatismo islamico, come un novello Napoleone, Erdoĝan guarda il suo paese che cambia dal nuovo palazzo che si è fatto costruire a Ankara.

Nuove “periferie” si stanno creando per via della mancata estensione delle garanzie democratiche e dei diritti umani. Le minoranze etniche e religiose significative di curdi e aleviti e gli stessi secolari, ma anche la miriade di nuove identità postmoderne che si sono espresse nel movimento di Gezi Park[ix], vengono represse da una cultura politica abituata all’omogenizzazione e alla violenza. Quel che preoccupa non è tanto l’islamizzazione del paese denunciata da intellettuali di origine secolare che fanno appello ai sentimenti islamofobici dell’occidente. Preoccupanti sono la libertà di espressione nelle aule universitarie e nei media e le nuove leggi di sicurezza. Si iniziò nel 2003 con una legge che vieta ai medici di intervenire a soccorrere i feriti durante le manifestazioni di protesta e che prevede pene pecuniarie e tre anni di prigione per i medici disobbedienti,[x] mentre quelle delle ultime settimane danno poteri straordinari alla polizia, come quello di sparare ai manifestanti, in caso questi abbiano atteggiamenti che destano “sospetto”. Cambiata l’ideologia al potere e il gruppo sociale di riferimento, quello che non muta sono i sistemi di omogeneizzazione e di repressione che ricordano anni bui della Repubblica. In questo contesto, la crisi economica in arrivo e la crisi internazionale della guerra siriana saranno due nodi politici fondamentali di scontro interno e internazionale. Erdoĝan si prepara, rinserra le fila e punisce i dissidenti.

[i] Per comodità di lettura si riporta qui la versione inglese dello stesso quotidiano che viene scritto durante l’arresto e appare non firmato “Black Sunday: The day Turkey detained its prominent journalists” Today Zaman, 14 Dicembre http://www.todayszaman.com/national_black-sunday-the-day-turkey-detained-its-prominent-journalists_366944.html
[ii] Tra i media più influenti si vedano: Lowen, M. 2014 “Police Raid Media Group Critical to Erdogan” BBC NEWS, 14 Dicembre http://www.bbc.com/news/world-europe-30471346. Tisdall, S. 2014 “Can Turkey under Erdoğan any longer be deemed a reliable western ally?” The Guardian, 15 Dicembre http://www.theguardian.com/world/2014/dec/15/turkey-erdogan-western-ally. Krajeski, J. 2014 “What the Zaman raid means for Turkey’s media” The New Yorker, 17 Dicembre http://www.newyorker.com/news/news-desk/after-zaman-raid-turkeys-journalists-rally-erdogan
[iii] Ricci Sargentini, M. 2014 “Turchia Erdogan contro Gülen. Arrestato il direttore di Zaman”, Corriere della Sera, 14 Dicembre, http://www.corriere.it/esteri/14_dicembre_14/turchia-erdogan-contro-gulen-arresti-perquisizioni-giornali-5bb181ea-837c-11e4-a2cc-02f7f9acc66f.shtml
[iv] Cicciù, F. 2014 “La retata di Erdoğan in Turchia: contro Gülen più che contro la stampa”, Limes, 17 Dicembre http://temi.repubblica.it/limes/la-retata-di-erdogan-in-turchia-contro-gulen-piu-che-contro-la-stampa/67554
[v] Rethink Institute 2014 The Persecution of the Hizmet (Gülen) Movement in Turkey: A Chronicle Rethink Paper 19, December, Washington DC.
[vi] Bauman, Z. 2000 Modernità Liquida Torino, Einaudi.
[vii] Bora, T. (a cura di) 2011 Modern Türkiye’de Siyasi Düşünce Cilt 2 Kemalizm, 7h ed., Istanbul,  İletişim. Kasaba, R. 2008 “Turkey in the Modern World” The Cambridge History of Turkey, vol. 4, Cambridge, Cambridge University Press. Kushner, D. 1977 The Rise of Turkish Nationalism:1876-1908, London, Routledge.
[viii] Narli, N. 1999 “The Rise of the Islamist Movement in Turkey” Middle East Review of International Affairs, Vol. 3, No. 3, Settembre.
[ix] Yörük, E., Yüksel, M. 2014 “Class and Politics in Turkey’s gezi Protest” New Left Review, Vol. 89, Settembre-Ottobre. Atak, K. 2014 “Flap of the Butterfly: Turkey’s June Uprisings,” Spreading Protest: Social Movement in a Time of Crises, a cura di Della Porta, D. e Mattoni, A., pp. 253-276 , Colchester, ECPR Press.
[x] 2014 “Doctors Urged to Comdemn Turkey’s Emergency Care Law” The Lancet, Vol 383, March 15.

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