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11 aprile 2014

Passages metrocorporei – Giorgio Cipolletta

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Collana diretta da Rosa Marisa Borraccini e Mariano Cingolani – L’opera risultata vincitrice al concorso: “Premio Pubblicazione Tesi di Dottorato”, Sessione 2012, Area 14: Scienze Politiche e Sociali –  eum > estetica digitale > comunicazione – ©2014 eum edizioni università di Macerata

 

Passages metrocorporei

Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione

Giorgio Cipolletta – Qui i “Passages” di Walter Benjamin divengono metafora, montaggio, architettura fluttuante per tracciare una nuova geografia corporea. La complessità della contemporaneità richiede un nuovo dispositivo transdisciplinare dove le scienze e le arti possano convivere per una terza cultura.

Le nuove tecnologie assorbono il corpo e persino i processi della coscienza (technoetica). L’essere vivente deve ripensarsi plurale, sincretico, pluricentrico e capace di fondersi con il sex appeal dell’inorganico, per una neo antropologia dell’artificiale. Il metrocorpo è la risultante di questo processo che recupera una nuova metrica del corpo, disposta ad accettarsi nella complessità di questa ri(e)voluzione. Guardare verso il futuro è la sfida umana del corpo-dispositivo che transita verso un progetto nuovo di esistenza, gettando al di là le basi per ripensare naturalmente la propria tecnologia.

I nuovi passage transitano nel corpo e si fanno corpo. Esso stesso è passage che crea comunicazione, incorpora il mutamento e il movimento: misura di una geografia corporea contemporanea, trasversale e ibrida.

Il metrocorpo interagisce instaurandosi come filtro dinamico, fluttuante, separante, tra corpi porosi che mediano in uno spazio esteso, inserito in un circuito di interattività con proprietà transitiva. Il corpo connettendosi attiva dei processi creativi di mondi altri, lasciandosi penetrare da un significato profondo assimilando così un nuovo nucleo significativo e molteplici sé.

Il metrocorpo “riveste” il corpo che si moltiplica, si frantuma nella Rete, nei chip della robotica e si dissemina nelle mutazioni genetiche manifestando la sua intenzionalità nel mondo e per il mondo altro. È in questo intermezzo che si innesca il metrocorpo, la sua funzione è complessa, esso raffigura anche se metaforicamente una condizione-immagine, la quale si sviluppa attraverso la sua manifestazione immateriale di separazione-aggregazione. Esso separa ed unisce, moltiplica e divide: uno nessuno e centomila è il suo valore, che si definisce nel circuito cross-narrativo e non lineare delle reti. Il corpo è connesso quotidianamente e il suo organismo non regge il regime dei “mille piani” in cui esso si dispone. Il metrocorpo è invisibile, assente, esso risiede in un “non-confine” e mobilita le sue funzioni filtrando la realtà per connettersi a quella virtuale.

Il metrocorpo agisce quindi nel sotterraneo e attraversa il corpo che desidera trasformazione, nuovi profili, desideri di identità mutanti. Il corpo diventa quindi dispositivo tra i dispositivi, nei game esso stesso è joystick, controller diretto del gioco (Kinect) senza fili. In questo nuovo “sentire” è il metrocorpo che si presenta come ingranaggio, surcodificazione del corpo che diventa corpi, codici di codici, pixel, identità multidimensionali, tracce, suoni e colori.

Il metrocorpo sta a rappresentare la progettualità del divenire del corpo, del cambiamento e della sua mutazione che iscrive su se stesso i codici complessi dell’artificiale e dell’informazione. Metrocorpo quindi come architettura complessa delle possibilità corporee e registro dell’informazione per un corpo comunicante.

Giorgio Cipolletta è dottore di ricerca in Teoria dell’informazione e della comunicazione. Nel 2011 è stato visiting student presso lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medientechnologie) di Karlsruhe. Attualmente è docente a contratto per il Laboratorio di Arte visuale e tecnologia presso il Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali. Collabora con diverse riviste e si occupa di arte contemporanea e nuove tecnologie.

read moore Introduzione di K. Alfons Knauth

read moore postfazione di Massimo Canevacci