Commenti disabilitati su La sessualità tra meccanismi di potere e controllo nel pensiero di Michel Foucault

29 aprile 2016

La sessualità tra meccanismi di potere e controllo nel pensiero di Michel Foucault

image

photo © Alex Gallo REVOLTMASKED
www.alexgallorm.com

 

Laura Sugamele

Introduzione

Nel pensiero di Michel Foucault è centrale il concetto di potere, inteso sia come complessità dei rapporti che come molteplicità di strategie, «il cui disegno generale o la cui cristallizzazione istituzionale prendono corpo negli apparati statali, nella formulazione della legge, nelle egemonie sociali».1

In particolare, Foucault si è occupato di riflettere sul rapporto che vi è tra potere, sapere e sessualità, concentrandosi proprio su quest’ultimo aspetto. In Storia della sessualità del 1976 (opera che consta di tre volumi e della quale fanno parte La volontà di sapere, L’uso dei piaceri e La cura di sé), Foucault ricostruisce ad esempio una genealogia della sessualità, indagando la relazione che esiste tra il sesso e i dispositivi di potere, storicamente atti a normarlo. È interessante osservare il connubio che il filosofo rinviene tra il potere come dimensione repressiva e la sessualità come dimensione costruita da questo potere.

A tal proposito, Foucault osserva come proprio l’epoca moderna si sia caratterizzata non soltanto per un eccesso di moralismo, ma per una effettiva sovrapproduzione di discorsi sulla sessualità.

Ciò che emerge nella prospettiva teorica dello studioso è la comprensione di questa proliferazione di ambiti disciplinari e di discussione sul sesso.

Nello specifico, in Foucault emerge un’idea di sessualità contenuta e normata già dalla spiritualità cristiana e cementificata nella società ottocentesca-borghese, la cui morale diffusa aveva prodotto una forte inibizione della sessualità individuale a differenza, invece, della società greca e romana nella quale era vissuta liberamente.2 Da questo punto di vista, la morale borghese e quella cristiana si profilano come morale della negazione e del disconoscimento della sessualità, che è parte, invece, co-esistenziale dell’essere umano.

È altresì interessante osservare che dopo il Concilio di Trento, la nuova pastorale cattolica ha posto molta importanza alla confessione quale obbligo morale e strumento per l’espiazione dei propri peccati, specialmente, per quelli connessi al piacere e alla sessualità.

È, dunque, con il regime della confessione che ha inizio una fase di proliferazione di discorsi sulla sessualità. Tra il XVIII e il XIX secolo si è sviluppata, infatti, una scientia sexualis, come viene definita da Foucault, con riferimento a un campo di conoscenze che istituisce e definisce una verità sul sesso.

In questo modo, sapere e potere, congiuntamente, rivelano la loro azione, quella di attuare una produzione scientifica e di verità assoluta sulla sessualità, la quale diventa lo strumento principale su cui il potere può definire le sue strategie di controllo. La sessualità viene così analizzata e spiegata in maniera riduttiva, trasformandosi in un dispositivo del potere, adattata ai suoi scopi e adoperata come strategia di soggiogamento sociale.

La prospettiva foucaltiana apre, così, alla visione di una specifica fisionomia pervasiva di un potere che, allo stesso tempo, è disciplinare ed istituzionale. Un potere che irradia la sua autorità mediante le istituzioni: la famiglia e l’educazione e i campi disciplinari del sapere: medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia e demografia, che si accompagnano all’individuo sin dall’infanzia e finiscono per fargli interiorizzare come assoluta un’idea di normalità che è giusta, lecita, approvata socialmente e, quindi, contrapposta a un’idea di anormalità, di illecito, di follia. Come afferma lo stesso Foucault «il sesso non si giudica solo, si amministra. Esso riguarda il potere politico. Richiede procedure di gestione».3

È all’interno del binomio sapere-potere che si costituisce quindi, una meccanica della repressione sociale e che va ad inaugurare la categoria dell’anormalità. Nel XVIII secolo la sovrapproduzione e la proliferazione del sapere sul sesso, diede inizio ad una fase di studio dei comportamenti sessuali, soprattutto di quelli considerati strani o nocivi, che in quel periodo vennero dettagliatamente analizzati. Venne esaminata, ad esempio, la loro origine comportamentale e psicologica e gli effetti che un tale disordine morale avrebbe potuto produrre a livello sociale.

Altresì, la popolazione e la sua sessualità diventano un problema morale, sociale, politico ed economico. Ogni aspetto, abitudine e comportamento viene ricondotto alla sessualità e, pertanto, diviene oggetto di controllo e di intervento: dall’analisi del tasso di natalità all’età del matrimonio, dalla precocità e frequenza del rapporto sessuale all’incidenza delle pratiche contraccettive.4

Inoltre, la follia diventa elemento favorevole per la categorizzazione sociale di quei soggetti considerati anormali da quelli normali e per una separazione tra quei comportamenti definiti leciti da quelli illeciti. Non dimentichiamo, infatti, che è nell’Ottocento che vengono istituiti i manicomi e si sviluppa la psichiatria. La separazione tra razionale e irrazionale, normale e anormale, sommata alla volontà di creare un discorso che avesse come fulcro principale il soggetto, ha istituito un indissolubile legame tra potere disciplinare e sapere istituzionale.

Il corpo equivale ad oggetto di analisi e, in questo modo, si crea una differenziazione netta tra il soggetto e il suo corpo che viene così oggettivato dal potere stesso. Da ciò deriva il termine foucaltiano di bio-potere, ad indicare proprio l’esercizio di controllo che il potere istituisce sul corpo arrivando, persino, a definire la relazione sociale che il soggetto intrattiene con i suoi simili, in quanto «prodotto dei dispositivi in cui è inserito».5

 

Potere e sovrapproduzione del sapere sulla sessualità

Secondo Foucault, la monogamia insieme all’istituzione del matrimonio è stata legittimata dalla morale cristiana, diventando regola e orientando la funzione della sessualità unicamente ai fini riproduttivi. Come forma di potere ha normato la sessualità, creando un legame tra obbedienza e conoscenza dell’individuo che accettando e rispettando le norme stabilite da tale morale, in tal modo, si vede riconosciuto socialmente.

Successivamente alla morale cristiana sono subentrate ulteriori «tecniche “positive”».6

Il potere si è esteso, infatti, in nuovi settori come la statistica, demografia, medicina, psichiatria e pedagogia. La conseguenza di ciò è che queste «discipline hanno assunto un ruolo nella meccanica funzionale di produzione di discorsi sul sesso».7 È così che il potere si è sedimentato all’interno di una sovrapproduzione di discipline scientifiche, esplicandosi in vari campi di conoscenza e spiegazione della sessualità. E l’Ottocento è un’epoca che si caratterizza proprio per una sorta di scissione tra il sesso e il corpo, diventando due parti radicalmente distinte nell’analisi scientifica e medica, avviando il «grande campo medico-psicologico delle “perversioni”, che doveva sostituire le vecchie categorie morali della dissolutezza e dell’eccesso […] Da qui il progetto medico, ma anche politico, di organizzare una gestione statale dei matrimoni, delle nascite e della sopravvivenza».8

Alla luce di tale osservazione, si comprende che il discorso si profila quale elemento cardine di produttività ed articolazione del rapporto potere-sapere. I meccanismi di potere non sono altro che le forme istituzionali, da quelle religiose a quelle sociali-politiche, le quali intervengono modellando un sapere, una conoscenza dei fatti e stabilendo una verità.

Il potere di cui Foucault parla è un potere normativo, tipico della morale ottocentesca, la quale disciplinava qualsiasi comportamento allineandolo socialmente. In quel periodo storico, si andarono formando le differenziazioni di genere tra gli uomini per il ruolo di marito e padre nello spazio privato della famiglia e come uomo di successo nello spazio pubblico e professionale; e le donne, invece, erano dedite esclusivamente al ruolo di moglie e madre come angelo del focolare.

La totale accettazione per la donna della funzione di consorte devota e di progenitrice per la continuità della famiglia, causò la diffusione dell’isteria tra quelle donne appartenenti alle classi sociali più agiate. Difatti, come aveva dimostrato Freud, l’isteria era certamente connessa alla repressione dei desideri sessuali, in quanto regolati già nell’infanzia da una educazione poggiante su tabù e divieti repressivi. Altresì, secondo Freud la funzione sessuale esiste ed è presente già nella fanciullezza.

Il bambino non è, quindi, privo di istinti, semmai è la società che con il suo modello educativo impiantato su queste norme morali ha prodotto un metaforico sacrificio, un abbandono delle pulsioni sessuali, «per cui la società crede che non vi sia più forte minaccia alla sua civiltà di quella che risulterebbe dalla liberazione delle pulsioni sessuali».9

Persino la maternità diventa elemento per giustificare la repressione sessuale della femminilità e supporto all’ideale borghese della donna considerata solo nel ruolo di madre, ruolo incompatibile con i caratteri della sensualità, del desiderio e della sessualità, che il marito ricercava, invece, fuori dalle mura domestiche.

Da questo punto di vista, la società borghese è «l’apogeo della repressione sessuale, del divieto, dell’inesistenza, del mutismo».10 Il conformarsi a ruoli stabiliti socialmente, di converso, ebbe il risultato di produrre un’idea di anormalità, nella quale erano collocati tutti coloro che non assumevano un comportamento esteriore di comune accettazione.

In tale situazione subentra un atteggiamento di repressione e assoggettamento, la volontà di sanzionare ciò che veniva inteso come amorale. Nello specifico, si produsse una certa categorizzazione comportamentale, una sostanziale asimmetria tra quei soggetti considerati normali socialmente e quelli anormali e, dunque, sui quali era necessario intervenire attraverso il meccanismo della sanzione e del divieto.

Quando si parla di sessualità si comprende, allora, che il suo utilizzo si è definito in correlazione allo sviluppo di nuovi campi scientifici e all’insieme di norme basate su istituzioni religiose, mediche o giuridiche, nonché in relazione ai codici sociali-comportamentali, in cui gli individui si riconoscono e attribuiscono significato e la relativa corrispondenza delle loro azioni, doveri, sentimenti. Il potere si dilata, dunque, in una produzione di discorsi, in una strategia istituzionalizzata tra sapere-potere-soggetto.11 Questa relazione di potere-sapere oltre che produrre verità, trasforma la società, attuando meccanismi di censura con i quali una eventuale devianza viene controllata.

In quest’ottica, la gestione e il contenimento dei comportamenti sono determinanti nella formazione di un bio-potere, deputato al controllo minuzioso del comportamento sessuale e della salute, sottoponendo ogni soggetto ad un sistematico circuito di protezione e salvaguardia generale. Per quanto concerne il ruolo femminile, l’ideale della donna-madre diventa garanzia dell’equilibrio sociale, condizione per la quale non le è assolutamente consentito di assumere un qualsiasi comportamento reputato autonomo, differente e quindi conflittuale con tale ordine.

In questa fase emerge il carattere della fragilità della donna come di un essere debole non solo nella personalità, ma anche nel fisico, stereotipo che venne confermato dal punto di vista scientifico, spiegando che il flusso mestruale mensile era una dimostrazione biologica di questa debolezza fisica e, soprattutto, della reale funzione della donna, ovvero quella della riproduzione. Detto ciò, per la società borghese l’elemento cardine di controllo sociale è la famiglia «che esprime in sé ragione, salute, ordine, moralità».12

Questo controllo avviene quindi nell’ambito familiare e ha inizio con l’educazione del bambino e della bambina, la cui differente biologia e sessualità viene adoperata al fine di demarcare socialmente funzioni e ruoli già prestabiliti.

In tal modo, il bambino è sin dalla nascita collocato all’interno di una società strutturata in comportamenti sessuali e in funzioni sociali diversificati. È così che la società ottocentesca si caratterizza per la costante sessuale, fattore che inizia a delinearsi come fonte primaria di preoccupazione per la stabilità dell’ordine delle cose. Ad esempio, «l’igiene erotica si fa fonte di direttive, disposizioni, cure, indagini avvolgendo i soggetti parentali di un sottile e costante filo di sorveglianza».13 In particolare, questo potere non è soltanto disciplinare, bensì include un controllo persistente. Come afferma Foucault «si è perpetuamente esposti allo sguardo di qualcuno o, in ogni caso, nella condizione di poter essere costantemente osservati».14

 

Disciplinamento sociale e oggettivazione del corpo

La forma disciplinare del potere si realizza come sovrastruttura meccanica che ha la proprietà di delineare comportamenti e costruire individualità. È un potere che «fabbrica, distribuisce, corpi assoggettati. È individualizzante, [ma solo nel senso che] l’individuo [non] è altro che il corpo assoggettato».15

Un tale potere si dipana nella proliferazione discorsiva di campi del sapere, realizzando una demarcazione tra ciò che si può considerare lecito e ciò che invece non lo è e che rientra nell’ambito della difformità. Alla luce di questa osservazione, i comportamenti sessuali non normati vengono collocati nella sfera del patologico, della devianza, della disfunzione, passibile di studio e di analisi.

Seguendo la prospettiva di Foucault sull’ipotesi di un potere repressivo, il cui scopo è il controllo della sessualità, osserviamo che tale potere non si è limitato ad attuarne il contenimento, ma ha finito per dare vita a una intensificazione di discorsi sulla sessualità che, anziché racchiuderla e isolarla l’hanno, invece, fissata in varie discipline che si sono occupate di studiarla dal punto di vista biologico, psicologico, sociologico, giuridico e religioso.

È fondamentale notare che la disciplina del potere ha nella famiglia il suo apice, la sua garanzia, in quanto al suo interno, attraverso i rapporti parentali, si realizza proprio un sistema di legami particolari poggianti sulla proprietà e sulla contrattualità come quello del capofamiglia sulla moglie e sui figli, ma anche sulla sovranità, che egli ha grazie alla libera gestione di questo spazio privato. Per tale ragione, la famiglia si trasforma nel nucleo fondante su cui poggia l’intero assetto sociale, consentendo che sui suoi principali rami relazionali, quello tra marito e moglie e quello tra genitori e figli, «si sviluppassero gli elementi principali del dispositivo di sessualità (il corpo femminile, la precocità infantile, la regolazione delle nascite e, […] la specificazione dei perversi)».16

All’interno del sistema sociale di controllo e sorveglianza della sessualità individuato da Foucault, la famiglia diventa la principale agenzia di controllo di un sistema più esteso, del quale fanno parte medici o psichiatri e il cui compito è studiare, analizzare e psicologizzare anche i rapporti familiari.

Alla fine, la famiglia condivide questo potere disciplinare di correzione rispetto a quei comportamenti categorizzati come poco consoni, assumendo un ruolo di spessore nel meccanismo familiare-educativo-medico che agisce come asse portante nella normalizzazione sociale. Consideriamo, ad esempio, che sia la medicina che la pedagogia si interessarono della sessualità infantile, incentrando gli studi sull’onanismo, individuato come problema rilevante per la salute fisica e psichica del bambino.

Su questo punto, proprio le relazioni familiari sono all’origine del meccanismo di alleanza e controllo, consolidato con il matrimonio, il legame di parentela, la trasmissione del nome e dei beni di padre in figlio.

Il sistema integrato di controllo e alleanza intra-familiare e medico attuato sulla sessualità ha, inoltre, causato la produzione di tre fattori: l’isterizzazione del corpo femminile, la pedagogizzazione della sessualità del bambino e la sua educazione in età adulta, la psichiatrizzazione della sessualità anomala. La conseguente riduzione ad analisi della sessualità ha investito tutti, indipendentemente dal sesso e dall’età e, dunque, ha portato all’identificazione del corpo biologico con il corpo sociale, del quale si deve assicurare la funzione riproduttiva.

In quest’ottica, la sessualità illecita, o contro natura, diventa la discriminante adatta a patologizzare quegli individui i cui comportamenti non assicuravano la conformità sociale, dando così vita a varie figure come quella della donna isterica, acida o nervosa che non era sposata e non aveva figli; l’uomo perverso che si dilettava in piaceri nocivi e contrari; il bambino masturbatore che assumeva comportamenti sessuali strani e che pertanto bisognava educare e controllare. Detto ciò, nell’ottica di Foucault si comprende che il corpo è individuato come costrutto socio-culturale, «un’entità complessa inscritta all’interno di una rete di dispositivi di sapere/potere che concretamente lo producono e lo modellano».17

In Sorvegliare e punire del 1975, Foucault evidenzia proprio questo aspetto: la co-estensione settoriale del controllo attuato dalle istituzioni familiari-educative, religiose, mediche, giuridiche, ha permesso il sorgere di una specie di società disciplinare, «un apparato burocratico statale centralizzato coestensivo all’intero corpo sociale, […] basato sull’azione dei funzionari e delle istituzioni di polizia chiamate a farsi carico della sorveglianza e del controllo degli spazi fisici che si estendono tra le singole istituzioni chiuse».18.

In tal modo, la sessualità oltre che essere oggetto di contenimento morale, viene, altresì, inglobata nella regolamentazione giuridica, passando al piano della sanzione, del diritto, della devianza che va punita per ristabilire l’ordine sociale compromesso. Foucault osserva come proprio questo sanzionare, questo normare la sessualità, non soltanto l’ha resa oggetto specifico del sapere, ma il fatto di aver spinto per una sua repressione, ha condotto ad un aumento esponenziale dei discorsi sul sesso e ad una loro eccessiva tematizzazione.

Nel momento stesso in cui la sessualità diventa l’argomento principale dei timori legati ad un infondato decadimento generale della moralità, essa inizia ad essere posta al centro di interessi politici e «suscettibile di un intervento normalizzatore».19

In tal senso, nella prospettiva foucaltiana della pervasività del potere, tale concetto rimanda all’insieme dei rapporti di forza, alle relazioni di potere che si costituiscono mediante le strategie di controllo che attuano e dei conseguenti effetti che da esse risultano. Il potere di cui parla Foucault si concretizza nella dimensione della continuità, inserito in una trama reticolare di rapporti intra ed extra familiari, e perpetuato socialmente attraverso pratiche di disciplinamento, un potere che, quindi, è produttivo, nel senso che dalle relazioni che lo compongono ci saranno inevitabilmente degli effetti.

 

 

 

Note
[1] Simona Petrillo, Sapere, potere, libertà. La funzione dell’intellettuale in Foucault, in Lo Sguardo rivista di filosofia, 2013, n. 13, ISSN 2036-6558, p. 136.
[2] Cfr., Michel Foucault, Archivio Foucault. Interventi, colloqui, interviste. 3. 1978-1985. Estetica dell’esistenza, etica, politica, a cura di Alessandro Pandolfi, Giangiacomo Feltrinelli, Milano 1998, p. 119.
[3] Michel Foucault, La volontà di sapere. Storia della sessualità 1, Giangiacomo Feltrinelli, Milano 2011, p. 26.
[4] Cfr., p. 27.
[5] Simona Petrillo, op. cit., p. 140.
[6] Pierangelo Di Vittorio “et. al.”, Moltiplicare Foucault. Vent’anni dopo, a cura di Ottavio Marzocca, Associazione culturale Mimesis, Milano 2004, p. 92.
[7] Ivi., p. 93.
[8] Michel Foucault, 2011, op. cit., pp. 105-105.
[9] Franco Restaino, Storia della filosofia. La filosofia contemporanea: scientismi, storicismi, irrazionalismi, Utet, Torino 1999, p. 285.
[10] Michela Turno, Il malo esempio: donne scostumate e prostituzione nella Firenze dell’Ottocento, Giunti, Firenze 2003, p. 19.
[11] Cfr., Vincenzo Sorrentino, Il pensiero politico di Foucault, Meltemi, Roma 2008, p. 8.
[12] Ruggero D’Alessandro, Lo specchio rimosso. Individuo, società, follia da Goffman a Basaglia, Franco Angeli, Milano 2008, p. 128.
[13] Ivi, p. 147.
[14] Michel Foucault, Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France (1973-1974), Giangiacomo Feltrinelli, Milano 2004, p. 55.
[15] Ivi, p. 64.
[16] Michel Foucault, 2011, op. cit., p. 96.
[17] Giuseppe Campesi, Soggetto, disciplina, governo. Michel Foucault e le tecnologie politiche moderne, Mimesis, Milano 2011, p. 89.
[18] Ivi, p. 142.
[19] Ivi, p. 151.

 

Bibliografia
Campesi G., Soggetto, disciplina, governo. Michel Foucault e le tecnologie politiche moderne, Mimesis, Milano 2011.
D’Alessandro R., Lo specchio rimosso. Individuo, società, follia da Goffman a Basaglia, Franco Angeli, Milano 2008.
Di Vittorio P. “et al.”, Moltiplicare Foucault. Vent’anni dopo, a cura di Ottavio Marzocca, Associazione culturale Mimesis, Milano 2004.
Foucault M., Archivio Foucault. Interventi, colloqui, interviste. 3. 1978-1985. Estetica dell’esistenza, etica, politica, a cura di Alessandro Pandolfi, Giangiacomo Feltrinelli, Milano 1998.
2004 Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France (1973-1974), Giangiacomo Feltrinelli
2011 La volontà di sapere. Storia della sessualità I, Giangiacomo Feltrinelli
Petrillo S., Sapere, potere, libertà. La funzione dell’intellettuale in Foucault, in Lo Sguardo rivista di filosofia, 2013, n. 13, ISSN 2036-6558.
Restaino F., Storia della filosofia. La filosofia contemporanea: scientismi, storicismi, irrazionalismi, Utet, Torino 1999.
Sorrentino V., Il pensiero politico di Foucault, Meltemi, Roma 2008.
Turno M., Il malo esempio: donne scostumate e prostituzione nella Firenze dell’Ottocento, Giunti, Firenze 2003.