Matteo LoconsolePer un atlante delle scienze umane n. 16 - a cura di Paolo Chiozzi

La questione neomalthusiana in Italia

Matteo Loconsole

Generazione cosciente. La questione neomalthusiana in Italia (1905-1915)

Introduzione

Riguardo alla vita sessuale, e più precisamente riguardo al suo ruolo nella vita degli esseri umani, l’opinione comune è divisa su due fronti contrapposti. Il primo, caratteristico di un’interpretazione estremamente rigida della religione cristiana, considera la vita sessuale in una prospettiva teleologica tale che l’amplesso, esclusivamente eterosessuale, sarebbe legittimo solo nel caso in cui avvenisse in vista della sua normale e naturale funzione riproduttiva; il secondo, che è quello sostenuto dai neomalthusiani, la cui posizione sarà l’oggetto principale di questa trattazione, individua nella vita sessuale un mezzo concesso agli uomini per godere delle gioie derivanti dall’amplesso. In questa prospettiva di tipo edonistico, però, la procreazione è una conseguenza possibile e non, come nel primo caso, necessaria. Essa dipende esclusivamente dalla volontà umana. La coscienza, dunque, e non la ‘brutalità’ della natura, ha il compito di determinare la riproduzione degli uomini.

Tema centrale di questo saggio sarà, quindi, la questione neomalthusiana, ossia la questione del controllo delle nascite, nel modo in cui è stata affrontata nei primi anni del XX secolo nel contesto italiano. Nel corso della trattazione si vedrà che a rendere problematica la propaganda del birth control saranno da un lato l’influenza esercitata da pregiudizi di natura etico-religiosa e, dall’altro, la difficoltà dovuta allo scontro con concetti di difficile definizione, quali quello di ‘normalità sessuale’, ‘perversione sessuale’ ecc.

In primo luogo, mediante la considerazione delle diverse posizioni relative alla questione neomalthusiana, il tema della limitazione delle nascite sarà affrontata seguendo prospettive politico-sociali, etiche ed economiche, orientando il discorso alla considerazione del neomalthusianismo come diritto e come dovere umano. Nella seconda sezione, poi, saranno esposte alcune delle opinioni contrarie alla campagna anticoncezionale, determinate da una riflessione di tipo medico ed etico-religioso (§ 1). Infine, facendo riferimento alla definizione (pregiudicata), e storicamente affermatasi, del concetto di ‘normalità’, e rifacendosi al concetto di perversione sessuale, ci si chiederà cosa giustifichi, per alcuni neomalthusiani, la condanna delle perversioni come immorali, e cosa invece legittimi la moralità dell’utilizzo di mezzi anticoncezionali (§ 2).

Attraverso la considerazione di queste tematiche si cercherà di rilevare come, spesso, i discorsi moraleggianti, il cui obiettivo è quello di prescrivere una norma per garantire il ‘comportamento corretto’ degli esseri umani, sia guidato da interpretazioni scorrette o pregiudicate di alcune dottrine come avviene, ad esempio, nel caso della trasposizione umana delle Sacre Scritture. Infine, si rileverà come con l’affermarsi del positivismo, pur sembrando essere avvenuto un avanzamento del pensiero scientifico, con un presunto superamento dei pregiudizi radicatisi nella morale comune, in realtà non si sarà fatto altro, ad esempio nell’ambito della sessualità, che chiamare il ‘peccato’ sessuale con il nome di ‘perversione’, facendo permanere, però, in considerazioni all’apparenza di esclusiva natura medica, un giudizio di valore negativo.

§: 1 Il dibattito sul neomalthusianismo

§ 1.1 Il neomalthusianismo come dovere e come diritto

Facendo riferimento alla letteratura italiana, emersa nei primi anni del ‘900, sulla questione neomalthusiana, saranno comparati diversi punti di vista adottati intorno alla questione del birth control. In primo luogo saranno esaminati alcuni tra i testi più noti riguardanti la tematica neomalthusiana; in secondo luogo, poi, ci si concentrerà sull’analisi della rivista italiana di neomalthusianismo e di eugenica L’educazione sessuale, all’interno della quale i più riconosciuti neomalthusiani hanno affrontato la questione, orientando le loro argomentazioni secondo prospettive socio – economiche, politico – sociali ed etiche.

Uno dei cardini attorno al quale si è affermato il dibattito sul neomalthusianismo è stato quello relativo al problema della miseria. Dall’analisi di alcuni testi si vedrà che il neomalthusianismo potrebbe, tra i suoi obiettivi, avere quello di essere un rimedio contro la povertà. In questo senso si potrebbe dire che la limitazione delle nascite costituisca un dovere umano. Inoltre, l’anarchico Luigi Fabbri ha rilevato la necessità del neomalthusianismo come mezzo per garantire la libertà e permettere all’uomo di godere liberamente delle ‘gioie sessuali’: in questo caso si parlerebbe di diritto al piacere.

§ 1.2 Neomalthusianismo: un rimedio contro la miseria?

Una delle posizioni più spesso assunte a sostegno del neomalthusianismo è stata quella che vedeva nel controllo delle nascite una delle possibilità per ridimensionare il dilagante fenomeno della miseria. Stando a questo concetto, è l’eccessivo numero di ‘bocche da sfamare’ in relazione alla scarsità delle risorse, a determinare la povertà. Appoggiando questo principio, però, si attuerebbe, secondo Fabbri, una sorta di deresponsabilizzazione dell’organizzazione sociale e si attribuirebbe la miseria alla isolata iniziativa del singolo, senza una considerazione di quelle che l’Autore considera le corrotte dinamiche politico – economiche. A questo proposito, in Generazione cosciente, Fabbri, rivolgendosi a autori, quali Drysdale e Robin, per i quali «[…] il solo rimedio reale alle difficoltà sociali è la copula preventiva […]»i, asserisce che

[è] strano che della gente che vede così bene quali sono i mali sociali […] possa poi pensare sul serio che a questa abbiano a bastare, per vincere, i soli mezzi e metodi antifecondativi![…] soltanto la rivoluzione sociale, che esproprii la classe capitalistica e metta in comune la proprietà, potrà eliminare dal mondo la piaga della miseria. [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., pp. 115-116.]

Da queste parole si comprende che nella propaganda neomalthusiana di Fabbri, prima che un sostegno alla teoria del controllo delle nascite, è insita una critica del sistema sociale che, a causa dei modi di distribuzione delle ricchezze, determina una parziale divisione della società tra ricchi e poveri, dove «[…] i nullatenenti rimangono gli schiavi del capitale, rimangono cioè nullatenenti»ii. In questa situazione, l’unica possibilità di ripresa delle classi svantaggiate è nella rivoluzione socialeiii, il cui germe è nel

[…] formarsi d’una minoranza cosciente, che sia in grado di educare la figliolanza voluta in modo più consentaneo ai tempi moderni ed ai loro interessi personali e di classe […] [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 157.]

Fatte queste premesse, viene da porsi la seguente domanda: se il neomalthusianismo non ha tra i suoi obiettivi quello di limitare la miseria, qual è il suo scopo? In una pagina del testo che qui si considera, Fabbri afferma che

[…] il neomalthusianismo è una questione di libertà […] i coniugi e gli amanti devono esser liberi senza essere costretti a rinunciare alle gioie sessuali, di avere o non avere dal loro amplesso dei figliuoli, e di averne effettivamente sol quanti ne vogliono. [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 54.]

La libertà di procreare, infatti, non deve essere ostacolata dal «[…] dettame delle religioni e della morale ufficiale […]» poiché questa libertà «[…] è assolutamente indiscutibile»iv. Detto questo, l’unico modo proposto dall’Autore per affermare questa libertà, in virtù della quale la vita sessuale non è necessariamente legata al fine procreativo, è il ricorso ai metodi anticoncezionali. L’obiettivo del neomalthusianismo, quindi, è quello di garantire il permanere di una delle caratteristiche costitutive dell’essere umano: appunto, la libertà. L’uomo è un essere libero il quale non deve essere privato di una delle sue fondamentali gioie esistenziali: quella derivante dall’amplesso sessuale.

Se quindi per Luigi Fabbri il neomalthusianismo è una questione di libertà, d’altro canto è altrettanto vero che l’utilizzo di metodi contraccettivi è da lui consigliato alle famiglie proletarie come rimedio contro la miseria. Una prole eccessiva, infatti, in una famiglia appartenente alla classe svantaggiata, a causa della «[…] cattiva organizzazione della produzione e del consumo […]»v, sarebbe, dal punto di vista economico, difficile da mantenere e da gestire, e si correrebbe il rischio di non assicurare ai nuovi nati un futuro anche solo accettabile. Come afferma Michels:

[n]elproletariato il neomalthusianismo può considerarsi un mezzo, non già per attenuare, la sua povertà, ma per salvarlo dal peggioramento della sua miseria. [R. Michels, Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A. (a cura di), Il problema della procreazione. Inchiesta sul “neomalthusianismo”, Milano, Casa editrice di Avanguardia, 1911, p. 108.]

Inoltre, è interessante notare che il professor Bossi, pur nella sua posizione anti-neomalthusiana, condivida con Fabbri l’idea dell’insufficienza del neomalthusianismo come rimedio contro la miseria, negandone però, allo stesso tempo, il valore di garante della libertà sessuale dell’uomo, a causa dell’immoralità dell’utilizzo dei mezzi anticoncezionali. Infatti, nonostante il Professore giudichi negativamente i mezzi antifecondativi, sia da un punto di vista medico sia da un punto di vista eticovi, nel suo testo Malattie utero – ovariche e malthusianismo, asserisce, riprendendo le parole di Cipriani, che

[non] è dunque la densità della popolazione che affama i lavoratori; non è la cifra delle nascite che bisogna limitare o ridurre. È la miseria che bisogna distruggere. E per annientare questo flagello che disonora l’umanità non vi è altra via che la realizzazione dell’eguaglianza sociale. Verrà giorno in cui gli uomini liberi e felici penseranno al malthusianismo ed ai rigeneratori [ossia i neomalthusiani] come ad una delle infamie caratteristiche d’una società composta di miliardari e di mendicanti. [L. M. Bossi, Malattie utero – ovariche e malthusianismo, Milano, Soc. ed. Libraria, 1905, p. 12.]

Se, quindi, da un lato è percepito un problema di tipo politico – economico, ossia la miseria, dall’altro non sempre il neomalthusianismo è visto come il rimedio contro questo ‘flagello che disonora l’umanità’. Infatti, se Michels ha individuato nel neomalthusianismo un rimedio contro il peggioramento della miseria delle famiglie proletarie, e se Fabbri ha aggiunto a questo la necessità della rivoluzione sociale come unico reale mezzo per combattere la miseria, Bossi, pur vedendo la soluzione del problema nell’affermarsi di una società egualitaria, afferma che il neomalthusianismo è il frutto, immorale, di una società classista.

§ 1.2.1 Il neomalthusianismo e la lotta contro le malattie

Uno degli obiettivi di non secondaria importanza del neomalthusianismo è quello di preservare la prole, che potrebbe seguire all’amplesso, dalla contrazione di malattie trasmissibili per via ereditaria. È da precisare, inoltre, che la prevenzione dalle malattie fisiche, e anche da una predisposizione ereditaria alla loro contrazione, e dalle tare morali, trova la sua giustificazione nel discorso sostenuto dall’alienista Benedict-Augustin Morel secondo il quale l’uomo, creato perfetto da Dio, diventava un degenerato a causa delle malvagie abitudini (alcool, hashish ecc.) e dell’ambiente insalubre (miseria, alimentazione inadeguata ecc.) vii. Uno degli argomenti sostenuti relativamente al problema della trasmissibilità ereditaria, che individua nel neomalthusianismo una forma di dovere, è quello del diritto del bambino. Non soltanto, infatti «[n]essuno ha il dovere a priori di procreare»viii, dovendo essere la procreazione un fenomeno dipendente dalla libertà e soprattutto dalla coscienza degli individui ma, nel caso in cui dall’unione dei futuri genitori potesse nascere una prole ‘tarata’, sarà necessario evitare che questo male si compia. La coscienza procreativa, ossia il diritto al bambino, deve essere necessariamente commisurata, quindi, al diritto del bambino, il quale non ha alcuna colpa per cui debba patire le conseguenze dell’incoscienza genitorialeix.

Inoltre, gli autori che qui si considerano, nell’affrontare il problema della trasmissibilità ereditaria, stilano una disamina di quelle che sono le malattie trasmissibili più frequenti e dannosex. A questo riguardo, Ettorina Cecchi asserisce che

[d]isgraziatamente non si ha l’abitudine di prestare eccessiva attenzione alle influenze ereditarie e ci si preoccupa assai poco di conoscere quali sono le malattie più trasmissibili: i reumatici, i diabetici, i sifilitici, i gottosi, gli scrofolosi, gli alienati, gli idioti, gli epilettici, i sordomuti, i rachitici, i nevrastenici, i colpiti da cancro dovrebbero rigorosamente astenersi dal procreare. [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 39.]

Inoltre, riferendosi ai mali che possono avere conseguenze più dannose sulla futura prole, la Dottoressa considera la sifilide e l’alcoolismoxi:

[i] figli sifilitici sembrano in generale dei piccoli vecchi prossimi a morire, se non addirittura dei piccoli mostri. Quanto agli alcoolici, essi sottomettono la loro prole a mille disgrazie ed a mille vizi: debolezza, nevrosi, crudeltà, depravazione sessuale, e disposizione marcata alla tubercolosi. [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 40.]

Si comprende, quindi, in qual senso il neomalthusianismo debba considerarsi una necessità e un dovere. Il neomalthusianismo, infatti, per evitare che siano trasmesse malattie alla figliolanza, consiglia il ricorso ai metodi antifecondativixii. Tra questi, i più consigliati sono: il coito intermestruale, i condom, i capuchons (preservativi che coprono il solo glande), i pessari (a fondo francese o tubolari), le spugnette antifecondative, gli assorbenti, il cotone idrofilo, le scavuline, le irrigazioni vaginali e, per ultimo, il coito interrotto. In seguito, la dottoressa Cecchi per opporsi a coloro che giudicano immorale il ricorso ai metodi anticoncezionali e che, al contempo, accusano il neomalthusianismo di incitare all’omicidio dei nuovi nati e incentivare all’abortoxiii, ribatte che:

[i]l bambino che potrebbe eventualmente nascere dall’unione sessuale non possiede ancora, non dico la vita, ma neppure una scintilla sola di vita. Esso non è che un fantasma speculativo, fisiologicamente parlando inesistente. [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 42.]

Sul versante opposto il professor Bossi afferma, basandosi sulla raccolta di dati ottenuti per mezzo di esperienze mediche, che la causa delle malattie utero – ovariche sia da individuare proprio nelle «[…] applicazioni del [neo]malthusianismo»xiv.

§ 1.3 Il neomalthusianismo e la questione etico – religiosa

Il rapporto conflittuale tra il neomalthusianismo e la morale comune, di matrice cristiana, consiste, principalmente, nella contrapposizione tra il diritto al piacere, rivendicato dal neomalthusianismo, e l’idea della vita sessuale esclusivamente finalizzata alla procreazione, proposta dai cosiddetti moralisti. Si è visto, precedentemente, come Fabbri abbia individuato nel neomalthusianismo la via per l’affermazione della libertà e affermato la necessità umana di soddisfare, senza alcun vincolo procreativo, le gioie derivanti dall’amplesso. Allo stesso modo la dottoressa Cecchi, opponendosi a pensatori quali San Paolo e Tolstoj che propongono l’astinenza dai piaceri della carne, elogiando la forma di amore platonicoxv, si chiede:

[e]d è questa potenza, questa forza della natura, questo bisogno vitale necessario che si dovrebbe costantemente e sistematicamente soffocare per raggiungere secondo i principi dello spiritualismo la libertà mentale e la potenza morale? [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., pp. 20-21.]      

A mitigare il significato delle parole della Dottoressa, poi, può essere considerato il discorso di Prezzolini il quale, per evitare che la campagna anticoncezionale sia interpretata in modo libertino, incitando cioè a un’eccessiva libertà sessuale senza alcun freno di tipo morale, afferma, riferendosi all’intervento neomalthusiano, che «[…] un atto […] non è morale o immorale, ma lo diventa soltanto in base all’intenzione con la quale è compiuto […]»xvi.

Inoltre, per un approfondimento sull’opposizione tra la propaganda neomalthusiana e la morale comune, non si può prescindere del succitato Secondo Giornixvii. Nel suo testo provocatorio L’arte di non far figli, egli esemplifica la forte contrapposizione tra il neomalthusianismo e i freni imposti dalla morale.

Il giovanotto che le circostanze pongono di fronte alla fanciulla ardentemente desiderata, e che egli vorrebbe stringere fra le sue braccia; la giovinetta che sente il suo cuore palpitare sempre più e che cederebbe ad una stretta… infeconda; l’operaio che suda e lavora, che soffre ed impreca […] contro una vita che è invece di dolori, di privazioni […] e per il quale solo il bacio affettuoso della compagna può dar tregua alle asprezze ed alle miserie dell’esistenza; la donna che, da sola, deve chiedere al lavoro ingiustamente rimunerato il suo sostentamento, cercando spesso e non trovando sempre il concorso benevolo dell’amante o del marito, la quale vorrebbe godere le gioie e le delizie di abbracci e di affetti non solo sentimentali e platonici, ma anche carnali e sessuali; tutti coloro infine che non intendono né sentono il dovere di vivere per una espiazione cervellotica o per scontare i peccati d’Adamo o di Caino, secondo gl’insegnamenti del santo bazar cattolico apostolico romano, ma vogliono […] godere un poco di una natura più giusta che la società; tutti costoro, diciamo, soffrono, degenerano, impazzano e si suicidano se la loro prudenza procreatrice dev’essere semplicemente astensionista. […] Bisogna scegliere fra la prole sempre più numerosa e l’astinenza sessuale. Ecco il dilemma che si presenta alla mente di quanti vogliono riflettere. [S. Giorni, L’arte di non far figli, cit., pp. 50-51.]

La propaganda neomalthusiana, quindi, ancor prima di consigliare l’utilizzo di metodi contraccettivi, ha come obiettivo quello di liberare la società da una morale oppressiva, attraverso «[…] la lotta acerrima dell’intolleranza religiosa e dei pseudo-moralisti surti in difesa dei lor pudori ipocriti o stupidi […]»xviii.

§ 1.4 Il problema della castità

Uno dei motivi di scontro nei confronti delle posizioni neomalthusiane è determinato da una forte permanenza, a causa di pregiudizi etico – religiosi, di orientamenti malthusiani. Si ricordi che, oltre al ritardo dell’età nuziale, il controllo delle nascite può essere assicurato, secondo Malthus, dal moral restraint, ossia dalla continenza sessuale, fino a quando i coniugi non saranno certi di poter garantire il futuro dei loro figlixix. L’analisi neomalthusiana, però, ha rilevato la difficoltà di adottare questo metodo, considerando da un lato il bisogno umano di soddisfare le sue pulsioni sessuali e, dall’altro, le conseguenze che potrebbero seguire al mancato adempimento delle funzioni sessuali.

A questo proposito, Luigi Fabbri distingue tra due forme di castità: la castità relativa, che sarebbe espressione di una forma di moralità, in quanto rappresenterebbe la capacità umana di contenimento delle pulsioni sessuali, e la castità assoluta che è da ritenersi innaturale poiché, appunto, non rispetta la natura propria dell’essere umanoxx. La castità assoluta, infatti, se forzata, può avere come conseguenze il ricorso alla masturbazione, la quale può essere dannosa se praticata frequentemente, o il ricorso alla prostituzione, il quale può essere dannoso sin dalla prima volta, a causa del rischio di trasmissione di malattie. A questo riguardo, Ettorina Cecchi asserisce che

[…] la masturbazione […] importa un graduale esaurimento delle facoltà mentali e fisiche ed una morte prematura; ogni funzione organica diventa disordinata e difficile, finché la disgraziata vittima dell’errore non perisce in uno stato spaventevole e miserevole insieme […] produce morbide sensazioni, erotiche immaginazioni, con i risultati che ne derivano – ipocondria, isterismo, indigestione ecc. […] In molti casi, poche settimane di indugio in questa fatale inclinazione sono sufficienti per dar luogo a quei mali, in ispecie se vi si ha predisposizione. [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 23.]

La prostituzione, invece «[…] è sinonimo di blenorragia, ulceri, vulvo – vaginiti, di peritoniti, di sifilide [è una forma di] corruzione, vizio, abbruttimento e delitto […]»xxi.

È necessario, quindi, soddisfare il desiderio sessuale nel modo normale (eterosessuale) in quanto l’astinenza assoluta, soprattutto in circostanze che aumentano l’eccitabilità, è dannosa per il sistema nervosoxxii. Essa «[…] è il bicchier d’acqua fresca mostrato, fatto toccare all’assetato, mentre non gli si permette che ingoiare baccalà secco!»xxiii. Secondo Fabbri, l’uomo deve comportarsi, anche nell’ambito della vita sessuale, in modo naturale, facendo sì che ogni organo del corpo assolva le funzioni che gli sono proprie. Infatti

[c]ome gli occhi debbono guardare e gli orecchi sentire, come lo stomaco deve digerire ed i muscoli muoversi, anche gli organi sessuali debbono esercitarsi, quando hanno raggiunto il loro sviluppo e la loro funzionalità. Reprimere l’uso vale quanto eccitarne l’abuso; e spessissimo l’abuso è una conseguenza di una prolungata astensione precedente dall’uso [corsivo mio]. [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., pp. 110-111.]

Si potrebbe riscontrare, nelle parole di Fabbri, una coincidenza tra il concetto di ‘normalità’ e quello di ‘naturalità’. Ma in cosa consiste la naturalità?

§ 1.4.1 La naturalità come presupposto della normalità: la polemica tra Fabbri e Bossi

Nel corso della storia la funzione della vita sessuale è stata posta nei limiti della procreazione: l’amplesso, necessariamente eterosessuale, sarebbe legittimo solo in vista del conseguente fine riproduttivoxxiv. In realtà, se da un lato risulta difficile definire il concetto di normalità, lo stesso avviene nel tentativo di fornire una definizione esaustiva del concetto di ‘naturalità’xxv. Ricordando le parole di Fabbri, naturale sarebbe l’assolvimento delle proprie funzioni: ogni organo deve assolvere la funzione che è ragione della sua esistenza.

Dall’affermazione della legittimità dell’amplesso soltanto in vista del suo naturale fine riproduttivo ha origine la critica del professor Bossi nei confronti del neomalthusianismo. Il cosiddetto argomento irresistibile del Professore è espresso dalla proposizione: «[t]utto quanto è contro natura è sempre dannoso»xxvi. Bossi, infatti, ritiene che l’utilizzo di metodi anticoncezionali, in quanto mezzi di origine artificiale, debba considerarsi assolutamente innaturale e, di conseguenza, fuori della norma. È possibile notare, nell’argomento sostenuto dall’Autore, un presupposto di tipo etico: una condotta ‘contro natura’ e, conseguentemente, anormale (o perversa) è, per questo stesso motivo, immorale.

Di grande interesse, però, è l’argomento che Fabbri, in opposizione al medico Luigi Maria Bossi, sostiene riguardo al concetto di natura. Egli asserisce che se è immorale violare le leggi di natura, allora

[…] noi domanderemmo ai medici perché curano le malattie che sono molto naturali e perché tentano d’impedire la morte, pur essendo questa inevitabile per legge di natura […]. I fatti naturali noi li accettiamo quando ci sono utili e potendo li impediamo quando ci son dannosi [corsivo mio]. [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 256. +

Inoltre, considerando l’aspetto prettamente medico della questione neomalthusiana e scagliandosi contro i pregiudizi della morale comune, Fabbri afferma, in maniera sarcastica, che gli argomenti dei moralisti «[…] con la medicina e con le malattie c’entrano come i famosi cavoli a merenda»xxvii.

§ 1.5 Il neomalthusianismo e l’emancipazione femminile

Un’altra delle questioni affrontate dai propagandisti del neomalthusianismo è quella relativa al rapporto tra il problema dell’emancipazione femminile e la campagna neomalthusiana. La trattazione della questione femminile ha avuto come obiettivo, nell’ambito della propaganda neomalthusiana, quello di liberare la donna dall’oppressione della cosiddetta doppia morale: in sintesi, diversi neomalthusiani contestano i valori della società che non riconosce, senza alcun motivo, la stessa dignità al sesso femminile il quale appare, in qualche modo, ‘subordinato’ a quello maschile.

In primo luogo, Fabbri, rivolgendosi contro i cosiddetti moralisti, afferma che «[…] maggiore immoralità [è] quella dell’appagare le proprie voglie e seguire l’istinto […] senza pensare al male eventuale che poteva derivarne alla figliolanza eventuale»xxviii. In seguito, e qui subentra la questione dell’emancipazione femminile, l’autore asserisce che la maggior parte dei moralisti sono maschi, i quali non soltanto patiscono meno della donna i dolori e i pericoli della procreazione ma che, soprattutto, sostengono

[…] che per lei il sacrificio a prò dei figli è un piacere, che il dedicarsi esclusivamente ai figliuoli è un suo dovere ecc. ecc. […] [Ma] per lo più quelle non sono che frasi fatte, per giustificare e difendere l’egoismo maschile e l’oppressione della donna. […] Eppoi, se la donna ha l’utero per sopportare la gravidanza, ha anche un cervello per pensare, dei sensi per godere tutti gli altri piaceri della vita; ed ha quindi all’incirca tanti altri bisogni da soddisfare, tante altre facoltà da esplicare quante ne abbiamo noi uomini.  [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 57.]

Il diritto al piacere, quindi, non è una prerogativa del solo sesso maschile. È chiaro, per questo «[…] che la maternità libera […] è una condizione sine qua non della emancipazione della donna […]»xxix.

Giunti sin qui, poi, non è possibile non ricordare le parole della dottoressa Cecchi la quale descrive, splendidamente, la tara sociale della doppia morale. In Neo-malthusianismo pratico si legge:

[l]a società è piena di contraddizioni. Essa permette allo scapolo il pieno e libero soddisfacimento dei sensi, non solo, ma inghirlanda di un’aureola comico-eroica il Don Giovanni libertino, mentre dall’altro canto esige dalle ragazze un’assoluta astinenza sessuale ed una vita perfettamente immacolata fino al giorno del matrimonio. Onde ogni persona di buon senso è costretta a domandarsi come possono i celibi soddisfare i loro bisogni sessuali se si obbligano a così ferrea castità le ragazze. Basta contrapporre questi due fatti […] per mettere in luce la manchevolezza e l’assurdità della morale corrente su tale argomento che è il vero cancro roditore della nostra vita sessuale, causa unica del minaccioso dilagare della prostituzione e delle malattie sessuali. Portare quindi a conoscenza della donna i mezzi pratici del neo-malthusianismo vuol dire stabilire l’equilibrio della morale sessuale e prevenire il delitto; vuol dire dare alla sposa […] le condizioni anche di ribellarsi al giogo maritale di cui le madri sopportano sempre tutte le sevizie per amore dei figli […]. [E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., pp. 130-131.]

§ 1.6 «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica». Una premessa storica

Adesso, si tratterà dello sviluppo del dibattito sul neomalthusianismo nel modo in cui esso si è sviluppato all’interno della rivista L’educazione sessuale. Prima di addentrarsi nell’analisi del testo, però, sarà tracciata una cornice del periodo storico in cui la rivista fu stata pubblicata, considerando alcune dinamiche che caratterizzarono l’Italia dei primi anni del ‘900.

Tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 si cercò, in Italia, di stabilire il concetto di normalità sessuale, in modo che questo fosse funzionale alla morale tradizionale vigente. Volendo riassumere gli atteggiamenti che si assunsero rispetto alla questione sessuale, si potrebbero distinguere quattro differenti posizioni: un fronte clericale, fortemente influenzato dal dettame delle Sacre Scritture (o da una loro strumentale interpretazione); un fronte anticlericale, spesso radicale, che opponeva alle restrizioni ‘cristiane’ una forma di libertinaggio estremo; un fronte di matrice positivista, che cercò di ridurre la sessualità a elementi misurabili mutando, ad esempio, quelle che prima erano perversioni sessuali in malattie (con una conseguente deresponsabilizzazione del malato); un fronte ‘mediatore’, che cercò di conciliare la morale tradizionale con la sfera della sessualità.

Si potrebbe leggere la storia della sessualità nella prospettiva della ‘società piena di contraddizioni’, della quale parlava la dottoressa Cecchi. In particolare, la Dottoressa lanciava la sua invettiva contro quella struttura sociale, divenuta ormai una modalità costante di pensiero, secondo la quale era ormai riconosciuta la subordinazione della donna all’uomo. Questa tematica sarà affrontata nei termini della cosiddetta doppia moralexxx: una maschile ed una femminile. Un elemento significativo, a questo proposito, riguarda, ad esempio, la tematica dell’adulterio. Dall’analisi dei processi per adulterio tra il 1890 e il 1900 negli Abbruzzi e nel Molise, emerge un numero più alto delle donne piuttosto che degli uomini condannati per questo reato. Queste statistiche, però, ignorano

[…] la solidarietà maschile che proteggeva l’imputato, il pregiudizio che considerava ben più grave l’adulterio femminile, le differenze di potere tra i due sessi che rendevano più difficile una denuncia del marito da parte della moglie e, infine, la stessa legislazione che, per gli uomini, puniva esclusivamente il concubinaggio […] [B. P. F. Wanrooij, Storia del pudore, cit., pp. 24-25.]

L’impostazione patriarcale della società italiana, inoltre, la si po’ individuare nel decreto di Cavour del 15 febbraio 1860, con il quale venne introdotta la prostituzione regolamentata per combattere l’aumento delle malattie infettive nell’esercito. Il regolamento del decreto presenta, in maniera evidente, una forte discriminazione del sesso femminile, considerato come principale causa della diffusione di malattie venereexxxi. E proprio riguardo al problema della prostituzione, le stesse femministe avversavano la tesi secondo cui la sua fondamentale causa dovesse rintracciarsi nella legge naturale che attribuiva all’uomo, naturalmente più attivo, l’iniziativa in campo sessualexxxii. Riguardo alla questione neomalthusiana vi furono, poi, come si è visto, opposizioni di impronta medica, come quella di Luigi Maria Bossi, e opposizioni di tipo clericale, che accusavano il neomalthusianismo di onanismo coniugale, vedendo in esso il prevalere del piacere sulla naturale funzione procreativaxxxiii. Due importanti personalità, poi, Luigi Berta e Secondo Giorni, si occuparono della diffusione delle teorie neomalthusiane, con la pubblicazione del testo L’arte di non far figli il quale, con l’approvazione di Rodolfo Bettazzi, fu condannato per oltraggio al pudore dai soci delle Leghe per la moralità pubblicaxxxiv.

Berta e Giorni, inoltre, crearono una Lega neomalthusiana italiana exxxv, nel 1913, fondarono la rivista mensile di neomalthusianismo e di eugenica, oggetto di questa trattazione: L’educazione sessuale. Sin dall’inizio, Berta e Polledro dichiarano gli obiettivi che la rivista si propone: liberare la società dai pregiudizi ipocriti, riconoscere la necessità dell’educazione sessuale e renderla fruibile a un popolo ‘ignorante’ e, infine, garantire la libertà umana nella vita sessuale, con l’intento specifico di rendere la procreazione un atto coscientexxxvi.

Inoltre, sempre nel primo articolo della rivista, i due Autori enunciano alcuni dei principi fondamentali sui quali si fonda la teoria neomalthusiana. In primo luogo, è scritto che l’obiettivo primario del controllo delle nascite è quello di privilegiare alla quantità la qualità della prole, giacché «[…] ciascuno di questi due termini [quantità e qualità] non può crescere che a detrimento dell’altro […]»xxxvii. Inoltre, come già si è letto in Generazione cosciente (§ 1.1), gli Autori, pur rilevando l’importanza del neomalthusianismo nelle famiglie proletarie come mezzo «[…] per la conquista […] di un più alto livello di vita»xxxviii, sostengono che solo per mezzo della rivoluzione sociale potrà essere realmente modificata l’organizzazione della società. In conclusione, la Rivista attende il consenso «[…] da parte di quel sesso e di quella classe, che oggi più hanno a soffrire della schiavitù e dell’imprevidenza sessuale: da parte della donna e della classe operaia»xxxix.

§ 1.7 Il proletariato e la limitazione delle nascite

Si tratterà, adesso, del modo in cui è stato affrontato dai neomalthusiani il rapporto tra il birth control e la classe proletaria. Come premessa del discorso Polledro e Berta rilevano la necessità di liberare la morale comune dai pregiudizi ipocriti e dal precetto biblico del ‘crescete e moltiplicatevi’. Gli Autori si rivolgono contro coloro che invocano «[…] i fulmini dell’opinione pubblica […] contro quei […] neo-malthusiani che alla pratica personale intendono accoppiare la propaganda aperta in seno alle classi che maggiormente ne abbisognano»xl. L’obiettivo di questo articolo, il cui titolo ricompare in diversi fascicoli successivi, è espresso in modo chiaro da Berta e Polledro, i quali affermano che

[u]na pubblica diffusione della conoscenza delle pratiche neo-malthusiane è da ritenersi utile […] perché il numero dei figli […] sia limitato ad un numero compatibile con la potenzialità economica della famiglia, tenuto specialmente conto delle condizioni economiche del proletariato e avendo anche riguardo alla mortalità infantile delle classi povere […] allo stato d’inferiorità della donna per il suo forzato asservimento alla volontà del maschio […]. [L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Introduzione, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 7, pp. 1-3, p. 2.]

In seguito, Berta rivolge alcune critiche alla teoria malthusiana, mettendo in rilievo alcune delle conseguenze che essa ha avuto nell’immaginario della classe proletaria, relativamente alla questione economica. Considerando solo alcune delle obiezioni rivolte al malthusianismo, le quali sono funzionali a una critica dell’organizzazione capitalistica della società, si legge, infatti, che «[l]a teoria malthusiana, con le sue sconsolanti previsioni sul destino delle classi povere, induce in esse il pensiero che sia inutile la lotta contro il presente stato economico […]»xli. Questo sarebbe improponibile all’interno di una società modificabile solo attraverso la rivoluzione sociale: la rivoluzione sociale, infatti, deve avere come obiettivo primario quello di espropriare il capitalismo del suo strapotere economico. Inoltre, verso coloro che ritenevano che a un maggior numero di ‘braccia’ dovesse corrispondere una maggiore quantità di ricchezze, è da far presente che «[…] l’aumento delle braccia provocava una riduzione del salario»xlii.

In seguito, analizzando l’argomento proposto nel Saggio sul principio di popolazione, che consiglia, per limitare la prole, l’astensione e il matrimonio tardivo, Berta e Polledro, in virtù di quello che è stato definito ‘diritto al piacere’, sostengono che «[…] col ragionamento e con la propaganda astratta […] non si riuscirà mai a convincere gli uomini a battere questa via di rinuncie»xliii. Gli Autori, però, non contestano la validità etica della continenza sessuale ma rilevano, piuttosto, la difficoltà di proporre l’astensione dall’amplesso, costituendo questa una forma di violazione della natura umana che ha, nel soddisfacimento del desiderio sessuale, una delle sue caratteristiche costitutive.

È dalla considerazione di queste tematiche che derivano «[…] gli sforzi per intensificare la nostra propaganda fra gli operai […] il proposito […] di lumeggiare nel presente studio il problema del neomalthusianismo pressoché esclusivamente dal punto di vista degli interessi proletari»xliv. D’altro canto, però, i lavoratori

[…] sarebbero vittime di una disastrosa illusione se si cullassero nella speranza che un ovulo antifecondativo o un condom parigino possa essere il deus ex machina di un’automatica quanto comoda rivoluzione sociale. [L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, pp. 3-4, p. 4.]

Come già aveva scritto Fabbri, quindi, il neomalthusianismo non può essere che una delle espressioni della libertà umana ma non può considerarsi il mezzo per risolvere la questione sociale.

Inoltre, ritenere che il neomalthusianismo all’interno delle famiglie proletarie sia necessario in vista di fini esclusivamente economici, sarebbe riduttivo. Le pratiche neomalthusiane, infatti, hanno anche obiettivi di tipo salutistico e pedagogico. Le conseguenze di una prole troppo numerosa in una famiglia povera, infatti, sarebbero

[…] alloggio insalubre, promiscuità pericolosa, nutrimento insufficiente, educazione troncata non appena il fanciullo può contribuire alle spese della famiglia. Di qui arresto dello sviluppo intellettuale e morale, che rende impossibile l’elevazione dei singoli individui e quindi anche l’emancipazione dell’intero proletariato. [L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp. 6-8, p. 7.]

§ 1.7.1 Non quantitas sed qualitas

Uno tra gli argomenti di maggior interesse trattati riguardo al problema dell’eccesso di natalità, è quello che subordina la quantità della prole alla sua qualità. In una pagina della rivista, l’argomento è affrontato prendendo nuovamente le mosse dalla necessità della rivoluzione sociale da parte del proletariato contro la classe dominante: i capitalisti. A questo proposito, come già si è detto, da una procreazione imprudente, e quindi non cosciente, potrebbero derivare non solo degli individui malati ma anche dei futuri adulti la cui educazione è stata troncata. Dunque, non il numero, o somma di individui, ma la qualità è ciò che rende un gruppo sociale, e in questo caso il proletariato, sano, forte e cosciente del proprio ruoloxlv. Come ci si chiede nella rivista:

[m]a è poi dimostrato che in una rivoluzione un proletariato numeroso e miserabile e perciò denutrito, abbruttito e ricco d’ogni specie di tare fisiche e mentali […] abbia maggiori probabilità di vittoria di un proletariato meno numeroso, ma dotato di una certa agiatezza, fisicamente e moralmente sano, istruito ed organizzato, conscio dei suoi interessi e dei suoi fini, nonché dei mezzi più acconci per raggiungerli? L’esperienza della storia ci insegna piuttosto che gli ambienti più abbruttiti dalla miseria e più carichi di bambini sono i più ostili ad ogni idea di progresso e di emancipazione, i più refrattari ad ogni sentimento di solidarietà […]. [L. Berta, A. Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 4-5. p. 4.]

D’altro canto, il principio non quantitas sed qualitas è stato adottato anche rispetto al contesto bellico. A questo proposito, l’articolo che qui si propone ha come obiettivo quello di rispondere a un’obiezione sollevata contro il neomalthusianismo. Il problema, secondo questo fronte d’opposizione, è che il neomalthusianismo sarebbe fonte di pericoli per la pace

[…] in quanto […] una forte diminuzione della natalità in un paese, determinando o accrescendo la sproporzione fra gli effettivi militari di questo paese e quello di un altro ad alta natalità, verrebbe a porre il primo in condizioni di profonda inferiorità rispetto al secondo […]. [L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e la civiltà, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 3-5, p. 4.]

Si vede, spostando il discorso precedente nell’ambito della guerra, che la forza e la coesione di un gruppo, e in questo caso dell’esercito, non sono individuate nella qualità dei suoi componenti ma, piuttosto, nella loro quantità. Ma «[…] accanto e prima della quantità acquistano un valore sempre più grande la qualità delle truppe, l’iniziativa individuale, la capacità dei duci […]»xlvi. Dunque: non quantitas sed qualitas.

A questo proposito, è interessante rilevare come l’inizio delle ostilità tra Francia e Germania avesse messo in serie difficoltà i neomalthusiani. Sembrava, infatti, che lo scoppio delle ostilità fra i due paesi avesse dato manforte a quanti credevano che l’espansionismo tedesco fosse dovuto a un più massiccio incremento demografico. Si riteneva, infatti, che la Francia, avendo limitato la crescita della popolazione ricorrendo a pratiche neomalthusiane, potesse soccombere all’espansionismo tedesco. In seguito, inoltre, in risposta alla recriminazione della propaganda neomalthusiana e alle accuse subìte, Berta e Polledro sospesero, nel 1915, la pubblicazione della rivista L’educazione sessualexlvii.

§ 1.8 Il neomalthusianismo è immorale?

Adesso, considerando le diverse posizioni che si sono succedute all’interno della rivista, si cercherà di comprendere se l’applicazione di pratiche neomalthusiane debba considerarsi morale o immorale. Si tenga presente, però, che questo paragrafo non ha pretesa di esaustività: non si vuole, infatti, determinare una qualche validità morale del neomalthusianismo. L’obiettivo fondamentale è quello di fornire degli strumenti che, conciliati con le proprie idee personali, possano determinare un orientamento di pensiero piuttosto che un altro a colui che si avvicina alla trattazione di questa problematica.

Prima di esaminare le diverse posizioni, però, è necessario riportare quelle che Polledro definisce Le ragioni morali del neomalthusianismo. Il neomalthusianismo si propone, avendo un’origine ed una finalità morali, la liberazione dell’essere umano dall’incoscienza procreativa e la libertà umana di godere, senza che questo implichi necessariamente delle nuove nascite, dei piaceri derivanti dall’amplesso. Come già si è visto relativamente a Fabbri (§ 1.5), la vera immoralità è quella di procreare senza tener conto della figliolanza eventuale che seguirà all’unione sessuale, sostituendo alla manifestazione della volontà e della coscienza umana nei rapporti sessuali il cieco, animalesco ed egoistico ‘istinto’ sessuale. Il neomalthusianismo, poi, è altruista poiché considera, prima ancora della libertà sessuale degli amanti, il benessere della prole e, in seguito, dell’intera famiglia. È preferibile, infatti, una prole sana e che abbia raggiunto un alto livello intellettuale a una prole abbruttita, priva di educazione e vittima della miseria. E la miseria, a sua volta, nel contesto familiare, non è altro che il risultato di un eccesso di bocche da sfamare nel focolare domestico. E da qui, l’equilibrio economico tra gli ‘affamati’ e le risorse, garantirà il benessere dell’intera famiglia e degli stessi genitori: il padre non dovrà ricorrere a diversivi immorali per attenuare la sua insoddisfazione e la madre sarà liberata dalla sua condizione di ‘bestia mammifera’ e potrà dedicarsi a se stessaxlviii, non dovendo badare a una prole per lei eccessiva. Come scrive Polledro

[…] il neomalthusianismo ha il suo fulcro nel sentimento di responsabilità […] di fronte all’altro componente la coppia sessuale […] di fronte alla società […] di fronte alle venture generazioni. All’uomo […] incurante d’ogni freno della ragione e d’ogni riguardo morale […] [che sacrifica] ad un attimo di voluttà vite di miseria e di dolore; convertendo la donna in bestia da monta, e da soma: sotto il fardello di una continua gravidanza; procreando a casaccio […] popolando, nella sua criminosa incoscienza, la terra di degenerati, di pervertiti e d’infelici […] il neomalthusianismo ricorda l’immoralità profonda e i minacciosi pericoli della sua sfrenata imprevidenza, l’utilità e la bellezza di una meno angusta ed egoistica concezione della vita sessuale. [A. Polledro, Le ragioni morali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 5-7, p.4.]

Il neomalthusianismo, quindi, è immorale?

§ 1.8.1 Risposte all’inchiesta

Tra coloro che risposero al questionario proposto dalla rivista compare la figura di Benito Mussolini. Questi ritiene che «[…] la prudenza procreativa […] è un atto di saggezza, responsabilità e probità che dovrebbe essere comune a tutti gli uomini»xlix, che non vogliano appropriarsi ingiustamente dell’appellativo di ‘animali razionali’. Il neomalthusianismo, quindi, è un dovere umano, assolutamente non immorale, il quale trova la sua giustificazione nel benessere individuale e sociale. Il professor Lorenzo Borri, poi, aderisce agli ideali proposti dalla rivista e sostiene, inoltre, che «[…] la prudenza procreativa sia provvedimento di saggezza da sostenersi come incremento qualitativo della società […]»l.Il neomalthusianismo, quindi, non è una dottrina immorale: essa è, senza ombra di dubbio, una dottrina morale, avendo come obiettivo il benessere dell’essere umano.

Non mancano, inoltre, nei vari articoli, autori che per esporre argomenti a sostegno del neomalthusianismo, e della sua propaganda, utilizzano la teoria malthusiana come mezzo, al fine di rilevare la moralità e la necessita della cosciente limitazione delle nascite. Esemplare di questo orientamento di pensiero è Cabiati il quale, dopo aver asserito che la natura interviene in modo repressivo, come disse Malthus, per riequilibrare lo squilibrio tra l’incremento demografico e le risorse disponibili si chiede: «[…] è più morale lasciar fare alle forze repressive della natura, o non piuttosto prevenirle, insegnando agli operai quale è la responsabilità a cui si va incontro mettendo al mondo dei nuovi esseri?»li. Si comprende, quindi, che se sono veri i presupposti della teoria malthusiana, altrettanto vero è che per limitare l’eccesso di natalità bisogna ricorrere a pratiche anticoncezionali e non alla continenza sessuale proposta da Malthus.

È interessante, dopo il discorso di Cabiati, vedere come il fronte di opposizione abbia utilizzato la teoria malthusiana non come mezzo, con l’obiettivo di trovare giustificazioni e ragioni a sostegno del neomalthusianismo, ma piuttosto come fine, individuando nel neomalthusianismo una dottrina immorale. Sostenitore di questa concezione è Achille Loria il quale aveva asserito che «[…] a prevenire il danno sociale incontestabile della procreazione da parte di esseri privi di mezzi non si deve consigliare la prudenza procreativa, ma la categorica astensione. Non dunque neo-malthusianismo, ma malthusianismo»lii. La posizione di Loria è, evidentemente, quella che i neomalthusiani definirebbero come ‘assuefatta’ dai pregiudizi ipocriti della morale comune. Detto questo, sarà adesso interessante approfondire il modo in cui è stato affrontato il contrasto morale comune – neomalthusianismo.

§ 1.8.2 Morale neomalthusiana o cristiana? La polemica Polledro–Bettazzi

Tra i più grandi sostenitori della morale comune non si può prescindere dalla critica, e dalla successiva polemica con Polledro, di Rodolfo Bettazzi, presidente del comitato centrale delle Leghe per la moralità pubblica, contro il movimento neomalthusiano. La polemica nasce da una domanda, seguita dalla sua personale risposta, rivolta dal professor Bettazzi agli autori della rivista. In essa, Bettazzi chiede:

[…] credete voi l’attrazione sessuale irresistibile nell’individuo normale, associandola naturalmente a quella regola di vita a cui lo abbia abituato una precedente benintesa educazione? La nostra risposta è no: e la vostra? [A. Polledro, Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp. 1-5, p. 1.]

Ora, prima di concentrarsi sulla risposta data nella rivista «[…] un tagliente quanto è tondo il suo no»liii, è importante rilevare l’opposizione posta da Polledro, relativamente al modo pregiudizievole con cui il Professore ha posto la sua domanda. In altri termini, la stessa formulazione della domanda appare influenzata da un pregiudizio cristiano e moralistico, il quale impedisce l’obiettività dei ragionamenti, e che non cerca di «[…] fissare un dato primo […] da piantare come caposaldo sul terreno della discussione, ma è il riflesso di un non confessato presupposto […]»liv. E in cosa consiste questo presupposto? Esso

[…] è l’idea dell’amore-peccato, dell’amore-caduta spirituale, dell’amore-polluzione della carne (in contrapposto all’ermellinea purezza dello spirito) germoglio centrale della più vasta concezione ascetico-cristiana del piacere-peccato. È la vecchia superstizione sessuale […] che, con un ben più profondo e solenne pensiero religioso, sacrificava anche gli organi e le forze della generazione. È l’odio ereditario – in fondo, invidia impotente – delle generazioni trascinatesi, per i secoli […] nel terrore abbietto dei castighi d’oltretomba […]. [A. Polledro, Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp. 1-2.]

A fronte di questo pregiudizio, che mette in risalto l’antitesi irrisolvibile, secondo Bettazzi, tra il dovere, di matrice cristiana, e il piacere, aspirazione costitutiva della natura umana, Polledro afferma che la positività, e al contempo la moralità, della teoria neomalthusiana, consiste proprio nella sua possibilità di conciliare perfettamente il piacere con il dovere.

È presente, quindi, in Bettazzi, quell’idea che vede la vita sessuale necessariamente ed esclusivamente finalizzata al fine procreativo, come a dire che «[…] solo l’espiazione dolorosa (paternità o maternità) può redimere la impurità essenziale e ristabilire il turbato equilibrio morale […]»lv. Ma Polledro, impugnando la stessa arma di cui si serve Bettazzi, le Sacre Scritture, rivolgendosi contro l’ideale della castità sostenuto dai moralisti, e dallo stesso Malthus, mette in evidenza come anche San Paolo avesse consigliato di sposarsi a chi non fosse riuscito a astenersilvi. Il ricorso alle Sacre Scritture, però, più che garantire la legittimità delle pratiche neomalthusiane, è servito a Polledro per re-interpretare la morale sessuale proposta dalla religione cristiana. Essa stessa, infatti, riconosce il soddisfacimento del desiderio sessuale come una delle prerogative della natura umana.

L’invettiva di Polledro, poi, si sposta proprio sull’analisi della continenza sessuale, o castità. Da un punto di vista più propriamente medico, l’Autore ritiene che, essendo assolutamente naturale che l’uomo soddisfi i propri impulsi sessuali, la totale astinenza, oltre a avere effetti fisici negativi, non può che avere come risultato ciò che essa avrebbe dovuto evitare. Infatti

[l]a continenza […] determina nella maggior parte degli individui una lotta interna fra vari sentimenti, allorché il pudore e il dovere entrano in conflitto con la passione […]. L’uomo diventa scontroso, nervoso, irascibile […] incapace […] di attendere ai suoi studi: le immagini erotiche, inutilmente scacciate, lo assediano, lo attanagliano, lo ossessionano. La castità si rivela allora come il mezzo meno adeguato per raggiungere gli alti fini morali, essa non spegne la concupiscenza, ma l’attizza e la fa divampare più forte. Castità e purità sono allora termini antitetici [corsivo mio].  [A. Polledro, Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, p. 4.]

Un naturale sfogo delle proprie pulsioni sessuali, quindi, è esso stesso il presupposto «[…] della purezza di pensiero e di sentimento, della libertà di determinazione morale […]»lvii. L’atto sessuale e la castità devono, per Polledro, essere letti nella categoria di semplici fatti fisiologici e, di conseguenza, moralmente neutri. E, inoltre, se si dovesse cercare la moralità nelle intenzioni, e non negli atti, potrebbe anche essere più impura la ‘purità’ dell’impotente, piuttosto che l’impurità dell’uomo che sente, naturalmente, l’impulso sessualelviii.

§ 1.9 Le due morali: il problema dell’emancipazione femminile

Anche all’interno della rivista, come nei testi succitati, è trattato il problema della subordinazione della donna all’uomo e, in relazione a ciò, il fenomeno della maternità. Nel suo articolo Per le madri, Nelly Roussel rileva come tanto gli avversari quanto i partigiani delle teorie femministe utilizzino l’argomento della maternità come una base d’appoggio per rivendicare la validità delle proprie idee. Infatti, mentre i primi vedono nella funzione generatrice della donna la causa della sua inferiorità e, di conseguenza, del suo asservimento, i secondi vorrebbero che tale funzione costituisse motivo di vantaggi, materiali e spirituali, e d’indipendenza del sesso femminilelix. La donna, a causa di pregiudizi giudiziari e religiosi, è costretta a vivere nella condizione di miserabile schiava, essendo vista come

[…] oggetto di cui lo sposo dispone a suo volere, come macchina da far figli […] abbandonata […] dalla Società ingrata, che si preoccupa assai poco di aiutarla ad allevare i figli che essa le chiede; spogliata delle sue nobili prerogative, privata di tutti i diritti sulla carne […]. [Roussel N., Per le madri, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, pp. 4-5, p. 4.]

La donna, destinata per natura a patire i dolori della gravidanza e poi del parto, costretta a lavorare nelle fabbriche e a ‘servire’ il proprio partner, è vittima dell’istinto incontrollato e imprudente del marito, il quale la «[…] fecondò brutalmente, senza curarsi del domani»lx, senza, quindi, considerare il male eventuale che sarebbe derivato a lei e alla prole.

Inoltre, Nelly Roussel riporta quelle situazioni in cui la ragazza-madre, illusa d’amore, si ritrova sola e dolente a attraversare il travaglio della gravidanza mentre il suo seduttore, indifferente, continua a mietere nuove vittime, ricevendo la stima del mondo. È proprio a partire da queste considerazioni che l’Autrice, fervente femminista, rivendica i diritti delle donne. La donna, soprattutto in quanto madre: deve essere libera di scegliere quando e se assolvere la funzione procreativa, avendo il diritto di decidere se sottrarsi all’amplesso o se evitare la gravidanza per mezzo di pratiche neomalthusiane; deve vedersi riconosciuti l’autorità e il prestigio della funzione materna e, infine, deve vedere riconosciuta dalla società la sua funzione sociale, dovendo la madre non solo generare un nuovo nato ma occuparsi della funzione indispensabile, dimenticata dagli uomini, di formare il futuro cittadinolxi.

Esponente di una forma radicale di femminismo, Andrea Gybal ripropone il tema della procreazione cosciente e del diritto alla gravidanza, esprimendo aspramente il suo disappunto nei confronti della società maschilista. Nella conclusione del suo articolo, Gybal propone una definizione netta dell’essenza del femminismo: il femminismo consiste nell’abolizione dell’articolo 317, il quale prevede la reclusione della donna che, indipendentemente dal suo essere o meno consenziente, ha praticato l’aborto. Probabilmente, si potrebbe ritenere che una conclusione di questo tipo sia particolarmente incisiva ma, ciò che qui interessa, sono le premesse che hanno portato a una concezione così ‘estrema’ del femminismolxii. Rivolgendosi a tutte le donne, Gybal descrive la natura fondamentalmente istintuale e animalesca della maggior parte degli uomini, la cui prepotenza e imprudenza sessuale hanno come conseguenza le gravidanze indesiderate e, in seguito, l’asservimento della donna. Come risulta evidente dalla lettura dell’articolo, il rapporto uomo-donna è descritto nei termini del ‘rapporto’ predatore-preda. Gybal, infatti, scrive:

[q]uando il maschio ti incontra, o compagna venerata, ti desidera: egli ti picchierà, per violarti, se gli resisti. Egli sa che non gli sfuggirai più quando s’ingrosseranno i tuoi fianchi […] E poi nascerà il figlio, madre incatenata, povera madre, ecco la tua schiavitù che si raddoppia: l’uomo e il rampollo…  [A. Gybal, L’articolo 317, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 1-2, p. 1.]

Gybal, inoltre, esamina un problema ricorrente e deleterio: la situazione sociale delle ragazze-madri. Nell’articolo è riportata una vicenda fittizia, dal valore esemplare, la quale, da un lato descrive lo status di queste sventurate condannate da una società ipocrita e, dall’altro, offre una spiegazione plausibile di fenomeni quali la prostituzione e il vagabondaggio. Gybal, infatti, racconta di una fanciulla che, sedotta, diventò madre e oltre a essere tacciata di disonore fu allontanata da tutti. Ma allora, come le sarebbe stato possibile vivere e nutrire il bambino? È semplice: diventando prostituta o vagabondalxiii. Ma dov’è, in questo, il neomalthusianismo? Ovviamente, come per la dottoressa Cecchi e per la Roussel, ciò che prima di tutto è necessario è rivoluzionare il pensiero ed abolire il pregiudizio e l’impostazione maschilista della società. Ma, un primo passo necessario per la donna, è di «[…] ottenere […] il diritto di procreare a tuo piacimento, quando lo vuoi, quando lo puoi, quando il procreare non deve essere per te causa di mille pene»lxiv. E uno dei modi per realizzare questo diritto è, appunto, il ricorso alle pratiche neomalthusiane.

§: 2 Implicazioni problematiche della propaganda neomalthusiana

§ 2.1 Neomalthusianismo: una perversione sessuale?

Si cercherà, in questo paragrafo, di stabilire un rapporto tra la normalità sessuale, con particolare riferimento al concetto di perversione, e il nucleo pratico della questione neomalthusiana: l’utilizzo di metodi contraccettivi per limitare coscientemente la prole. In primo luogo, constatata l’influenza di alcuni pregiudizi di natura etico-religiosa, che avevano definito la perversione nei termini di onanismo, o attività sessuale non finalizzata alla riproduzione, si è visto che ‘normale’ potrebbe essere solo l’individuo eterosessuale, il quale dovrebbe finalizzare la sua vita sessuale all’esclusivo scopo procreativo.

Adesso, la domanda che deve esser posta è: per quale motivo l’utilizzo di mezzi antifecondativi può essere considerato alla stregua di un comportamento sessualmente perverso? Stando a un discorso di tipo dogmatico, perverso è ogni comportamento deviante dalla norma (dove con normale spesso si intende naturale) e l’essenza della perversione sessuale è espressa dal concetto, di origine biblica, di onanismo. Probabilmente, però, alcuni teologi sarebbero disposti a interpretare la vicenda di Onan (forse in modo strumentale) esemplare delle conseguenze della disobbedienza al dio cristiano. Ciò non toglie, però, che se è loro concesso di leggere nella vicenda un messaggio di tipo ‘simbolico’, è altrettanto possibile leggere la storia di Onan nel suo significato letterale: in questo caso, Onan sarebbe stato punito per aver ‘agito da neomalthusiano’ e dunque, cristianamente, il neomalthusianismo sarebbe un peccatolxv.

Questa riflessione, però, aprirebbe la strada a una considerazione di estrema rilevanza, e di estrema gravità, relativamente all’etica imposta dalla religione cristiana. Il cristianesimo, infatti, o più precisamente la sua interpretazione e trasposizione umana, ha definito perversione, e quindi peccato, ogni comportamento che andasse al di là della semplice ed esclusiva penetrazione eterosessuale finalizzata alla procreazione. Fatte queste considerazioni, sarebbe ovvio pensare che nella categoria di ‘peccato’, oltre alla copula orale, alla copula anale, all’omosessualità ecc., debba rientrare anche la contraccezione, in quanto ostacolo all’adempimento del volere di Dio che prevedrebbe, almeno nell’intenzione, che la vita sessuale avesse esclusivamente un fine riproduttivo e non, come alcuni neomalthusiani hanno sostenuto, un fine edonistico.

A fronte di questo, ci si dovrebbe chiedere come sia possibile che alcuni neomalthusiani, il cui obiettivo era proprio «[…] la lotta acerrima dell’intolleranza religiosa e dei pseudo-moralisti surti in difesa dei lor pudori ipocriti o stupidi […]»lxvi, abbiano potuto da un lato acconsentire alle pratiche neomalthusiane, in quanto espressione della inviolabile libertà sessuale dell’essere umano e, dall’altro, rifiutare, ponendole su un piano differente, quelle forme di sessualità che la chiesa stessa condannava (e condanna tuttora). A questo proposito, Luigi Fabbri scrive:

[c’]è chi obietta […] che i mezzi antifecondativi sono già essi un’anormalità, degli atti contro natura, e quindi […] deplorevoli. Se si sta allo stretto significato della parola «anormale», si può aver ragione, in quanto infatti, oggi, l’accoppiamento «normale» non ubbidisce ai provvedimenti neo-malthusiani. Ma avremo esaurientemente risposto a questa obiezione, quando avremo spiegato che l’anormalità da noi deplorata è il soddisfacimento dell’istinto sessuale in modo diverso dall’introduzione del membro virile nella vulva femminile (coito in vaso indebito, masturbazione reciproca, cunnilinguo, pederastia, tribadismo, ecc.) [corsivo mio] [L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 101.]

A un’attenta analisi delle parole di Fabbri si potrebbe riscontrare, però, un’incoerenza di tipo logicolxvii. Infatti, se con ‘perversione’ si deve intendere ogni comportamento sessuale che implichi la dispersione gratuita del seme (come avviene nella vicenda di Onan) non è possibile, con alcun mezzo, porre la contraccezione e ogni qualsivoglia rapporto al di fuori della penetrazione eterosessuale, su piani diversi. In entrambi i casi, infatti, non può avere luogo un processo riproduttivo e, quindi, in entrambi i casi si tratta di una ‘frode della generazione’. Inoltre, Fabbri asserisce che anormale è il coito in vaso indebito. Sarebbe interessante, data questa considerazione, chiedersi cosa determini l’appropriatezza di un ‘vaso’ a ricevere il seme. Più precisamente: legittimando il neomalthusianismo il ricorso al preservativo come uno tra i metodi anticoncezionali, in qual modo sarebbe stabilito che il condom sia un ‘vaso’ adeguato a ricevere il seme? Ma ancora: come è possibile stabilire, in linea generale, cosa sia appropriato per un certo scopo? Non sembra, forse, che Fabbri, in antitesi con la critica rivolta al professor Bossi (§ 1.4.1), dia una definizione del concetto di ‘appropriatezza’ adottando come riferimento il concetto di ‘natura’?

Inoltre, Fabbri aveva affermato che l’uomo, anche nella vita sessuale, dovrebbe comportarsi in modo naturale, facendo sì che gli organi genitali, come tutti gli altri, raggiunta la loro funzionalità, assolvano le proprie funzionilxviii. Fatte queste premesse, se naturale è semplicemente l’adempimento della funzione di ogni organo del corpo e se, allo stesso tempo, le pratiche neomalthusiane sono espressione della libertà dell’essere umano e ne garantiscono il diritto al piacere, cosa renderebbe legittima la deplorazione di tutti quei comportamenti sessuali, escluso il neomalthusianismo, che prevedano una frode della generazione? Se l’uomo deve poter godere liberamente del piacere e se naturale è semplicemente l’adempimento di una funzione, non dovrebbe importare il modo in cui tale funzione si espleta.

Sembrerebbe, stando a quanto si è detto, che pur essendoci come obiettivo fondamentale quello di liberare l’uomo dall’oppressione dei valori imposti dalla morale tradizionale, di matrice clericale, permanga, anche in alcuni neomalthusiani, l’influenza di pregiudizi moralistico-cristiani. A questo proposito, come afferma Wanrooij

[…] la morale positivista si appiattiva semplicemente sul modello della morale tradizionale, sostituendo al discorso religioso ed etico i dettami della scienza medica e sociale: non più peccato, la devianza morale veniva condannata per i suoi effetti perniciosi sulla salute fisica e sulla società. [B. P. F. Wanrooij, Storia del pudore, cit., p. 31.]

Un concetto analogo, poi, è presente nella Rivista di neomalthusianismo e di eugenica

[…] il positivismo evoluzionista […] segnò, nella sostanza, nel profondo, un troppo poco reale progresso sulla mentalità religiosa e cristiana […]. Tutto si ridusse, in fondo, ad una sostituzione: della Natura, con tanto di maiuscola, a Dio, dell’Eterna Evoluzione alla Creazione Divina, della nuova religione positivistica e umanitaria di Comte e di Spencer, con i suoi Grandi Sacerdoti e pretonzoli e dogmi alla vecchia religione di Cristo e di Pietro. [A. Polledro, Il sesso al bivio. Morale neomalthusiana o morale cattolica?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 5, pp. 1-3, p. 2.]

Inoltre, un altro esempio di questa tendenza potrebbe essere rappresentato dalla dottoressa Ettorina Cecchi la quale si esprime riguardo alla pratica neomalthusiana del coito interrotto. La Dottoressa, infatti, scrive che questa pratica «[…] si riduce ad essere una pratica onanistica ed ha quindi tutte le conseguenze della masturbazione» (§ 1.4) lxix. Anche in questo caso, però, come si è fatto relativamente a Fabbri, bisognerebbe porsi una domanda: se con onanismo si intende ‘frode della generazione’, quale differenza sussiste, realmente, tra la masturbazione (condannata dalla morale comune) e l’utilizzo di metodi contraccettivi, escluso quello del coito interrotto? Non c’è forse, in entrambi i casi, un mancato adempimento della normale funzione della vita sessuale e, quindi, della procreazione? Sembrerebbe, in conclusione, che la propaganda di alcuni neomalthusiani sia ancora condizionata da quei pregiudizi che aveva cercato, in prima istanza, di condannare.

§: 2.2 La coerenza come presupposto fondamentale della propaganda neomalthusiana

Si è visto che ciò che si vuole sostenere, e l’obiettivo verso il quale è diretta la trattazione di questo paragrafo, è la necessità della coerenza nell’affrontare la questione neomalthusiana. Ciò che si è cercato di dimostrare è che non può effettuarsi una distinzione, almeno logicamente, tra le pratiche neomalthusiane e l’insieme di tutti quei comportamenti ritenuti perversi. Inoltre, stando al significato del termine ‘perversione’, non si può ragionare in modo strumentale, e quindi errato poiché incoerente, distinguendo tra perversioni legittime e illegittime. Infatti, definito il concetto di perversione, e stabilito che ogni deviazione dalla norma è da condannare, non esisterà una gradazione, che vada dal più al meno grave, dei comportamenti sessuali chiamati perversi. Se la perversione è condannabile è condannabile in sé, senza eccezionelxx.

Adesso, però, giunti al termine della trattazione, è necessario fare alcune precisazioni. In primo luogo, la trattazione non aveva come obiettivo quello di esprimere un giudizio sulla validità etica, fortemente contestata dai neomalthusiani, dei valori di cui è portatrice la religione cristiana. Il cristianesimo, infatti, impone un dogma e la validità di un dogma, per la sua stessa natura, non può essere dimostrata né confutata. Un dogma può solo essere accettato, se creduto vero, e seguito pedissequamente per conseguire, in questo caso, la ‘salvezza dell’anima’. In secondo luogo, poi, si è cercato di mostrare come l’unico modo per sostenere, e propagandare, una teoria, che sia quella malthusiana o quella neomalthusiana, è quello di sostenerla in modo coerente, utilizzando i concetti di cui si dispone in modo adeguato. Nel caso in questione, quindi, se da un lato per il malthusianismo alla condanna delle cosiddette perversioni sessuali segue la condanna delle pratiche contraccettive dall’altro, alla legittimazione del neomalthusianismo dovrebbe conseguire, almeno logicamente, la legittimazione di tutti quei comportamenti sessuali condannati come perversi.

Conclusione

Come si è visto, nel corso della trattazione sono emersi alcuni aspetti problematici della questione sessuale. In modo particolare, sono sorti alcuni problemi di difficile risoluzione relativamente, ad esempio, alla definizione della sfera della ‘moralità’ nell’ambito della vita sessuale e di concetti come quello di normalità e perversione sessuale. Più precisamente in Italia, tra la fine dell’‘800 e i primi anni del ‘900, il concetto di normalità è stato definito per mezzo di un pregiudizio già di per sé normativo: alla normalità potrebbe aspirare solo chi, già come presupposto, è normale, ossia l’individuo eterosessuale. Inoltre, l’amplesso sarebbe legittimo solo nei limiti della sua funzionalità: la procreazione. In seguito, dopo aver posto attenzione sui pregiudizi della morale comune, è stata affrontata, seguendo diverse prospettive, la questione la questione neomalthusiana. In questa sezione è stato trattato il dibattito sul neomalthusianismo, rilevando alcuni nodi critici del fenomeno del birth control (§1). Infine, si è voluta provocare una riflessione di impronta logica. In quest’ultima parte, infatti, si sono volute mettere in evidenza alcune incoerenze proprie della propaganda neomalthusiana (§ 2).

Inoltre, uno degli argomenti di maggior interesse è stato quello riguardante il problema del rapporto tra la perversione sessuale, intesa come frode della generazione, e l’utilizzo di mezzi anticoncezionali. La tesi che si è tentato di dimostrare aveva come obiettivo non solo quello di sottolineare come in realtà, anche per i più ferventi neomalthusiani, sia difficile liberarsi da preconcetti di natura etico-religiosa ma anche, e soprattutto, la difficoltà di districarsi e assumere una definitiva presa di posizione relativamente ai concetti di normalità e moralità nell’ambito della vita sessuale (e non solo). La tesi paradossale cui si approderebbe attraverso un’analisi di natura puramente logica, sarebbe l’affermazione di un’etica ‘del tutto o niente’. Infatti, non è possibile stilare un elenco, organizzato secondo gradi, di azioni immorali: tutto ciò che è immorale, perverso e quindi deviante dalla norma, secondo la definizione che si è data della normalità sessuale, sarebbe da evitare assolutamente. Un’azione immorale, infatti, è immorale anche se devia soltanto di poco dalla norma e non sarà meno grave di un’azione, apparentemente, più distante dalla norma e quindi, presumibilmente, ancora più condannabile. Dunque: o il neomalthusianismo e tutte le altre perversioni sono legittime (tutto), o il neomalthusianismo e tutte le altre perversioni sono immorali (niente). In fondo, tutti i peccati sono equivalenti! Inoltre, l’utilizzo del termine ‘perversione’ sarebbe legittimo solo nella seconda ipotesi: nel primo caso, infatti, essendo tutto legittimo, crollerebbe assolutamente il concetto di perversione in quanto non sarebbe più possibile parlare di normalità. Tutto sarebbe legittimo e quindi normale: in questa situazione, attribuire a qualcosa il predicato della normalità non avrebbe alcun valore se non quello dell’applicazione di un concetto pleonastico.

Fatte queste premesse sarebbe interessante, non solo approfondire la questione neomalthusiana e vedere il modo in cui è stata affrontata in paesi diversi dall’Italia, ma anche impegnarsi nel tentativo di definizione, se possibile, di concetti ostici relativi alla questione sessuale. In primo luogo, si dovrebbe cercare di comprendere in qual modo sia possibile definire in modo univoco il concetto di normalità sessuale e vedere in quale misura delle prescrizioni etico-religiose possano assumere il carattere dell’assolutezza. Sarebbe da distinguere, per questo, ciò che è appreso in maniera esplicita da ciò che invece è solo il risultato di un’interpretazione e, in questo contesto, stabilire quanto è stato detto oggettivamente, senza alcun pregiudizio, e quanto invece dipenda da interpretazioni azzardate o perfino strumentali. Inoltre, sarebbe utile affrontare la questione sessuale, e non unicamente quella neomalthusiana, orientando il ragionare in un sistema di pensiero coerente, senza sperare troppo, però, in una possibilità di successo. L’essere umano, infatti, tende spesso a pensare nel modo a lui più congeniale, senza preoccuparsi del principio della coerenza logica. Questo discorso, però, non vale solo per la questione centrale di questa trattazione: nell’esegesi biblica, ad esempio, che ha determinato un insieme di condanne, dovrebbe adottarsi un unico sistema di lettura, senza distinguere, a proprio piacimento, tra ciò che deve essere interpretato e ciò che deve essere appreso nel suo significato letterale. Un modello esplicativo azzardato o strumentale, infatti, ha portato la chiesa, molto spesso, a fare del mondo una comunità di dannati, garantendo però ad alcuni, per mezzo della grazia, la salvezza dell’anima.

In conclusione, tornando al tema centrale della trattazione e prescindendo per un momento dalle incoerenze di cui si sono accusati alcuni neomalthusiani, sarà riportato un passo tratto dalla rivista L’educazione sessuale, in cui è definita l’essenza propria del neomalthusianismo, nel suo significato ideale. Come scrivono Berta e Polledro

[l]’essenza del neomalthusianismo […] è unicamente questa: entrata della volontà nell’ambito chiuso e fin qui eslege dei rapporti sessuali – signoria dell’uomo sul fenomeno delle generazioni – capacità di controllarne, dirigerne e variarne gli effetti. Moralmente, il neomalthusianismo segna il trionfo del principio di responsabilità nella delicata e gravissima funzione sessuale e perciò […] riceve la sua fulgida consacrazione morale. [L. Berta, A. Polledro, Questa rivista si propone, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, p. 2.]

Note

i L. Fabbri, Generazione cosciente: appunti sul neo-malthusianismo, Firenze, Ist. ed. Il Pensiero, 1914, p. 114.

iiIvi, p. 122.

iii Cfr. L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 4-5, p. 5.

iv L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 55; cfr. anche ivi, pp. 83, 88.

vIbidem, p.45.

vi Cfr. L. M. Bossi, Malattie utero – ovariche e malthusianismo, cit., pp. 17-53.

viiCfr. G. Rifelli, C. Ziglio, Per una storia dell’educazione sessuale, cit., p.59; cfr. anche ibidem, pp. 60-61; cfr. anche V. P. Babini, La psichiatria, «Storia della scienza. Natura e vita. L’età moderna», 1994, vol. 4, p. 420

viii L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 83.

ix Cfr. S. Giorni, L’arte di non far figli, Firenze, Soc. ed. Neo-Malthusiana, 1912, pp. 41-42; cfr. anche L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 160.

x Cfr. P. Fabiani, La procreazione, Napoli, Soc. ed. Partenopea, 1900, pp. 38-58; cfr. L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 160; cfr. anche S. Giorni, L’arte di non far figli, cit., pp. 41-48.

xi Cfr. S. Giorni, L’arte di non far figli, cit., pp. 42, 45-46.

xii Cfr. E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., pp. 83-112; cfr. anche S. Giorni, L’arte di non far figli, cit., pp. 53-72; cfr. L. Berta, Per limitare la prole, cit., pp. 38-42.

xiii Relativamente alla questione dell’aborto si è deciso di non approfondirne la trattazione nel corpo del testo in quanto l’analisi qui condotta riguarda, principalmente, la legittimità o meno (da un punto di vista morale) della teoria neomalthusiana del controllo delle nascite. Per l’importanza della tematica, però, si è voluto introdurre, qui, un approfondimento che trae spunto dal testo di Luigi Fabbri Generazione cosciente. Nel suo testo egli scrive: «L’aborto […] è una manovra che interviene dopo che il concepimento è avvenuto, ed uccide quindi qualche cosa, violenta realmente la natura con un atto repressivo. Esso è quindi un procedimento che si ha grave torto di chiamare maltusiano o neomalthusiano. Infatti, nella propaganda neomaltusiana uno degli argomenti più usati è che sia bene insegnare i mezzi preventivi anticoncezionali, perché ciò servirà fra l’altro ad impedire il ricorso alle pratiche abortive, che hanno così spesso conseguenze tragiche e letali». L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 304; cfr. anche ibidem, pp. 306-307, 309, 312, 323-324, 326-327; cfr. L. M. Bossi, Malattie utero-ovariche e malthusianismo, cit., pp. 13-26; cfr. L. Berta, La legge omicida. Per l’abolizione del reato d’aborto, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 11, pp. 1-3.

xiv L. M. Bossi, Malattie utero-ovariche e malthusianismo, cit., p. 8; cfr. ivi, pp. 36-38.

xv Inoltre, come scrive lo stesso Fabbri «[l]a legge spirituale, secondo il cristianesimo, è concepita come in continuo contrasto coi bisogni del corpo». L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 260; cfr. E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 36.

xvi G. Prezzolini, Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A., Il problema della procreazione, cit., p. 116.

xvii Per un approfondimento sulla vita di Secondo Giorni e sulla pubblicazione della sua opera L’arte di non far figli si veda B. P. F. Wanrooij, Storia del pudore, cit., pp. 74-75; cfr. anche AA. VV., La propaganda neomalthusiana in Tribunale, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 3-7.

xviii A. Belloni, Malthusianismo e neo-malthusianismo, cit., pp.11-12.

xix Cfr. T. R. Malthus, Saggio sul principio di popolazione, pp. 9-12, 445-454.

xx Cfr. L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., pp. 94-96.

xxi E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 28.

xxii Cfr. L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 105.

xxiiiIvi, p. 107.

xxiv Tra coloro che aderirono a questa posizione, e quindi in netto contrasto con le teorie portate dalla propaganda neomalthusiana, è da ricordare il professore Achille Loria. Egli, infatti, in risposta all’inchiesta sul neomalthusianismo, asserisce che è necessario prevenire il sovraffollamento «mercè la prudenza sessuale. Ma questa […] deve attuarsi a mezzo della ritardata età nuziale e dell’astensione dell’amplesso dopo la procreazione di un numero limitato di figli». A. Loria, Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A., Il problema della procreazione, cit., p. 104. Cfr. anche A. Loria, Malthus, Roma, A. F. Formiggini, 1923. Inoltre, tra coloro che aderirono a questa posizione, e quindi in netto contrasto con le teorie portate dalla propaganda neomalthusiana, è da ricordare il professore Achille Loria. Egli, infatti, in risposta all’inchiesta sul neomalthusianismo, asserisce che è necessario prevenire il sovraffollamento «mercè la prudenza sessuale. Ma questa […] deve attuarsi a mezzo della ritardata età nuziale e dell’astensione dell’amplesso dopo la procreazione di un numero limitato di figli». A. Loria, Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A., Il problema della procreazione, cit., p. 104. Cfr. anche A. Loria, Malthus, Roma, A. F. Formiggini, 1923.

xxv Tra i tanti studi sul concetto di ‘normalità’, si veda, ad esempio, G. Rifelli, C. Ziglio, Per una storia dell’educazione sessuale, cit., pp. 25, 44-46; cfr. P. Mantegazza, Igiene dell’amore (1877), Firenze, R. Bemporad e figlio Editori, 1930, pp. 358-359; cfr. E. M. Forster, Maurice, Milano, Garzanti editore, 2010, pp. 32-33.

xxvi L. M. Bossi, Malattie utero-ovariche e malthusianismo, cit., p. 16; cfr. anche ibidem, pp. 41, 49.

xxvii L. Fabbri, Generazione cosciente, cit., p. 236.

xxviiiIvi, p. 56; cfr. ivi, pp. 55-59.

xxixIbidem, p. 59; cfr. anche L. Berta, Per limitare la prole, cit., pp. 29-31.

xxx Cfr. S. Upton, Le due morali, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, p. 6.

xxxi Cfr. B. P. F. Wanrooij, Storia del pudore, cit., pp. 21, 34.

xxxii Cfr. ivi, p. 36.

xxxiii Il concetto di onanismo è quello sul quale ci si è maggiormente concentrati per fornire una definizione, il più dogmatica possibile, di ‘perversione sessuale’. A questo proposito, l’origine del termine onanismo si può ritrovare proprio nelle Sacre scritture e, in particolare, nella vicenda di Onan il quale, al fine di non essere il ‘padre’ della generazione del fratello, decise di praticare ciò che oggi è conosciuto con il concetto di ‘coito interrotto’. Cfr. Genesi 38, 8-10. Cfr. G. Rifelli, C. Ziglio, Per una storia dell’educazione sessuale, cit., pp. 50, 131-147.

xxxiv Cfr. ivi, pp. 74-75.

xxxv Per un approfondimento sullo statuto e sulle norme della Lega Neomalthusiana Italiana cfr. AA. VV., Per la Lega Neomalthusiana italiana, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 9-12; cfr. anche L. Berta, Per limitare la prole, cit., pp. 15-18.

xxxvi Cfr. L. Berta, A. Polledro, Questa rivista si propone, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 1-2.

xxxvii L. Berta, A. Polledro, Questa rivista si propone, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, p. 2.

xxxviiiIbidem.

xxxixIbidem.

xl L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Introduzione, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 7, p. 1.

xli L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Malthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 8, pp. 3-6, p. 5.

xlii Ibidem.

xliii L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, p.3.

xlivIbidem, p. 4.

xlv Cfr. L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 4-5.

xlvi L. Berta, A. Polledro, Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e la civiltà, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, p. 4.

xlvii Cfr. B. P. F. Wanrooij, Storia del pudore, cit., p. 83.

xlviii Cfr. R. Michels, Risposte all’inchiesta, cit., p. 108; cfr. anche A. Polledro, Le ragioni morali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, p.4; cfr. A. Polledro, Le ragioni morali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 3, pp. 3-4.

xlix B. Mussolini, Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 2, pp. 2-3, p. 3.

l L. Borri, Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 2, p. 2.

li A. Cabiati, Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 4, pp. 6-8, p. 7.

lii A. Loria, Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 6, pp. 7-8, p. 7.

liii A. Polledro, Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, p. 1.

livIbidem.

lvIvi, p. 2.

lvi Cfr. ivi, p. 3; cfr. anche I ai Corinzi 7, 9.

lvii A. Polledro A., Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10,, p. 5.

lviii Cfr. ivi, p. 4.

lix Cfr. N. Roussel, Per le madri, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, pp. 4-5, p. 4.

lxIbidem.

lxi Cfr. ivi, p. 5.

lxii Non si vuole, in questa sede, recriminare o meno la pratica dell’aborto, in quanto si intraprenderebbe un discorso estremamente complesso. Ciò che qui si vuole rilevare è che, probabilmente, una concezione come quella portata da Andrea Gybal è dovuta all’esasperazione, appunto, determinata da una società palesemente maschilista.

lxiiiCfr. A. Gybal, L’articolo 317, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, p. 1.

lxivIvi, p. 2.

lxv Per un approfondimento sulla vicenda di Onan cfr. J.-M. Paupert, Controllo delle nascite e teologia. Il dossier di Roma, Brescia, Queriniana, 1968, p. 54.

lxvi A. Belloni, Malthusianismo e neo-malthusianismo, cit., pp.11-12.

lxvii Un ragionamento incoerente, nel senso in cui sarà definita l’incoerenza di Luigi Fabbri, è espresso nella Rivista di neomalthusianismo e di eugenica da Jean Marestan. Egli, infatti, nell’elencare i vantaggi del ricorso alle pratiche neomalthusiane, scrive che «[n]ella possibilità per i giovani di ambo i sessi di frequentarsi senza vergogna e di soddisfare senza rischio alcuno ai loro desideri sta in gran parte la guarigione di quella lebbra che è la prostituzione, il che porterebbe anche ad una notevole diminuzione delle malattie veneree, della sifilide e delle terribili conseguenze che ne derivano per la discendenza […] si potrebbe constatare una diminuzione dell’omosessualità e delle pratiche solitarie tanto funeste e così diffuse [corsivo mio] […]». J. Marestan, Le conseguenze morali e sociali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 9-11, p.9. Si può ben vedere come, nelle parole succitate, il ricorso alle pratiche neomalthusiane abbia, tra i suoi vantaggi, la diminuzione dell’omosessualità e della masturbazione, le quali sono ‘pratiche tanto funeste’, ma che sono condannate, in realtà, per la stessa ragione per la quale, almeno logicamente, dovrebbero condannarsi le stesse pratiche antifecondative.

lxviii Lo stesso discorso è sostenuto da Alfredo Polledro il quale, elencando gli svantaggi dovuti alla castità assoluta proposta dal professor Bettazzi, scrive «[…] se non sia sotto ogni aspetto preferibile una buona sana scarica liberatrice secondo natura all’ostinarsi in un farnetichio mostruoso da febbricitante». Polledro A., Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp. 4-5.

lxix E. Cecchi, Neo-malthusianismo pratico, cit., p. 94.

lxx Questo argomento è affrontato chiaramente da Paupert, il quale parla della Relazione fittizia tra l’intervento anticoncezionale e alcuni peccati. Egli, infatti, riferendosi all’enciclica Casti connubii di Pio XI, scrive: «[d]a parte di alcuni si solleva l’obiezione che la legittimazione dell’intervento anticoncezionale aprirebbe la via all’indulgenza nei confronti di certi peccati, quali l’aborto, la copula oralise la copula analis, la fornicazione, l’adulterio e infine la masturbazione». Ma, nella copula oralis e nella copula analis […] non è rispettata né la dignità dell’amore né quella dei coniugi in quanto persone umane fatte ad immagine di Dio». J.-M. Paupert, Controllo delle nascite e teologia, cit., pp. 70-72.

Bibliografia

1. Fonti

Belloni A., Malthusianismo e neo-malthusianismo. Cenni storici e critici, in Giorni S., L’arte di non far figli (1911), Firenze, Soc. ed. Neo-Malthusiana, 19122, pp. 7-24.

Berta L., Per limitare la prole, Firenze, Soc. ed. Neo-Malthusiana, 1913.

Bossi L. M., Malattie utero-ovariche e malthusianismo, Milano, Soc. ed. Libraria, 1905.

Cecchi E., Neomalthusianismo pratico. Anatomia e fisiologia degli organi genitali. Fenomeno della generazione. Mezzi scientifici e pratici per evitare la gravidanza, Firenze, Ist. ed. Il Pensiero, 1913.

Fabbri L., Generazione cosciente: appunti sul neo-malthusianismo, Firenze, Ist. ed. Il Pensiero, 1914.

Fabiani P., La procreazione, Napoli, Soc. ed. Partenopea, 1900.

Forster E. M., Maurice (1987), Milano, Garzanti editore, 20107.

Giorni S., L’arte di non far figli (1911), Firenze, Soc. ed. Neo-Malthusiana, 19122.

Loria A., Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A. (a cura di), Il problema della procreazione. Inchiesta sul “neomalthusianismo”, Milano, Casa editrice di Avanguardia, 1911, p. 104.

Malthus T. R., Saggio sul principio di popolazione, Torino, Utet, 1946.

Michels R., Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A. (a cura di), Il problema della procreazione. Inchiesta sul “neomalthusianismo”, Milano, Casa editrice di Avanguardia, 1911, pp. 107-109.

Prezzolini G., Risposte all’inchiesta, in De Pietri Tonelli A. (a cura di), Il problema della procreazione. Inchiesta sul “neomalthusianismo”, Milano, Casa editrice di Avanguardia, 1911, pp. 115-116.

    1. Fonti antiche

Genesi, in Diodati G. (a cura di), La Sacra Bibbia, Trento, La Buona Novella, 2000.

I ai Corinzi, in Diodati G. (a cura di), La Sacra Bibbia, Trento, La Buona Novella, 2000.

    1. Riviste

AA. VV., Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 2, pp. 2-3.

AA. VV., Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 4, pp. 6-8.

AA. VV., Il neomalthusianismo è immorale?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 6, pp. 7-8.

AA. VV., La propaganda neomalthusiana in Tribunale, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 3-7.

AA. VV., Per la Lega Neomalthusiana italiana, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 9-12.

Berta L., La legge omicida. Per l’abolizione del reato d’aborto, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 11, pp. 1-3.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 4-5.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Introduzione, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 7, pp. 1-3.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, pp. 3-4.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Malthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 8, pp. 3-6.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il Neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp. 6-8.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e il proletariato come classe, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 4-5.

Berta L., Polledro A., Il proletariato e la limitazione delle nascite. Il neomalthusianismo e la civiltà, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 3-5.

Berta L., Polledro A., Questa rivista si propone, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 1, pp. 1-2.

Gybal A., L’articolo 317, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 2, pp. 1-2.

Marestan J., Le conseguenze morali e sociali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 9-11.

Polledro A., Della castità e dell’amor fisico, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 10, pp.1-5.

Polledro A., Il sesso al bivio. Morale neomalthusiana o morale cattolica?, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1913) 5, pp. 1-3.

Polledro A., Le ragioni morali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 3, pp. 3-4.

Polledro A., Le ragioni morali del neomalthusianismo, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 2 (1914) 4-5, pp. 5-7.

Roussel N., Per le madri, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, pp. 4-5.

Upton S., Le due morali, «L’educazione sessuale: rivista di neomalthusianismo e di eugenica», 1 (1914) 9, p. 6.

2. Studi

Babini V. P., La psichiatria, «Storia della scienza. Natura e vita. L’età moderna», vol. 4, Torino, Einaudi, 1994.

De Marchi L., Sociologia del sesso, Roma-Bari, Editori Laterza, 1963.

Paupert J.-M, Controllo delle nascite e teologia. Il dossier di Roma (1967), Brescia, Queriniana, 1968.

Wanrooij B. P. F., Storia del pudore. La questione sessuale in Italia 1860-1940, Venezia, Marsilio, 1990.

3. Manuali

Ago R., Vidotto V., Storia moderna, Roma-Bari, Editori Laterza, 2004.

Rifelli G., Ziglio C., Per una storia dell’educazione sessuale 1870-1920, Firenze, La Nuova Italia, 1991.