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29 marzo 2017

Google Public Data Explorer e innovazione

 Mariana D’Ovidio

1. Google Public Data Explorer

Google Public Data Explorer è un prodotto disponibile sul web che fornisce statistiche e previsioni, per lo più di natura macroeconomica, basate su dati pubblici messi a disposizione da organizzazioni ed istituzioni internazionali, uffici statistici nazionali e sovranazionali, università ed istituti di ricerca. Il prodotto, lanciato sperimentalmente l’8 marzo 2010, ebbe il varo definitivo un anno più tardi: da allora, consente a qualunque utente di visualizzare, scaricare e condividere set di dati.

Su Google Public Data sono riscontrabili decine di migliaia di dati, rappresentati in varie forme grafiche (istogrammi, diagrammi cartesiani, a torta, areali, ecc.) che, su richiesta on line dell’utente, possono essere adattate e personalizzate in tempo reale. Ad esempio, selezionando l’andamento storico del dato reddito pro capite, l’utente può interrogare il programma, stabilendo l’arco temporale che gli interessa e disponendo di un menù da cui scegliere il paese (o i paesi, se intende ottenere una rappresentazione comparativa) su cui ricavare l’informazione. Al completamento delle operazioni, Google restituisce il dato o i dati richiesti nella forma grafica prevista. Va ricordato che Google è solo un contenitore intelligente di dati forniti da terzi e non è responsabile dei contenuti che pubblica. L’attendibilità delle informazioni è quindi conferita unicamente dall’importanza e dal prestigio dei provider, come l’FMI, l’OCSE, la Banca mondiale, Eurostat, oltre a diverse altre fonti, soprattutto statunitensi. Tutto ciò premesso, Google Public Data Explorer si rivela strumento particolarmente duttile ed utile a condurre una vasta gamma di ricerche, seppur basate su fonti secondarie.

2. Google Public Data Explorer e il Global Competitiveness Report

In questa sede viene presentata una breve indagine esplorativa, di tipo comparativo che analizza l’impatto dell’innovazione, nell’arco temporale 2005-2011, su nove paesi che esprimono tra le più importanti economie del mondo: U.S.A., Cina, Giappone, Brasile, India, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, più il riferimento alla media mondiale. L’indagine è in via di pubblicazione, per i tipi di FrancoAngeli, come capitolo di un volume miscellaneo (Pellegrini, Tiberi, 2016, 35-48) e il presente articolo ne costituisce una sintetica rielaborazione. Mediante Google Public Data Explorer si è proceduto a scremare i diversi set di dati coerenti con il tema dell’indagine (l’innovazione) e confrontarli, offrendo anche comparazioni grafiche in diagrammi. I dati reperiti ed elaborati su Google Public Data sono stati ricavati da ampie inchieste, svolte su scala globale e pubblicate dal World Economic Forum. Tali inchieste, pubblicate annualmente con il nome di Global Competitiveness Report, costituiscono le fonti a cui Google attinge.

Il Global Competitiveness Report è un documento annualmente elaborato dallo World Economic Forum.

For 35 years, this Report has shed light on the key factors and their mechanisms and interrelations that determine economic growth and the level of present and future prosperity in a country. In doing so, since its inception the Report has aimed to build a shared understanding of the main strengths and weaknesses of each of the economies covered, so that stakeholders can work together on shaping economic agendas that can address challenges and create enhanced opportunities (World Economic Forum, Global Competitiveness Report 2014-2015, xiii).

In tale quadro concettuale, il Report attribuisce particolare peso all’innovazione, tanto da dedicarle un intero capitolo.

Chapter 1.2 of this Report presents the current thinking at the Forum on sustainable competitiveness, a concept introduced three years ago in our Report series, and one that aims to analyze how country competitiveness can be assessed once issues of social and environmental sustainability are taken into account (cit., xiii).

Il lavoro svolto dai redattori del documento è realmente di dimensioni poderose. Infatti

this year’s Report provides an overview of the competitiveness performance of 144 economies, and thus continues to be the most comprehensive assessment of its kind globally. It contains a detailed profile for each of the economies included in the study, as well as an extensive section of data tables with global rankings covering over 100 indicators (cit., xiii).

Per quanto concerne gli approfondimenti svolti sull’innovazione, essa è identificata quale “dodicesimo pilastro” per la costruzione del Global Competitiveness Index che è costruito su dodici indicatori: 1) Istituzioni, 2) Infrastrutture, 3) Ambiente macroeconomico, 4) Salute ed istruzione primaria, 5) Istruzione secondaria e professionale, 6) Efficienza del mercato dei beni, 7) Efficienza del mercato del lavoro, 8) Sviluppo del mercato finanziario, 9) Preparazione tecnologica, 10) Dimensione dei mercati, 11) Sofisticatezza del business, 12) Innovazione. Va anche rammentato che

although the pillars are aggregated into a single index, measures are reported for the 12 pillars separately because such details provide a sense of the specific areas in which a particular country needs to improve (cit., 9).

In particolare, si afferma che l’innovazione

can emerge from new technological and non-technological knowledge. Non-technological innovations are closely related to the know-how, skills, and working conditions that are embedded in organizations (…). The final pillar of competitiveness focuses on technological innovation. Although substantial gains can be obtained by improving institutions, building infrastructure, reducing macroeconomic instability, or improving human capital, all these factors eventually run into diminishing returns. The same is true for the efficiency of the labor, financial, and goods markets. In the long run, standards of living can be largely enhanced by technological innovation. Technological breakthroughs have been at the basis of many of the productivity gains that our economies have historically experienced. These range from the industrial revolution in the 18thcentury and the invention of the steam engine and the generation of electricity to the more recent digital revolution. The latter is not only transforming the way things are being done, but also opening a wider range of new possibilities in terms of products and services. Innovation is particularly important for economies as they approach the frontiers of knowledge, and the possibility of generating more value by merely integrating and adapting exogenous technologies tends to disappear. Although less-advanced countries can still improve their productivity by adopting existing technologies or making incremental improvements in other areas, for those that have reached the innovation stage of development this is no longer sufficient for increasing productivity. Firms in these countries must design and develop cutting-edge products and processes to maintain a competitive edge and move toward even higher value-added activities. This progression requires an environment that is conducive to innovative activity and supported by both the public and the private sectors. In particular, it means sufficient investment in research and development (R&D), especially by the private sector; the presence of high-quality scientific research institutions that can generate the basic knowledge needed to build the new technologies; extensive collaboration in research and technological developments between universities and industry; and the protection of intellectual property, in addition to high levels of competition and access to venture capital and financing that are analyzed in other pillars of the Index. In light of the recent sluggish recovery and rising fiscal pressures faced by advanced economies, it is important that public and private sectors resist pressures to cutback on the R&D spending that will be so critical for sustainable growth into the future (cit., 9).

3. Il pilastro dell’innovazione nel Global Competitiveness Report elaborato da Google Public Data Explorer

La breve indagine esplorativa è consistita in un confronto storico-comparativo che analizza l’impatto dell’innovazione, nell’arco temporale 2005-2010, su nove tra le più importanti economie del Mondo: USA, Cina, Giappone, Brasile, India, Germania, Regno Unito, Francia e Italia più la media mondiale (per un totale di dieci evidenze). Il primo tema proposto è la capacità di innovazione. Questo indicatore riporta le risultanze dell’indagine svolta dal World Economic Forum mediante la somministrazione di più di 14.000 “interviste strutturate” a business leader di 148 differenti economie. Lo schema d’intervista adottato prevede la domanda «In your country, how do companies obtain technology?» e, in scala di Likert, un menù di sette possibili risposte tra cui sceglierne una: dalla 1 (la più negativa) alla 7 (la più positiva). Identico discorso vale per i successivi sei indicatori considerati dall’indagine (ottenuti mediante intervista a risposta multipla con 7 opzioni in scala di Likert):

  • Quality of scientific research institutions;

  • Company spending on R&D;

  • University-industry collaboration in R&D;

  • Government procurement of advanced tech products;

  • Availability of scientists and engineers;

  • Intellectual property protection.

L’ottavo ed ultimo indicatore,

  • Utility patents granted,

è invece riferibile a dati statistici oggettivi ricavati da fonti ufficiali.

Ciascuno dei primi sette indicatori sopra elencati è ricavato dalle risposte attribuite alle seguenti domande:

  • How would you assess the quality of scientific research institutions in your country?;

  • To what extent do companies in your country spend on R&D?;

  • To what extent do business and universities collaborate on research and development (R&D) in your country?;

  • Do government procurement decisions foster technological innovation in your country?;

  • To what extent are scientists and engineers available in your country?;

  • How would you rate intellectual property protection, including anti-counterfeiting measures, in your country?

Alle rispettive domande la business community intervistata ha potuto assegnare sempre una sola risposta, scegliendo tra sette valori in scala: da 1 a 7. Come detto, nella rassegna degli indicatori considerati dall’indagine fa eccezione l’ultimo, l’ottavo, non tratto da sondaggio d’opinione ma ricavato da dati ufficiali. In particolare, esso si presenta in forma di rapporto tra il numero dei brevetti concessi “per modelli di utilità” ed ogni milione di persone facenti parte della popolazione nazionale.

4. Osservazioni sui contenuti dell’indagine relative all’Italia nel campo dell’innovazione

Per un esame dettagliato della ricerca non possiamo che rinviare direttamente al volume che la ospita. Tuttavia ci si può in questa sede soffermare, seppur brevemente, sulle condizioni in cui versa il nostro paese nel campo dell’innovazione. Il quadro complessivo non è incoraggiante: l’Italia è piazzata costantemente nelle posizioni di rincalzo e spesso sopravanzata anche da Cina, India e Brasile. Con riferimento ai sette indicatori costruiti sul sondaggio d’opinione presso la business community, in linea di principio non si può escludere che gli intervistati italiani abbiano espresso giudizi eccessivamente severi e pessimistici, non esattamente corrispondenti alla realtà dei fatti (così come, d’altra parte, l’indagine dimostra che francesi, britannici e tedeschi manifestano al contrario di aver ecceduto in ottimismo). Tuttavia, è pur vero che l’ultimo indicatore, n. 8, costruito non su opinioni ma su dati reali, presenta per l’Italia un ranking solo lievemente migliore rispetto alla media degli altri risultati. Pertanto l’indagine sembra confermare che l’Italia deve ancora compiere molti sforzi per raggiungere condizioni culturali e tecniche paragonabili a quelle dei suoi più diretti concorrenti, soprattutto europei.