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1 marzo 2012

Doppio stigma. Essere migranti e omosessuali in Italia

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Superare gli ostacoli degli approcci “monotematici” significa uscire dall’ottica della discussione comunità lgbt[1] o multiculturalismo e fondere i due momenti in un’unica branca di discussione. Inevitabili sono le difficoltà che questo tipo di approccio determina. Infatti, se consideriamo questi fenomeni come richiedenti un’urgente opera di sensibilizzazione e conoscenza, è possibile immaginare la difficoltà, perdendo la base di riferimento: il tessuto antropologico della società italiana, per potersi spostare su territori inesplorati dove confini culturali, attese e istanze sono multiformi e sfaccettate. Infatti, siamo abituati a collocare le discussioni su genere, orientamento sessuale, multiculturalismo utilizzando lo sguardo della nostra società e non comprendiamo come il sentirsi gay o lesbica o transessuale/transgender nella comunità italiana, provenendo da altra cultura, possa determinare un “rimescolamento delle sensazioni”.

I dati su questo fenomeno non sono molti e soprattutto difficili da reperire. Lo stigma di un di una discriminazione nella discriminazione genera una riottosità nell’aprirsi e raccontarsi[2]. Lyas e Mehdi sono quelle conoscenze che in modo fortuito incroci tramite i social network e, in modo particolare, al gruppo “Immigrazione e omosessualità”[3]. Devo precisare che sono perplesso all’idea di condurre un’intervista sulla condizione di migrante omosessuale anche perché questo significa aprire le porte della propria esistenza. Non nego che le mie perplessità si amplificano sempre quando devo chiedere a qualcuno di parlare di sé. Nella mia vita ci sono dei segmenti, delle nicchie dolorose e sono conscio che se qualcuno mi chiedesse di farle riaffiorare la cosa non sarebbe certamente esente da grandi sofferenze.

Devo dire che Lyas e Mehdi, però, si sono aperti in modo semplice, trasparente ed hanno raccontato se stessi con naturalezza e spontaneità, mostrando gli aspetti più sereni e scoprendo quelle ferite che solo chi le ha subite ha la forza e il diritto di mostrare, se vuole. Le loro vite sono differenti. Questi sono i loro nomi reali, hanno scelto di raccontarsi per permetterci di leggere attraverso le loro storie qualcosa in più che consenta ad altri di vivere in modo esaustivo le proprie vite. Sono entrambi algerini ma hanno età diverse: Lyas 24, Mehdi 33.

L’Algeria in tema di omosessualità  è una comunità molto conservatrice, nonostante i progressi che ha compiuto. Gli algerini, giovani o vecchi, compiono continui richiami a simboli di mascolinità o di inferiorità. Premesso questo si può comprendere come scoprirsi omosessuale in un contesto del genere non sia un’operazione semplice, immaginiamo essere algerini, omosessuali e migranti in Italia

Storia di Lyas

1. Quando sei arrivato in Italia?

Mi chiamo Lyas, ho 24 anni e sono uno studente algerino al DAMS cinema di bologna.  Sono arrivato in Italia dopo aver vinto una delle 5 borse di studio offerte dall’Italia ai neo-laureati nel contesto di uno scambio culturale tra il governo Algerino e quello italiano. Mi ero laureato in musicologia estate 2008, e l’8 ottobre dello stesso anno avevo messo il piede per la prima volta sulla terra europea, precisamente a Bologna. All’inizio, è stato difficile integrarmi nella società per la completa mancanza della lingua italiana. In più, era tutto diverso rispetto a ciò che avevo lasciato nel mio paese. Ma sapevo una cosa, che avrei preso la laurea magistrale e mi sarei iscritto al dottorato entro 3 anni, oltre quest’obbiettivo, sapevo che quest’esperienza mi avrebbe cambiato e reso una persona diversa, ma non avrei mai immaginato che mi sarei dichiarato gay e mi sarei innamorato di un altro maschio “come me”.

Mi sorprende di Lyas, la sua determinazione, il suo pianificare il futuro e mi lascia piacevolmente sorpreso il suo non aspettarsi l’innamoramento che ovviamente descrive con la consapevolezza (diversa) che ha nel momento in cui scrive.

2.  Quando hai compreso il tuo orientamento sessuale?

Sarà perché da noi non si distinguevano gli omosessuali dagli eterosessuali, per il semplice fatto che eravamo convinti che ci fossero nel mondo solo donne e uomini, femmine e maschi – a prescindere dalle loro scelte di orientamento sessuale diverso da quello comune-, o forse perché è stato sempre un tabù e non se n’è mai parlato. Anche se sono stato per tanti anni la presa in giro di altri coetanei, avendo un comportamento non abbastanza “etero-duro-virile”, ero abituato a trascurare il mio lato omosessuale evitando di pensare al perché mi sentivo in imbarazzo quando un amico mio appoggiava la sua testa sulla mia coscia stendendosi per terra (come fanno tutti gli amici), o quando camminavamo man in mano e sentivo un certo calore che attraversava le mie vene dalla testa ai piedi. Ma dopo aver passato un periodo di caos e confusione dentro di me, tra cercare risposte nel Corano e cercarle sulle pagine web conversando con altri ragazzi, ho capito che ciò che mi pareva un “disorientamento” era quella mancanza di educazione sessuale che non avevo mai ricevuto prima. Finalmente, a vent’anni, ho capito che se il 73% del nostro pianeta era coperto di acqua, il 15% era pieno di persone come me, persone omosessuali come me.

Si pensa di vivere in un mondo diverso, parallelo di essere incardinati nel sistema uomo/donna, maschio/ femmina riproduzione … quante volte una parte della nostra società, sotto l’effetto di un cattolicesimo utilizzato ad uso e consumo, ha imposto le logiche riproduttive in un sistema binario eterossessista ed escludente? Invece le parole di Lyas mi lasciano andare verso la naturalezza di chi sostiene che se il nostro pianeta è nella maggior parte dei casi coperto d’acqua perché non può esserlo di una parte di omosessuali? Naturale, aggiungerei.

3. Puoi raccontare il tuo coming out? E chi ti ha fatto più soffrire?

In Algeria, non ho quasi mai dovuto fare un coming out a nessuno, tranne ad un amico che mi era sempre stato vicino sin da quando avevo 10 anni, fino a quel giorno, in cui gli ho raccontato delle mie attrazioni sessuali “perverse”. Erano perverse perché le mie fantasie riguardavano i miei amici, i professori o vicini, tutti maschi. Da allora, il nostro rapporto è cambiato radicalmente e l’ho parzialmente perso… da quel pomeriggio non si è più confidato con me, e si è allontanato sempre di più fino a quando ha deciso di svelare il mio segreto ai ragazzi dello studentato dove abitavamo. E questo è stato il ricordo più brutto della mia vita; quando i miei coinquilini mi hanno sbattuto fuori stanza buttandomi addosso la mia roba in mezzo al corridoio. Poi sono stato costretto a dormire nelle docce per due notti finché non mi avevano preso con loro i miei due migliori amici attuali. Vivendo ora in Italia una nuova vita, non credo di aver bisogno di fare un coming out, perché da quando mi sono innamorato e fidanzato, tutti sanno che sono gay. E per quanto riguarda la famiglia, approfittando della distanza, preferirei non farli soffrire perché essere gay significherebbe per loro che non avrò mai la salvezza e andrò dritto in profondo all’inferno, e probabilmente i miei genitori mi negherebbero come figlio loro per la mia “scelta”. Credo che non ho bisogno della loro approvazione per vivere liberamente la mia sessualità, magari è per questo che non ancora detto la verità.

L’amicizia credi che sia un momento fondamentale, determinante, complice e affidi a quel rapporto una confidenza, una chiave preziosa. Gli effetti possono essere esaltanti o devastanti. Lyas è stato tradito da quel rapporto e con la famiglia non può, sarebbe troppo un dolore per loro. È facile leggere queste righe ma non è semplice per chi le ha vissute come Lyas o per chi sa cosa significa essere destinatari di un “amichevole tradimento”.

4. Chi ti è stato più vicino?

Da quando ho scelto di vivere la mia omosessualità, l’unica persona che mi è sempre stata vicina nel male e nel bene è il mio fidanzato. Per due anni e mezzo non mi ha mai lasciato solo e ha avuto veramente un’enorme pazienza con me nel percorso dell’auto-accettazione che ho trascorso all’inizio. Mi ha amato e rispettato per quel che ero e che sono. Grazie a lui che ora sono quello che sono diventato, lui è la persona che amo e a cui voglio un bene dell’anima più di chiunque altro. In 24 anni, il ricordo più bello che ho, sarebbe il bacio di quella notte: 29 agosto del 2009, alle 4.30 del mattino. È stato il primo bacio che ho dato al mio partner sul marcia-piede accanto alla farmacia di casa sua… poi dicono che le favole non esistono, con tutti i bassi e gli alti che una relazione possa e debba avere, la mia la sto vivendo ogni singolo giorno trascorso con lui.

Che sensazione inebriante poter ricordare l’ora, il momento in cui le tue labbra si legano alla persona che ami e il tutto avviene in un luogo dove non potresti, luogo talmente proibito da essere una strada banale, magari dove sta una farmacia. Si tratta di una conquista che un eterosessuale non può comprendere perché quelli sono step già acquisiti, interiorizzati ed appoggiati dal consenso dei consociati. Si, per un omosessuale si tratta di un traguardo e se “traguardo” è definibile una conquista così piccolo, chi legge dovrebbe immaginare la fatica e la lontananza di guardare la vetta.

5. Qual è stata la tua impressione sulla realtà italiana?

Prima di tutto per me, l’Italia non è mai stato il paese in cui si realizzano i sogni, e se continua in questa direzione, neanche gli italiani potranno viverci in pace come una volta (in base a quello che mi hanno raccontato degli amici). In tre anni, ho potuto costruire e maturare la mia idea sulla penisola abitandoci, secondo me l’Italia si è persa quando ha cercato di liberarsi dalle tradizioni che fanno di lei ciò che è. Vedo tanti del sud che si vergognano di parlare in dialetto, quelli del nord che si travestono da europei generici e mirano al prototipo americano, Il tutto smarrisce nell’identità ormai quasi svanita… il passato non importa più e il futuro non si sa dove e come sarà… insomma, l’Italia, uno dei paesi più ricchi culturalmente parlando sta deludendo il mondo intero con la sua personalità attualmente debole.

Il tutto smarrisce nell’identità ormai quasi svanita” con questa frase Lyas dà un giudizio freddo, è vero, ma inevitabile sulla situazione del nostro Paese… abbiamo molti stereotipi e situazioni di divario storico geografico ancora insolute. Come possiamo pensare di superare steccati ideologici così alti? Dobbiamo inevitabilmente accettare, come italiani, questo giudizio che emerge agli occhi di chi vive nel nostro Paese. Per uscirne non è sufficiente solo un impegno di buona volontà ma un preciso intento di crescita politico-culturale.

6. Qual è la differenza maggiore (in bene o in male) che hai potuto riscontrare tra il tuo Paese di origine e questo?

C’è poca differenza tra il mio paese e  questo, potrei sintetizzarla in qualche punto:

– Giù da noi, tutti aiutano tutti anche se non si conoscono, è raro che uno dorme sapendo che il suo vicino non ha da mangiare quella sera per esempio. Da me esiste una vita sociale che credo in Europa in particolar modo, e in Italia – a causa dell’occidentalismo egoista diffuso durante l’ultimo secolo, ma soprattutto grazie ai media e la tv negli ultimi 60 anni- sia andata persa.

– parlando del lavoro, da noi c’è per tutti, è vero che non ti garantisce una vacanza all’anno e una trip e serate tra ristoranti e discoteche tutti i weekend, ma a fine mese arrivi e non vivi pagando i debiti che non finiscono mai come in Italia, anzi, tutti hanno il diritto di studiare e quasi tutti i giovani sono laureati, e dopo la laurea è lo Stato che ti cerca il posto di lavoro e se lo rifiuti perché vuoi la vita comoda, cioè vuoi tutto sotto casa, allora in quel caso resti per sempre sotto le ali del papà e la mamma.. Da noi se hai un progetto interessante, lo realizzi con l’aiuto dello stato. Gli immigrati algerini che vivono in Italia e che fanno una vita da delinquenti sono gli stessi che non hanno voluto ne studiare ne lavorare giù, sono quelli che la società ha aiutato e non si sono mai resi riconoscenti. Al contrario di quelli che non si fanno notare perché si sono ben integrati nella società italiana.

– In Italia, gli italiani stessi non trovano lavoro, tutti si fanno aiutare dai genitori e dai parenti. Pochissimi quelli che hanno avuto la possibilità di costruirsi da soli un futuro, comprarsi un appartamento e garantirsi qualche anno con i risparmi.

–  Qui esiste una libertà maggiore rispetto al mio paese. In Italia, malgrado “l’intolleranza” verso il migrante, il gay, quasi tutti non hanno problemi con e dentro la società italiana, il massimo che si fa è insultarti poi ti lasciano in pace. Invece giù, ti seguono fino alla morte se sei gay, è una realtà che va contro il credo e la tradizione secondo loro. Se sei “frocio” cambi città, non hai altro che andare in un posto dove nessuno ti conosce. Sennò vivrai in un inferno scatenato senza fine.

Quindi qui, sto vivendo la mia sessualità tranquillamente nei confronti di tutti (i miei connazionali e la comunità italiana). Il che non potrei MAI farlo da me.

Lyas descrive il suo Paese, prima con toni solidaristici migliori, poi in modo abbastanza distaccato, infine di come vede l’Italia, e soprattutto i giovani italiani, ma riconosce che, nonostante l’intolleranza, lui qui può comunque vivere la sua sessualità. Riconosco terribilmente veritiera l’affermazione che nella mia nazione se sei “frocio” devi comunque accettare il rischio di dover scappare da una zona geografica all’altro. E fuggendo si vive.

7. Qual è il rapporto con la tua famiglia?

Direi eccezionale, da quando mi sono trasferito qua. Li sento più vicini adesso che non possono interferire con la mia vita e quando ho bisogno di consigli chiedo a loro perché, nonostante tutto, la famiglia resta al primo posto comunque vadano le cose, in famiglia non si ha un secondo fine, l’amore non è condizionato perciò anche se un giorno dovessero sapere della mia sessualità, per me rimarrebbero per sempre al primo posto nel mio cuore.

La famiglia è sempre al primo posto. Possono rinnegarti, offenderti, escluderti o vergognarsi di te… ma loro sono sempre in cima alle priorità della tua vita … almeno fino a quando il cuore riesce a compensare un “pieno di affetto” col vuoto del respingimento.

8. Come definiresti oggi la capacità degli italiani in tema di omosessualità?

Secondo me, sono ancora indietro gli italiani nel tema omosessualità, paragonandoli con gli spagnoli che tra lo stesso sesso possono sposarsi, anche in olanda, i francesi che hanno i Pacs, i tedeschi per non parlare del Canada e tanti altri paesi. Ma anche se non ci si può sposare tra due dello stesso sesso, in Italia si vive in pace, oramai anche se sulla Costituzione non c’è scritto, la maggior parte degli italiani lo accettano e ci convivono in serenità, ciò non elimina gli individui nazisti che si trovano in tutte le parti del mondo.

Questa domanda era banale, lo sapevo quando l’ho formulata… siamo comunque indietro!!

9. Sei stato vittima di discriminazioni in Italia?

Per il mio essere migrante sì, molte volte. Addirittura ho dovuto mentire e dire che ero per metà francese al lavoro per non perderlo, perché il padrone era razzista e per fortuna mia non sono scuro di pelle come i nord-africani, ciò mi ha permesso di lavorare per qualche mese. Durante il primo anno non ho fatto amicizie non solo perché parlavo in francese e in inglese e mai in italiano ( perché non l’avevo ancora imparato), ma perché dicevo che ero “maghrebino”, la parola magica che fa sparire tutti in un batter d’occhio. Me l’ha confessato un’amica con cui ora ho un bel rapporto.

Chi può sapere cosa significa nascondersi? Quante volte possiamo nasconderci? Una volta perché siamo omosessuali o una volta perché siamo stranieri? Ma cosa accade nella vita di una persona, alla costruzione del sé, alla propria identità. Siamo tanti “Io” frammentati per gli altri. Ma per noi stessi cosa siamo?

10.Esiste qualcosa del tuo percorso che oggi faresti in modo diverso?

No, non ho mai rimpianto niente. Mia madre diceva sempre che sono le scelte passate a farti diventare ciò che sei, e di me stesso sono fiero, perché crescendo ho imparato sbagliando, non facendo le cose per bene…

Ritorna la famiglia, il senso di appartenenza, la stessa che quelle scelte non condivide ma ti ha formato… e lo sbaglio inteso come bagno rigeneratore ci restituisce tutta la voglia e la fragilità di essere semplicemente e terribilmente umani.

11. Hai trovato più disponibilità nelle amicizie femminili o in quelle maschili?

La disponibilità nelle amicizie l’ho sempre trovata soprattutto in quelle femminili, ma ho tanti amici maschi comunque, probabilmente per i miei gusti sessuali, cioè, con le ragazze non c’era mai un “oltre” l’amicizia stessa, ma forse con i maschi un po’ di interesse si faceva notare.

A volte è uno stereotipo anche questo, credo che le amicizie possano essere disinteressate, pena il rischio di riproporre la visione eterosessuale che un uomo non potrà mai essere amico di una donna.

12. Che cosa pensi dei mezzi di comunicazione (tv, giornali, ecc.) italiani?

I mezzi di comunicazione italiani, come i media di tutti paesi del mondo hanno uno scopo maggiormente politico, infatti mentre gli italiani combattono per arrivare a fine mese, le tv italiane tendono a trattare le problematiche fondamentali del popolo trascurandole, mettendo in primo piano problemi minori e troppe illusioni. Il TG crea un opinione pubblica falsa, trasmettendo delle idee personali facendole passare per pubbliche, per esempio sugli immigrati che rubano e fanno di tutto, ma di migranti lavoratori che pagano regolarmente le loro tasse e contribuiscono alla crescita di questo paese se ne parla poco.

La nostra televisione, serva dei padroni e offerente di sogni e illusioni da fiere, sottolinea, coccola, precisa gli aspetti superficiali del nostro modo di essere italiani. Gli archetipi ci proteggono, ci rendono più sicuri perché cattivo sarà lo straniero, diverso o pervertito chi non ha scelte in linea con ciò che chiede la società eterosessuale e così via… e per molti segmenti della popolazione questa televisione svolge l’unica funzione di formazione/informazione.

13. Che giudizio daresti confrontandoli con quelli del tuo paese di origine?

Personalmente non guardavo la tv giù da me, a parte qualche partita di calcio oppure un bel film, ne leggevo tutto il giornale. La radio la accendevo per farmi compagnia e niente di più. Sappiamo tutti quanti che viviamo sotto un regime dittatoriale che non permetterebbe a nessuno di aprire bocca e parlare della realtà per come lo è. Pensa che in 20 studenti per quasi 2 mesi abbiamo fatto uno sciopero di fame nell’istituto dove ho studiato, ma nessuno ne ha mai detto nulla!

La libertà non si può dire che manchi nel nostro Paese, ovviamente. Ma credo che per poter compiere un processo di maturazione della società non possiamo accontentarci del “chi sta peggio”, è un’arma troppo facile e troppo spesso usata dalla politica e dai politicanti per ricordare di accontentarci di ciò che abbiamo. In questo modo le briciole ottenute sembrano ricordare le Costituzioni ottriate, concesse dai sovrani che in realtà non facevano altro che legare ulteriormente i sudditi che erano felici per ciò che a loro era stato elemosinato.

14. Hai notato situazioni di razzismo o emarginazione anche tra membri della stessa comunità omosessuale?

Sembra incredibile: in un mondo in cui ogni giorno sono raggiunti e superati sempre nuovi traguardi, non si riesce a raggiungere il traguardo più importante, quello di un’effettiva uguaglianza di tutta l’umanità, senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di condizioni sociali o d’idee politiche. Già partiamo dalla distinzione tra comunità etero e l’altra omosessuale, partiamo dividendo e distinguendo. Il razzismo e l’emarginazione esistono da sempre, solo che il concetto di razza è recente rispetto a quello culturale, come quando i greci ritenevano inferiori “culturalmente” quelli che non parlavano la loro lingua e li chiamavano barbari. Non si basavano sulla razza.

Il problema che attanaglia la comunità lgbt sta proprio nel fatto di vivere in una situazione di grande conflittualità causata da una visione non sempre condivisa degli obiettivi da raggiungere. In questo modo, diventa difficile ottenere realmente qualcosa e determinante sarebbe la possibilità di auspicare.

15. Ti sei sentito supportato in Italia da movimenti o associazioni?

Sì, vivendo a Bologna ho frequentato il Cassero dove andavo anche al gruppo di liberamente che ci offriva un paio di ore di supporto morale e divertimento. Il Cassero come associazione di volontariato offre tanti servizi e supporti: assistenza legale, aiuto psicologico e progetti per integrare gli immigrati omosessuali nella società e tant’altro.

Sono parte integrante dell’attivismo e quindi non riesco ad essere completamente obiettivo, mi limito a ricordare nuovamente una cosa che ripeto spesso: l’associazionismo ci aiuta a ricordare che siamo sempre meno soli di quello che crediamo.

16. Cosa consiglieresti ad un giovane che come te affronta l’integrazione in Italia?

Prima di tutto gli consiglierei di imparare la lingua del paese che rappresenta il mezzo più importante di comunicazione, e di aprire la mente alla diversità che potrà scontare durante il suo cammino di integrazione in una società nuova. Gli consiglierei di alzarsi e di provare, invece di rinchiudersi in gruppo di connazionali che non fa altro che lamentarsi della situazione degradante di questo paese. Lo inviterei ad approfittare di quest’esperienza conoscendo gente nuova, tradizione e costumi diversi. Gli direi che non sarà facile, ma ricorda che non sei solo in questo percorso, né il primo né l’ultimo, sorridi e abbraccia le difficoltà e non scappare verso strade che potrebbero sembrare facili ma che si svelano poi quelli che ti distruggono la voglia di vivere. Gli direi: sei l’unico responsabile del tuo futuro, decidi come costruirlo nel tuo presente e sii paziente.

 È una grande lezione quella di Lyas, è l’invito a non escludersi, ad aprirsi, a integrarsi realmente partendo da se, a non demordere … non è una resa alla società che ti respinge, non è l’appoggiare alla giustificazione dell’autoesclusione e della chiusura. L’invito è il tendere la mano. Non è dato conoscere i risultati ma è fondamentale avere la voglia di costruire.

 

Storia di Mehedi

1.Quando sei arrivato in Italia?

Sono arrivato in Italia nel agosto del 2004.

2. Quando hai compreso il tuo orientamento sessuale?

Ad otto anni sentivo una grande attrazione verso il mio compagno di classe, avevo una voglia matta di baciarlo sulla bocca, come nei film. Lo sognavo e piangevo il week end quando non lo vedevo. Ho conosciuto la parola “omosessuale” verso i miei 16 o 17 anni.

Il pianto, quando non comprendi cosa accade o quando apprendi, che non lo puoi raccontare è un compagno di molti momenti e quelle situazioni coincidono soprattutto quando assisti agli spicchi di ordinarietà che le persone eterosessuali maggiormente si possono godere in modo terribilmente ordinario.

3. C’è un qualcosa che rappresenta una ferita aperta nella tua vita?

Tutto è una ferita aperta. Quando penso a tutto quello che è andato storto nella mia vita solo perché sono “diverso” … Non ho la vita che credevo avere, questo è sicuro. A scuola le cose sarebbero andate più lisce, avrei avuto meno cicatrici sulla pelle, dovrei contare ancora sul amore della mia famiglia. Invece niente di questo è come doveva essere.

Tutto è una ferita aperta”… tutto contribuisce a lasciare dei segni sulla propria pelle e, a volte, quando riguardi quei segni, anche dopo tanto, in quel solco della carne comprendi che quel momento ti ha segnato e ciò che sei lo devi anche a quegli eventi. Ma aggiungo che se quei segni costituiscono solo dei ricordi, hai vinto!

4. Puoi raccontare il tuo coming out?

Non ho ancora fatto il mio coming-out, perché non ho mai parlato con i miei della mia omosessualità. Purtroppo è stata rivelata in una maniera brutale dal mio zio materno (che vive in Italia) e ovviamente mi ha “denunciato” subito al resto dalla famiglia (che sta in Algeria) condannandomi all’eterno esilio.

L’esilio è eterno, orribile, impensabile. Quante persone sono costrette ad una punizione così grande? Non molte, visto che la colpa è il solo fatto di vivere un amore dalle tonalità diverse, non convenzionali.

5. Chi ti è stato più vicino?

Il mio avvocato, la dottoressa Corrado Giammarinaro di Pisa, senza di lei non so cosa avrei fatto.

6. Chi ti ha fatto più soffrire?

Sono stato il carnefice di me stesso. Mi sono punito per anni, ma ora per fortuna mi sto riconciliando con me stesso.

Il giudizio di Mehdi è forte, netto, tagliente ma a volte è così. Ci imponiamo tremende sofferenze, lo facciamo rinnegando noi stessi al mondo che ci circonda, pensiamo che diventando invisibili forse non saremo guardati o giudicati. In realtà per gli altri siamo sempre gli stessi e flagelliamo noi stessi come commedianti di un misero teatrino… mentre la vita scorre e non ritorna più indietro

7. Qual è il ricordo più brutto? Quale il più bello?

Dopo che il mio zio voleva rimpatriarmi in Algeria, ho dovuto scappare, dormito per strada sotto la pioggia, ho cercato cibo nella spazzatura. Lì ho toccato proprio il fondo.
Il ricordo più bello quando ho adottato un gatto. È stupido ma a quel momento ho sentito che alla fine posso essere la mia famiglia e scegliere i membri che devono fare parte dalla mia famiglia.

La fuga, la disperazione, la ricerca del cibo tra i rifiuti. Un incubo per chi legge, figuriamoci per chi lo ha vissuto sulla propria pelle. E poi trovare la forza e la leva in un essere vivente: un gatto. Lì scaturisce un’affermazione che mi provoca un brivido: la famiglia la posso scegliere io. È vero, a volte possiamo scegliere chi ci fa sentire a casa.

8. Qual è stata la tua impressione sulla realtà italiana?

L’Italia ha ancora un lunga percorso davanti, ma comunque è molto svantaggiata rispetto ad altri paese. Poi ricordiamo che per fortuna gli italiani non sono l’immagine di certe leggi o decreti, anzi sono più avanti rispetto alla loro costituzione.

Leggo il giudizio di Mehdi non so se è così… a volte siamo molto più lontani di quello che crediamo, anche da un semplice livello di civiltà… eppure qualcuno che viene da realtà diverse ci suggerisce che, in molti di noi, si è avuto un superamento della norma che ci vincola e che sono i retaggi dell’apparato burocratico a rendere questo status di cose ancora tale. Io non so cosa pensare, sento emergere steccati ideologici e perbenismi bigotto-cattolici da parte di chi professa cure religiose per il solo semplice fatto di non consentire agli omosessuali di poter aspirare a vivere come cittadini ordinari. Vorrei ricordare che gli adempimenti sociali contenuti nei doveri della Costituzione, tra cui spicca il pagamenti dei tributi, non pongono assolutamente differenze o agevolazioni per l’orientamento sessuale.. I diritti invece sono negati per questo motivo (esempio: negazione del riconoscimento delle unioni civili). Riflettiamo.

9. Qual è la differenza maggiore (in bene o in male) che hai potuto riscontrare tra il tuo Paese di origine e questo?

In Algeria puoi essere gay ma non devi dirlo, in Italia invece puoi dire d’essere gay ma non devi esserlo.

Una risposta complicata come il cubo di rubik. Se in Algeria non puoi dirlo qui non puoi esserlo… ma se non puoi esserlo in Italia allora che cosa lo si dice a fare? Ecco dove si crea la frattura tra quella che noi pensiamo libertà e la realtà quotidiana.

10. Come hai vissuto la tua sessualità nei confronti dei connazionali e nei confronti della comunità italiana?

I bigotti, gli omofobi non hanno nazionalità. Purtroppo li ho incontrati da entrambe le part

Verità!

11. Qual è il rapporto con la tua famiglia?

Non c’è più nessun rapporto, purtroppo.

I detrattori, coloro che ridicolizzano o offendono, dovrebbero pensare a questa piccola frase e alla crudeltà che si porta dietro.

12. Come definiresti oggi la capacità degli italiani in tema di omosessualità?

Finché gli omosessuali non possano celebrare il loro amore ed avere i stesse diritti dei eterosessuale, l’Italia resterà sempre qualche passo indietro.

13. C’è un qualcosa che rappresenta una ferita aperta nella tua vita?

L’esilio senza possibilità di tornare nella mia terra. Ho scelto la mia liberta e sto pagando il prezzo.

Perché la libertà per alcuni deve avere un  prezzo? Ribadisco: principi costituzionali  e senso di altruismo religioso-umano che invochiamo nel quotidiano dove sono in questo caso?

14. Sei stato vittima di discriminazioni in Italia?

Molte. All’università, al lavoro, per strada (sono stato aggredito e picchiato nel 2010 in pieno giorno e in pieno centro di Pisa). La mia omosessualità disturba di più del mio “extracomunitarismo”.

Le aggressioni, le repressioni servono per cercare di celare soffocare ciò che un  altro vuol essere e, a volte, si può avere più paura di un orientamento sessuale che di una cultura diversa. Sembra che lo spirito del paterfamilias tanto caro al diritto romano sbuchi improvvisamente

15. Esiste qualcosa del tuo percorso che oggi faresti in modo diverso?

Niente, perché non è il mio percorso che è sbagliato, ma solamente la visione della gente su come dovrebbe essere che è sbagliata.

16. Hai trovato più disponibilità nelle amicizie femminili o in quelle maschili?

Le donne sono più omofobi dei maschi.

Non so… la mia esperienza porta a credere esattamente il contrario, ma in ogni storia di vita esistono dei passaggi che meritano delle riflessioni poiché sono il frutto del percorso che si compie.

17. Che cosa pensi dei mezzi di comunicazione (tv, giornali, ecc.) italiani? Che giudizio daresti confrontandoli con quelli del tuo paese di origine?

Basta pensare che in Algeria abbiamo un solo canale televisivo è statale. Non c’è paragone con l’Italia. In Italia un gay “bravo” è un gay che ti fa ridere, che fa il parrucchiere, il truccatore, o comunque lavora nel campo della moda, rigorosamente single, di destra, credente e contrario alle unione civile.

Insomma, delle macchiette che ricordano molto Tognazzi e Serrault de “Il Vizietto” che negli anni 70 ha contribuito a far crescere e consolidare gli stereotipi giunti a noi in così buona salute.

18. Hai notato situazioni di razzismo o emarginazione anche tra membri della stessa comunità omosessuale?

Dobbiamo essere onesti, il primo nemico d’un gay ed un altro gay. Se in più sei extracomunitario allora o sei “escort” o “ladro”. I gay nord africani, non so per quale motivo, la nostra omosessualità non viene mai presa sul serio.

La conflittualità presente nella comunità lgbt crea separazioni e in una minoranza questo errore micidiale crea quelle ulteriori fragilità che scoprono i punti deboli e rendono più semplice per i colpi centrare il bersaglio.

19. Ti sei sentito supportato in Italia da movimenti o associazioni?

Più che da associazione direi da persone all’interno dell’associazione

Il risvolto umano del singolo componente, l’iniziativa di una persona, la buona volontà, a volte, conta più della forza di un intero ingranaggio. Non esiste una ricetta perfetta… ognuno rinviene i propri equilibri in punti di riferimento diversi …

Non voglio aggiungere altro alle parole di Lyas e Mehdi e vorrei che la loro lettura fosse attenta e ragionata e priva per due volte di pregiudizio. Il primo perché migranti, il secondo perché omosessuali.

Note

[1] Lesbica, gay, bisessuale, transessuale.

[2]Ho rinvenuto interessate e disponibili l’attività svolta da arcigay, associazione lesbica e gay italiana che dal suo sito internet www.arcigay.itcommenta: “Arcigay è impegnata da diversi anni nel fornire informazioni ed orientamento alle persone lgbt rispetto ai documenti necessari che servono alle persone straniere riguardo l’ingresso ed il soggiorno in Italia, sul diritto di asilo e sulla tutela dei diritti fondamentali tra cui quelli legati alla salute garantiti anche a coloro che non sono in regola con le norme di soggiorno in Italia.

In particolare abbiamo seguito ed assistito diverse persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale supportandoli sulla preparazione della domanda e in alcuni casi anche aiutandoli rispetto ad alloggio, attività di integrazione e sostegno legale e sociale.

L’attività viene realizzata anche in collaborazione con altri soggetti che si occupano di immigrazione, asilo o tutela delle persone lgbt.

Particolare attenzione è rivolta anche a sensibilizzare altre realtà sulle problematiche delle persone migranti lgbt ad esempio sul diritto di asilo e sulle seconde generazioni.

In tal senso leggasi  la guida IO Immigrazioni e omosessualità edita nel 2008 e contenente info su diritti e salute, guide per gli operatori, guide per i volontari. Ma perché un progetto Immigrazione e omosessualità?

In Italia l’immigrazione è un fenomeno recente che tuttavia sta raggiungendo percentuali simili a quelle di Paesi con una più lunga storia d’immigrazione. Mentre inizialmente i migranti erano soprattutto maschi con un progetto migratorio a breve termine, ora le comunità straniere sono rappresentate sempre più da famiglie che arrivano col progetto di inserirsi e costruirsi un futuro in Italia. All’interno di queste comunità, vi sono sempre più persone omosessuali e transessuali, portatrici di bisogni specifici sia rispetto alle comunità etniche di riferimento, sia rispetto alla più ampia comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender (LGBT) italiana. I migranti LGBT incontrano sul loro percorso di integrazione ostacoli specifici che si aggiungono a quelli normalmente sperimentati dagli stranieri. In particolare i servizi rivolti ai migranti sono progettati e forniti senza considerare la dimensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Questo limita l’efficacia della relazione operatore-utente, diminuisce l’incisività di alcuni interventi (per esempio nel supporto e nell’orientamento) e può addirittura dimostrarsi controproducente (come le campagne sanitarie per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, pensate per stranieri ma che non fanno menzione delle possibilità di contagio tra persone dello stesso sesso). Dall’altro lato i servizi forniti dalla comunità LGBT sono fortemente collegati al modello culturale di uomo-gay e donna-lesbica occidentali, modelli in cui molti migranti con comportamenti omosessuali non si riconoscono. L’esperienza ha provato che i servizi di informazione, di supporto o di counselling forniti dalle organizzazioni LGBT possono quindi non essere efficaci per i migranti con comportamenti omosessuali.Infine, una delle principali risorse di informazioni, orientamento e supporto per gli stranieri sono le reti informali interne alle comunità migranti. A causa dei tabù verso i temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, molti migranti LGBT non possono contare sulla propria comunità di origine per risolvere determinati problemi o trovare supporto. In questo sito potrete trovare informazioni utili su immigrazioni e omosessualità (legislazione e giurisprudenza, notizie dal mondo), contatti, risorse utili e le pubblicazioni collegate al progetto “Nuovi approcci nel campo dell’integrazione dei migranti residenti in Italia: l’aiuto ai migranti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT)”

[3]http://www.facebook.com/#!/groups/106322211317/

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