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30 giugno 2012

Via Arpi, 79

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Lungo l’asse principale della antica città federiciana, oggi via Arpi a Foggia, in una palazzina del secolo XVII si affaccia un portoncino sormontato da un’insegna in ferro battuto. Una rampa di scale un po’ ripide conduce a un appartamento luminoso e ampio. Dalle finestre interne si scorge una piccola corte di casa gentilizia con piante rigogliose e un nespolo alto e carico di frutta che, sporgendosi, si può cogliere dalle finestre.

Dall’ ampio ingresso passando attraverso una sagoma di figura umana ritagliata nella parete destra si accede alla stanza degli incontri ristretti. La sensazione che ho provato la prima volta che l’ ho attraversata è stata quasi di un accesso simbolico, il segno di una disposizione a modificarmi per mettermi a confronto con le altre e gli altri e comprendere quello che è intorno nel mondo.1 Le altre stanze, bianche e vuote, dai soffitti alti sono quelle che di volta in volta diventano sale per incontri, dibattiti, conferenze, presentazioni di libri, mostre d’arte, piccoli concerti di musica da camera.

È la sede dell’Associazione Culturale “La Merlettaia”, nome insolito, ispirato al piccolo capolavoro di Vermeer che ritrae una giovane donna intenta all’antica arte femminile del ricamo. Poiché sono artiste, storiche dell’arte, insegnanti sono Katia Ricci, Rosy Daniello, Pina Massarelli, Cornelia Rosiello, Antonietta Lelario, le donne che nel 1993 avvertirono la necessità di dar vita al desiderio di avere un luogo, una casa, in un cui incontrarsi e incontrare altre donne per riflettere sul proprio essere donne, sulla possibilità di intessere relazioni fertili con altre donne, di mettere a confronto i propri e i loro desideri e dare un senso alle conquiste che negli anni le donne avevano ottenuto. Il loro desiderio ha presto incontrato quello di molte altre, come me, al punto che il gruppo è divenuto numeroso.

Logo dell’Associazione una stele dauna, simbolo funebre dell’antica civiltà dei Dauni, che reca incisi i simboli degli strumenti, conocchia, fuso, ago, filo, con cui le donne hanno tessuto cucito ricamato raccontato, assolvendo nei secoli contemporaneamente ai bisogni materiali del coprirsi e a quelli spirituali di raccontare, sia pur per immagini, e rappresentare la bellezza. E questo sapere dell’ intrecciare i fili e i colori, che le donne hanno ereditato dalle madri, è simbolicamente anche l’arte di intrecciare le relazioni, anche questa ereditata dalle madri che nei secoli hanno saputo tenere insieme bisogni e affetti mediando i conflitti.

Questa è una operazione di civiltà ed è una pratica politica che fa del riconoscere la differenza uomo/donna il punto di partenza di uno scambio consapevole del contributo che donne e uomini danno per lo sviluppo della società, uno scambio e un confronto con quegli uomini che accettano la sfida politica, riconoscono il loro essere uomini e si confrontano nella ricerca di un nuovo modo possibile di stare insieme nel mondo, superando la violenza spesso sotterranea che intride i rapporti e ne inquina la serenità.2

L’accettazione della differenza maschile/femminile è il primo passo per l’accettazione di ogni altra differenza di lingua, cultura religione, visione del mondo. E noi ci confrontiamo quotidianamente intrecciando riflessioni teoriche e agire concreto con manifestazioni creative che mostrino azioni di pace negli incontri con Zoya o altre donne dell’ Afganistan, con Fidelitè avvocata del Burundi e con quegli studenti e quelle operatrici culturali che nella nostra città vivono e operano.3 L’arte e la letteratura sono il terreno fertile che ci consente di pensare e vedere la bellezza possibile anche nelle piccole cose.

Gruppi di studio, convegni, laboratori di scrittura creativa, scandiscono i nostri incontri e l’ essere prevalentemente insegnanti ha reso naturale portare nella scuola il nostro sentire, e al tempo stesso portare fuori dalla scuola, i fermenti e i bisogni comuni a insegnanti e studenti assecondando un rinnovamento che è stato ed è il movimento dell’Autoriforma della scuola.

Nata nelle università di Bologna, Verona e Roma ed estesa in tutta l’Italia e a tutti gli ordini di Scuola, l’Autoriforma ha pervaso in maniera concreta l’agire delle e dei docenti, delle e degli studenti, intessendo pratica didattica e riflessione teorica per dare parola alla soggettività, specie dei giovani, unendo la concretezza della parola, vicina alla materialità dei corpi e delle vite senza negare l’ invenzione e la fantasia, ‘La lingua che ci amora’ come suonava il titolo del convegno di Roma nel 2003.4

Frutto di questa osmosi tra La Merlettaia e la scuola, la lettura del Diario di Etty Hillesum, arricchita da incontri di approfondimento, è diventata per noi una ‘guya do pensamiento’, come dice Maria Zambrano. Tante e tanti hanno lavorato nelle classi portando poi nel circolo le riflessioni elaborate insieme ai ragazzi e alle ragazze, ciascuna/o dall’ottica della propria disciplina, arte, letteratura, storia. La tensione emotiva che si è creata, carica anche del portato personale di ciascuna/o, ha consentito ad alcune di noi di esprimere in forma scritta la nostra riflessione personale e collettiva.5

Da questa tensione e da questa modalità qualcuna di noi ha ampliato le proprie riflessioni in saggi sull’arte e su donne artiste mettendo in luce come l’ immaginario maschile abbia prodotto, nell’ arte come nella letteratura e direi nella vita, una falsa identità femminile che non corrisponde a quella che la donna percepisce di sé portando nel proprio lavoro il proprio corpo, cercando di destrutturare il modello patriarcale e costruendo una nuova soggettività sessuata che, come dice Hannah Arendt, si radica nella unicità singolare.6

Il nostro essere nel mondo ci fa vivere la politica della città e quella più lontana con la stessa partecipazione. Lo scorso anno, in occasione della ristrutturazione di una piazza centrale per la vita della città, con un gruppo di artiste e artisti, donne e uomini anche di passaggio, bambini di alcune scuole elementari con le loro maestre, e anche un maestro, abbiamo dato vita ripetutamente a manifestazioni di arte pubblica.

La prima volta intorno alla recinzione metallica dei lavori in corso sono state appese foto che rappresentavano la storia della città e della piazza, palloncini, piante, seggioline, alberi di carta, a indicare quello che ci stavano portando via e, successivamente, lungo l’area pedonale, su un enorme telo chi dipingeva, chi ne sosteneva i pali di legno, chi ornava di palloncini, mentre i passanti incuriositi si fermavano a chiedere, a discutere, a condividere. Era il modo gioioso e creativo di mostrare il dissenso per un intervento architettonico sulla città non necessario, non bello e non partecipato, trasformato da denuncia in occasione di bellezza, comunicata a tutti ed espressa anche da chi artista non è, trasformando il negativo in positivo.7

Tutto questo scaturisce quasi naturalmente come portato di una lunga tessitura di relazioni e di scambi fecondi con altre associazioni di altre città: “La Libreria delle donne di Milano” e la comunità filosofica “Diotima” di Verona, la cui riflessione è per noi guida e stimolo continuo; la “Libreria delle donne” di Bologna, e in particolare con Donatella Franchi artista e teorica dell’arte; la rete delle “Città Vicine”, Catania, Catanzaro, Chioggia, Mestre, Firenze, e ancora tante amiche e amici con i quali il confronto, la relazione, ma anche il conflitto, diventano occasioni di intrecci, intrighi e tessiture, che possono diventare armoniose.

Foggia 21 gennaio 2008

Note bibliografiche

Anna Harendt, La lingua materna, Milano 1993

Antonietta Lelario, Politica creativa di uomini e donne in Matrice, a cura di Donatella Franchi, Quaderni di Via Dogana, Milano 2004

laboratori all’interno del Master delle Università degli Studi di Foggia, Graz e Marrakech in” Donne, Civiltà e Sistemi giuridici”, Milano 2007

le riflessioni sono raccolte nei volumi Buone notizie dalla scuola, 2004 e Lingua bene comune, Troina2006

Forme del destino Etty Hillesum, a cura di Pia Marcolivio, Bari 2005

Novecento: il futuro alle spalle, edizioni Leone, Foggia 2003;

Donne e uomini fra autorità e nuovi mondi possibili, Foggia 2005;

Et…Et …il chiaro e lo scuro, scritti sul lavoro del negativo, Foggia 2007 sono i volumi curati da Maria Grazia Maitilasso attiva nell’autoriforma e nella città, come raccolta di incontri periodici con docenti di varia provenienza

Katia Ricci, Charlotte Salomon I colori della vita, Bari 2006

Katia Ricci, A scuola con Mary Cassat in Matrice, a cura di Donatella Franchi, Quaderni di Via Dogana, Milano 2004

Katia Ricci, Arte pubblica a piazza Giordano in L’attacco, 2 febbraio 2008