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29 marzo 2017

Forme di guerra santa

 

Alessandro Cilona


«L’architettura è musica congelata» così si esprimeva il poeta tedesco Goethe sull’arte umana della costruzione abitabile, che nel corso dei secoli ha visto assumere di volta in volta una diversa forma a seconda del luogo e della cultura in cui si è manifestata. Un’affermazione a tratti oscura che converrebbe interpretare considerando il termine musica nel suo senso lato, per provare a concepirlo nel significato di movimento e orchestrazione collettiva dell’animo e della vita umana in un determinato momento storico e sociale del nostro essere nel mondo. In questo senso l’architettura diverrebbe una sorta di cristallizzazione simbolica di una emotività indotta dal carattere e dal divenire della comunità, che tende a mostrarsi in modo non prettamente consapevole, ma di certo coerente, e che, ad una visione comparata delle culture, potrebbe rivelare ciò che Carl Gustav Jung ha individuato come inconscio collettivo.

Alla luce dei recenti episodi di cronaca potremmo così osservare i due principali e imponenti edifici di aggregazione sorti nelle città, la basilica e il grattacielo, riflettendo sull’offensiva del terrorismo internazionale alla democrazia occidentale a partire dalle forme artistiche che più hanno rappresentato l’influsso globalizzante che l’Islam radicale da anni cerca di annichilire. L’ultimo libro del giornalista viandante Richard Poplak, infatti, riporta la convivenza assidua e conflittuale tra cultura pop promossa solitamente dai governi e religione islamica nel Medio Oriente, e prima dell’attentato al “World Trade Center” (“Centro del commercio mondiale”) il giornalista Benjamin Barber aveva già individuato che, ad essere combattuta in modo radicale e integralista, è la penetrazione di un modus vivendi altro, basato su un business dalle mire imperialistiche, percepito come minaccia all’identità del popolo musulmanoi. A rigor di logica basterebbe terminare gli influssi esportatori in Medio Oriente per porre le basi per una de-radicalizzazione del conflitto, ma se la democrazia americana non si rivelasse così laica come sembra e l’ombra della jihad si celasse anche nell’occidente statunitense la diplomazia potrebbe rivelarsi una strada impervia.

La prima guerra santa occidentale che si conosca ha avuto le sue radici in Europa, nell’intento di liberare la Terrasanta dall’Islam, e ha preso la forma di ben nove crociate dirette verso la Palestina, il cui fervore e anelito è rimasto immortalato nella pietra delle longilinee e rarefatte cattedrali gotiche edificate a partire dalla prima crociata principalmente sul territorio franceseii. Lo storico Jean Gimpel individuò che la stessa gara in altezza e smania di costruzione dei secoli XII e XIII riapparve nel Nuovo mondo nei primi del Novecento, e considerò motivo dell’attività costruttiva di queste due realtà, Europa e Stati Uniti, la giovinezza di entrambe le culture, dovuta al nuovo ruolo intrapreso dalla borghesiaiii Considerando l’analisi di Sigmund Freud sull’idea che sottostà alla creazione di un edificio come il grattacielo, e aiutandoci con gli studi di Géza Roheim, potremmo comprendere come entrambi le civiltà stessero attraversando una fase sublimante di transizione che si verifica anche nell’adolescenza degli aborigeni australiani di sesso maschile nel momento di solitudine tra la separazione dalla madre e l’inizio di relazioni con altre donneiv. In questa fase, infatti, essi realizzano oggetti fallici in cui possano compiacersi di sé stessi per la propria creazione e allo stesso tempo esternare e produrre un testimone del proprio impulso. Dunque, avvalendoci di tale interpretazione, le aree economicamente più avanzate degli Stati Uniti, da poco slegate dalla propria Madre Patria Inghilterra, nella loro attività edificatrice avrebbero mostrato la propria soddisfazione nei confronti di una importante crescita economica, tanto da risultare pronte a piantare il loro seme attraverso nuovi rapporti commerciali con altre terre. In entrambe le civiltà cronologicamente distanti, quindi, pare si siano verificate le stesse direzioni di espansione (verso lo zenit e verso l’oriente) nonché simili sembianze artistiche dei loro principali ed esosi edifici.

Il gothic-revival, di origine prettamente inglesev, iniziò ad esprimersi a New York nell’Ottocento, definendo lo skyline della città con l’edificazione delle chiese Trinity (1790), Grace (1846), Calvary (1848), St. Sava (1850), Incarnation’s (1864), St. Nicholas Collegiate (1872), St. Patrick (1878) e St. John the Divine (1899). Anche se il primo grattacielo a superare una cattedrale fu il New York World building (1890) demolito nel 1955, una sorta di chiesa barocca innalzata su vari piani di uffici dell’omonimo giornale, per i primi colossi della città gli architetti continuarono a prendere ispirazione dagli edifici religiosi europei, mescolando principalmente l’Art Déco al gothic-revival.

Il Woolworth building (1913) simile in tutto ad una cattedrale in stile gotico, gargoyle compresi, non a caso fu definito “la cattedrale del commercio” dal reverendo Parker Cadmanvi. Allo stesso modo nel Chrysler building, terminato nel 1930, venne utilizzata l’araldica della casa automobilistica come elemento decorativo, mentre la Bush Tower (1918) è stata ideata lungo un esteso arco a sesto acuto. Esempi di questo stile sono numerosi ‒ dall’ingresso del One Wall Street b. (1931) al General Electric b. (1931), dalla Shepard Hall del City College (1907) al ponte di Brooklyn (1883) ‒ ma non solo le sedi degli uffici, delle università, dei giornali e delle banche appaiono rivestite di religiosità, anche le strutture che ospitano organi collegiali e di Stato mostrano la stessa caratteristica, questa volta espressa in stile neo-classico, che meglio si accorda alla solidità e alla chiarezza che si ricerca nelle amministrazioni pubbliche: basti pensare al Campidoglio di Washington, che al posto di una santa immagine reca all’apice della cupola una statua della libertà, o al Municipal b. di Manhattan.

Una veste “sacra” si trova anche nei grattacieli che hanno la forma di pseudo-campanili come: il Singer b. (1908), il MetLife Tower (1909), il 14 Wall Street b. (1912), l’American Radiator b. (1924), il 48 Wall street b. (1928), il Trump b. (1930) e il Thurgood Marshall U.S. Courthouse (1936), solo per fare alcuni esempi. Edifici che non hanno sede esclusivamente a New York, ma che svettano anche in altre città degli Stati Uniti, come la vera e propria chiesa-grattacielo, il Chicago Temple b. (1924), la Tribune Tower (1925) di Chicago, la City Hall di Baltimora, la Yale University e l’Università di Pittsburg soprannominata “The Cathedral of Learning”.

In una realtà dove ogni grattacielo è interamente di proprietà di una corporazione o di un marchio di fabbrica, è come se il luogo di esercizio della professione fosse diventato il prolungamento di un’attività che continua ad essere religiosa, per cui si tinge della stessa forma del luogo di culto e a sua volta promuove all’esterno il culto del proprio marchio, al quale si richiede fiducia e devozione.

Questa caratteristica urbana, molto diffusa nelle metropoli degli Stati Uniti, potrebbe essere la prova artistica all’analisi elaborata dal sociologo Max Weber, che individuava nello spirito capitalistico l’espressione mutata dal puritanesimo dell’“Ora et labora” di San Benedetto, secondo la quale i religiosi protestanti stabilirono che il benestare fosse dovuto al ben operare, e l’accumulo di denaro fosse giustificato in maniera innata con la teoria della predilezione divinavii. Non stupisce, quindi, se sotto le cuspidi dei grattacieli, invece delle reliquie dei santi, si trovano ora le reliquie dei fondatori delle società, come sembra sia accaduto agli utensili di Walter P. Chrysler, originariamente collocati all’apice del suo Chrysler building. È in questo nuovo e libero territorio che la morale protestante interiorizzata, negante agli uomini l’ozio dovuto all’accumulo di ricchezza, ha potuto innestare l’investimento massivo e coatto guidato dall’assioma di Benjamin Franklin: «il tempo è denaro», producendo una vita dedita al lavoro continuo, dipendente da necessari fast-food, attualmente istallati in tutto il mondo come innesti per l’esportazione dello stile di vita capitalista, propagandato da racconti, o meglio, da revival ricostruiti ed espressi nelle ordinarie pubblicità e concretizzatisi come prodotti della cosiddetta “industria del divertimento”, i cui consumatori il terrorismo cerca di disorientare e intimidireviii.

Come il fervore religioso ha portato a innalzare enormi cattedrali, a combattere gli “infedeli” per soccorrere i cristiani oppressi nel Medio Oriente, riconquistare i territori sottomessi, convertire i miscredenti e ottenere un posto d’onore nell’aldilà, così il fervore economico ha prodotto l’elevazione dei grattacieli e l’esportazione dei prodotti aspirando ad una omogeneizzazione del mercato globale sotto il nome della democrazia moderna, e lo skyline urbano delle metropoli è la cartina di tornasole che dimostra quale settore ha assunto infine maggiore priorità. Intere strutture dedicate alla finanza e al commercio, realizzate sia negli esterni che negli interni in stretta affinità estetica con i luoghi di culto, non possono non suggerire una pregnanza religiosa rimasta oggi sotto gli abiti laicizzati dell’etica protestante e trasferita dal sacro al profano, dove la totalità della fede è diventata fiducia ad un’aspirazione totalitaria. Un processo verificatosi con il cristianesimo anche per il fatto che è la religione in cui “si è dato a Cesare quello che era di Cesare”, ovvero dove lo Stato ha potuto convivere in maniera relativamente indipendente e parallela all’organizzazione della Chiesa.

Che l’attività commerciale contemporanea continui ad essere un fattore inconsciamente pregno di religiosità lo dimostra anche l’apertura di una delle prime cappelle costruite all’interno di un centro commerciale, architettato nel quartiere moderno della capitale del cattolicesimo, su tre piani di simil-marmo, muniti di cupole, obelischi, lampioni sferici e forniture dorate, echeggianti la basilica vaticana. Così anche il luogo di consumo ha ricevuto le sue vesti rituali sacre. In realtà nulla di più lontano dalla spiritualità richiesta dalle religioni vigenti si osserva in questo culto che predica attraverso le videocomunicazioni, e questo fa sì che attualmente il sistema del business verta sia sotto il mirino del mondo musulmano, sia di quello protestante vero e proprio, nonché di coloro che quotidianamente si affiliano, dall’oriente e dall’occidente, alla jihad ix.

In quest’ottica si potrebbe persino azzardare l’audace ipotesi che la creazione nell’immediato secondo dopoguerra della nazione di Israele sia stata anche un modo degli Stati Uniti per ottenere, sotto il protettorato dell’Onu, l’agognata Terrasanta che le crociate del Duecento non riuscirono a riscattare per il popolo cristiano. Anche se inverosimile non è da escludere, visto che l’edificazione diffusa di grattacieli “riflettenti” a partire dagli anni Cinquanta – non a caso il primo “Palazzo di Vetro” (1950) fu quello dell’Onu – sembra suggerire un tentativo di raffinamento di quei persuasori che, mimetizzati ora con il cielo, si rendono ancora più occulti.

i Cfr. rispettivamente Richard Poplak, Tra gli sceicchi in Batmobile, l’Ancora del mediterraneo, Napoli 2010 e Benjamin Barber, Guerra santa contro McMondo, 2 ed. Tropea, Milano 2002.

ii Cfr. Jean Gimpel, I costruttori di cattedrali, Mondadori, Verona 1961, pp. 35-36.

iii Ivi, pp. 41-42.

iv Cfr. Géza Roheim, Origine e funzione della cultura, Feltrinelli, Milano 1972, p. 89.

v Kenneth Clark nel suo saggio Il Revival gotico affronta la nascita e l’evoluzione dello stile gothic-revival in Inghilterra, evidenziando come il fenomeno architettonico trovi la sua origine in un movimento letterario. Ripresentare il gotico, dunque, si rivelava un mezzo per evocare nell’immaginario dell’osservatore l’universo medioevale, di cui ne venivano idealizzati i ferrei valori quali l’ardore per la fede, l’onore e la virtù.

vi A ben guardare le stesse cattedrali nel Medioevo erano vissute dal popolo come un vero e proprio centro di ritrovo avulso dal contesto religioso: «la gente vi poteva dormire, mangiare, parlare invece di bisbigliare. Vi poteva introdurre animali, per esempio cani e sparvieri […], vi si poteva incontrare per discutere di affari». Jean Gimpel, Op. cit., p. 45.

vii Cfr. Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Bur, Milano 1991, pp. 216-222, pp. 237-241.

viii Come sostenuto da Barber, pubblicità, videoclip, film, serie tv, fumetti e videogiochi propongono continue ricostruzioni di vita realistica rielaborata secondo la fantasia del regista, che arrivano a concretizzarsi nei parchi a tema per rendersi così “tridimensionali” e abitabili, inducendo i consumatori a immaginarsi in un mondo fittizio e parallelo, inconsapevolmente manipolati nella loro emotività: «i mercati solleticano i nostri ego solitari ma lasciano insoddisfatti i nostri desideri di comunione, offrendo beni materiali e sogni fuggevoli ma non un’identità comune o un’appartenenza collettiva.» Benjamin Barber, Op. cit., p. 231. Per una panoramica delle paradossali influenze emozionali dei prodotti statunitensi nel mondo musulmano vedi Richard Poplak, Op. cit..

ix Benjamin Barber analizza ampliamente il fenomeno della jihad estendendo il suo significato a ogni forma esistente di opposizione nei confronti del “McMondo”.

Bibliografia

Barber Benjamin, 2002 Guerra santa contro McMondo, 2 ed. Tropea, Milano. 1995 Jihad vs McWorld, Times Books, New York.

2010 Consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, Torino. 2007, Consumed. How Markets Corrupt Children, Infantilize Adults, and Swallow Citizens Whole, W.W. Norton, New York.

Clark Kenneth, Il Revival gotico. Un capitolo di storia del gusto, Einaudi, Torino 1970. The Gothic Revival. An Essay in the History of Taste, John Murray Publishers, London 1962.

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Gimpel Jean, I costruttori di cattedrali, Mondadori, Verona 1961. Les bâtisseurs de cathédrales, Ed. Du Seuil, Paris 1958.

Korom J. Joseph, The American Skyscraper, 1850-1940: A Celebration of Height, Branden Books, Boston 2008.

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Poplak Richard, Tra gli sceicchi in Batmobile, l’Ancora del mediterraneo, Napoli 2010. The Sheikh’s Batmobile, Penguin Canada, Toronto 2009.

Roheim Géza, Origine e funzione della cultura, Feltrinelli, Milano 1972. The Origin and Function of Culture, Nervous and mental disease monograph, New York 1943.

Weber Max, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Bur, Milano 1991. “Die Protestantische Ethik und der ‘Geist’ des Kapitalismus”, in Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, 20: 1-54, Mohr, Tübingen 1904. 21: 1-110, Mohr, Tübingen 1905.