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29 marzo 2017

Evoluzione dei processi di guida di un gruppo

 Andrea Checcucci

La capacità di guida è sempre stata uno skill che certi appartenenti al genere umano hanno avuto, acquisito e affinato al fine di coordinare un gruppo per molteplici finalità, in principio, soprattutto quello della difesa di un luogo, di un bene o di altre persone. Agli albori possiamo dire che tale capacità si identificava con l’Arte del Comando e la Leadership era una componente di questa arte stessa; il comun denominatore, per la messa in opera di tale skill, era indubbiamente legato ad esigenze di carattere militare a scopo di difesa.

In questo contesto, l’Arte del Comando che ne derivava era di tipo univoco (non esistevano diritti umani e la cultura da parte delle masse era scarsa per non dire nulla). Il Capo disponeva a senso unico, senza curarsi di eventuali feedback da parte del gruppo, era un padre padrone. Anche a livello civile, ammesso e concesso che ci fosse stata la necessità di guidare un gruppo, l’approccio di condotta era il medesimo).

Naturalmente, in situazioni di estrema crisi, l’Arte del Comando trovava il suo completamento con principi di Leadership che grazie alle capacità di comunicare, di trascinare e motivare da parte della guida, si riusciva ad ottenere notevoli risultati nella condotta delle operazioni di difesa e di offesa. In questo frangente, la Leadership era parte dell’Arte del Comando e la capacità di guida al 95% serviva per scopi militari e politici.

Con il susseguirsi dei secoli, grazie alla continua modernizzazione, con l’avvento delle scienze sociali-filosofiche ed economiche, con l’industrializzazione, con la crescente scolarizzazione ed infine con l’avvento e la crescita del Capitalismo, abbiamo assistito, piano piano, ad una scissione netta tra Leadership e Arte del Comando; la radice era comune ma l’ambito di applicazione era ben diverso, in quanto, per le esigenze di carattere militare si è avuto un consolidamento dell’Arte del Comando; mentre per le esigenze di carattere civile, vista la nascita di fabbriche e piano piano di società di stampo capitalista si è avuto uno sviluppo parallelo della Leadership come metodo di guida di realtà diverse da quella militare.

In questo nuovo contesto, via via in modo graduale, le istituzioni militari si sono trovate ad avere le proprie guide ad esercitare l’Arte del Comando di tipo biunivoco l’interazione tra chi dispone e chi esegue non era più passiva ma ricca di continui feedback, in questo frangente la guida doveva essere in grado di guidare il gruppo in modo professionale, trascinandolo con l’esempio e utilizzando una comunicazione estremamente efficace per ottimizzare al meglio le risorse umane a sua disposizione.

Per avere un inquadramento storico di questa evoluzione, si pensi che le prime avvisaglie di ciò si possono ricondurre al periodo della Restaurazione e cioè dal 1815 (Congresso di Vienna); un esempio concreto di gruppo da condurre in battaglia, altamente istruito, si è avuto con gli studenti dell’Università di Pisa quando, come volontari, si sono trovati a combattere a Curtatone e Montanara nel 1848 (I^ Guerra di Indipendenza). Per quanto concerne la Leadership, dal 1776 anno della Rivoluzione Industriale, per poi arrivare allo sviluppo e al consolidamento del Capitalismo, si è vista più come una componente di guida di gruppi civili, aziendali e di qualsiasi altro tipo di aggregazione umana.

Ad oggi, vista la complessità del mondo che si sta delineando sia da un punto di vista economico, politico, sociale, militare e soprattutto globale è sorta la reale necessità di analizzare tutte le componenti di guida che si sono venute a creare, in tutti i secoli, per quanto riguarda la capacità di guida Arte del Comando e di analizzare contestualmente, tutte le componenti che si sono venute a creare grazie all’industrializzazione e al capitalismo, per quanto riguarda la capacità di guida Leadership.

Lo studio di queste due metodologie di guida, ha portato ad individuare e codificare una serie di nozioni teoriche e di applicazioni pratiche che hanno dato vita ad un nuovo processo di guida denominato COMMANDSHIP che è l’unione di questi due stili di guida che però inizialmente sono nati dalla medesima radice ma che con il tempo si sono sviluppati in due ambiti distinti (militare e civile). Va precisato, comunque, che all’interno dell’ambito militare è rimasto quel concetto di leadership appendice, proprio dell’Arte del Comando (si potrebbe definire una Leadership Militare).

Di pari passo, con l’evolversi dell’umanità soprattutto per quanto riguarda processi economici, sociali e culturali si è cominciata a delineare una Leadership peculiare e caratteristica dell’ambito civile. Oggi, vista la complessità economica, sociale, culturale e globale raggiunta si rende necessario, per ottimizzare i processi di guida di qualsiasi gruppo (che sia civile o militare), a prescindere l’entità degli appartenenti, unire Arte del Comando e Leadership in un unico processo di guida che coniughi gli elementi che si sono creati nell’arco dei secoli, dell’uno e dell’altro processo di guida, la COMMANDSHIP come già accennato in precedenza.

L’ultima frontiera globale del metodo di guida per le risorse umane. La Commandship.

Per una questione di completezza, dell’Arte del Comando si dovrà travasare nella Commandship tutti quegli elementi di indirizzo caratteristici proprio di una massa altamente organizzata come quella delle Forze Armate, dove ogni appartenente è in continua interazione con il Capo e con i suoi simili. Tale massa entra in crisi quando si viene a creare una situazione di estremo pericolo, dove viene fuori una sensazione di panico generale che fa allontanare da ogni singolo individuo la coscienza di gruppo con la conseguente perdita e menomazione dei legami tra gli appartenenti al gruppo.

In questo caso, la Guida/Comandante deve agire sul ripristino/mantenimento dell’animo collettivo del gruppo (senso di appartenenza) ripristinando o continuando ad alimentare il sentimento di potenza solo per il fatto di far parte del gruppo, un contagio mentale che faccia da unione per tutti gli appartenenti e la giusta suggestionabilità di ogni componente in modo da far rendere conto tutti che sono in grado di svolgere i compiti a loro assegnati.

Supporto a questa azione da parte del Capo deriva dal fatto che questa tendenza di disgregazione del gruppo sarà attenuata/eliminata facendo leva sull’educazione e sull’etica individuale e collettiva in modo da sviluppare e rafforzare lo spirito di sacrificio, l’amore verso l’unità, lo scopo da perseguire e i sentimenti del dovere e dell’onore. In sostanza, si rende necessario ricostruire il gruppo rieducando i componenti. Formazione e motivazione, la cui concretizzazione è unica prerogativa del Capo/Comandante che deve conoscere ogni singola sfaccettatura dell’esercizio del comando. Il Capo nel disporre dovrà essere cosciente delle sue qualità professionali e delle sue doti umane che faranno si che tale azione non sia un processo frutto della scienza ma dell’Arte sulla base dei seguenti requisiti:

  1. La Funzione: che è lo scopo dell’organizzazione di cui si fa parte. Per gli appartenenti al gruppo è un dovere. Per le Forze Armate è di combattere per la difesa della Patria.

  2. Il Dovere: è di ogni appartenente all’organizzazione. Per ogni cittadino di uno Stato è di assolvere il compito delle armi.

  3. La Subordinazione: è un dovere di ogni appartenente all’organizzazione. Per le Forze Armate è il dovere di imposizione alla gerarchia.

  4. La Disciplina: è un dovere di ogni appartenente all’organizzazione. Per le Forze Armate è il dovere di ogni militare individuato dalle norme.

  5. La Repressione: che è l’azione che aiuta la guida a richiamare al dovere e che aiuta a ricordare il modo di agire, di ogni appartenente al gruppo, secondo il dovere, l’onore, la dignità personale e l’orgoglio di servire alla causa dell’organizzazione di cui si fa parte.

  6. Spirito di Corpo: è quel sentimento di appartenenza che permette ad ogni membro dell’organizzazione di fare il proprio dovere.

  7. Il Cameratismo: è il sentimento di solidarietà tra appartenenti alla stessa organizzazione.

Per permettere l’implementazione di tutti questi principi il Capo/Comandante dovrà aver sviluppato: intelligenza, carattere, propensione al sacrificio e una spiccata professionalità.

Un esempio generalizzato di applicazione di questi criteri, anche al di fuori dell’ambito militare e valido per qualsiasi tipologia di organizzazione che necessita un processo di guida, può essere sintetizzato come:

  • Eliminazione delle sensazioni di panico e demoralizzazione: grazie alla capacità del Commandshiper (guida evoluta, che da opera per semplicità chiameremo semplicemente guida) a ricreare le condizioni di estremo disagio sia fisico che psicologico, affinché per mezzo della sua azione formativa e motivazionale, ricostruisca l’identità del gruppo, disgregata dalla situazione di crisi, rafforzando i legami tra tutti i componenti (la similitudine con l’Arte del Comando di stampo militare è l’impiego in battaglia dell’unità). La guida in questo caso dovrà fare in modo che riaffiorino in superficie l’educazione e la formazione etica e professionale di ogni singolo appartenente, lo spirito di sacrificio per il raggiungimento dello scopo comune, l’amore verso l’organizzazione di cui si fa parte e gli intimi sentimenti di dovere e onore scaturiti sempre dal senso di appartenenza. In definitiva, la guida dovrà essere efficace, affinché, tutti gli appartenenti al gruppo la vivano in pieno e che trasformino il tutto come uno stile di vita da seguire in ogni sfaccettatura esistenziale.

  • La Funzione: che dovrà far capire la guida ai propri dipendenti, sarà quella che per natura dell’organizzazione stessa, dovrà essere marchiata in modo indelebile nella mente di tutti. È il servizio a tutta la collettività che dovrà essere garantito dall’organizzazione.

  • Il Dovere: che è lo specifico compito che ogni appartenente dovrà svolgere. La sommatoria di tutti i doveri darà la funzione.

  • La Subordinazione: che è il dovere che la guida dovrà far intimamente accettare a ciascuno, per il rispetto dei ruoli (tra guida, subordinati e viceversa).

  • La Disciplina: che è il dovere che la guida dovrà far intimamente accettare a ciascuno per seguire le regole elaborate e ufficializzate dall’organizzazione.

  • La Repressione: che è il dovere che una guida dovrà applicare ogni qualvolta si rende necessario nei confronti di un dipendente.

Analizzando il tutto da un punto di vista filosofico, la Commandship e il Commandshiper sono da collocare in un nuovo movimento denominato Apicalismo, traducibile in una tendenza filosofico-culturale che mira ad implementare, da parte di tutte le figure guida, lo sviluppo potenziale e poliedrico della globalità degli skills necessari a ricoprire tale posizione. Il nuovo movimento è da considerare come un mix tra dandismo futurismo e metrosessualismo.

Coincidente così con l’amore e l’ostentazione del bello espressione del dandismo, con la dinamicità del futurismo e con la ricerca della cura sotto ogni aspetto del metrosessualismo.

In conclusione il Commandshiper dovrà essere un’esteta proiettato, di continuo, ad accrescere le proprie potenzialità mutuate dalla forma ottimale di esempio che dovrà essere il vero motore del coinvolgimento di tutti quelli che dipendono da lui.

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