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20 maggio 2011

L’azione di adempimento. Azione atipica di condanna

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Consolata Santino – 

Con D.lgs 2 luglio 2010 n. 104 è stato approvato il primo codice del processo amministrativo italiano. Al testo deliberato dal Governo è stata attribuita da molti la colpa di aver eliminato l’articolo sull’azione di adempimento che costituiva, invece, una delle disposizioni più innovative del Codice. Questa amputazione è stata criticata sin dai primi commenti alla riforma, anche per la debolezza della sua motivazione e, cioè, le preoccupazioni di tipo finanziario. Come se, ordinare all’amministrazione di emanare un provvedimento dovuto, possa comportare un aggravio di costi per quest’ultima.

In realtà, dalla lettura complessiva del codice, non pare che l’azione di adempimento sia stata esclusa. Nel testo del Consiglio di Stato questa azione era formulata come una modalità della tutela di condanna e oggi, anche nel testo deliberato dal Governo, l’azione di condanna è aperta ad una serie indefinita di possibili contenuti, definiti però non nell’articolo dedicato specificamente a tale azione, art. 30 c.p.a., ma nell’articolo sulla sentenza di merito, art. 34 c.p.a. In particolare in quest’ultimo articolo è stabilito che la condanna possa concernere, oltre al pagamento di somme di denaro, anche “l’adozione delle misure idonee a tutelare la posizione giuridica dedotta in giudizio”. L’atipicità di tali misure non esclude che tra esse possa rientrare anche “la condanna dell’amministrazione all’emanazione del provvedimento richiesto o denegato”[1] .

La soluzione qui proposta merita di essere vagliata analiticamente. Le azioni di condanna possono essere proposte contestualmente ad altra azione o in via autonoma nei casi di giurisdizione esclusiva e di cui all’art. 30 del Codice[2]. Non presenta particolari problemi l’azione di condanna da proporre in via autonoma, viceversa, perplessità sorgono per l’azione di condanna esperibile contestualmente ad altra azione, in quanto il codice non dà alcun indizio utile al fine di identificarla, se non il fatto che deve essere proposta necessariamente insieme ad altra azione.

Quindi, non possono essere prese in considerazione alcune azioni, le quali devono essere necessariamente proposte in via autonoma. Si tratta della “condanna della pubblica amministrazione ad esibire i documenti richiesti (condanna ad un facere specifico) […] condanna alla restituzione di un bene immobile occupato senza titolo […] condanna a provvedere a seguito di silenzio della p.a.”[3]. In realtà, il codice del processo amministrativo non ha affermato la tipicità delle azioni, pertanto, ben può essere che si tratti di un’azione atipica volta alla soddisfazione della pretesa del ricorrente. D’altronde, tale possibilità non è nemmeno esclusa dalla relazione di accompagnamento al Codice che parla del “carattere residuale della condanna atipica”. Ai fini della presente indagine, si ritiene opportuno procedere all’individuazione normativa del contenuto di questa azione e “l’atipicità del contenuto trova specificazione nelle pronunzie che il giudice può assumere nel merito”[4].

L’art. 34 c.p.a. stabilisce i poteri decisori del giudice a fronte delle azioni proponibili. Il giudice a fonte dell’azione di annullamento: a) annulla in tutto o in parte il provvedimento impugnato; a fronte dell’azione avverso il silenzio; b) ordina all’amministrazione, rimasta inerte, di provvedere entro un termine; a fronte dell’azione costitutiva di riforma e di produzione; d) nei casi di giurisdizione di merito, adotta un nuovo atto, ovvero modifica o riforma quello impugnato; a fronte dell’azione di ottemperanza; e) dispone le misure idonee ad assicurare l’attuazione del giudicato e delle pronunce non sospese, compresa la nomina di un commissario ad acta, che può avvenire anche in sede di cognizione con effetto dalla scadenza di un termine assegnato per l’ottemperanza.

Si è lasciata da parte la lettera c) dell’art. 34, che nel testo elaborato dalla commissione presso il Consiglio di Stato rappresentava la pronuncia del giudice a fronte dell’azione di adempimento e che oggi, non trovando un corrispondente nelle azioni rimaste nel Codice, è l’unica che “può dare un contenuto all’azione atipica di condanna”[5].

Precisamente, tale disposizione prevede che il giudice “condanna al pagamento di una somma di denaro, anche a titolo di risarcimento del danno”, “dispone misure di risarcimento in forma specifica ai sensi dell’articolo 2058 del codice civile”, ma quel che più ci interessa è che condanna “all’adozione delle misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio”. E questo può essere il contenuto della domanda atipica di condanna di cui al primo comma dell’art. 30 c.p.a., che può quindi essere proposta, contestualmente ad altra azione, azione di annullamento o avverso il silenzio, per ottenere le misure idonee a soddisfare l’interesse legittimo (o il diritto soggettivo nella giurisdizione esclusiva) di cui si lamenti la lesione in giudizio.

Siffatta descrizione sembra delineare proprio l’azione di adempimento che, nel testo della Commissione presso il Consiglio di Stato, consisteva nel “chiedere la condanna dell’amministrazione all’emanazione del provvedimento richiesto o denegato” ed era proponibile “contestualmente a quella di annullamento o avverso il silenzio”[6]. L’azione di condanna prevista dall’art. 30 c.p.a. è un’azione “dai contenuti non predefiniti, aperta, chiovendianamente a tutte le prestazioni possibili, alle quali si possa essere condannati. È un concetto ampio di condanna, che assorbe l’azione di adempimento”[7].

Come sostenuto dalla dottrina, l’azione di adempimento non è stata del tutto cancellata dal sistema delineato dal codice, “ la volontà dello sforbiciatore di togliere di mezzo l’azione di adempimento non è andata fino in fondo, […] ed il progetto di eliminare l’azione di adempimento sembrerebbe fallito”[8]. Inoltre, come rilevato, le norme di riferimento in un codice di procedura devono essere quelle che attribuiscono al giudice dei poteri, la possibilità di emettere determinate pronunce, e non le norme sulle azioni, che possono anche mancare: “questo è un codice di procedura, quindi una disciplina analitica delle azioni può anche non esserci, l’essenziale è che i poteri del giudice siano disciplinati analiticamente”[9] e lo sono nell’art. 34 c.p.a.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’art 34 c.p.a. succede all’art. 45 del testo unico, in cui il giudice poteva unicamente annullare l’atto. L’art. 34 c.p.a.  attribuisce, invece, alla sentenza più forza e portata, il giudice può emettere diverse pronunce, può anche condannare “all’adozione delle misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio”, anche senza l’etichetta di “azione di adempimento”, che “nella lunga battaglia della giustizia amministrativa, soprattutto degli ultimi decenni, (è stata), una delle componenti fondamentali del processo”[10]. Sarà la giurisprudenza a dire se questa interpretazione è possibile ed a farla divenire diritto vivente, ma si tratta di una soluzione in linea con i principi previsti dalla Costituzione all’artt. 24 e 111, dalla CEDU all’art. 6 e dal codice del processo amministrativo che all’art. 1 e 2 proclama la tutela piena ed effettiva e il giusto processo.

La dottrina, tuttavia, non è unanime sulla necessità dell’azione di adempimento, in particolari alcuni giuristi, come sostenuto da Clarich, avrebbero potuto sostenere che “l’azione sul silenzio costituiva una ridondanza” in quanto, “sia nel caso di rigetto dell’istanza, sia nel caso di silenzio, l’interesse legittimo pretensivo fatto valere in giudizio postula una forma identica di tutela, fondata sull’accertamento in giudizio di tutti gli elementi vincolati della fattispecie”[11].

In realtà, tali azioni hanno scopi diversi. Mentre l’azione avverso il silenzio consente solo di accertare l’obbligo dell’amministrazione di adottare un provvedimento esplicito, con l’azione di adempimento “il ricorrente può chiedere la condanna dell’amministrazione all’emanazione del provvedimento richiesto o denegato”, oltre a richiedere l’accertamento della fondatezza della pretesa.

L’azione di adempimento si reputa così necessaria, sia a seguito di pronuncia ai sensi dell’art. 34, comma 1 lett. b), sia quando l’ amministrazione si esprime e rigetta l’istanza:

– Nel caso di provvedimento espresso di diniego, l’azione di annullamento è indispensabile per accertare l’illegittimità del diniego e rimuovere il provvedimento, ma non soddisfa pienamente il bisogno di tutela del titolare dell’interesse legittimo pretensivo. Se la P.A. non si è adeguata al contenuto conformativo della sentenza, il ricorrente dovrà necessariamente adire il giudice dell’ ottemperanza. Per rispettare i principi di cui agli artt. 1e 2 del Codice e 24 della Costituzione, il bisogno di tutela del cittadino è meglio garantito se insieme all’azione di annullamento si cumula l’azione di condanna di cui al comma 1 dell’art. 30.

– Nel caso di silenzio che si protrae oltre il termine di conclusione del provvedimento, l’azione avverso il silenzio consente di accertare l’obbligo di provvedere (art. 31, comma 1) e la fondatezza della pretesa quando si tratta di attività vincolata e non siano necessari adempimenti istruttori che devono essere compiuti dall’amministrazione (art. 31, comma 3). Ma anche questa azione può soddisfare pienamente l’esigenza di tutela solo se integrata con un’azione di condanna all’emanazione del provvedimento richiesto.

Pertanto, dato l’art. 1 c.p.a., nonché l’art. 24 Cost., si rende quanto mai opportuna un’azione che rispecchi le esigenze di tutela del cittadino, uno strumento unitario di tutela volto ad ottenere che il giudice si pronunci sulla “fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, quando si tratta di attività vincolata o accerta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione”[12] e condanni l’amministrazione “all’emanazione del provvedimento richiesto o denegato” [13]. Un’azione utilizzabile sia nel caso di inerzia della P.A., sia nel caso di rigetto dell’istanza, volta ad ottenere una pronuncia dal contenuto accertativo e ordinatorio: l’azione di adempimento.

Non a caso la disciplina del processo amministrativo tedesca non contempla distinzioni: l’azione di adempimento, la Verplflichtungsklage può essere proposta sia nel caso di rifiuto espresso (Ablehnung) del provvedimento richiesto sia nel caso di omessa emanazione (Unterlassung) [14].

Il legislatore tedesco “ha previsto l’azione di condanna quale azione non costitutiva, ma di prestazione, diretta non all’annullamento di un atto amministrativo, ma all’emanazione di un atto rifiutato o di un atto omesso dalla amministrazione”[15]. Essa consente, quindi, al giudice di condannare l’Amministrazione all’emanazione di un atto amministrativo sia nel caso di rifiuto espresso, sia in caso di silenzio, sempre che il ricorrente vanti una pretesa giuridicamente qualificata al provvedimento. Ove l’azione di adempimento risulti fondata, la decisione può avere a seconda dei casi, i seguenti contenuti ai sensi dell’articolo 113 del VwGo.

Se il giudice considera la questione matura per la decisione [16] può dichiarare l’obbligo dell’amministrazione di porre in essere l’attività richiesta. Altrimenti si limita a dichiarare l’obbligo dell’amministrazione di provvedere in favore del ricorrente in base al principio giuridico enunciato dal giudice, senza predeterminare il contenuto del provvedimento, e senza consumare gli spazi discrezionali estranei all’oggetto del giudizio.

In definitiva, l’azione di adempimento nell’ordinamento tedesco non determina la sostituzione del giudice amministrativo alla pubblica amministrazione. Anzi, cerca di conciliare l’esigenza di salvaguardare la sfera riservata al potere amministrativo con la massima garanzia della situazione giuridica fatta valere in giudizio. Infatti, solo in presenza di un potere il quale non presenti alcun margine di discrezionalità, l’azione di adempimento si conclude con la condanna dell’amministrazione ad emanare il provvedimento richiesto.

Tali limiti al potere del giudice operano anche per l’azione di adempimento prevista dalla Commissione presso il Consiglio di Stato. Infatti, volendo procedere ad una ricostruzione della disciplina dell’azione di adempimento, non si può non tener conto dell’art 47 della prima bozza del Codice, rimasto invariato nella seconda bozza, in virtù del quale “il giudice può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio quando si tratta di attività vincolata o accerta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione”.

Da tale disposizione deriva che il ricorrente opterà per l’azione di adempimento quando la sua pretesa potrà essere soddisfatta da una mera attività vincolata della P.A.. Diversamente, qualora la soddisfazione della sua pretesa potrà derivare dall’attività discrezionalità della P.A., e la materia del contendere non rientra tra le materie di giurisdizione estesa al merito, il privato preferirà ricorrere dapprima con l’azione di annullamento e poi ricorrere con l’azione di ottemperanza, estendendo al merito la pronuncia del giudice. Si crea, però, all’interno della giurisdizione di legittimità, un discrimine tra le tutele offerte al cittadino, diverse a seconda che gli interessi e i diritti trovino soddisfacimento in un’attività discrezionale o vincolata della P.A.

Infatti, mentre nel caso di attività vincolata il cittadino potrà immediatamente adire il giudice, affinché l’amministrazione provveda, nel caso di attività discrezionale dovrà prima ottenere l’annullamento dell’atto, sperare che la P.A. ottemperi al contenuto conformativo della sentenza e in caso di inadempimento, violazione o elusione del giudicato, ricorrere al giudice dell’ottemperanza. Tuttavia, se da un lato rappresenta un escamotage a tutela del privato, dall’altro, in un’ottica che guarda al futuro del diritto amministrativo sempre più costituzionalmente orientato[17], è iniquo.

L’azione di adempimento dovrebbe pertanto consentire di sindacare anche l’attività discrezionale della P.A. Si potrebbe obbiettare che tali insinuazioni portano ad un’estensione del sindacato di merito oltre i limiti previsti tassativamente dalla legge, ma, del resto, con il giudizio di ottemperanza, il sindacato di legittimità è stato già scavalcato. Perché mai, allora non facilitare la strada al ricorrente? Oggi siamo più che mai lontani da questa soluzione, soprattutto a seguito delle modifiche riportate dal Governo all’articolato normativo dedicato alle azioni del testo elaborato dalla Commissione presso il Consiglio di Stato.

A seguito di tali modifiche, già riconoscere l’esistenza dell’azione di adempimento è un grande passo. La dottrina maggioritaria, non pone problemi, anzi, ritiene che la sua presenza sia insita nel sistema: “l’anonimo potatore non si è accorto che esiste già, o forse lo sapeva benissimo, ma ha evitato un ulteriore taglio per non toccare una corrente elettrica ad alta tensione, quella della Corte di Giustizia della Comunità europea”[18].

Nella disciplina dei riti il Codice contempla, infatti,  speciali ipotesi di azioni di adempimento. In materia di contratti pubblici, l’art. 124 del Codice menziona espressamente la “domanda di conseguire l’aggiudicazione e il contratto”, il cui accoglimento è “condizionato alla dichiarazione di inefficacia del contratto”[19].

Il rito in materia di accesso continua a prevedere il potere del giudice di ordinare l’esibizione dei documenti richiesti[20] . Inoltre, il d.lgs. 20 dicembre 2009, n. 198 sulla cosiddetta “class action” contro la pubblica amministrazione introduce un’azione volta a costringere la pubblica amministrazione a ripristinare il corretto svolgimento delle funzioni o la corretta erogazione di un servizio, con conseguente potere del giudice di ordinare all’amministrazione soccombente di porre rimedio alla violazione accertata[21] .

L’azione di adempimento, inoltre, è prevista nel TUB (Testo Unico Bancario) in attuazione di una direttiva comunitaria a proposito delle autorizzazioni a presupposto vincolato. L’azione di adempimento è, perciò, “estensibile a casi similari, […] non solo in base alla analogia con la previsione del TUB, ma in applicazione di un principio generale comunitario, un principio che, […] penetra obbligatoriamente nel nostro ordinamento in base all’art. 1 della legge sul procedimento amministrativo”[22].

Queste previsioni tipiche dovrebbero essere considerate, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata, esemplificazioni di un’azione ammessa in via generale, e non disposizioni eccezionali che confermano la mancanza di un’azione di adempimento come rimedio generale per gli interessi legittimi pretensivi. Tale interpretazione, tuttavia, necessita di conferma da parte della giurisprudenza.

Acuta è l’affermazione di Merusi, il quale sostiene che “basta fare un po’ di pressing sui giudici amministrativi, magari con l’ausilio della Corte di Giustizia Europea, e alla azione di adempimento ci si arriva lo stesso, anche se l’emanando codice non ne parlasse”[23]. Inoltre, non bisogna dimenticare che l’importanza del nuovo sistema processuale creato dal Consiglio di Stato era stata esaltata proprio dal Presidente del Consiglio di Stato nel discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2010; in tale discorso uno degli aspetti più rilevanti dell’emanando codice veniva individuato nell’ampliamento delle azioni esperibili da parte del cittadino e, in particolare, sulla base della positiva esperienza tedesca, nell’introduzione dell’azione di adempimento, finalizzata alla condanna dell’amministrazione riottosa al rilascio del provvedimento amministrativo ingiustamente negato o non emesso.

La novità ha forse spaventato il Governo, anche se l’eliminazione dell’azione di adempimento, letta con le altre modifiche apportate dal Consiglio dei Ministri, lascia l’ulteriore impressione che tali correzioni vadano ricondotte ad una scelta, limitare l’evidenza di nuovi strumenti di tutela del cittadino e lasciare al massimo che tali strumenti siano messi a disposizione del giudice, senza consacrarli in un testo normativo, a dispetto della chiarezza che dovrebbe ispirare tutti i testi normativi e, in misura maggiore, un intervento di assoluto rilievo come il Codice del processo amministrativo.

BIBLIOGRAFIA

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Clarich M. Tipicità delle azioni e azione di adempimento nel processo amministrativo, on-line: http://www.giustizia-amministrativa.it e pubblicato in Dir. proc. amm., 2005

Codice del processo amministrativo

Di Modugno N. Intervento al seminario sui Libri IV e V (ottemperanza, riti speciali e norme finali) del progetto di Codice del processo amministrativo svoltosi il 7 maggio 2010 presso l’Istituto per ricerche e attività educative, Resoconto in www.giustamm.it, 2010

Gisondi R, La disciplina delle azioni di condanna nel nuovo codice del processo amministrativo, on-line http://www.giustizia-amministrativa.it, 2010

Iannotta L., Intervento al seminario sui Libri IV e V (ottemperanza, riti speciali e norme finali) del progetto di Codice del processo amministrativo svoltosi il 7 maggio 2010 presso l’Istituto per ricerche e attività educative, Resoconto on-line: www.giustamm.it, maggio 2010

Lipari M. L’effettività della decisione tra cognizione e ottemperanza, Intervento al 56° convegno di studi amministrativi, Varenna, Villa Monastero, on-line: www.federalismi.it, 23-25 settembre 2010

Masucci V.A., La legge tedesca sul processo amministrativo, Milano, 1991

Merusi F., In viaggio con Laband on-line: http://www.giustamm.it/, 2010

Merusi F., Relazione tenuta al Seminario “La sistematica delle azioni nel nuovo processo amministrativo”, organizzato dal Dipartimento di Studi Giuridici “Angelo

Scoca F.G., Giustizia Amministrativa, Giappichelli, Torino, 2011[1] Ibidem

Sraffa”dell’Università Bocconi di Milano e dalla Scuola di specializzazione per le professioni legali delle Università Bocconi e di Pavia, tenutosi il 6 maggio 2010 presso l’Università Bocconi, on –line: www.giustamm.it, giugno 2010

Travi A., Convegno di Studi Amministrativi, Varenna, 23-25 settembre 2010, in corso di pubblicazione

 

NOTE

[1] Art. 40, primo comma, del testo elaborato dalla Commissione presso il Consiglio di Stato

[2] Art. 30 primo co. c.p.a. “L’azione di condanna può essere proposta contestualmente ad altra azione o, nei soli casi di giurisdizione esclusiva e nei casi di cui al presente articolo, anche in via autonoma”

[3] Scoca F.G., Giustizia Amministrativa, cit., p.178

[4] Ibidem

[5] Ivi, p.179

[6] Art. 40 del testo elaborato dalla Commissione presso il Consiglio di Stato

[7] iannotta L., Intervento al seminario sui Libri IV e V (ottemperanza, riti speciali e norme finali) del progetto di Codice del processo amministrativo svoltosi il 7 maggio 2010 presso l’Istituto per ricerche e attività educative, cit.; A proposito dell’art. 30 c.p.a. si è parlato di “condanna in senso ampio” con Lipari M. L’effettività della decisione tra cognizione e ottemperanza, cit., e di “condanna atipica” in Gisondi R., La disciplina delle azioni di condanna nel nuovo codice del processo amministrativo, in http://www.giustizia-amministrativa.it, 2010

[8] Di Modugno N. Intervento al seminario sui Libri IV e V (ottemperanza, riti speciali e norme finali) del progetto di Codice del processo amministrativo svoltosi il 7 maggio 2010 presso l’Istituto per ricerche e attività educative, Resoconto in www.giustamm.it, 2010

[9] Ibidem

[10] iannotta L., Intervento al seminario sui Libri IV e V (ottemperanza, riti speciali e norme finali) del progetto di Codice del processo amministrativo svoltosi il 7 maggio 2010 presso l’Istituto per ricerche e attività educative, cit.

[11] Clarich M., Le azioni nel processo amministrativo tra reticenze del Codice e apertura a nuove tutele, cit.

[12] Art. 40 del testo elaborato dalla Commissione presso il Consiglio di Stato, nonché secondo comma dell’art. 47 della prima bozza di Codice, poi art. 45 nella seconda bozza, sui poteri del giudice che si pronuncia sull’azione di adempimento; Tale formula è stata copiata dal Governo per disciplinare l’azione avverso il silenzio, infatti è da notare la somiglianza con l’art. 31 c.p.a. in base al quale “Il giudice può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attività vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione”

[13] Art. 40 del testo elaborato dalla Commssione presso il Consiglio di Stato sull’azione di adempimento

[14] Par. 42 del Verwaltungsgerichtsordnung

[15] Masucci V.A., La legge tedesca sul processo amministrativo, Milano, 1991, p. 23; Cfr. Clarich M., L’azione di adempimento del sistema di giustizia amministrativa in Germania: linee ricostruttive e orientamento giurisprudenziale, in Dir. Proc. Amm., 1985, p. 60

[16] Secondo Clarich M. Tipicità delle azioni e azione di adempimento nel processo amministrativo, cit., “L’espressione  “questione  matura per la decisione” va intesa in senso non già processuale, bensì sostanziale,  cioè  in relazione alla pretesa giuridica del soggetto fatta valere nell’istanza proposta all’amministrazione e rivolta all’emanazione del provvedimento”.

[17] Si pensi agli art. 1 e 2 dello stesso Codice

[18] Merusi F., In viaggio con Laband , cit.

[19] Secondo Clarich M., Le azioni nel processo amministrativo tra reticenze del Codice e apertura a nuove tutele, cit. “sembra un po’ riduttivo intendere una siffatta disposizione solo come un’eccezione alla regola generale secondo la quale l’effetto conformativo della sentenza di annullamento si produce di diritto e non è nella disponibilità della parte. L’effetto conformativo, insieme a quello ripristinatorio, infatti, è stato costruito in dottrina (M. Nigro) e in giurisprudenza proprio per superare, nel silenzio della legge, la visione meramente caducatoria della sentenza di annullamento, operazione non più necessaria una volta colmata la lacuna in via legislativa”. Cfr. Travi A., Convegno di Studi Amministrativi, Varenna, 23-25 settembre 2010, in corso di pubblicazione.

[20] Art. 116, comma 4 c.p.a.

[21] Art. 4 d.lgs. 20 dicembre 2009, n. 198

[22] Merusi F., In viaggio con Laband cit.

[23] Merusi F., In viaggio con Laband cit.; Cfr. Merusi F., Relazione tenuta al Seminario “La sistematica delle azioni nel nuovo processo amministrativo”, organizzato dal Dipartimento di Studi Giuridici “Angelo Sraffa”dell’Università Bocconi di Milano e dalla Scuola di specializzazione per le professioni legali delle Università Bocconi e di Pavia, tenutosi il 6 maggio 2010 presso l’Università Bocconi, in www.giustamm.it, giugno 2010. Merusi rileva che ci troveremo in posizione arretrata per es. rispetto al Portogallo (che ha fatto di recente una riforma del processo amministrativo e ha previsto un’azione simile).