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29 marzo 2017

Politica, informazione e corruzione: caso italiano e caso spagnolo

 

Matteo Saccoccia, Jaime Andréu Abela

 

– Abstract

Partendo da alcune considerazioni sulle strategie politiche illecite, l’articolo si prefigge di esaminare la capacità dei quotidiani italiani e spagnoli di diffondere in modo adeguato le informazioni sulla corruzione politica e di informare correttamente l’opinione pubblica sull’entità del fenomeno. L’analisi dedica attenzione al rapporto tra l’informazione veicolata dai maggiori quotidiani italiani e spagnoli e gli effettivi livelli di corruzione percepiti e realmente registrati negli stessi tessuti sociali considerati. L’indagine è motivata dal cambiamento dei metodi di diffusione delle informazioni: in un contesto sociale in cui la corruzione politica è riportata in tempo reale da fonti indipendenti (Internet e social network), è opportuno dubitare del grado di trasparenza, indipendenza ed efficacia dei quotidiani rispetto agli altri mezzi di diffusione?. I dati saranno confrontati al fine di stabilire un’adeguata relazione tra il fenomeno della corruzione politica ed il livello di libertà di stampa.

Parole chiave.

Corruzione politica; mezzi di comunicazione e corruzione politica; informazione e corruzione; stampa e corruzione politica; percezione della corruzione politica.

Abstract.

Starting from some notions about the dynamics of corruption in political parties, the article purports to examine the use of newspapers in both countries, in other words their ability to adequately disseminate information on political corruption and influence public opinion (public awareness) of the phenomena. In the diversified scenery of the media, this analysis dedicates its attention to the relationship between public information received by the major Italian and Spanish newspapers and the actual perceived and estimated levels of corruption in the same social strata considered. The scope of the survey is based on the changes of the current methods of dissemination of public information: in a social context in which political corruption is denounced in real time by independent sources (internet and social networks), it is reasonable to doubt the degree of transparency, independence and effectiveness of newspapers compared to other means of distribution. The data will be compared in order to support an adequate relationship between the two phenomenas.

Key words.

Political corruption; media and political corruption; public information and corruption; press and political corruption; perception of political corruption.

1. Stampa e corruzione politica, una dinamica contorta.

Comprendere la presenza della corruzione politica diventa oggi un compito importante: si chieda ai cittadini italiani e spagnoli se ritengono che nel proprio Paese i politici siano corrotti, e la maggioranza risponderà probabilmente di si. Secondo le stime dell’Eurobarometro 2014 relative alla corruzione politica, il 63 % degli italiani e il 72 % degli spagnoli ritenevano che i soggetti politici utilizzassero le tangenti, e le percentuali salivano a 68 per la Italia e 84 per la Spagna quando la questione riguardava i partiti. L’attenzione al fenomeno è notevole perché desta ogni volta scandalo nell’opinione pubblica e scuote i principi democratici che tanto l’Italia quanto la Spagna si vantano di possedere. Ma passata l’esplosione mediatica, i soggetti vengono assolti e spesso riabilitati dai cittadini, e ciò che resta è solo il pregiudizio verso una classe politica considerata corrotta.

Oggi infatti la fruizione mediatica degli avvenimenti è rapida e inadeguata a favorire una riflessione critica sugli eventi: ci si informa velocemente sui quotidiani e in televisione, e gli scandali sulla corruzione politica lasciano il posto alla notizia successiva, secondo la caratteristica del framing: «el framing funciona dentro de una lógica de competencia, en la que los encuadres luchan para llegar al público a fin de que éste lo asuma como proprio, una competición cuyo ganador será efímero, ya que la vida de los encuadres es breve y, una vez desaparecido, surge otro para reemplazarlo» (Chavero, 2015: 3). Tale dinamica di diffusione delle notizie al pubblico dipende dalle regole di funzionamento dei sistemi mediatici: esse sono oggetto di numerosi studi (Maravall, 2008, 2013; Mazzoleni, 2012; Chavero, 2015) che evidenziano inoltre come in Italia e Spagna vi siano caratteristiche simili, perché entrambi i Paesi appartengono al cosiddetto modello pluralista polarizzato (Hallin, Mancini, 2014). Alla luce di tali considerazioni è opportuno chiedersi quanto siano capaci i mezzi di comunicazione di massa di diffondere correttamente il fenomeno della corruzione politica; tra di essi, in particolare, è opportuno chiarire quale sia la capacità della stampa di lasciare uno spazio adeguato alla comprensione profonda del fenomeno, dato che la politica, uno degli ambiti sociali più caratterizzati dalla corruzione, ne fa grande uso.

I quotidiani infatti promuovono le campagne elettorali degli esponenti politici e possono diventare strumenti pronti al servilismo politico del partito che più generosamente ne finanzia l’editoria, luoghi in cui le notizie politiche vengono permeate da censure ed omissioni, con il risultato di informare in modo scorretto l’opinione pubblica (Chavero, 2015). L’uso della stampa ed il suo grado di trasparenza sono dunque fondamentali per assicurare all’opinione pubblica una corretta informazione sul fenomeno della corruzione politica, perché un popolo correttamente informato è meno vincolato allo strumentalismo mediatico e può eleggere i propri rappresentanti con una maggiore consapevolezza. Informarsi correttamente sui rappresentanti da eleggere è infatti un principio su cui poggia una democrazia moderna e matura, come spiegano le ricerche di Maravall (2003, 2008, 2013). Scrive Joaquín:

«Para Maravall hay la necesidad de superar la ciencia política convencional y completar una concepción minimalista de la democracia (aquella que dice que en un sistema de gobierno representativo el pueblo ejerce realmente el poder político cuando puede controlar y cambiar a la gente que está mandando) para incorporar una teoría sobre la información que necesitan los ciudadanos para poder distinguir los gobiernos malos de los buenos, ya que las elecciones difícilmente conducen a la representación cuando los votantes están deficientemente enterados» (Joaquín Estefanía, El País, 2009).

Una concezione di democrazia matura è possibile soltanto a partire dallo sviluppo di un sistema di informazione trasparente e indipendente, che permetta di eleggere consapevolmente i politici più onesti. Ecco la motivazione per una ricerca sulla libertà di stampa.

2. Premesse teoriche e metodo di indagine.

L’articolo indaga sull’adeguatezza della stampa di diffondere correttamente le informazioni sulla corruzione politica, perché soltanto una opinione pubblica correttamente informata può eleggere consapevolmente i propri rappresentanti. La ricerca parte da alcune premesse teoriche: Italia e Spagna possiedono un sistema mediatico molto simile, denominato modello pluralista polarizzato o modello mediterraneo (Hallin e Mancini, 2014); tale modello favorisce una influenza reciproca tra i soggetti politici e di i mezzi di comunicazione: «prensa y partidos participan en la actualidad de una relación de interdipendencia mutua: por un lado los medios necesitan de los partidos para nutrirse de contenido, y por otro los partidos precisan de los medios para llegar a los cudadanos y tener visibilidad» (Chavero, 2015: 2); tale modello agevola i media nell’influenzare l’opinione pubblica circa le informazioni relative ai soggetti politici: «nos encontramos en una sociedad en la que los medios de comunicación desempeñan un papel protagonista en la vida política, en la medida en que de ellos dependerá en gran parte la información que reciba el ciudadano y con la que, en última instancia, se formará la Opinión Pública» (Chavero, 2015: 2); i politici inoltre, adottano precise strategie di comunicazione per guadagnare visibilità e disporre così di maggiore influenza sulla scelta dei cittadini al momento della campagna elettorale e delle elezioni politiche: tali strategie di persuasione hanno il fine di catturare l’attenzione dell’elettorato e sono definite nell’insieme come retorica politica (Mazzoleni, 2012); a proposito delle strategie di comunicazione, i politici strumentalizzano le informazioni negative dei partiti avversari secondo quella che Maravall (2008), citando Halperin ed Harris, definisce esrategia de la crispación; rispetto ai partiti, ricerche dimostrano che essi tendono a sanzionare il comportamento corrotto dei propri membri in rapporto diretto alla loro longevità (Manow, 2005): partiti più anziani sarebbero maggiormente interessati a salvaguardare la propria immagine pubblica; rispetto alla corruzione, è dimostrato che esiste una correlazione significativa tra un basso grado di libertà dell’informazione e l’ampiezza della corruzione percepita (Arnone, Iliopulos, 2005), e che una stampa libera e indipendente è un efficace deterrente nei confronti della corruzione (Brunetti, Weder, 2003); rispetto ai quotidiani, infine, nei periodi delle campagne elettorali e delle elezioni politiche, essi spesso adottano strategie di strumentalizzazione mediatica delle informazioni per enfatizzare i fatti negativi del partito politico contrario all’ideologia del giornale o che non sostiene economicamente l’attività editoriale: è il cosiddetto protagonismo informativo (Chavero, 2015). Significativi in questo campo, sono alcuni studi (Colino e Cotarelo, 2012; Cuenca, 2012; Chavero, 2015) che hanno analizzato l’uso della stampa spagnola nei sette anni del governo di Rodríguez Zapatero (2004-2011). Nello specifico, lo studio di Chavero (2015) evidenzia il contrasto tra l’agenda mediatica di El País, quotidiano di orientamento progressista e vicino al socialismo del PSOE di Zapatero, e quella del quotidiano El Mundo, di orientamento conservatore e vicino al PP di Rajoy; per il periodo in esame (da gennaio 2009 a marzo 2010) si è riscontrata una strumentalizzazione delle informazioni che entrambi i due quotidiani diffondevano con maggior frequenza: l’autrice riferisce che El Pais dava molto spazio alle notizie sul Partido Popular, associandolo sempre alla corruzione, mentre El Mundo dava maggiore visibilità ai problemi della crisi economica e all’incapacità del governo Zapatero di uscire dal dissesto finanziario (Chavero, 2015), e conclude che in Spagna la stampa non è né neutrale né obiettiva perché adotta strategie di attacco ai partiti avversari alle ideologie editoriali.

Rispetto alla metodologia, la ricerca indaga in un primo momento sulle caratteristiche del comportamento illecito che i politici attuano per assicurarsi posizioni di potere, soffermandosi in seguito sul rapporto tra stampa e politica nei contesti italiano e spagnolo. Verranno analizzate sia alcune caratteristiche del sistema mediatico italiano e spagnolo (framing, agenda setting), sia i dati rispettivi all’opinione pubblica riportati dai sondaggi e dalle agenzie di informazione, al fine valutare se la stampa italiana e quella spagnola diffondono correttamente le informazioni sulla corruzione politica, in che misura sono utilizzate e in che rapporto si pongono rispetto al fenomeno considerato, in termini di trasparenza ed indipendenza (un paese meno corrotto possiede una stampa più libera), e dunque, se sono idonee a supportare i principi di una democrazia moderna in termini di scelta obiettiva dei rappresentanti politici. In un secondo momento, sarà analizzato il rapporto tra CPI e livelli di libertà di stampa nel contesto più ampio dei paesi sia europei che extraeuropei con i medesimi livelli di CPI, da un lato, ed il medesimo grado di libertà di stampa, dall’altro, per dare prova dell’effettiva esistenza di una relazione tra i due fenomeni e valutare l’importanza di un sistema di informazione libero e indipendente come sostegno di una democrazia matura.

3. Il comportamento politico: strategie di conquista del potere in un sistema mediatico imparziale.

Il comportamento di un politico corrotto assume caratteristiche precise: i politici corrotti intrattengono rapporti con il mondo dell’economia, da cui ottengono tangenti in cambio di favori; in seguito, utilizzano le tangenti per comprare quote tesserali ed acquisire maggior peso all’interno del partito. In parallelo, adottano strategie precise di comunicazione politica (Mazzoleni, 2012) per acquisire fiducia dall’opinione pubblica e dunque visibilità e consensi (ovvero, tessere e voti).

Rispetto alla prima dinamica: i politici garantiscono ai soggetti economici sicurezze e profitti in cambio di tangenti, i cui ricavi sono utilizzati per le esigenze politiche di partito e spesso occultati nei bilanci pubblici attraverso il tesseramento, come José María Sala, Senatore del Partido de los Socialistas de Cataluña, Carlos Navarro, deputato socialista a Barcellona, e Guillermo Galeote, responsabile finanziario del Partido Socialista Obrero Español, i quali ricevettero da parte di alcune imprese (Filesa, Malesa, Time-Export) per loro e per il PSOE ingenti finanziamenti illeciti, utilizzati per far fronte alle spese dell’attività politica del partito per le campagne elettorali del 1989. Dall’altro lato, chi corrompe individua con cura i soggetti politici, pagando solo coloro che potranno ricambiarli concretamente con favoritismi e pratiche clientelari, così da ottenere i benefici desiderati: emblematico è l’esempio di Gabriel Cañellas (1995), presidente del Governo Baleare e del Partito Popolare delle Isole Baleari, che ricevette da un costruttore 50 milioni di pesetas in cambio della concessione dell’appalto per la costruzione del tunnel de Sóller (Malem Seña, 2002).

Per il soggetto politico l’impiego dei proventi della corruzione nel partito «si traduce in seguito in una trasformazione del controllo dei tesserati in strumento per regolare i conti interni» (Vannucci, 2012: 55), ovvero nell’uso delle quote tesserali come strumento per acquisire importanza dentro il partito. Pertanto la quantità di tessere, legalmente, corrisponde a una stima dei voti che un politico è in grado di raccogliere come conseguenza della pubblicizzazione relativa all’operato passato e alle sue promesse stabilite in campagna elettorale (tesseramento legale-fiduciario). L’elettorato infatti valuta la credibilità del politico sulla base della sua condotta: se egli ha dato prova di meritare fiducia, allora i suoi elettori saranno più propensi a rinnovare la promessa di voto o l’iscrizione al partito; a tal proposito, Maravall (2003) specifica l’importanza del voto come strumento di controllo delle condotte dei politici quando propone la sua distinzione tra democrazia come mandato e democrazia come controllo. Sul piano illegale invece, tale quantità deriva dal riciclo dei proventi della corruzione (tesseramento illegale-tangentizio), che permettono al politico di acquisire importanza e potere all’interno del partito. Le tangenti, occultate dietro l’acquisto di pacchetti di tessere, occorrono però anche a finanziare l’attività di propaganda durante la campagna elettorale.

Rispetto alla seconda dinamica, un politico corrotto deve dunque impegnarsi nell’uso strategico dei mezzi di comunicazione al fine di acquisire la maggior quantità di consensi, che in fase di elezioni politiche si tradurranno in preferenze (i voti): l’importanza delle tecniche di comunicazione politica e dell’interazione che esiste tra i mass media e i politici è evidente già nelle parole di Swanson quando parla di «democracia centrada en los medios» (Chavero, 2015: 2), o nell’ analisi che Mazzoleni (2012) compie sulle strategie di comunicazione e marketing elettorale e d’immagine politica, o nello studio di Maravall (2008) sulla strategia della crispación e nelle ricerche della Chavero (2015) sull’agenda mediatica in Spagna. Se è dunque fondamentale, per i politici, massimizzare la visibilità e ottenere il maggior numero possibile di preferenze, è anche importante che tale fenomeno avvenga in un sistema elettorale trasparente e democratico, disciplinato da rigide regole meritocratiche sulla rappresentanza politica. Maravall (2008) a tal proposito sottolinea l’importanza di una democrazia in cui la rappresentanza sia effettiva, e non fittizia.

Dei mezzi di comunicazione però, i politici si servono anche durante la fase di Governo al fine di promuovere l’operato del partito (Mazzoleni, 2012) e minimizzare gli inconvenienti derivati dai possibili casi di corruzione, i quali saranno più spesso resi pubblici dai partiti politici di opposizione: tale uso dei mass media è profondamente lesivo nei confronti del diritto dei cittadini di crearsi una opinione obiettiva sull’attività politica e i suoi eventuali errori; si pensi che il 35,5 % dei cittadini spagnoli, relativamente al biennio 2013-2014¹, utilizzava quotidianamente i mezzi di informazione per apprendere notizie sulla politica; da qui l’estrema importanza dei media: il loro impatto sul pubblico è decisivo perché influenza l’opinione pubblica sulle vicende politiche attraverso precise strategie di comunicazione, tra le quali quella del framing e quelle del protagonismo informativo e della tematizaciòn (Chavero, 2015). La prima riguarda la visibilità che essi danno a determinati attori politici piuttosto che ad altri, sia in termini positivi, sia negativi; si pensi ai casi di corruzione politica che hanno interessato tanto Silvio Berlusconi in Italia, per il caso Mondadori, quanto Francisco Correa e Luis Bárcenas in Spagna, per il caso Gürtel: in quest’ultimo caso, la ricerca di Chavero evidenzia come il protagonismo informativo dei quotidiani spagnoli nei confronti del Partido Popular di Rajoy fosse cresciuto proprio in concomitanza con tale vicenda di corruzione, nel 2009, per poi decrescere durante il 2010. La seconda strategia riguarda la pubblicizzazione che i mezzi di comunicazione fanno di uno specifico problema politico (ad esempio l’immigrazione, la legge sulle pensioni, la disoccupazione): essi rendono pubblico il dibattito politico, finendo per influenzare, con le loro strategie comunicative, la decisioni rispetto al problema in questione (Marletti, 1985). In entrambi i casi, le strategie mediatiche hanno un notevole peso sull’opinione pubblica: secondo il 70 % dei parlamentari regionali spagnoli l’immagine di un partito politico è fortemente influenzata dalle costanti critiche dei mezzi di comunicazione, motivazione secondaria solo alla presenza della corruzione nei partiti stessi (83,9 %)².

Rispetto all’immagine pubblica dei partiti politici, una ricerca conclude che la corruzione tende a diminuire in presenza di democrazie mature rispetto a sistemi democratici più giovani (Manow, 2005), perché le prime possiedono partiti politici più longevi rispetto a quelli più giovani delle seconde: la corruzione di un soggetto politico può causare gravi danni all’immagine pubblica del partito più longevo, il quale avrà più interesse a monitorare il comportamento dei propri soggetti per salvaguardare la propria reputazione. L’opinione pubblica infatti non tollera i comportamenti scorretti dei rappresentanti politici: ne deriva la necessità del partito di isolare il soggetto politico corrotto.

Il migliore tra gli esempi di tale dinamica è di nuovo quello di Luis Bárcenas, fino al 2009 tesoriere del Partido Popular, accusato di aver distribuito tangenti alle più alte cariche politiche e aver tenuto una contabilità occulta di tali pagamenti. Fondato nel 1976 con il nome di Alleanza Popolare e divenuto Partito Popolare nel 1989, esso è insieme al PSOE tra i più longevi di Spagna: dopo lo scandalo, il quotidiano El País, seguendo la vicenda secondo i criteri del protagonismo informativo ha pubblicato la sua contabilità segreta (Mercado, 2013, El País) contribuendo a screditare la sincerità del politico e spingendo il suo partito ad isolarlo pur di non perdere credibilità (Malem Seña, 2002; Miravitllas, 2013; Teodoro, 2015). Ma Luis Bárcenas era tesoriere del Partido Popular, e il quotidiano El País, che più degli altri seguiva la vicenda, è di impronta progressista e politicamente vicino al partito d’opposizione dell’attuale governo Rajoy, il PSOE; è questo un altro aspetto del protagonismo informativo: «existe una cierta inclinación de la prensa española hacia una strategia de ataque al partido no afin» (Chavero, 2015: 6).

Tuttavia anche partiti politici più giovani hanno interesse a salvaguardare la propria immagine. Ne danno stavolta esempio le vicende che hanno interessato il Movimento 5 Stelle, neopartito politico italiano di ideologia riformista fondato nel 2009 ed entrato al Governo con le elezioni politiche del 2013: votazioni via internet indette dal partito stesso e dirette ai suoi iscritti, hanno scaturito l’espulsione di circa dieci senatori per condotte non conformi con il ruolo rivestito, come l’assenteismo parlamentare, la mancata devoluzione di parte del proprio stipendio da parlamentare come da promessa elettorale, la mancata rendicontazione delle spese elettorali sostenute, l’apparizione iterata e non autorizzata a varie trasmissioni televisive (Serafini, 2014, Corriere della Sera).

4. Mezzi di comunicazione e corruzione politica.

4.1 La Stampa: informazione immediata (framing).

Italia e Spagna hanno la caratteristica comune, insieme a Portogallo, Grecia e Francia, di possedere un sistema di informazione molto simile, denominato modello pluralista polarizzato o modello mediterraneo (Hallin, Mancini, 2014; Chavero, 2015), caratterizzato da una stampa d’élite, in stretti rapporti con il sistema politico, da una notevole diffusione dei mezzi di comunicazione elettronici, da uno scarso livello di preparazione professionale dei giornalisti e da un’alta influenza dello Stato nel settore. La relazione tra politica e mondo dell’informazione è molto stretta, tanto è vero che si parla di parallelismo politico (Hallin, Mancini, 2014) per definire una relazione «según la cual no podemos hablar de prensa de partidos, pero sí de un alineamento ideológico de los medios con las distintas opzione políticas» (Chavero, 2013: 1).

La corruzione politica dunque si inserisce nel rapporto tra politica e mezzi di comunicazione, perché è sempre stata al centro dell’attenzione mediatica e oggetto del protagonismo informativo (Chavero, 2015) e della strategia della crispación (Maravall, 2008). Quando accade uno scandalo, la stampa diffonde le notizie in tempo reale lasciando spazio all’imprevedibilità sugli sviluppi del caso in questione: una possibile smentita sul coinvolgimento di un soggetto o piuttosto la scoperta di nuovi implicati nel caso sono informazioni strettamente correlate al flusso temporale di scoperta dei fatti, che la stampa si occupa di raccontare secondo le regole del framing e del proceso de tematización (Mazzoleni, 2012; Chavero, 2015). Contrariamente alle informazioni sulla corruzione politica riportate dalle fonti bibliografiche come i libri, quelle provenienti dalla stampa, dalla radio, dai telegiornali e dal web si differenziano per una caratteristica: sono date alla massa in tempo reale, originando un impatto sociale nettamente superiore rispetto ai libri e ai saggi, i quali, considerati i tempi utili di raccolta di informazioni, scrittura e pubblicazione, verranno diffusi con notevole ritardo rispetto al momento in cui l’atto di corruttela si è effettivamente verificato. È dunque opportuno parlare di informazione ad impatto immediato qualora si faccia riferimento ai mezzi di comunicazione a consumo istantaneo del pubblico (stampa, radio, televisione, internet), mentre è appropriato parlare di impatto differito qualora ci si riferisca agli eventi di corruzione politica riportati nei libri. La rapidità della diffusione delle informazioni al pubblico (framing) è una caratteristica tipica dei sistemi mediatici italiano e spagnolo.

4.2 Libertà di stampa e manipolazione delle informazioni (protagonismo informativo, agenda setting).

La libertà di stampa, e la sua accezione generale di libertà di espressione (che indica la libertà di parola dei mezzi di comunicazione e dei cittadini), sono alla base delle società democratiche, ma implicano un uso corretto dei mass media: caratteristica tipica della loro limitazione è infatti l’uso distorto che i media possono fare delle informazioni. Il concetto di libertà di espressione, dunque, non deve essere confuso con quello di correttezza, neutralità ed obiettività della stessa: la libertà di espressione infatti spesso induce i mezzi di comunicazione a distorcere le informazioni in modo mirato, come spiegano le teorie dell’Agenda Setting, del Framing e del Proceso de Tematización (Chavero, 2015) o Agenda building (Mazzoleni, 2012). Rispetto al settore della stampa, il suo livello di libertà dipende dagli standard democratici di un Paese e dalla possibilità di comunicare in modo trasparente le informazioni sulla sua vita politica: la stampa deve essere uno strumento al servizio dei cittadini capace di descrivere obiettivamente i comportamenti illegali; ne consegue che i giornali che intrattengono rapporti con la classe politica o lobbistica, non saranno più obiettivi rispetto alle cronache politiche in atto.

Per i cittadini dunque, la stampa e i mezzi di comunicazione sono fondamentali per la formazione delle opinioni sulla vita politica e sociale del loro Paese perché influenzano il livello di fiducia verso i partiti e il livello percezione della corruzione politica; il 35,4 % dei cittadini spagnoli, in particolare, ritiene di lasciarsi molto influenzare dalla stampa al momento di firmarsi un’idea sulle preferenze politiche, mentre il 59,9 % reputa abbastanza o molto affidabili le informazioni di natura politica che riceve dai mezzi di comunicazione e il 29,6 % ripone molta fiducia nell’operato della stampa³. Rispetto al fenomeno della percezione della corruzione, i mezzi di comunicazione filtrano le notizie sui procedimenti penali in corso per i casi di corruzione, presentandone un resoconto selettivo: partendo dalla massa di episodi di corruzione definita corruzione nera che designa ipoteticamente tutti i reati di corruzione che si consumano in un luogo in un dato periodo, soltanto una quota minore affiora in superficie grazie a indagini o denunce, dando vita ad inchieste giudiziarie e atti formali; di questa percentuale, una quantità ancora minore viene presa in considerazione dalla stampa e dai mezzi di comunicazione, che di solito privilegiano i casi con protagonisti politici più in vista (Malem Seña, 2002; Vannucci, 2012). È ovvio infatti, che più il soggetto sarà noto all’opinione pubblica per il suo ruolo politico o economico, e maggiore sarà lo scalpore che susciterà la notizia sulla sua condotta corrotta. La stampa dunque influisce sulla percezione della corruzione perché esalta i casi a maggiore impatto sociale tramite lo strumento del protagonismo informativo (Chavero, 2015) o della visibilità (Mazzoleni, 2012), ma per svolgere correttamente tale compito deve allontanandosi dall’uso distorto delle informazioni ed essere libera di riportare gli accadimenti in modo indipendente: ecco la seconda motivazione dell’importanza di una ricerca sulla libertà di stampa.

A proposito dell’influenza della stampa sulla percezione della corruzione politica, uno studio conferma la relazione tra il CPI e il grado di libertà di stampa, considerando i dati di Trasparency International e Freedom House, Annual Survey of Press Freedon 2004, per un campione di Paesi nel mondo. Tale studio conferma che esiste una correlazione significativa tra un basso grado di libertà dell’informazione e l’ampiezza della corruzione percepita (Arnone, Iliopulos, 2005): una stampa libera e indipendente è da annoverarsi quale efficace deterrente per la corruzione (Brunetti, Weder, 2003), come elencato tra i presupposti teorici. Per la seconda parte della presente analisi verrà replicata tale metodologia al fine di verificarne la validità per la situazione italiana e quella spagnola.

Altra caratteristica del rapporto tra la stampa e la corruzione politica risiede nella relazione tra i lettori e l’attenzione dei media alle notizie: è la teoria denominata Agenda Setting (McCombs, 2004; Chavero, 2013). Tale rapporto è ambiguo, visto che l’interesse dei lettori e degli ascoltatori e la copertura dei media si condizionano reciprocamente. I mezzi di comunicazione hanno il potere di attribuire più o meno importanza ai casi di corruzione politica dosando il livello di attenzione del pubblico; quest’ultimo, al tempo stesso, determina la richiesta di informazioni sul caso di corruzione presentato: un’opinione pubblica interessata incoraggia la copertura giornalistica. Questo fenomeno è evidente nei risultati di una ricerca italiana: per indagare il rapporto Franco Cazzola utilizza un indicatore calcolato in base al numero di casi di corruzione presentati sulle pagine del quotidiano nazionale La Repubblica, da intendersi come misura indiretta del grado di attenzione che i media prestano al fenomeno. Durante gli anni di tangentopoli, in cui l’opinione pubblica italiana scopriva l’esistenza dilagante della corruzione politica e chiedeva di essere informata sugli sviluppi d’indagine dei vari casi, i risultati della ricerca mostravano come «tra il 1992 e il 1994 si è toccato un picco di attenzione: in media ogni anno le pagine nazionali del quotidiano hanno presentato ai lettori 220 episodi di corruzione, scesi a 88 nel biennio successivo, a 44 tra il 1997 e il 2000» (Vannucci, 2012: 99). Per tali ragioni, il rapporto tra il pubblico ed i mezzi di comunicazione deve essere tutelato da norme che garantiscano la correttezza delle informazioni e l’estraneità del sistema politico come presupposti per operare con indipendenza e neutralità.

5. Libertà d’informazione e corruzione politica: il caso italiano.

Per indagare il rapporto tra la corruzione politica e l’utilizzo indipendente della stampa verranno utilizzati i dati di Transparency International e della Freedom House. Tali dati saranno confrontati con le ricerche sul tema presenti in letteratura (Brunetti, Weder, 2003; Arnone, Iliopulos, 2005) e i risultati ottenuti saranno confrontati con un’altra classe di dati, provenienti dai sondaggi di Eurobarometro e dai rapporti di alcune agenzie di stampa: FIEG-ADS relativamente all’Italia e AIMC-EGM relativamente alla Spagna. In particolare, per il caso Italiano sarà possibile analizzare i dati di Agcom adottando la metodologia proposta da Franco Cazzola. I risultati dell’analisi permetteranno di valutare tanto la presenza quanto l’entità della relazione causale tra il livello di percezione della corruzione, il grado di libertà di stampa ed il livello di attenzione prestato dai media al fenomeno considerato. Di seguito, i dati relativi all’Italia.

TAVOLA 5.1. Comparazione degli indici di percezione della corruzione con i punteggi sulla libertà di stampa e il numero di articoli pubblicati dai quotidiani nazionali.

Italia
Anno TI Freedom of the Press Corriere della Sera La Repubblica
CPI GBC Punteggio Posizione Europea Posizione mondiale

Articoli con parola-chiave

Corruzione Corruzione politica Corruzione Corruzione politica
Titolo Testo Titolo Testo
2009 43 41 32 24 73 0 167 0 77 274 28
2010 39 44 33 24 72 29 329 1 134 384 41
2011 39 34 24 75 4 266 0 121 507 33
2012 42 33 24 70 29 409 3 196 2218 38
2013 43 45 33 23 68 12 306 2 133 2654 33
2014 43 31 30 64 20 380 0 153 2527 38
2015 44 31 30 64 4* 99* 0* 40* 954* 16*

Fonti: Transparency International (Curruption Perception Index; Global Barometer Corruption); Freedom House (Freedon of the Press Reports); Corriere della sera (numero di articoli contenenti la parola corruzione e corruzione politica nel titolo e nel testo); La Repubblica (numero di articoli contenenti la parola corruzione e corruzione politica).

Elaborazione propria.

*numero di articoli pubblicati fino al 31 Marzo 2015.

Si premette che per la comparazione dei primi due indici (CPI, Freedom of the press) i valori vanno letti in modo contrapposto. Mentre un abbassamento del CPI corrisponde a una diminuzione della capacità di percezione della corruzione, ovvero a un suo aumento in termini reali, ad un abbassamento dell’indice Freedom of the press corrisponde invece un aumento della libertà di stampa: per il 2015 ad esempio, l’Italia attestava un punteggio di 31 e la Spagna di 28, rispetto a Paesi a piena libertà di stampa come Norvegia e Svezia, con un punteggio di 10, e a Paesi senza alcuna libertà di stampa come la Korea del Nord, con un punteggio di 97. Al contrario, ad un aumento del CPI corrisponde in un innalzamento degli standard di trasparenza: nel 2015 l’Italia attestava un punteggio di 44 e la Spagna di 58, rispetto a Paesi molto trasparenti come Norvegia (87 punti) e Svezia (89 punti) e a Paesi completamente corrotti come la Korea del Nord, con soli 8 punti. In Italia, l’evoluzione dei valori sul CPI e il grado di libertà di stampa segue una relazione causale soprattutto per il biennio 2009-2011: il CPI perde 4 punti (da 43 nel 2009 a 39 nel 2011), parallelamente a un aumento di 2 punti del grado di libertà di stampa (da 32 nel 2009 a 34 nel 2011); fino al 2011 in Italia si registrano dunque livelli di CPI molto bassi, indicativi di un elevato livello di corruzione, a cui si accompagna un significativo decremento della libertà di stampa. Il periodo successivo (2012-2015) conferma la relazione: il CPI aumenta di 5 punti (39 nel 2011, 44 nel 2015), e l’indice sulla libertà di stampa diminuisce di 3 punti (34 nel 2011, 31 nel 2015). L’analisi degli indici conferma l’esistenza di una relazione negativa tra i due fenomeni: a un minor livello di corruzione corrisponde un maggior grado di libertà di stampa.

La relazione però appare anomala se si considera che l’indice Freedom of the Press raggruppa i giudizi dei paesi in tre fasce, ed in Italia è ‘Partly Free’ (parzialmente libero). Pur al di sotto degli standard minimi di trasparenza richiesti da Transparency International, l’Italia mantiene fino al 2009 un grado di libertà di stampa di appena un punto inferiore rispetto alla soglia necessaria a definirlo come Paese a totale libertà di stampa. I dati analizzati mostrano dunque una forte discrepanza rispetto alla teoria, perché la relazione tra gli indici CPI-Freedom of the Press è anomala: se è vero che i livelli di corruzione influenzano il grado di libertà di stampa, non appare altrettanto vero, in Italia, che ad alti livelli di corruzione percepita siano da associarsi bassi livelli di libertà di stampa e dunque di informazione, come sostenuto da Brunetti e Weder, (2003), Arnone e Iliopulos, (2005). I due indici hanno un andamento paritario (decrescente nel primo triennio, e poi crescente nel secondo quadriennio), ma non è dimostrata una loro influenza reciproca così come vuole la letteratura: gli alti livelli di libertà di stampa sono inusuali rispetto all’effettivo livello di CPI presente. A sostegno di tale anomalia si noti che nel 2014 Paesi europei ed extraeuropei con il medesimo grado di libertà di stampa dell’Italia attestano livelli di CPI nettamente superiori di quello italiano, essendo cioè meno corrotti dell’Italia.

TAVOLA 5.2. Comparazione incrociata del grado di libertà di stampa a parità di livelli di percezione della corruzione.

Comparazione CPI-Indice Freedom of the Press tra Italia e Paesi a valori paritari.
Anno Paese CPI Freedom of the Press
Punteggio Posizione Punteggio Posizione
2012 Italia 42 72 33 70
Bosnia 42 72 48 95
Hong Kong 77 14 33 70
2013 Italia 43 69 33 68
Romania 43 69 42 88
Kuwait 43 69 59 129
Spagna 59 40 27 52
2014 Italia 43 69 31 64 (30*)
Brasile 43 69 45 90
Bulgaria 43 69 39 79
Grecia 43 69 46 92
Romania 43 69 41 86
Senegal 43 69 48 97
Cile 73 21 31 64
Spagna 60 37 28 53 (29*)
Ungheria 54 47 35 71 (31*)

Fonti: Transparency International; Freedom House.

Elaborazone propria.

* posizione nella classifica europea.

Per il 2014, con lo stesso punteggio di 31 sull’indice Freedom of the Press e la medesima posizione su scala globale attestata al sessantaquattresimo posto, Italia e Cile sono Paesi con un buon livello di libertà di stampa, eppure differenti sul piano della corruzione. Il Cile, infatti, con un CPI pari a 73 si colloca al ventunesimo posto su 175 Paesi, 48 posizioni al di sopra dell’Italia (al sessantanovesimo posto). A confronto con i valori dei Paesi europei, l’anomalia dell’Italia è altrettanto evidente: per il 2014 i Paesi con un punteggio molto simile all’Italia sono la Spagna (posizionata al ventinovesimo posto, appena al di sopra dell’Italia, con un punteggio di 28) e l’Ungheria (al trentunesimo posto, appena al di sotto dell’Italia e con un punteggio di 35), caratterizzati da livelli di percezione della corruzione con valori di 60, nel primo caso, e 54 nel secondo. A pari grado di libertà di stampa italiano, Spagna ed Ungheria presentano dunque un livello di CPI nettamente migliore (confermato per la Spagna anche nel 2013, con un CPI di 59). Altri Paesi europei come Romania, Grecia e Bulgaria, registrano invece una situazione di percezione della corruzione pari a quella italiana, ma differiscono nettamente sul piano della diffusione delle informazioni, con un grado di libertà di stampa molto più basso di quello italiano e posizioni su scala globale al di sotto della media europea. La relazione tra CPI e libertà di stampa, per l’Italia, non è confermata: gli indici mostrano variazioni omogenee decrescenti nel primo biennio (2009-2011) e crescenti nel secondo periodo (2012-2015), ma non sono in relazione causale tra loro. In Italia vigono un buon livello di libertà di stampa e un adeguato livello di attenzione dei quotidiani al fenomeno della corruzione politica. La buona qualità del sistema dell’informazione è attestata da alcuni dati ulteriori: la diffusione dei quotidiani in Italia è stimata ad una vendita media giornaliera di circa 4 milioni di copie (2010-2013), con un volume annuo complessivo di vendite di circa un miliardo e duecento milioni di giornali; in riferimento al medesimo quadriennio 2010-2013, inoltre, il quotidiano resta la principale fonte di informazioni preferita dagli italiani per informarsi (43,7 %), e la seconda rispetto alle altre (preceduta soltanto dalla televisione, con una percentuale del 79,5 %), eppure permangono alti livelli di corruzione percepita. Il 52 % della popolazione adulta si considera ben informata a proposito del livello di corruzione nel Paese10, eppure la diffusione delle informazioni non dissuade dal suo compimento né suscita scalpore; al contempo, la corruzione non intacca il sistema della pubblica informazione, che resta efficiente e tempestivo. Un’anomalia tutta italiana.

6. Libertà d’informazione e corruzione politica: il caso spagnolo.

Il 35 % degli spagnoli si reputa piuttosto o molto informato a proposito del livello di corruzione del suo Paese; la stessa percentuale attribuisce le ragioni della presenza di tale fenomeno ai troppo stretti legami tra il mondo degli affari e quello della politica, mentre il 41 % all’assenza di un adeguato perseguimento giudiziario11. I dati di Eurobarometro rilevano inoltre che nell’ultimo triennio (2013-2015) il 20 % della popolazione adulta spagnola ha letto giornalmente un quotidiano, mentre il 91,5 % si è giornalmente informato tramite la televisione. La popolazione spagnola, esattamente come quella italiana, mostra dunque una forte propensione ad informarsi abitualmente, accresciuta nell’ultimo quinquennio presumibilmente a causa del forte impatto sociale che hanno provocato alcuni scandali di corruzione politica come il citato caso Bárcenas (Malem Seña, 2002; Miravitllas, 2013; Teodoro, 2015). Al fine di comprendere l’entità della relazione tra il livello di percezione della corruzione ed quello di libertà della stampa, verranno considerati per il caso spagnolo i medesimi indici usati per il caso italiano. A questi si aggiungono i dati sul consumo annuo dei giornali, come è avvenuto per i dati FIEG del caso italiano.

TAVOLA 6.1. Comparazione degli indici di percezione della corruzione con i punteggi relativi alla libertà di stampa e al numero di lettori e ascoltatori dei mezzi di informazione.

Spagna
Anno TI Freedom of the Press Udienza generale dei mezzi di comunicazione**
CPI GBC Punteggio Posizione Europea Posizione mondiale Quotidiani* El Pais* El Mundo* El Pais*

(digitale)

Riviste*
2009 61 36 24 22 49 15.376 2.022 1.330 2.874 19.901
2010 61 44 24 22 47 15.023 1.997 1.245 3.261 19.800
2011 62 23 21 40 14.576 1.888 1.226 3.685 18.745
2012 65 24 21 43 13.717 1.862 1.170 4.449 17.435
2013 59 44 27 22 52 12.454 1.770 1.077 4.618 16.915
2014 60 28 29 53 11.550 1.533 960 4.991 15.824
2015 58 28 28 52

Fonti: Transparency International (Curruption Perception Index; Global Barometer of Corruption); Freedom House (Freedon of the Press Reports); Asociación para la Investigación de Medios de Comunicación (AIMC) – Estudio General de Medios (EGM).

Elaborazione propria.

** lettori giornalieri (Quotidiani, El Pais, El Mundo, El Pais.com); lettori sul periodo di pubblicazione (Riviste).

*dati espressi nell’ordine del milione.

La Spagna registra un alto tasso di attenzione alle vicende politiche e di cronaca, come indicano i dati di EGM sui lettori giornalieri di quotidiani; una conferma proviene anche dalle statistiche sull’uso dei mezzi di comunicazione che evidenziano come, per il periodo 2009-2014, più del 54 % della popolazione adulta apprende le notizie alla radio o in televisione con una costanza giornaliera, e con la medesima costanza il 27 % del campione totale si informa sulle notizie di natura politica del Paese. Rispetto alla stampa, si evince inoltre che il 23 % del campione si informa quotidianamente attraverso i giornali12. Il buon livello di attenzione che la popolazione spagnola manifesta rispetto alle vicende politiche e sociali del Paese è considerabile come il risultato di una condizione positiva in cui opera la stampa: la diffusione al pubblico delle informazioni avviene infatti in una condizione accettabile di libertà, seppur con influenze dei poteri di governo e con legami al mondo della politica. La Spagna infatti ha puntualmente ottenuto punteggi soddisfacenti nella scala dell’indice Freedon of the Press, collocandosi al di sopra della soglia minima per la prima fascia: con un punteggio medio di 25,4 (2009-2015) è infatti da considerarsi un Paese a piena libertà di stampa e a grande consumo di informazioni da parte del pubblico.

Rispetto al livello di fiducia che la popolazione adulta ripone nei confronti dell’affidabilità delle informazioni che vengono diffuse dai mezzi di informazione, i dati però sono meno positivi. Si consideri che il 52,6 % degli spagnoli confida abbastanza o totalmente nelle informazioni che riceve dai mezzi di comunicazione, ma solo il 36,7 % reputa attendibili le informazioni sulla politica13: è significativo che pochi spagnoli siano certi della veridicità delle informazioni politiche che ricevono, mentre la maggioranza le metta in dubbio. Un sistema di informazione libero, unito ad uno spirito critico sull’attendibilità delle informazioni politiche diffuse dai media e ad una abitudine costante ad informarsi14, permettono agli spagnoli di valutare più obiettivamente il comportamento dei soggetti politici ed attribuirgli con maggior senso critico la propria fiducia o sfiducia in fase di campagna elettorale, avvicinandosi di più degli italiani alla concezione di democrazia così come teorizzata da Maravall (2008).

Dati specifici sulla stampa riportano il livello di attendibilità che la popolazione attribuisce alle informazioni politiche che essa diffonde: il 42,3 % reputa affidabili le informazioni provenienti dalla stampa15, ed il 35,4 % reputa di subire abbastanza o molta influenza dalle notizie dei giornali al momento di formarsi un’idea precisa sulla politica. Tali percentuali, basse, indicano che nella stampa spagnola le strategie di comunicazione non sembrano incidere in modo significativo: la scarsa fiducia dell’opinione pubblica verso le informazioni politiche diffuse, unita all’abitudine di informarsi (come osservato dai dati EGM), possono contribuire a ridurre i processi di influenza che le notizie hanno sul pubblico.

Dall’altro lato, una stampa con un discreto grado di libertà e attenzione alle vicende politiche così come è presente in Spagna, può informare più correttamente e portare i lettori a valutare meglio l’operato dei rappresentanti politici, influendo positivamente sul livello di percezione della corruzione. Rispetto al fenomeno esaminato, la situazione spagnola, pur con la presenza di fenomeni di corruzione politica presenti sul territorio, è comunque migliore di quella italiana: i livelli di CPI attestano valori medi di 61,3 punti e una congruenza con i valori relativi al grado di libertà di stampa, confermando la relazione negativa tra i due indici come stabilito dalle ricerche presenti in letteratura. La migliore condizione spagnola rispetto all’Italia, arriva anche dallo studio comparativo con gli altri paesi.

TAVOLA 6.2. Comparazione incrociata del grado di libertà di stampa a parità di livelli di percezione della corruzione.

Comparazione CPI-Indice Freedom of the Press tra Spagna e Paesi a valori paritari.
Anno Paese CPI Freedom of the Press
Punteggio Posizione Punteggio Posizione

Posizione

2012 Spagna 65 30 24 43
Botswana 65 30 40 83
Polonia 58 41 25 47
Francia 71 22 24 43
2013 Spagna 59 40 27 52
Polonia 60 38 26 47
Capo Verde 58 41 27 52
2014 Spagna 60 37 28 53 (29*)
Israele 60 37 30 62
Polonia 61 35 27 49 (28*)
2015 Spagna 58 36 28 28
Slovenia 60 35 25 24
Rep. Cieca 56 37 21 21

Fonti: Transparency International; Freedom House.

Elaborazone propria.

* posizione nella classifica europea.

Contrariamente all’Italia, tutti i paesi del campione con livelli di CPI paritari o molto vicini a quello spagnolo presentano livelli di libertà di stampa molto simili a quest’ultimo (uniche eccezioni, il Botswana e la Francia, per l’anno 2012). Una ulteriore osservazione deriva poi dallo stato dell’economia in rapporto alla corruzione e alla libertà di stampa: l’Italia evince livelli di CPI tipici dei paesi con economie in via di sviluppo o emergenti (Bosnia, Romania, Bulgaria, Senegal, Brasile) accompagnati da un grado di libertà di stampa tipico dei paesi ad economie sviluppate (Hong Kong, Spagna, Cile, Ungheria); la Spagna, al contrario, evince livelli di CPI ed un grado di libertà di stampa entrambi in linea con i parametri tipici dei paesi ad economia sviluppata. La relazione, per il caso spagnolo, pare essere rispettata.

7. Conclusioni.

A partire dalle similitudini che Italia e Spagna riscontrano nel loro sistema di informazione, denominato ‘modello pluralista polarizzato’ (Hallin, Mancini, 2014), è stato possibile riscontrare alcune differenze sul rapporto tra la stampa e il fenomeno della corruzione politica. È vero che in entrambi i paesi sussiste una influenza reciproca tra i soggetti politici ed i mezzi di informazione, soprattutto nelle fasi transitorie di cambiamento di un governo: questo è testimoniato dal fenomeno del protagonismo informativo (Chavero, 2015) che ha interessato tanto Zapatero e il PSOE quanto Rajoy ed il PP, e che ha visto i quotidiani assumere posizioni imparziali rispetto alle vicende del cambiamento del governo; questi inoltre, hanno trattato il fenomeno della corruzione politica (caso Bárcenas) in modo differente: mentre El País enfatizzava le vicende che riguardavano Bárcenas, El Mundo poneva l’attenzione sull’incapacità del governo di Zapatero di uscire dalla crisi economica (Chavero, 2015). Nonostante questo l’opinione pubblica spagnola è consapevole che la stampa adotta atteggiamenti imparziali, come si evidenzia nei sondaggi effettuati dal CIS nel periodo 2009-2014: in nessuna delle domande rivolte ai cittadini, la percentuale di coloro che confidano totalmente nelle informazioni politiche assunte dai media supera il 52,6 %, ed è solo del 36,7 % quando si parla della stampa; solo il 35,4 % dei cittadini, infine, dichiara di lasciarsi influenzare. Il grande consumo dei quotidiani per informarsi sulle vicende politiche, come dimostrano i dati AMIC-EGM, e l’altra frequenza con cui i cittadini si informano, danno prova dell’interesse degli spagnoli alle vicende politiche. Tali caratteristiche sono favorevoli allo sviluppo di un sistema di elezione e rappresentanza politica così come Maravall li concepisce nelle sue osservazioni sulla democrazia (2008). Infine, i livelli degli indici CPI e Freedom of the Press confermano una relazione tra il fenomeno della percezione della corruzione e quello della libertà di stampa (Brunetti, Weder, 2003; Arnone, Iliopulos, 2005).

In Italia, si osserva una situazione differente: vi è una forte anomalia tra la percezione della corruzione, che evidenzia la forte presenza del fenomeno, e la libertà di stampa, che sembra attestare livelli soddisfacenti. Inoltre, appare smentita la teoria di Manow (2005) sull’immagine pubblica dei partiti: si può affermare che anche i partiti politici più giovani come il M5S, e non solo quelli più longevi come il PP, hanno interesse a sanzionare il comportamento corrotto dei propri membri. Inoltre, adottando la metodologia elaborata da Franco Cazzola, è stato possibile confermare che la stampa italiana , come quella spagnola, dedica attenzione al fenomeno della corruzione: nel periodo 2009-2015 i due maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato, riferendosi all’Italia, 11.474 articoli sulla corruzione; solo per Il Corriere della sera, 98 articoli riportavano la parola corruzione nel titolo (una media di 14 all’anno), e 854 contenevano la parola corruzione politica nel testo. Dunque in Italia la stampa dedica adeguata attenzione al fenomeno della corruzione politica: la diffusione media giornaliera dei quotidiani in Italia è stimata in 4 milioni di copie (2010-2013), ovvero in 1.460 milioni di copie annue, ed il 52 % degli italiani si considera ben informato sulla corruzione politica nel proprio paese; inoltre, l’indice Freedom of the Press conferma che vi è un adeguato livello di libertà di stampa. Eppure i livelli di CPI sono molto inferiori rispetto alla Spagna. Si può supporre che, rispetto agli spagnoli, vi sia una minor quantità di italiani si informa sulle vicende politiche e sulla corruzione politica, oppure che la frequenza con cui ci si informa è minore (secondo il Barometro 3029 del 2014, il 47,3 % degli spagnoli ha l’abitudine di restare costantemente informato sulla politica).

Si conclude che la stampa è reputabile anche oggi, al pari degli altri mezzi di comunicazione, un buon barometro per attestare il grado di attenzione del pubblico rispetto alla vita politica italiana e spagnola: è uno strumento idoneo a misurare l’entità del radicamento del fenomeno della corruzione politica nei dei due tessuti sociali. Tanto gli italiani quanto gli spagnoli inoltre, si servono ancora oggi dei giornali per acquisire le informazioni sui propri rappresentanti politici, e sussiste un adeguato livello di interesse sulla vita politica e le vicende di corruzione: in Spagna, in particolar modo, il livello di attenzione è alto. L’utilizzo dei quotidiani è ancora ampiamente diffuso per informare sulle pratiche della corruzione, nonostante in Italia permangono alti livelli di libertà di stampa in un contesto di corruzione diffusa e radicata.

NOTE.

1. Barometri generali CIS 2981, 3001, 3005, 3041.

2. Barometro speciale CIS 2827.

3. Barometro generale CIS 2981.

4. Freedon Mouse. Freedom of the Press 2015 Report, p. 22.

5. La Freedom House utilizza una scala centesimale che attribuisce ad ogni Paese un punteggio. Il punteggio per l’indice Freedom of the Press ottenuto da un Paese corrisponde ad un giudizio globale in tre fasce: Free (punteggio: 0-30), ossia Paese a totale libertà di stampa; Partly Free (punteggio: 31-60), ossia Paese a parziale libertà di stampa; Not Free (punteggio: 61-100), ossia Paese senza libertà di stampa.

6. La soglia minima di Transparency International per i requisiti minimi di trasparenza corrisponde a 5,0 (soglia decimale di 50 punti).

7. Federazione italiana Editori e Giornali, Rapporto 2014 sull’industria dei quotidiani in Italia.

8. Federazione italiana Editori e Giornali, Volumi produttivi annui per il quadriennio 2010-2013, in Rapporto 2014 sull’industria dei quotidiani in Italia, p. 11.

9. Agcom, Media utilizzati per informarsi in Italia.

10. Dati supportati dai sondaggi di Eurobarometro 80/2013, 82/2014 e dallo Special Surveys Eurobarometer 374/2012, p. 132.

11. Special Surveys Eurobarometer 325/2009, 374/2012.

12. Barometri generali CIS 2798, 2834, 2885, 2905, 2914, 2923, 2960, 2981, 3001, 3005, 3041, Barometro Speciale CIS 2930 (periodo considerato: 2009-2014).

13. Barometro generale CIS 2981. I dati sono calcolati sulla base del campione di intervistati che attribuiscono un punteggio compreso tra 5 e 10 alla seguente domanda: ‘In una scala dove 0 significa che ‘Non confida in assoluto’ e 10 che ‘Confida totalmente’, in che misura lei confida nell’informazione che riceve attraverso i mezzi di comunicazione?’ .

14. Secondo i sondaggi dell’ultimo Barometro CIS sull’argomento (numero 3029 di Giugno 2014), il 47,3 % del campione di intervistati ha l’abitudine di restare informato costantemente sulla politica.

15. Barometro generale CIS 2981. I dati sono calcolati sulla base del campione di intervistati che attribuiscono un punteggio compreso tra 5 e 10 alla seguente richiesta: ‘Utilizzando la medesima scala da 0 a 10, mi dica per favore in che misura confida nei seguenti media’; sono stati considerati i seguenti parametri: stampa cartacea, stampa digitale.

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