Etnografie sulle variazioni di genere: omosessualità, transessualismo e transgenderismo
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Altri generi, inversioni e variazioni di genere tra culture
Flora Bisogno e Francesco Ronzon, edizioni Il Dito e la Luna, 2007
Prima di entrare nel merito delle differenze di genere e di orientamento sessuale è necessaria una breve premessa teorica che metta a fuoco i paradigmi di riferimento nelle Scienze Sociali e Antropologiche.
Uno tra i più importanti antropologici del Novecento, Marcel Mauss, aveva già analizzato con illuminante chiarezza la relazione identità/culture, aveva messo bene a fuoco come in ogni gruppo umano, in ogni contesto socio-culturale, le istituzioni e le agenzie educative configurano un’idea di persona, conforme a valori, saperi e pratiche, che intreccia la sfera personale e quella sociale, orienta atteggiamenti e comportamenti, delimita i confini del normale e del deviante, del piacere e delle emozioni, della sessualità e del genere.
Allo stesso modo i termini che noi usiamo nel linguaggio quotidiano sono in qualche modo incorniciati da idee, valori e saperi, dalla cultura comune, condivisa e circolante in un determinato orizzonte spazio-temporale. Nel dizionario della lingua italiana il termine sesso indica le caratteristiche anatomiche, il termine sessualità invece definisce il comportamento e l’orientamento sessuale del soggetto, ma, come vedremo, le differenze anatomiche tra sessi non in tutte le culture assumono rilevanza nell’assegnazione del genere.
La relazione tra sesso alla nascita, ruolo di genere e sessualità si configura piuttosto come una costruzione culturale conforme alle aspettative sociali, che presenta una estrema variabilità e assume connotazioni molteplici sulla base di modelli culturali locali.
In altri termini il sesso alla nascita, la sessualità e il genere non sempre sono sovrapponibili e non in tutte le culture la mascolinità e la femminilità sono determinate dalle differenze anatomiche.
Quel che invece accomuna tutte le società è la presenza di un sistema culturale di sesso-genere, sex-gender-system, ovvero un insieme di dispositivi che organizzano e strutturano il comportamento sessuale e i ruoli di genere.
Già nella seconda metà del Novecento nelle scienze umane, antropologiche e sociali il paradigma a generi multipli aveva messo in discussione il modello dualista sesso/genere, a partire dal riconoscimento di modelli culturali alternativi al sistema dicotomico m/f. Il testo che qui si discute, “Altri generi”, sottolinea già nel titolo la variabilità e la molteplicità dei sex gender systems.
Molti resoconti etnografici hanno accertato, infatti, che l’omosessualità è diffusa in tutte le culture del mondo, che molteplici sono i saperi e le pratiche che organizzano la sessualità e il genere, che l’omosessualità è istituzionalizzata e gode del riconoscimento sociale in ben 50 società su un campione di 76 culture analizzate.
In prima istanza bisogna, allora, sottolineare che il sistema dualista, m/f, non è l’unica modalità plausibile di assegnazione e definizione dell’identità del soggetto e che il genere è una categoria multidimensionale.
In ogni cultura la percezione delle differenze anatomiche e l’assegnazione delle identità di genere sono organizzate in un certo modo, ovvero sono mediate da categorie culturali che plasmano, con un certo margine di autodeterminazione, il soggetto.
Nelle culture che questo saggio propone e analizza non è tanto l’anatomia del corpo - l’assenza o la presenza di un pene - significativa nella determinazione del genere, è piuttosto il ruolo sociale assunto dal soggetto a organizzare la percezione della sua differenza.
Da più parti nelle Scienze Sociali è stato osservato che i sistemi di categorizzazione in uso i tutte le aggregazioni sociali umane sono strumenti che consentono di organizzare la percezione della realtà, ma sono tra loro differenti e mutevoli nel tempo. Così è per le categorie in uso nei sistemi di sesso e genere: hanno un orizzonte temporale e geografico limitato e, all’interno dello stesso orizzonte temporale, presentano un’estrema variabilità.
Cadono le ipotesi essenzialiste della cultura occidentale che ascrivono legittimità e necessità alla relazione tra sesso alla nascita e ruolo di genere, che impediscono di leggere l’estrema variabilità del comportamento umano. Così è per l’orientamento sessuale di un soggetto verso un soggetto dello stesso sesso: non è sufficiente per definire il genere, l’omosessualità maschile e femminile non necessariamente è associata al transgenderismo o al transessualismo.
Di fatto le nostre categorie culturali, le strutture linguistiche, i termini in uso nel linguaggio quotidiano, non sono in grado di rendere pienamente modelli di sessualità e genere differenti da quello dicotomico f/m. Una precondizione per la comprensione è dunque la consapevolezza che la percezione e l’auto-percezione del corpo, della sessualità e del genere, sono orientate dal sistema sociale e culturale di appartenenza.
Nella cultura occidentale il sistema patriarcale ha assegnato al possesso di un pene il potere di definire le gerarchie di genere e il ruolo sociale del soggetto. Un determinismo biologico che è stato già smascherato dagli studi di genere, dalle teorie femministe e dalle più recenti acquisizioni delle Scienze Sociali.
Corwall ha elaborato una ulteriore riflessione, distante sia dalle teorie essenzialiste, che individuano una corrispondenza univoca tra sesso e identità di genere, che dalle teorie costruzioniste che spostano l’essenza dal dato naturale, la differenza anatomica, al dato culturale, la costruzione del genere.
L’identità, sostiene Corwall, è un processo creativo in fieri, mai data e fissata una volta per tutte dalla cultura o dalla natura. I caratteri del genere sono piuttosto di volta in volta riconfigurati, così è per le zone del corpo, luoghi privilegiati di significazione, che possono essere marcate da codici vestimentali, comportamenti, dalla comunicazione verbale e non verbale.
Il corpo in qualche modo non è mai naturale, vestito di oggetti, di atti e gesti che continuamente lo modificano, è piegato all’uso dalla traccia creativa delle nostre rappresentazioni mentali. Il corpo è un corpo-mente, un corpo natura-cultura. Il corpo-mente-cultura, mai dato una volta per tutte nel percorso di vita del soggetto, è la “pelle naturale” del nostro corpo.
Nel saggio qui proposto, Altri Generi, pubblicato nel 2007 da Il dito e al luna Edizioni, straordinario per gli orizzonti teorici e di ricerca che apre con mirabile efficacia, alcuni ricercatori hanno osservato e analizzato sul campo sei sex gender system, in India, tra culture native del Nord America, alle isole Samoa, alle Filippine, in Brasile e nei Balcani. Uno punto di osservazione da cui ripartire per ripensare criticamente la sessualità, unica vera ossessione dell’Occidente.
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