Anna Maria Di Miscion. 12 Sociologie

Corpo, sessualità, modelli di comportamento

Anna Maria Di Miscio

In una prospettiva antropologica, il corpo, la sessualità, la dimensione materiale e simbolica dei comportamenti sessuali e delle relazioni tra generi, sono testi da leggere e interpretare come ogni altro elemento, oggetto, evento e prodotto della vita sociale, cui gli esseri umani attribuiscono senso e significato.

Non esistono, infatti, corpi sessuati che non siano “fabbricati”, costruiti dalla cultura, da codici appresi nelle comunità di appartenenza, e che non presentino un’estrema variabilità di attribuzioni di senso e significato.

Marce Mauss (1872–1950), uno dei più noti antropologi del XX secolo, aveva già affermato, sulla base di osservazioni sul campo, che le tecniche del corpo e della sessualità sono saperi incorporati, sono prodotti della cultura, sono atti che ciascuno apprende nei contesti sociali di appartenenza e che subiscono un processo di naturalizzazione. Ovvero, li diamo per scontati, come se fossero di per sé parte integrante della stessa “natura” umana. Di fatto, i modelli di genere, del maschile e del femminile e del comportamento sessuale, sono differenti e variamente distribuite in tutte le culture.

Già nella seconda metà del Novecento le Scienze Sociali avevano messo in discussione l’universalità del modello eterosessuale a partire da osservazioni condotte su 76 società, in cui l’omosessualità e il transessualismo sono praticati e, in alcuni casi, riconosciuti e istituzionalizzati.

Thomas Csordas ha messo a fuoco il termine “incorporazione” per descrivere il processo di apprendimento lungo il quale facciamo nostri divieti, attitudini, prescrizioni che riguardano le espressioni della sessualità e del corpo ma, aggiunge, gli esseri umani sono anche in grado di produrre nuove forme, libere e creative, di espressione del corpo, oltre i diktat imposti dalla cultura.

I diktat del controllo sociale sulla sessualità sono, dunque, incorporati e dati per scontati, naturalizzati. Così è in ogni gruppo umano, in cui una certa idea dei ruoli sessuali e di genere è configurata in un certo modo.

I sistemi sociali di sesso e genere, tuttavia, non sono identici in tutte le culture del mondo. Ed è proprio a partire da questa variabilità che gli antropologi hanno assunto la non universalità della norma eterosessuale.

In culture differenti dalla nostra, per esempio, le caratteristiche anatomiche non sono rilevanti nell’assegnazione del genere o dell’orientamento sessuale. Differenti modelli culturali della sessualità e del genere danno forma a specifiche identità sessuali e di genere, alla reciprocità delle aspettative e alle emozioni, non esprimono un dato della natura, sono piuttosto norme che regolano le relazioni sociali e di intimità tra soggetti delle stesso sesso o di sesso diverso. Viceversa, in Occidente l’istituzione del matrimonio eterosessuale e la divisione dei ruoli in seno alla famiglia costruiscono differenze funzionali alla riproduzione del sistema sociale, sono il risultato di un processo di costruzione sociale storicamente determinato.

Possiamo, allora, concludere: non esistono gruppi umani il cui comportamento sessuale non sia dettato da un sistema di norme e prescrizioni. Come da più parti nelle scienze antropologiche e sociali è stato osservato, l’orientamento sessuale non presenta caratteristiche identiche in ogni cultura umana, è piuttosto il prodotto di saperi sociali locali e geo-localizzati, di immaginari sociali locali.

Allo stesso modo, anche la norma, e di conseguenza il comportamento sessuale, attinge a un immaginario che non è universale e che, tuttavia, in determinati contesti sociali come il nostro conferisce legittimità solo a chi non lo trasgredisce, come unica e possibile forma di espressione della sessualità e delle emozioni.