La crisi convulsiva come elemento perturbante dell’immaginario
Summary
Taking a cue from the effect of shock that the seizure can cause in those who see it, the text will address the theme of the uncanny and the anthropological and cultural aspects of the epileptic syndrome as a system of signs for the imaginary.
Sacred and divine in classical times, demonic in medieval , segregated or marginalized in more recent time, the subject with epilepsy shares with the crazy the uncanny state. But the seizure not only evokes ghosts of death; it shows something that is hidden in us and suddenly pops up, depicting so inconsiderate the reality of unconscious drives and the disturbing picture of the depth of the Ego.
Introduzione
Presso i popoli primitivi il concetto di morte come interruzione dell’esistenza biologica non esiste. La morte, come la malattia, viene rielaborata e, in qualche modo, metabolizzata dal gruppo mediante un rito collettivo, un evento mediante il quale la comunità affronta la morte (e la malattia), la circoscrive, la risolve.
Non c’è, in quei contesti, cesura alcuna tra l’io e la natura, non esiste la cesura tra soggetto ed oggetto, almeno non come la intendiamo noi da quando si è sviluppato il razionalismo scientifico. Si può dire che l’uomo primitivo sia, viceversa, completamente immerso nel soprannaturale, dimensione alla quale partecipa e, tramite i saperi sciamanici, domina. Ecco perché i prodigi, che per l’uomo irrazionale sono inspiegabili, appartengono al vissuto primitivo. (1)
Allo stesso modo la distinzione fra natura e mondo trascendente, tipico del pensiero occidentale, non ha alcun valore in un contesto prescientifico. Le potenze occulte che causano la malattia sono per lo più altre persone o meglio spiriti ai quali è stato fatto qualche torto. Anche il rapporto con il mondo onirico è fatto di partecipazione piena. Esseri viventi ed eventi naturali sono egualmente dotati di esistenza fisica e partecipano anche al mondo mistico delle forze soprannaturali. (2,3)
I morti sono in realtà dei vivi che sono passati da questo mondo a un altro, ma intrattengono relazioni costanti con quello dei vivi. La malattia è una punizione dovuta sovente al fatto che si è trascurato di rendere gli onori dovuti alla effigie scolpita di un morto. Essere gravemente ammalati è precisamente essere stregati. E’ opera di una potenza occulta, una maledizione, la cui causa è spirituale. (4)
Considerato sacro nel contesto antropologico della Grecia classica (ma anche prima, nelle civiltà prestoriche, lo sciamano è soggetto a convulsione quando entra in contatto con il mondo degli spiriti), l’epilettico diviene invece il corpo che il demonio predilige per esercitare il suo infausto dominio sugli sventurati esseri umani (5) .Già questo è un problema da rompere il capo: da dove nasce il ribaltamento da positivo a negativo. E perchè si riproduce a distanza di secoli, dal momento che nell’Ottocento, sulla scorta degli studi lombrosiani, mentre l’epilettico viene considerato un criminaloide per disposizione naturale, l’esistenza della sindrome o dell’accesso viene preso a stigma di un talento superiore che accomuna Giulio Cesare e Alessandro Magno a Napoleone, così come Flaubert a Rasputin e a Gershwin? Crimini e demoni da un parte, geni e talenti eccellenti nelle arti del comando o dello spirito. (6)
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