Anna Irene Cesaranon. 21 Infanzia e adolescenza tra socialità e solitudine

Sonia Livingstone: infanzia e media

Sonia Livingstone: infanzia e media evolvono simultaneamente

L’importanza assunta dalle tecnologie digitali nella vita di bambini e adolescenti si rintraccia nel proliferare di ricerche e studi volti a comprendere il nuovo modo di essere di questi giovani navigatori virtuali (Cesarano, 2018). Come afferma Sonia Livingstone (2009) infanzia e media evolvono simultaneamente e si co-determinano, giacché Internet e le tecnologie mobili si integrano pienamente nella vita di bambini e ragazzi (Mascheroni, Olafsson, 2015). I nuovi media offrono risorse simboliche, relazionali, nuove opportunità per l’apprendimento, la partecipazione e la creatività (Goggin, Hjorth, 2014; Cesarano, 2018), ma al contempo offrono anche nuove sfide per educatori, genitori, studiosi. Gli studi rigorosi condotti dal centro di ricerca Eu Kids onlinei, infatti, dimostrano come le opportunità e i rischi di Internet seguono una logica definita “the more, the more”, ovvero maggiore utilizzo di Internet da parte dei teenager equivale a una maggiore esposizione ai rischi della rete, così come maggiore possibilità di beneficiare delle opportunità che offre e di acquisire competenze digitali (Livingstone et al., 2011). EU Kids Online è un network di ricerca innovativo finanziato dal Safer Internet Plus della Commissione Europea, presieduto da Sonia Livingstone e Leslie Haddon, che ha come focus di ricerca il rapporto tra bambini e tecnologie online, con un programma di ricerche in diversi paesi europei, nel rispetto di standard rigorosi. L’indagine si struttura su due livelli, sia su quello individuale focalizzato sul bambino sia su quello macrosociale inerente al paese (Livingstone, Haddon, 2009). L’indagine copre 21 paesi europei, tra cui anche l’Italia, con un campione casuale stratificato vasto di circa 25.142 ragazzi e bambini utenti di Internet tra i 9 e i 16 anni di età, ma indagando attraverso interviste anche le figure educative vicine al mondo dei ragazzi come genitori, insegnanti ecc. Il disegno di ricerca tende a soddisfare un obiettivo di conoscenza piuttosto ampio, attraverso test, domande di ricerca e ipotesi pertinenti le policies, la vita digitale dei ragazzi nella loro quotidianità, in seno alle loro abitudini, abilità, competenze d’uso, rischi, Dopo un’accurata analisi dei risultati delle ricerche, attraverso una griglia interpretativa, emergono tre macro-dimensioni sotto le quali ricondurre i temi centrali indagati dal centro di ricerche EU Kids online: rischi (Aulino, 2019) e opportunità, usi e consumi, sicurezza e privacy. I rischi presi in esame dal centro di ricerche rappresentano quelli più comuni che si possono incontrare su Internet quali pornografia, bullismo, sexting, incontri con persone sconosciute, uso improprio di dati personali, esposizione e diffusione a UGC dannosi e violenti. Ma alcuni studiosi come Giovanna Mascheroni e Olafsson (2015) a tal proposito sottolineano il fatto che l’esposizione a situazione rischiose, in taluni casi, possa aiutare a sviluppare un atteggiamento più resiliente e reattivo nei confronti di esperienze dannose. Sonia Livingstone, Haddon, Gorzig, Olafsson (2011) nella loro relazione finale insistono proprio sull’importanza di dotare i ragazzi di strumenti di difesa digitale e soprattutto nei bambini più piccoli che, sono anche quelli più sprovvisti di mezzi per fronteggiare l’esposizione ai rischi. Sviluppare un atteggiamento resiliente nei teenagers e bambini, questa secondo gli studiosi dovrebbe essere la strategia educativa di psicologi, educatori, genitori, pedagogisti, insegnanti, (Cesarano, 2018). Anche se dalla rilevazione emerge un dato confortante, ovvero una percentuale di teenagers che adotta già strategie efficaci per fronteggiare i bulli o persone moleste, come bloccare qualcuno che provoca fastidio, o cambiare le impostazioni del proprio profilo e della privacy sui social network, o ancora parlarne con un amico o un genitore. Dalle ricerche emerge anche, però, una buona percentuale di ragazzi e bambini che dichiarano di non capire spesso le raccomandazioni dei genitori riguardo ad Internet, di non possedere strumenti per agire e reagire ai rischi e sfatando alcuni dei falsi “miti” e leggende sui nativi digitali, la pornografia e il sexting sono sì , tra i rischi che si possono incontrare su Internet, ma non risultano in molti casi fonte di preoccupazione per i ragazzi, piuttosto che in alcuni casi come fonte di fastidio e turbamento, mentre il cyber-bullismo anche se meno frequente si dimostra anche essere il rischio che, insieme all’esposizione a UGC dannosi, preoccupa di più i teenager (cfr. Cesarano, 2018). Si attesta intorno al 41% circa la percentuale di ragazzi europei che ha esperito almeno uno dei rischi indagati dalla ricerca. Nello specifico in riferimento al rischio della pornografia, come emerge nel 2013 la percentuale di bambini e adolescenti dai 9 ai 16 anni che dichiara di essere stato esposto a tale rischio si attesta attorno al 14% (dal report di ricerca di Sonia Livingstone e suoi collaboratori Nelle loro parole: cosa infastidisce i bambini online?), a immagini a carattere sessuale contenenti nudi o persone che hanno rapporti sessuali, e che questo ha provocato un senso di turbamento. Ma il cyber-bullismo a differenza della pornografia sortisce maggiore turbamento e preoccupazione nei ragazzi, oltre la metà di coloro che ha sperimentato quest’esperienza tramite messaggi sgradevoli, ha riferito un range di sensazioni che va da abbastanza a molto turbato. In base alle evidenze empiriche dei dati, ma anche ribadito da alcuni studiosi come Danah Boyd (2014)1, sfatando alcuni dei miti sui nativi digitali, il bullismo sembra essere un fenomeno più diffuso offline che online, infatti i dati nel 2013 mostrano che della percentuale che si attesta attorno al 19% dei ragazzi che hanno subito atti di bullismo online e offline, solo il 6% è stato vittima di cyber-bullismo, mentre solo il 3% ha compiuto atti di cyber-bullismo. Infine si evince che nella maggior parte dei casi i ragazzi che hanno sperimentato quest’esperienza sgradevole e offensiva ha trovato supporto nelle proprie reti sociali. Riguardo al sexting anche se una percentuale non molto consistente di teenagers compresi fra gli 11 e i 16 anni dichiara di aver ricevuto messaggi o immagini a carattere sessuale dai coetanei, altresì dichiara anche che nel 40% dei casi ha attuato dei meccanismi di difesa digitale nei confronti delle persone che hanno inviato messaggi sgradevoli. Dall’indagine si evince un dato confortante in quanto gli incontri con persone sconosciute rappresentano sì il rischio più pericoloso a cui possono essere esposti, ma risulta dalle evidenze empiriche che è un’attività sporadica e rara, con una percentuale che si attesta intorno al 9% dei ragazzi europei. L’esposizione a contenuti dannosi, violenti e volgari invece rappresenta un rischio più diffuso che sortisce un certo grado di turbamento nei ragazzi europei con una percentuale che si attesta intorno al 21% , nettamente superiore a quella degli incontri con persone sconosciute. In riferimento all’Internet Addiction, in particolare all’interno di una ricerca, i due studiosi Smahel e Wright nel 2014, hanno puntualizzato il fatto che il disturbo da Internet era riconosciuto dai teenagers che hanno dichiarato di aver avuto esperienza di un uso eccessivo della rete e delle sue conseguenze, come perdere ore di sonno, trascurare gli amici, la scuola, perdere il contatto con la realtà o d’interesse per altre attività. La dimensione dell’uso e del consumo rivela che Internet costituisce parte integrante della vita dei ragazzi infatti, la percentuale dei ragazzi europei di 15-16 anni che usano Internet tutti i giorni si attesta intorno all’l’80%, mentre il contesto d’accesso più comune risulta essere quello domestico e scolastico. Si registra dal 2011 una diversificazione di accesso a Internet da parte dei ragazzi con una percentuale che si attesta attorno al 33% dei casi va online tramite telefono cellulare o smartphone o si connette alla Rete da una postazione situata in camera propria, tendenza consolidatasi negli ultimi anni. L’accesso a internet da un device mobile è una pratica che si sta diffondendo sempre di più fra i ragazzi, soprattutto in paesi come la Norvegia, il Regno Unito, l’Irlanda e la Svezia. In tal senso risulta utile riportare il contributo di Jane Vincent del 2015 dal titolo significativo Opportunità mobili che esplora ed analizza proprio le nuove opportunità mobili che i ragazzi esperiscono da dispositivi come smartphone. Dal report si evince che esiste una correlazione positiva tra accesso ed uso di Internet in maniera assidua e numero delle attività svolte online come navigare, guardare video, ascoltare musica, aggiornare il proprio profilo sui social, consultare informazioni per la scuola, e di conseguenza alle numerose competenze sviluppate relative a queste attività che vengono acquisite dai ragazzi come imparare a comunicare e stabilire relazioni sociali online, studiare e informarsi, produrre video, interagire in maniera proattiva sui blog. La studiosa all’interno della sua ricerca del 2015 si sofferma sullo svantaggio digitale di alcune comunità più povere e con status socio- economico più basso. Se Esiste una correlazione positiva tra l’uso, la diffusione, l’accesso alla Rete e le opportunità, i benefici, quindi competenze acquisite, così come pure l’esposizione ai rischi, è facile tirare le fila di un discorso che ci conduce al fatto che chi ha più accesso ad Internet sarà anche più competente e usufruirà anche delle maggiori opportunità che offrono tale strumento. Si ripropongono nuove forme di esclusione sociale, ad un’ampia schiera di utenti che usano le nuove tecnologie, creando, condividendo, navigando sul web, si contrappone una fetta di individui che per ragioni economiche, sociali e politiche non accede a tali tecnologie, determinando quel digital divide a cui secondo Jenkins (2006) si aggiungerebbe un participation gap, vale a dire l’impossibilità di esprimere, o per controlli governativi (come nel caso di alcuni paesi che vietano l’accesso a Internet) o per vincoli economici, la propria opinione sia essa digitale, comportando alla luce di questo quadro differenti livelli di partecipazione nella Rete (Savonardo, 2013). In riferimento alla dimensione della sicurezza e privacy, la percentuale dei ragazzi di 11-16 anni che è in grado di attuare strategie di difesa digitale si attesta intorno al 56%, bloccare contatti indesiderati, modificare le impostazioni di privacy del profilo di social network, bloccare lo spam, mantenere un profilo privato solo agli amici, quindi un dato confortante in questo senso perché ci mostra che gli adolescenti sanno attuare misure relative alla loro sicurezza digitale. Dal 2009 (Nel report di ricerca di Sonia Livingstone e Leslie Haddon) si è registrata un’inversione di tendenza nell’uso di Internet tra gli adolescenti e gli adulti, infatti l’aumento dei genitori online che nelle parole della Livingstone (2009) stanno recuperando terreno, ha evidenziato il fatto che i nativi digitali non sono molto più connessi dei loro genitori. Il fatto che si è osservato l’aumento dei genitori online non significa una loro maggiore consapevolezza nell’esposizione ai rischi che i ragazzi possono sperimentare, infatti nel 2010, (dalla ricerca del 2010 di O’Neill e Mc Laughlin Raccomandazioni sulle iniziative di sicurezza), si evince che ad esempio una buona percentuale che si attesta intorno al 40% dei genitori ignora che i figli abbiano visto immagini a sfondo sessuale o abbiano ricevuto messaggi offensivi online.

Anche l’adozione di strumenti tecnici per la sicurezza, come bloccare o filtrare siti web o utilizzare software per tracciare percorsi di navigazione dei propri figli risulta scarsamente diffusa tra i genitori europei. Anche se gli adolescenti europei hanno dimostrato di sapersi difendere digitalmente, talvolta (Nella ricerca di Smahel e Wright del 2014) è emerso che i ragazzi assumono atteggiamenti e comportamenti che possono comprometterli in qualche modo come condividere informazioni personali o la password di facebook con familiari e amici come un gioco, dichiarando questo comportamento “cool”, ignorandone totalmente i rischi di tale attività, una piccola percentuale ha dichiarato di essere stato vittima di un uso improprio della password personale, o dei dati personali, o di truffe online. Questo livello di inconsapevolezza e sottovalutazione dei genitori non è un dato trascurabile, in quanto desta preoccupazione perché la mediazione attiva può scongiurare molti rischi e massimizzare molte opportunità, anche gli insegnanti che dettano solo norme e regole ma non stimolano nei ragazzi processi consapevoli e formativi di Internet, soprattutto in quei soggetti considerati più vulnerabili da questo punto di vista, come le ragazze di 9-12 anni che non possiedono competenze per un corretto uso delle tecnologie digitali. Gettando un fugace sguardo all’Italia e in particolare al contesto scolastico, dal report di ricerca del 2015 di Giovanna Mascheroni referente italiana di EU Kids online, la situazione sembra precipitare vertiginosamente rispetto alla media europea. Colpisce il divario relativo alle scuole superiori, infatti la media europea di ragazzi tra i 15 e i 16 anni che dichiara che c’è una rete Wi-Fi a scuola si attesta intorno al 74% e il divario con la Danimarca, Irlanda e il Portogallo dove il Wi-Fi disponibile si attesta attorno all’85% emerge chiaramente laddove per l’Italia parliamo di una percentuale del 65%. Dall’indagine si evince che una percentuale consistente delle scuole dove è disponibile una rete WI-FI gli studenti non possono usarla, e solo il 28% degli studenti italiani dove è disponibile una rete Wi-Fi può accedervi con o senza restrizioni, mentre alle superiori è più alta la percentuale di studenti che dichiara di usarlo dopo aver scoperto la password. La media europea si attesta attorno al 58% dei ragazzi che possono accedere a una rete WIFI, contro il 28% dei ragazzi italiani che possono accedervi, mentre ancora una volta si percepisce il divario tra i ragazzi danesi e portoghesi con percentuali che nel caso della Danimarca si attestano attorno al 92%, ed emerge anche che i ragazzi italiani insieme ai coetanei romeni hanno più spesso hackerato la password del WI-FI scolastico. Confrontando i dati dei ragazzi europei con quelli dei coetanei italiani, una percentuale che si attesta attorno al 50% per i ragazzi europei, può usare lo smartphone a scuola con o senza restrizioni, di contro questa percentuale per i ragazzi italiani scende al 26%, contro un divario ancora che si ripresenta nei confronti dei ragazzi danesi che con una percentuale che si attesta intorno al 70% può usare lo smartphone senza restrizioni. La mediazione restrittiva è la forma di mediazione più comunemente adottata dagli insegnanti italiani, una quota considerevole degli adolescenti italiani afferma che gli insegnanti gli hanno dato regole su cosa si può fare su internet a scuola, e solo un insegnante su quattro, tuttavia, ha spiegato come comportarsi con gli altri su internet e cosa fare in caso di esperienze negative online. L’Italia è anche il paese europeo dove i ragazzi ricevono meno supporto dagli insegnanti: solo il 44% degli insegnanti italiani adotta almeno due forme di mediazione fra quelle misurate, contro alla media europea del 69%. La mediazione scolastica dell’uso di internet è massima in paesi come l’Irlanda e Regno Unito. Il confronto con i dati EU Kids Online mostra inoltre un calo nella mediazione degli insegnanti rispetto al 2010, tranne che per la mediazione restrittiva. Infatti, nel 2010 una percentuale consistente dei ragazzi affermava di aver avuto consigli su come usare internet in modo sicuro dai propri insegnanti, di aver avuto indicazione dei criteri con cui distinguere i siti che è bene visitare da quelli che è meglio evitare, di aver avuto consigli su come comportarsi con altre persone online. Anche rispetto alla media europea il numero di ragazzi italiani che usa quotidianamente internet per i compiti è inferiore. In confronto ad altri paesi europei, la scuola italiana si contraddistingue per un’infrastruttura tecnologica più povera: il WI-Fi è meno disponibile e, anche nelle scuole in cui è disponibile, non è accessibile agli studenti. Rispetto agli altri paesi europei, i ragazzi italiani usano meno internet a scuola e convivono situazioni in cui l’uso dei media digitali è ancora disgiunto dall’apprendimento, la scuola italiana sembra essere il fanalino di coda di altri paesi europei come la Danimarca e il Portogallo. Il contesto educativo solleva numerose riflessioni soprattutto in termini di ricadute negative per il superamento delle disuguaglianze di accesso e digital literacy e soprattutto per la promozione di usi sicuri e responsabili della Rete. Emerge quindi un bisogno di attuare scelte educative più adeguate e corrette da tutti gli agenti di socializzazione, e la scuola deve colmare le sue carenze adottando strategie formative consone al tempo che viviamo.

1 Per una trattazione alquanto esaustiva sull’argomento e per approfondimenti su tali ricerche Cfr. Cesarano A. I. I nativi digitali tra rischi e opportunità: le ricerche di Eu Kids online, 2018 ISBN: 9788827808382, edizione Youcanprint, versione e-book

2 Op. cit. Cesarano 2018 vedi nota 1

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