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29 marzo 2017

Per una sociologia del carcere

Giacomo Buoncompagni

Il problema della “non-comunicazione” nelle Istituzioni totali

Il sociologo Ervin Goffman (2003) parla di “istituzioni totali” definendole luogo di residenza e lavoro di gruppi e persone che si trovano a dividere una situazione che li accomuna, tagliate fuori dalla società per un considerevole periodo di tempo, trascorrendo parte della loro vita in una regime chiuso e formalmente amministrato1. L’internamento in un’istituzione totale ha come diretta conseguenza una radicale emarginazione.

La caratteristica principale delle istituzioni totali (Goffman , 2003) consiste nella rottura delle barriere che abitualmente separano le diverse sfere della vita dell’individuo (famiglia, lavoro, ecc.) e di conseguenza, nell’innalzamento di una grossa barriera con l’esterno mettendo in forte crisi il rapporto tra comunicazione e realtà sociale. Il carcere , in quanto istituzione totale, è riduzione ai minimi termini delle possibilità comunicative interne ed esterne2.

Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un aumento dell’attenzione pubblica nei

confronti della difficoltà di costruire una rete di scambi tra dentro e fuori: le Istituzioni dello

Stato, ed in particolare la Pubblica Amministrazione, nell’ultimo decennio, sia pure con ritardo rispetto agli altri Paesi avanzati, hanno avviato un processo di riforma, attraverso profonde innovazioni normative, ispirate a una serie di principi cardine che affondano la loro radice nella Costituzione. si è affermato e riconosciuto il ruolo fondamentale della comunicazione come strumento strategico per l’amministrazione penitenziaria.

La legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni) e il D.P.R. 21 settembre 2001, n. 442 sanciscono il riconoscimento formale all’attività della comunicazione pubblica, di cui quella istituzionale costituisce un pilastro fondamentale nel rapporto tra amministrazioni pubbliche e cittadini. Lo scopo della comunicazione interna ed esterna riguardante i contesti carcerari, è quello di costruire nuovi scenari che favoriscano il rinnovamento e la definizione dei sistemi di valori, dei simboli, dell’identità dei suoi appartenenti e modificare profondamente la percezione negativa che il cittadino ha ancora oggi del sistema carcerario3.

Le difficoltà burocratiche , la cosiddetta “domandina” , sono ancora oggi elementi che non aiutano a risolvere i problemi di emarginazione e non comunicazione tra carcere e territorio e all’interno degli ambienti penitenziari stessi, anzi riducono ai minimi termini gli aspetti relazionali del detenuto, chiudendo cosi tutti i circuiti comunicativi e riducendo il carcerato a “semplice oggetto”4. L’articolo 17 della riforma del sistema penitenziario sottolinea: “Sono ammessi a frequentare gli istituti tutti coloro che dimostrano di promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera”. Quindi, la ri-definizione del ruolo della comunicazione permette prima di tutto una ri-valorizzazione di rapporti tra detenuto e cittadino, attraverso strumenti come le attività rieducative (art.27) e le proficue collaborazioni tra istituzioni e carcerati5.

Lo strumento principale e più forte, che ha permesso di costruire un legame comunicativo concreto nell’ambiente carcerario, è rappresentato dal volontariato che è divenuto anche una forma di collegamento diretto tra interno ed esterno6. Le attività che gratuitamente vengono svolte, riguardano principalmente: attività sportive, culturali, sostegno morale e psicologico, attività formative e scolastiche , attività religiose; l’attività che sembra aver favorito maggiormente l’apertura del carcere verso il mondo esterno è quella del teatro7.

Nel 1984, si ebbe un primo esempio quando Luigi Pagano, Direttore del Carcere di Brescia, autorizzò la creazione di una compagnia teatrale, poi con la legge Gozzini, nacque a Volterra la Compagnia della Fortezza, grazie ad una iniziativa di Armando Punzo; oggi su un totale di 207, sono 116 gli istituti carcerai in cui viene promossa l’attività teatrale e non solo, che svolge una funzione indubbiamente educativa e di socializzazione, favorendo un clima di collaborazione, d’interazione e quindi, di comunicazione interna ed esterna8.

L’idea di carcere esclusivamente legata all’idea di “punizione”, è un altro degli aspetti che alimenta la non-comunicazione e l’isolamento del detenuto. Ciò che andrebbe valorizzato è un concetto apparentemente contraddittorio se considerato insieme a quello di punizione e cioè il concetto di “rieducazione” del carcerato, ricomponendo una comunicazione interpersonale che rischia di scomparire nel momento in cui viene commesso un crimine.

Gagliano (1984) individua 3 livelli di comunicazione da attivare a fini educativi9:

1°livello: carcere come realtà scollegata dalla società.

La realtà carceraria appare alla collettività come realtà estranea, lontana, disumana;il detenuto appare all’esterno non più come individuo con doveri e diritti ma solamente come criminale.

Sicuramente una percezione distorta e superficiale del mondo carcerario , in quanto quest’ultimo è parte costitutiva del contesto sociale10.

2°livello di comunicazione:il detenuto ha bisogno di sentirsi parte della società

Per un detenuto il primo aspetto negativo è quello di dover entrare a far parte di una sub-società (Amato,1987). Il soggetto è consapevole della percezione negativa che la società ha del carcere, è cosciente del fatto che dovrà interrompere i contatti con l’esterno ,e questo comporta la restrizione degli orizzonti affettivi, culturali e sociali del singolo detenuto11e quindi solitudine ed inaridimento delle emozioni. La soluzione la si trova nella possibilità di inclusione, di contatti interni ed esterni, e coinvolgimento del soggetto in attività culturali, sociali , religiose, “stimolando” cognizione ed emozione del detenuto.

3°livello: rapporti interni alla realtà carceraria

Molto spesso pervade un clima di sospetto all’interno della realtà carceraria che danneggia il livello di comunicazione tra operatori sociali, detenuti, non appartenenti all’Amministrazione Penitenziaria. Purtroppo ancora oggi l’A.P. non è dotata di mezzi sufficienti a garantire la ri-socializzazione dei detenuti , per questo , anche attraverso l’aiuto dei media , è opportuno sensibilizzare di più la comunità sul tema carcere12. Il serio rischio che si corre, non riguarda solamente l’impossibilità di attivare un concreto processo di comunicazione con l’esterno, ma è anche quello di un ripiegamento dell’istituzione penitenziaria su se stessa , è quindi di una totale chiusura.

Qual è il ruolo dei Media in ambito carcerario?

Radio, tv, stampa, permettono di rompere quel silenzio, quella non comunicazione ed interazione nelle carceri che li separa dalla società, anche se per la maggior parte delle volte i riflettori si accendono sui carceri solo di fronte a fatti di cronaca estremamente negativi. L’accusa principale che viene mossa ai media infatti,è quella di operare una costante rimozione dei problemi del Sistema Penitenziario e di riprodurre gli stereotipi sociali più comuni dell’individuo deviante13; troppo spesso quel sentimento generalizzato di società buona in netta contrapposizione con il detenuto in carcere, la cui rieducazione appare impossibile ed immeritata, è il risultato di deformazioni e letture parziali, superficiali della realtà carceraria, operata dai mass e new media. E’ di dovere specificare che il rapporto tra giornalismo e carcere rappresenta una “declinazione “ della complessa relazione tra giornalismo e devianza: 14molto spesso non si approfondisce in toto la situazione ci si limita a rievocare un comportamento criminale, risultato di psicopatologie, spegnendo i riflettori sulle condizioni del detenuto e la possibilità di rieducazione; questo perché manca un’adeguata formazione in merito del mondo carcerario. Questo accade perché prevale la logica del marketing journalism e gli eventi comunicati devono soddisfare particolari criteri di selezione15:

comunicabilità: gli eventi devono essere semplici da comunicare;

non ambiguità: devono essere eventi facilmente decodificabili;

significatività rilevante: devono coinvolgere un alto numero di persone;

prossimità: devono essere eventi percepiti come “vicini” dalla comunità di riferimento;

novità: gli eventi devono infrangere la quotidianità, non essere “normali”.

Una vera e propria conquista per i detenuti italiani è stata la nascita del giornalismo carcerario. Nel 1951, nasce il primo giornale dei detenuti in Italia, nel carcere di Porto Azzurro , “La Grande Promessa”16, mentre i periodici più importanti sono stati “Noi e gli altri” e “Ora d’aria” (1975-1977), tutti prodotti e stampati interamente all’interno delle carceri, il cui fine è la denuncia, fornire un’informazione parallela o contrapposta a quella delle grandi testate, e i cui contenuti riguardano le esperienze significative dei detenuti e analisi delle problematiche in carcere come tutela , istruzione e salute.

E’ possibile vendere i giornali all’interno e all’esterno del carcere, ciò che è necessario è ottenere le necessarie autorizzazioni e costituirsi giuridicamente: si deve nominare un Direttore (iscritto all’albo professionale dei giornalisti o pubblicista), ottenere poi la registrazione della testata al registro della stampa periodica17. Il web ha costituito un’importante elemento di novità e ampliamento delle potenzialità linguistiche , comunicative e relazionali, soprattutto con la realtà esterna al carcere: la Rete ha rappresentato libertà e globalità, apertura e ha permesso di ricostruire quei legami comunicativi tra carcere e società che rischiavano di dissolversi per sempre.

C ‘è inoltre un legame interessante , che potrebbe rafforzarsi in questo momento storico e che segnerebbe la fine della difficoltà di comunicazione esterna da parte degli Istituti Penitenziari: rapporto tra carcere ed Università Italiane, le numerose iniziative e collaborazioni tra docenti, studenti e detenuti che li vede impegnati in prima persona in attività di giornalismo o drammaturgia, ne sono un forte e chiaro esempio di fine della non-comunicazione e dell’isolamento del detenuto.

Bibliografia e sitografia

AA.VV. – L’istituzione penitenziaria come comunicazione: ipotesi, esperienze, prospettive, Rassegna penitenziaria e criminologica, numero speciale 1984.

Beck U. (2004), La società del rischio, Carocci, Milano Bentivegna S.(2008), Teorie delle comunicazioni di massa, Ed. Laterza,Bari Bianchi C.(2006), Pragmatica del linguaggio, Edizioni LaTerza, Roma Butticè A. (1990), Forza dell’ordine e comunicazione , Bariletti editori. Carotenuto G. (2009), Giornalismo Partecipativo.Storia critica dell’informazione ai tempi di Internet, Nuovi Mondi,Modena Cerretti A. ,Natali L.(2009), Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali, Raffaello Cortina Editore, Milano Cheli E. (2004), La realtà mediata. L’influenza dei mass media tra persuasione e costruzione sociale Cipolla C. (1997), Epistemologia della tolleranza, Franco Angeli, Milano Cipolla C. (2012), La devianza come sociologia, Franco Angeli, Milano. Codeluppi (2010), Persuasi e felici?, Carrocci,Roma Colarik A.M.(2007), Cyber Warfare and Cyber Terrorism, IGI Global, Hershey Collins R.(2014), Violenza.Un’analisi sociologica,Rubettino editore,CZ Corradi C. (2009), Sociologia della violenza, Meltemi editore, Roma De Vincentiis M.(2010), Comunicare l’emergenza, Centro di Documentazione Giornalistica Cialdini R.(1989), Le armi della persuasione,Giunti editore Dilts R.(2013), Il potere delle parole, Alessio Roberti Editore – Nlp Italy, Milano. Donato F. (2006), Criminalistica e tecniche di investigazione, Olimpia, Firenze. Douglass J.E., Burgess A,W., Ressler R.K.(2008), Crime Classification Manual, CSE, Torino. Meluzzi A. (2014), Crimini e mass media, Infinito edizioni,Formigine (MO). . Vezzadini S .(2012), Per una sociologia della vittima, Franco Angeli, Milano D’Andria, P. – “Regime detentivo e sistemi di garanzia. Ordinamento penitenziario e regolamento interno. Strumenti di trattamento” in Corso di formazione per assistenti volontari penitenziari, Livorno, 2003 Gagliano I. (1984), L’istituzione penitenziaria come comunicazione:ipotesi,esperienze, prospettive, in Rassegna penitenziaria e criminologica Goffman E. (2003), Le Istituzioni totali : i meccanismi dell’esclusione e della violenza, Einaudi ,Torino Marotta G.(2014), Profili di criminologia e comunicazione, Franco Angeli, Milano Paccagnella L. (2010), Sociologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna

www.leduecittà.it

www.ristretti.it

www.volontariatoseac.it

Buoncompagni Giacomo. Dottore in comunicazione , specializzato in comunicazione pubblica e scienze socio-criminologiche con master universitari di secondo livello. Esperto in comunicazione strategica e linguaggio non verbale. Cultore della materia e Collaboratore di Cattedra in “Sociologia generale e della devianza“ e “Comunicazione e nuovi media”presso l’Università di Macerata. E’Presidente provinciale dell’associazione Aiart di Macerata e autore del libro “Comunicazione Criminologica”( Gruppo editoriale l’Espresso2017). giacomo.buoncompagni@libero.it

1 Goffman E. (2003), Le Istituzioni totali : i meccanismi dell’esclusione e della violenza, Einaudi ,Torino

2 Goffman E. (2003), Le Istituzioni totali : i meccanismi dell’esclusione e della violenza, Einaudi ,Torino

3 www.leduecittà.it

4 www.leduecittà.it

5 AA.VV. – L’istituzione penitenziaria come comunicazione: ipotesi, esperienze, prospettive, Rassegna penitenziaria e criminologica, numero speciale 1984.

6 D’Andria, P. – “Regime detentivo e sistemi di garanzia. Ordinamento penitenziario e regolamento interno. Strumenti di trattamento” in Corso di formazione per assistenti volontari penitenziari, Livorno, 2003

7 www.volontariatoseac.it

9 Gagliano I. (1984), L’istituzione penitenziaria come comunicazione:ipotesi,esperienze, prospettive, in Rassegna penitenziaria e criminologica

10 Marotta G.(2014), Profili di criminologia e comunicazione, Franco Angeli, Milano

11 Marotta G.(2014), Profili di criminologia e comunicazione, Franco Angeli, Milano

12 Marotta G.(2014), Profili di criminologia e comunicazione, Franco Angeli, Milano

13 www.ristretti.it

14 www.ristretti.it

15 Paccagnella L. (2010), Sociologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna

16 www.ristretti.it

17 www.ristretti.it